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Recensione Final Fantasy XIV: a Realm Reborn

L'MMO di Square Enix colpisce ancora: la seconda ed ultima parte della nostra recensione.

Versione analizzata: PC
recensione Final Fantasy XIV: a Realm Reborn
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

A quasi un mese dalla pubblicazione della prima parte della recensione, con l'incipit del nostro viaggio nella nuova versione di Eorzea, Everyeye vi propone oggi il finale dell'avventura di Square Enix, Final Fantasy XIV: A Realm Reborn. In questo lasso di tempo abbiamo avuto occasione di osservare l’evolversi della popolazione sul server gioco, il Legacy Server Ragnarok, soprattutto alla luce della scadenza del primo mese di servizio gratuito. Data la natura del server, creato appositamente per i giocatori della prima versione di Final Fantasy XIV, la popolazione di Ragnarok e degli altri server non ha subito cali drastici al passaggio della nuova luna: saltuariamente capita di imbattersi in piccole code all'accesso, soprattutto negli orari di punta, ma rispetto ai primi quindici giorni la situazione si è regolarizzata. Tutto nella norma quindi, con un contesto non dissimile a quello di molti altri MMO che hanno recentemente trovato l'approvazione del pubblico. Nelle ultime settimane abbiamo infatti assistito ad un'ottimizzazione delle infrastrutture, un consolidamento della struttura server, oltre a numerose patch e bug fix che sono stati in grado di risolvere gran parte dei problemi in-game. Un grande impegno da parte del team di Square Enix insomma, che si traduce nel gioco online che tutti i fan di Final Fantasy stavano aspettando.

GIOCO DI SQUADRA

Il primo punto che avevamo promesso di affrontare in questa seconda parte della nostra recensione è proprio il Duty Finder, meccanismo creato dagli sviluppatori per facilitare la creazione o la ricerca di party con cui affrontare i Dungeon e le Guildhests (quest simili alle Guildleves, ma che richiedono un party di almeno quattro giocatori, nonchè missioni che non sono soggette a limitazioni sul numero di “ticket” disponibile quotidianamente). Sulla carta il Duty Finder rende più facile e veloce la creazione dei party - processo di solito ben poco divertente per i giocatori, specialmente quando costretti ad affrontare un dungeon di basso livello per seguire la Main Quest - grazie a un algoritmo che non solo prende in considerazione il livello e le classi dei giocatori presenti sul proprio server, ma anche in quelli “circostanti”, ovvero presenti nello stesso data center fisico. Il sistema funziona a dovere, pur scontrandosi con un decentramento della popolazione del server: un problema che troverà soluzione solo quando i reami si popoleranno con un maggior numero di character.

"Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un'ottimizzazione delle infrastrutture, un consolidamento della struttura server, ed al rilascio di numerose patch e bug fix."

Altra opzione prevista dagli sviluppatori per facilitare l’interazione fra i giocatori è un filtro per il linguaggio, che permette di includere o escludere giocatori in grado di parlare determinate lingue, ovvero Inglese, Francese, Tedesco e, ovviamente, Giapponese. Iniziativa lodevole e apprezzabile quella di Square Enix, soprattutto grazie al sistema cross-server approntato per venire incontro alle esigenze degli utenti. La possibilità di includere nel party giocatori di alto livello attraverso la funzione di Sincronizzazione (che ne adegua il livello per rientrare nel range massimo del dungeon dei F.A.T.E.), permette ai veterani delle Free Company di accompagnare i membri più giovani velocizzandone così il livellamento, per una sorta di tutoring nel quale i personaggi di alto livello possono aiutare quelli con meno esperienza. Forse l’introduzione da parte dello sviluppatore di un sistema che incentivi questi comportamenti virtuosi, come il Sidekick/Lackey System del compianto City of Heroes/Villains, potrebbe dare una spinta nella direzione giusta, ma anche così siamo di fronte ad un sistema funzionale e ben implementato.

PIATTO RICCO, MI CI FICCO

Ma un argomento che sicuramente stuzzica l'interesse dei giocatori più affini al genere, è quello relativo a Dungeon, Raid e PvP. Final Fantasy XIV: A Realm Reborn conta al momento 21 istanze, disseminate fra i diversi field circostanti le capitali e il cui accesso viene sbloccato tramite specifiche quest. Mentre i primi tre dungeon vengono automaticamente sbloccati mentre si dipana la trama principale (tra l’altro vincolando i giocatori al superamento degli stessi per poter proseguire con il livellamento del personaggio) lo sblocco dei successivi si ottiene attraverso le quest secondarie o, nel caso di quelli più impegnativi come lo scontro contro il Primal Bahamut, con catene di quest avviabili solo dopo aver completato la principale. Come se non bastasse, A Realm Reborn vede il ritorno dei dungeon in modalità Hard ed Extreme, riservate a party di 8 giocatori che hanno raggiunto il level cap e che aumenta a dismisura la difficoltà, aggiungendo nuovi mostri e creature esponenzialmente più forti; le ricompense per i coraggiosi eroi che affrontano queste sfide sono di tutto rispetto, includendo persino armi esclusive, ottenibili solamente battendo i Primal nella loro forma più letale. Una volta esauriti i tour aggiuntivi di tutti i dungeon, gli sviluppatori hanno approntato la sfida finale, rappresentata dai due dungeon raid The Crystal Towers e The Great Labyrinth of Bahamut: mentre le Crystal Towers sono ispirate direttamente all'omonimo dungeon presente in Final Fantasy III, il labirinto di Bahamut sembra legato a doppio filo con gli eventi della Seventh Umbral Era, e a quelli successivi all'apocalittico attacco sferrato dal Primal più potente di Hydaelyn. Creati per essere affrontati da “Alleanze” di giocatori, ovvero tre gruppi completi da 8, per un totale di 24, questi adrenalinici ed elettrizzanti raid sono strutturati su diversi piani, ognuno dei quali dovrà essere completato per poter sbloccare il successivo, fino al boss finale che, prevedibilmente, darà filo da torcere anche ai giocatori più esperti.
Contrapposta all'evidente ricchezza di contenuti PvE, rileviamo un PvP intrigante sebbene leggermente acerbo. Al momento in cui scriviamo, l’unica modalità competitiva presente nel gioco - accessibile una volta raggiunto il livello 30 - prevede scontri fra squadre di giocatori in arene istanziate, senza alcuna conseguenza nell'economia generale del gioco se non il conseguimento di punti utili per lo sblocco di armi, armature e abilità esclusive per la modalità. Tutto questo è in realtà dovuto al piano di rilascio graduale dei contenuti attuato da Square Enix per il nuovo titolo online. Nel corso dei prossimi mesi infatti, i giocatori potranno prender parte a nuove modalità di gioco PvP che permetteranno di combattere in zone della mappa non istanziate, con battaglie pensate per un elevato numero di partecipanti.

FANTAISIE-IMPROMPTU

Sul fronte grafico ci troviamo di fronte ad una produzione che è riuscita a migliorarsi molto, senza dubbio anche grazie al nuovo engine adoperato per l'occasione. Tutti i dettagli sono al posto giusto e il pannello di configurazione ci permette di ritoccare al fine di giocare anche su terminali non proprio recentissimi. Come vuole la tradizione del MMORPG orientale, la cura riposta nel personaggio è quasi maniacale, mentre gli ambienti di gioco molto ben fatti ma sicuramente meno definiti nei dettagli. Alcune texture mancano infatti di definizione, così come alcune strutture poligonali un po' troppo semplici, ma nel complesso ci troviamo al cospetto di un titolo davvero ben costruito. Buone anche le campionature audio, ricalcando quanto fatto nel corso degli ultimi anni con la serie regolare di Final Fantasy. Con un comparto artistico tanto bello e raffinato, non può mancare una colonna sonora di gran supporto, in piena tradizione Square Enix. Come i ben informati già sapranno, Nobuo Uematsu, storico compositore della serie Final Fantasy, ha abbandonato la software house giapponese nel 2004, limitando il suo contributo alla serie con sparute collaborazioni per Final Fantasy XII e la prima versione di Final Fantasy XIV.

"La cura riposta nel personaggio è quasi maniacale, mentre gli ambienti di gioco ben fatti ma sicuramente meno definiti nei dettagli."

A Realm Reborn vede quindi Masayoshi Soken alla composizione, collaboratore di Uematsu durante lo sviluppo dei contenuti aggiuntivi della versione precedente del gioco. La proposta musicale di Soken è un tripudio di note e armonie come pochi se ne sono uditi nel panorama degli MMORPG. Oltre all'eccezionale Preludio, il Prologo e la Victory Fanfare, capisaldi di ogni capitolo della serie Final Fantasy, e il commovente brano cantato Answers, interpretato da Susan Calloway ed ereditato dalla conclusione di Final Fantasy XIV v1.0, la colonna sonora di A Realm Reborn include brani inediti per tutte le capitali (con anche una versione alternativa durante le ore notturne) e i vari field circostanti, opportunamente caratterizzate secondo il tema della “zona” e l’ambiente generale. Le zone semi-desertiche di Thanalan per esempio, presentano un accompagnamento che richiama atmosfere arabe e del medio oriente, come del resto anche lo stile e le usanze di Ul’dah; le foreste della Black Shroud d'altro canto, nonostante le devastazioni portate dal terribile attacco di Bahamut, sono avvolte in un’atmosfera tranquilla e riflessiva, che si riflette sul carattere degli abitanti della città-stato di Gridania e quindi nelle musiche che ci accompagnano durante l'esplorazione.
Anche le fasi di combattimento, ovviamente, godono di un proprio accompagnamento musicale che, durante le battaglie contro i boss delle quest principali, dei dungeon e specialmente quelle contro i Primal, viene arricchito da contributi orchestrali e ritmi esaltanti come pochi nell'ambito degli MMORPG.


Final Fantasy XIV: a Realm Reborn Tre anni dopo il disastroso lancio della sua prima, grossolanamente incompleta, versione, Naoki Yoshida e il suo team ci propongono quella che avrebbe sempre dovuto essere il nuovo capitolo online della serie Final Fantasy. Final Fantasy XIV: A Realm Reborn è un ottimo MMORPG che unisce lo stile unico e le particolarità di una delle serie più famose del panorama videoludico con una struttura di gioco ben progettata, implementata, votata principalmente all'esperienza PvE. L’Armory System, che permette di interpretare praticamente tutte le classi di gioco, l’economia legata ai materiali gestita in parte dai giocatori, la quantità di dungeon presenti e le diverse modalità in cui è possibile affrontarli, promettono un’esperienza in grado di tenere incollati i giocatori per diversi mesi, in attesa delle prevedibili espansioni e contenuti aggiuntivi. La colonna sonora, infine, contribuisce a creare le atmosfere giuste per rendere ancora più vivi e vibranti i momenti di gioco, sia durante le situazioni più pacifiche che durante gli scontri contro i temibili Primal. Pur trovando anacronistica la scelta di imporre il sistema di pagamento P2P, considerando soprattutto l’attuale trend del settore degli MMO e il declino progressivo degli altri titoli che utilizzano lo stesso sistema, bisogna ammettere che i contenuti proposti sono di altissimo livello e, in questo caso, il balzello andrebbe visto, più che altro, come un ringraziamento e un apprezzamento tangibile a Yoshida e al lavoro effettuato dal suo team. Un'ottima alternativa per l'appassionato di MMO, decisamente un must-have per il fan del franchise Final Fantasy.

9

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