Recensione Fighting Fantasy: Blood of the Zombies

La trasposizione digitale dell'ultimo Gamebook scritto da Ian Livingstone per la collana Fighting Fantasy.

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Alessandro Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Chi ha più di una ventina di anni molto probabilmente ricorderà il fenomeno dei Gamebook, in Italia chiamati Librogame, romanzi organizzati in paragrafi da leggere non in sequenza ma nell'ordine dettato dalle proprie scelte, andando quindi ad influenzare la storia a piacimento.
Il successo che ebbero nella metà degli anni '80 durò ben più di un decennio, in quanto arrivarono sul mercato nello stesso periodo della prima edizione di Dungeons & Dragons, andando quindi a svezzare una generazione che poi avrebbe continuato a giocare di ruolo negli anni a venire, appassionandosi al fantasy e ai videogiochi in maniera esponenziale.
I Gamebook stanno tornando, soprattutto in forma digitale, e sono una delle tipologie di giochi che stanno traendo nuova linfa dalla diffusione dei tablet.
Blood of the Zombies è la versione digitale dell'omonimo Gamebook pubblicato in forma cartacea e che è stato scritto dal celebre Ian Livingstone per la collana Fighting Fantasy.
Riuscirà a dimostrare che il format è ancora attuale, anche sui tablet?

Ancora zombie

Livingstone va sul sicuro con la tematica del suo nuovo volume: gli zombie sono sulla cresta dell'onda e, anche grazie al successo di The Walking Dead nelle sue molteplici forme, hanno ormai obliterato la moda precedente, quella dei vampiri romantici e tenebrosi.
Blood of the Zombies si apre quindi con il più classico degli incipit: il protagonista, nei panni del quale il lettore viene calato grazie alla narrazione in seconda persona, si trova legato in uno scantinato, tenuto prigioniero e con i ricordi annebbiati in seguito ad un rapimento.
Rapidamente capirà che non si trova più nel suo paese ma, anzi, è stato portato in una sinistra magione all'estero, infestata da zombie tenuti a bada maldestramente dai pochi servitori rimasti alla corte di un folle scienziato.
Tenterà la fuga, quindi, non prima di aver capito cosa sta tramando l’antagonista, in modo da mettergli i bastoni tra le ruote, cercando di evitare che l'infezione raggiunga le città vicine, dando il via a quella che potrebbe diventare una vera e propria apocalisse.

Dalla carta al digitale

La versione per tablet di Blood of the Zombies segue di pari passo il libro, con la stessa identica struttura a paragrafi, resa più snella dalla possibilità di operare le proprie scelte toccando semplicemente lo schermo, senza l'onere di dover cercare la pagina con la quale proseguire la lettura.
Anche in termini di sistema di combattimento, quindi, si è scelta la stessa soluzione, riproducendo quello del libro basato sul lancio di dadi: questi ultimi vengono simulati su schermo grazie ad una fisica realistica, andando però a sottolineare il difetto storicamente peggiore dei Gamebook: gli scontri quasi completamente affidati al caso, nel quale solo un equipaggiamento migliore può tentare di opporsi alla sorte avversa.
Ciò che invece la versione digitale del gioco nega senza possibilità di appello è la celebre arte del barare, applicata da tutti i lettori/giocatori che si sono avvicinati ad un Gamebook, frustrati proprio da un sistema di combattimento che, in sostanza, non ha mai convinto in nessuna delle sue incarnazioni.

Fighting Fantasy: Blood of the Zombies Cosa aggiunge quindi Blood of the Zombies all'offerta dei Gamebook attuali, nella sua incarnazione digitale? Sfortunatamente molto poco, in quanto è la diretta riproposizione di quanto disponibile su carta, senza alcun guizzo particolare, riportando anche le illustrazioni presenti sulle pagine del volume, di qualità discutibile, e una trama che scade nella banalità e nei troppi cliché di un genere che fatica ormai a produrre situazioni nuove ed interessanti. Blood of the Zombies è quindi la dimostrazione pratica che i Gamebook hanno ancora un proprio fascino ma che, almeno in digitale, potrebbero osare molto di più, puntando a svecchiare un format che ormai inizia a sentire il peso degli anni.

ND.

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