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Recensione Final Fantasy VI

Il PSN scava nel passato degli RPG vecchio stampo

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Final Fantasy VI
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • Psx
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Il rimpianto di ogni videogiocatore

Quante volte ci siamo lamentati dell’irreperibilità di alcuni vecchi capolavori, non acquistati al tempo della loro pubblicazione? Vuoi per mancanza di soldi/tempo, vuoi per inesperienza o giovane età, qualunque videogiocatore ha almeno un grande rimpianto. Pur passando giornate intere a esplorare gli scaffali dell’usato di tutti i negozi specializzati della propria città e nonostante i continui controlli su Ebay, certi videogiochi a distanza di tempo diventano davvero introvabili o estremamente costosi.
Se in passato non potevamo far altro che rassegnarci all’idea o sperare in un miracolo, con il digital delivery sta tutto rapidamente cambiando: la Virtual Console di Nintendo ha inaugurato un trend estremamente utile a tutti i retrogamer o a chi vive abitualmente con il rimpianto di cui sopra.
Ora che anche Sony ha dato il via a questa piacevole opera di recupero, non ci resta che sperare, mese dopo mese, che tocchi al titolo tanto desiderato. E se stavate pensando proprio a Final Fantasy VI rallegratevi: ora potete scaricarlo dal PSN.

La storia è fatta dagli uomini

Recensire un mostro sacro di tale portata con il senno di poi non è un’impresa più facile. Un inalienabile confronto con la contemporaneità rischia di complicare ulteriormente le cose. Rischia, certo, ma senza riuscirci, vista l’inossidabile qualità del sesto capitolo ufficiale della famosa saga di Square. Pubblicato nell’agonia dello SNES e riproposto su PsOne e Game Boy Advance, nonostante la sua data di nascita reciti 1994 e nonostante gli stravolgimenti tecnologici che ci sono stati in questo lungo lasso di tempo, il gioco è ancora capace di stupire, sorprendere, ammaliare.
E’ bene però fare un piccolo appunto: se graficamente bisogna essere predisposti per apprezzare la pixel art dell’era 16-bit, il gameplay, come vedremo a breve, costringe i videoplayer contemporanei a uno sforzo in più per essere interpretato.
Dove Final Fantasy VI si dimostra non solo all’altezza, ma persino svariati passi avanti rispetto all’agguerrita e poligonale concorrenza è nell’aspetto narrativo.
Contando su alcuni video in CG ereditati dall’adattamento per PsOne e su centinaia e centinaia di muti dialoghi didascalici, il prodotto Square-Enix ci mette davvero poco a superare i confini del tempo, farsi beffe della potenza grafica della console che lo ospita e spingerci, non senza un pizzico di fantasia e immaginazione, nel mondo magico e pulsante orchestrato dagli sceneggiatori.
Le premesse, a conti fatti, non sembrano poi così inedite: il mondo, una volta impregnato dall’energia magica, vive oggi in un’era tecnologica, dove fumo, ferro e città grigie ne fanno da padrone. Eppure, al di là delle apparenze, non è del tutto vero che la magia è andata completamente perduta. Qualcuno sta cercando di riscoprirne i segreti per utilizzarla e proprio vantaggio. Per questo è vitale ritrovare qualunque cosa che abbia a che fare con gli Espers, un’antica razza misteriosamente scomparsa nel tempo.
Di fronte a questi fatti, il passo successivo è piuttosto scontato: da una parte si avrà il manipolo di cattivi, intenzionati a usare la magia nei modi più efferato possibile, dall’altra i buoni, pronti a tutto pur di impedire la realizzazione di questo demoniaco piano.
Dove sta allora tutta la particolarità narrativa di Final Fantasy VI? Semplicissimo: sta nel carisma e nella complessità psicologica dei personaggi e dei temi che, tra un topos e l’altro, dovranno affrontare. Suicidio e morte faranno la loro comparsa più di una volta nel plot del videogioco, mentre i protagonisti e membri del numeroso party che creerete in breve, pur non disdegnando mai di far riferimento a figure stereotipate arcinote, mostreranno una sfaccettatura caratteriale non da poco. Si tratterà per lo più di eroi tormentati, mai completamente sicuri del proprio agire, con più di un peccato o colpa da espiare.
Nonostante una trama di per sé piuttosto canonica, ma non per questo scialba, Final Fantasy VI cattura grazie soprattutto allo spessore del cast. La qualità è talmente alta che da questo punto di vista il gioco appare ben più attuale e coraggioso di decine di altri RPG pubblicati nell’era HD.

Ciò che rende classico un RPG

Per quanto riguarda il gameplay invece, lasciarsi andare ad un giudizio diventa lievemente più complesso. Da questo punto di vista, è inutile far finta che non siano passati quasi vent’anni dalla pubblicazione del gioco. Sicuramente però ciò non rappresenta forzatamente un deterrente. Final Fantasy VI è un RPG piuttosto classico con incontri casuali, punti esperienza da accumulare e un equipaggiamento da controllare continuamente al fine di dotarsi sempre dell’arma o dell’armatura più potente. Viste le dimensioni raggiungibili dal party, quattordici combattenti, vi sarà data ampia libertà decisionale relativamente ai tre eroi da mandare effettivamente sul campo di battaglia. Se da una parte sarete sempre spinti ad utilizzare i vostri beniamini, le diverse abilità di ciascuno vi costringeranno a utilizzarli un po’ tutti nel corso dell’avventura, in base ai nemici da affrontare, cosa che regalerà all’avventura un pizzico di varietà in più.
Altre due particolarità differenziano questo episodio di Final Fantasy dagli altri. Il primo è relativo alla turnazione durante i combattimenti. Qui, infatti, non ci saranno veri e propri tempi morti: basterà aspettare il riempimento automatico della barra dell’azione per poter attaccare, usare gli oggetti e così via. Per quanto non proprio in tempo reale insomma, il combat system vi costringerà a prestare attenzione allo svolgimento di ciascuna battaglia. L’altra particolarità riguarda invece la modalità con cui i personaggi apprenderanno nuove abilità magiche. Ciò sarà possibile sia recuperando determinati artefatti Esper ed equipaggiandoli, che esplorando specifiche location. In nessun caso, insomma, sarà utile salire di livello.
Il gameplay quindi può essere apprezzato solo da chi è alla ricerca di qualcosa di piuttosto classico. Coloro alla ricerca di azione o di spettacolari scene d’azione, resterà inevitabilmente deluso.
Parlando dell’aspetto grafico, Final Fantasy IV è l’apoteosi dell’era 16-bit. Per quanto i pixel possano apparire sgranati sui vostri avveniristici televisori HD, non serve un esperto per accorgersi della quantità di dettagli che rendono unica ogni ambientazione, dell’accortezza con cui i designer hanno caratterizzato i personaggi, come ogni animazione risulti ben concepita e realizzata.
Un discorso simile può essere fatto per il sonoro: lontani dai temi orchestrati ormai inalienabili alle odierne produzioni tripla A, il buon Nobuo Uematsu non ha fatto altro che darci un’ulteriore prova della sua maestria e capacità, spingendo ai limiti i chip audio del Super Nintendo.
Infine, pochi dubbi sulla longevità: come minimo vi serviranno une trentina di ore per raggiungere i titoli di coda, ma volendo esplorare ogni anfratto messo a disposizione dagli sviluppatori, il counter raggiunge abbastanza facilmente le cinquanta.

Final Fantasy VI Per alcuni Final Fantasy VI è il miglior episodio della saga. Per altri invece resta “solo” uno dei più riusciti. Che siate tra gli esponenti dell’uno o dell’altro schieramento, o che invece siate invece neofiti, poco importa: se amate gli RPG classici e non vi da fastidio una grafica bidimensionale 16-bit, non avete alcun motivo per non fare vostro questo titolo. L’assoluta mancanza di novità rispetto all’originale e alle varie edizioni tuttavia, lo rendono assolutamente sconsigliato a chi ha già avuto il piacere in passato.

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