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Recensione Fist of Jesus

I 10 comandamenti per un buon beat ‘em up

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    Disponibile per:
  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

1. Non avrai altro gioco all’infuori di me
Cristo che prende a sberle gli zombi fa ridere per più di un motivo. Uno di questi è che la resurrezione ti rende tecnicamente uno zombie.
Qualcosa è andato storto nell’ultimo miracolo del messia, e il redivivo Lazzaro, senza perdere la brutta cera e il fetore pestilenziale, ha dato sfogo ad una pantagruelica fame di cervelli. L’orribile piaga si è diffusa fra discepoli e curiosi, lasciando in vita il solo nazareno, in compagnia di un Giuda piuttosto spaurito.
Queste le torbide premesse di Fist of Jesus, nuovo beat ‘em up lanciatosi prepotentemente a chiudere la classifica del nonsense 2014.

2. Non nominare il nome di Golden Axe invano
Sebbene il genere conti una marea di ambientazioni fuori di testa (chi scrive ha sentito la feroce urgenza di rigiocare una roba piuttosto datata, in cui un tizio americanissimo prende a pugni dietro le orecchie i velociraptor, urlando “dino uppercut!”), non ci si era mai spinti così oltre: il figlio di Dio che pesta a sangue i cadaveri ambulanti dei poveri cittadini di Betania, soldati romani, lebbrosi esplosivi (?) e cowboys. Si, cowboys zombi.
Superata l’euforia iniziale, ci si ritrova di fronte ad un beat ‘em up piuttosto canonico, e neanche troppo elaborato: la tradizione ci ha insegnato a picchiare tutto ciò che si muove sullo schermo, ed è quello che abbiamo fatto, pur vestendo gli umili panni del figlio di Dio.

3. Onora Billy e Jimmy
Immaginandoci vent'anni più giovani, ci siamo lanciati nella carneficina con la stessa sfrontatezza di un tempo, ritrovandoci ben presto delusi da un'interazione piuttosto fiacca coi nemici e da un’inaspettata lentezza nei movimenti, che risentono fin troppo dell’assenza della tipica corsa, innescata dall’intramontabile “avanti-avanti”. Altra assenza di rilievo riguarda il caratteristico scorrimento laterale degli scenari, accompagnato dalla freccia lampeggiante a bordo schermo: i combattimenti si svolgono infatti in aree circoscritte, superabili solo portando a termine gli obiettivi della missione corrente.

4. Ricordati di inserire la modalità co-op
La più vistosa limitazione di Fist of Jesus riguarda però la totale assenza di una modalità cooperativa, assenza per la quale molti titoli appartenenti al genere perderebbero ragione d’esistere. Gesù e Giuda sono controllati da un solo giocatore, in una modalità che tanto ricorda la Tag mode di tekkeniana memoria. L’intercambiabilità dei personaggi è fondamentale per la gestione delle molteplici abilità dei due comprimari, utili a risolvere i livelli più affollati, ma toglie al gioco l’enorme potenziale della blasfemia cooperativa da divano.

5. Uccidi
Se il titolo si lascia giocare per qualche ora è merito di un armamentario piuttosto ricco, fatto di continui rimandi all’omonimo cortometraggio, una delirante opera d’arte trash, la cui visione è consigliata a tutti i cultori del genere. Piraña da lancio, pristidae elettrici e pesci spada accompagnano le canoniche armi da beat ‘em up come bastoni, spade, molotov e armi da fuoco.
Anche le abilità riescono, in qualche modo, a tenere viva per un po’ l’esperienza di gioco: vedere Giuda lanciare onde energetiche e stelle comete, o Gesù moltiplicare pani e pesci per recuperare energia sono esperienze che, videoludicamente parlando, non hanno pari.

6. Non acquistare i contenuti a pagamento
Se c’è una cosa che manda in bestia gran parte dei videogiocatori è vedere nella propria gloriosa collezione di titoli su Steam, qualcosa che si avvicina anche vagamente ad uno di quei brutti giochini che ammorbano l’esistenza sui social network, o a quelle applicazioni dall’advertising molesto per supporti mobile. A tal proposito abbiamo trovato abbastanza infelice il tentativo di propinarci scorciatoie per facilitare la progressione, mediante microtransazioni.

7. Ruba e saccheggia
Ormai è consuetudine inserire un sistema di progressione in stile RPG anche in generi in cui non è strettamente richiesto, quindi ce lo becchiamo anche nella battaglia fra il messia e i non-morti: le monete -pardon, denarii- raccolte a fine livello possono essere spese per potenziare le varie abilità o per acquistare armi all’inizio di ogni missione, mentre le reliquie, oggetti ‘droppati’ casualmente durante il gioco, vanno collezionate per acquisire bonus permanenti, come la diminuzione del danno subito o l’aumento di munizioni nelle armi da fuoco.

8. Non dire “arcade”
Il fenomeno dei beat ‘em up a scorrimento si è pressochè spento assieme agli impolverati cabinati nei bar, salvo qualche rara eccezione. Ogni tentativo di riesumare il genere è accolto con una certa euforia dallo sparuto gruppo di aficionados; potrebbe non essere lo stesso per Fist of Jesus, non tanto per l’ipotesi che le tematiche possano non essere accettate, quanto per alcuni gravi difetti strutturali. L’ironia che tiene in piedi l’ambaradan si esaurisce in fretta, gli scherzosi finisher e le musiche ridondanti finiscono per annoiare, e quel che resta è un beat ‘em up piuttosto ripetitivo, che non riesce ad intrattenere il giocatore fino al boss finale. Certo non aiutano i picchi improvvisi nel livello di difficoltà e delle collisioni tutt’altro che precise.

9. Non desiderare l’achievement d’altri
Fist of Jesus non è di sicuro il beat ‘em up perfetto, ma bisogna riconoscere una certa ricchezza di contenuti: oltre al vasto armamentario e ad un discreto range di abilità speciali, bonus e achievements, il titolo di Mutant vanta ben 60 diversi livelli di gioco, decisamente sopra la media del genere.

10. Non desiderare il pollo d’altri
Se le buffe faccine degli zombi e delle figure bibliche riescono in qualche modo a stemperare la blasfemia di fondo -che resta tuttavia abbastanza mite, se paragonata a certe esibizioni youtubare-, non riescono a distrarre i giocatori più attenti, che sanno ben distinguere un valido videogame da una mera trovata di marketing: Fist of Jesus non è che una piccola aggiunta al merchandising del fortunatissimo cortometraggio di Adrián Cardona e David Muñoz, di cui si vocifera già un riadattamento per il grande schermo.

Fist of Jesus In verità vi dico: Fist of Jesus può intrattenere per qualche oretta spensierata, ma se siete in cerca di un beat ‘em up con tutti i (sacri) crismi, rivolgetevi altrove. Prendete il titolo di Mutant Games come un modo alternativo di dare il vostro supporto ai capacissimi registi del cortometraggio da cui è tratto.

6

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