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Recensione Flame Over

Al fuoco, al fuoco! In questo gioco d'azione per PlayStation Vita, il protagonista è un imbranato pompiere che si troverà alle prese con pericolosi incendi, da domare all'interno di una serie di mappe procedurali.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Flame Over
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

A parte la serie strategica Emergency e lo scanzonato Rosco McQueen della compianta Psygnosis, non ci sovvengono altre produzioni videoludiche incentrate sulla figura del pompiere, mestiere tanto vicino al pericolo quanto celebrato in Paesi come gli Stati Uniti. Laughing Jackal, sviluppatore indipendente di base nel Regno Unito, ha deciso di provare a colmare questo vuoto con Flame Over, interessante ibrido per PlayStation Vita che unisce meccaniche da twin-stick shooter e caratteristiche roguelike, come una singola vita per partita, la necessità di ricominciare da capo i livelli in caso di morte e bonus persistenti per facilitare i tentativi successivi. Inizialmente affrontato con spirito frivolo, come suggerito dallo stile grafico spensierato, il gioco ha ben presto rivelato la sua natura punitiva, riservandoci una quantità ingente di situazioni impegnative e tanti Game Over prematuri.

Un roguelike bollente

Il nostro eroe è un improbabile pompiere londinese, dai baffi importanti, equipaggiato con un curioso zaino, comprendente sia un estintore a polvere che una lancia per sparare acqua da una tanica portatile: entrambi possono essere riempiti all’inizio dello stage o nei punti di recupero in giro per la mappa, e non manca, come dotazione accessoria, una pratica ascia per sfondare le porte sigillate. Scopo del gioco, come prevedibile, è spegnere tutti gli incendi, disseminati nei quattro livelli di gioco, che vanno sbloccati completando quattro sottolivelli ciascuno, dalla complessità crescente. Le mappe, generate proceduralmente, alternano lunghi corridoi a stanze più o meno ampie, piene di oggetti che attendono solo una scintilla per generare in un violento incendio. Il fuoco, difatti, non è un elemento statico dello scenario, fermo in attesa di venire annaffiato da galloni d’acqua: è invece un’entità attiva, quasi viva, che tenta incessantemente di ravvivarsi e propagarsi su qualsiasi superficie sensibile, porte incluse. Come se non bastasse l’ovvio pericolo del contatto con le fiamme, altri fattori da tenere in considerazione sono il calore della stanza e del piano in cui ci si trova che, una volta superata una certa soglia, decreta anticipatamente la fine della partita. A complicare ulteriormente un gameplay già non facile è lo stretto limite temporale imposto per il completamento del livello: solo cinque minuti per completare tutti i piani: per fortuna il cronometro può incrementarsi, di un minuto alla volta, salvando le vittime intrappolate nel fuoco. Anche la salute, che si può perdere rimanendo troppo tempo in una stanza troppo calda o venendo direttamente a contatto con il fuoco, può essere riacquistata salvando i rari gattini sparsi nei livelli.

Le caratteristiche rogue-like, insomma, sono ben evidenti e spingono ad andare oltre l’apparente atmosfera faceta, che traspare dalla grafica smaliziata e dalle musiche buffe: il sottostrato ludico di Flame Over, infatti, è un action che richiede un’equa distribuzione fra rapidità e precisione di movimenti e distribuzione dei getti, una lotta impietosa contro il tempo, il fuoco ardente e le riserve limitate di acqua e polvere. Saper gestire queste ultime è una parte fondamentale dell’esperienza di gioco, visto che non sempre basta innaffiare tutti i mobili per impedire la diffusione delle fiamme in una stanza; bisogna, infatti, anche individuare i focolai e smorzarli con la polvere, prima che tornino ad ardere con rinnovata violenza e, soprattutto, evitare di rimuovere l’agente chimico con un getto d’acqua mal diretto. La familiarità con i comandi si acquisisce abbastanza in fretta, soprattutto quando si è già abituati alle meccaniche degli sparatutto a doppio stick, ma non mancano le dipartite barbine, soprattutto durante i primi tentativi, in cui non si ha ancora familiarità con la perniciosità del fuoco e il tempo necessario per liberare i singoli vani. Una gestione non ottimale della telecamera, il cui controllo è delegato allo stick destro, lo stesso utilizzato per impostare la direzione del nostro personaggio, rende leggermente più difficile l’approccio a un gameplay altrimenti immediato e scorrevole.
La parte finale di questa disamina è dedicata all’aspetto tecnico di Flame Over che, certamente, non costituisce il pezzo forte della produzione Laughing Jackal. Data la natura indipendente del prodotto, il titolo non vanta grandi effetti grafici o texture dettagliate, permettendo all’hardware di PlayStation Vita di gestire la generazione procedurale delle mappe e il comportamento dinamico degli incendi. La rappresentazione super-deformed dei personaggi è funzionale a uno stile grafico scanzonato che, insieme alla colonna sonora ugualmente goliardica, tenta di alleggerire il senso di oppressione e frustrazione che, inevitabilmente, sovviene dopo l’ennesimo fallimento della missione. Forse un tentativo maldestro, quanto opinabile, di attirare un target demografico più giovane, rispetto a quello tipico dei giochi rogue-like, magari avvicinando nuove leve a un genere noto per la proverbiale difficoltà d’approccio iniziale e per le soddisfazioni che elargisce una volta conquistato.


Flame Over La lotta agli incendi è un concept colpevolmente poco usato nei videogiochi, quindi ogni nuovo tentativo di esplorazione di questo aspetto va quantomeno apprezzato. Flame Over porta su PlayStation Vita una fusione fra meccaniche da sparatutto twin-stick, tipiche dei titoli veloci e adrenalinici come Super Stardust e Dead Nation, e caratteristiche rogue-like come l’unica vita a disposizione e il tempo limitato per completare le missioni. Nel complesso il titolo diverte e intrattiene, offrendo una sfida niente affatto semplice da superare, nonché duratura, grazie ai bonus passivi acquistabili, a inizio partita, con i soldi guadagnati nella vita precedente. Insomma, un buon passatempo fra una caccia al mostro e l’ennesimo, interminabile, dungeon procedurale.

6.5

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