Flinthook Recensione

Dagli autori di Mercenary Kings e Curses 'N Chaos arriva Flinthook, gioco d'azione 2D con grafica in Pixel Art ed elementi roguelike.

Versione analizzata: PC
recensione Flinthook
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Con Flinthook i ragazzi di Tribute Games, studio di Montreal, che ci hanno abituato a piccole perle come Mercenary Kings e Curses 'N Chaos, portano la qualità artistica delle loro creazioni ad uno step successivo. Il titolo flirta col giocatore, si fa guardare e toccare che è un piacere ma, d'altra parte, lo bastona a livello di difficoltà, rivelandosi arduo da affrontare, forse più della media di un rogue-like.

Un oceano di stelle e pirati

Lo spazio stellare tratteggiato da Flinthook è come un oceano: un'eternità di nero nel quale vagano navi spaziali di ogni forma e dimensione; tra carrette di legno e motori a propulsione, nelle immensità di questo varipinto cosmo trovano spazio anche immensi castelli fortificati -nei quali- tra labirintici percorsi e trappole mortali, si celano tesori di qualsiasi tipo. Si tratta di un mondo abitato da farabutti colorati e assassini, insomma, pirati alieni pronti a spararsi l'un l'altro in nome dell'ultimo doblone d'oro disponibile.

Il giocatore interpreta Flinthook, tenero pirata mascherato che dà il nome al gioco; eroe in apparenza senza storia, puro cacciatore di tesori che, come nella trama del miglior film di serie B, si ritrova a dover salvare la Galassia di Mermadion da una forza oscura. Avremo comunque la possibilità, nel corso della nostra avventura, di conoscere meglio alcuni frammenti della mitologia composta dal team di sviluppo, espandendo la conoscenza dell'universo che ci circonda.
Per salvare Mermadion ci comporteremo da veri e propri cacciatori di taglie, andando alla ricerca di temibili boss. Ma è impossibile navigare senza una meta certa nel dispersivo mare cosmico; ad aiutarci ci sarà una bussola "viva", creaturina verde con tanto di linguaccia che si ciba di preziose pietre magiche. Queste pietre vanno ricercate tra le navi, motivo per il quale passeremo il gioco ad attaccare continuamente questi baracconi volanti. Ad ogni boss il numero di pietre richieste aumenta, quindi vorrà dire che dovremo ispezionare sempre più navi. Potremo scegliere ogni volta quale arrembare, e selezionare quindi una nave strutturata a labirinto o qualcosa di meno tortuoso e confusionario ma pieno zeppo di nemici.

Le armi di un pirata

Il gameplay è uno spasso, basta poco per capire come giocare con Flinthook. Il titolo si presenta come un action/platform bidimensionale con un ritmo molto acceso ed un fare da bullet hell. Il problema, proprio come nei vecchi cabinati da sala, è allenarsi con i riflessi: bisogna schivare i proiettili, rispondere a nostra volta con l'arma a disposizione, e soprattutto esibirsi in funamboliche acrobazie con il nostro rampino, unico altro strumenti che avremo a disposizione oltre alla pistola. Tutti i quadri delle navi che visitiamo sono disseminati di agganci che ci permettono di balzare con agilità da una parte all'altra dello stage: un'operazione che dovremo eseguire continuamente, in quanto i nemici o si muoveranno contro di noi e ci punteranno contro le loro armi senza fermarsi un attimo.

Fin da subito dovremo fare ampio uso di una cintura in grado di rallentare il tempo per pochi secondi, che si consuma ma si ricarica velocemente. Utilizzarla salva la pelle nelle situazioni più difficili, anche se si rischia a lungo andare di assuefarsi e non trovare metodi alternativi per affrontare i quadri. Nel corso delle nostre avventure troveremo delle carte che potranno essere equipaggiate ad inizio di ogni run. Questi perk facilitano la nostra vita, ad esempio aumentando la possibilità di colpi critici, o facendoci recuperare HP all'inizio di ogni livello. Purtroppo anche in questo caso bisogna fare economia: ogni carta occupa un certo numero di slot, e inizialmente ne avremo pochissimi. Lo spazio extra va acquistato con delle speciali monete che troveremo nelle casse del tesoro delle navi, valuta che viene utilizzata nel Black Market disponibile nel Menù a ogni run conclusa (o, più spesso, ad ogni morte). Il mercato nero è gestito da un grosso pirata dalle fattezze del leggendario LeChuck, il quale ci venderà perk e blocchi slot.

Pirati pixelati

La pixel art di Flinthook è il punto forte. Esalta la flora che abita la galassia di Mermadion, avvolgendola di toni cartooneschi e ispirati alle vecchie glorie dei 16 bit. Vermi dalle code acuminate, farfalle lancia dinamite, orchi bendati e dotati di gamba di legno, sciamani che incantano i propri adepti e ti lanciano teschi infuocati. Gli sfondi delle navi sono dominati da catene sferraglianti, idoli dimenticati, minacciose bandiere nere e marchingegni meccanici. Le animazioni sono curate ed è possibile rendersene conto quando rallentiamo il tempo e facciamo svolazzare al ritmo dei nostri balzi il mantello dell'eroe incappucciato.

La (fin troppo) difficile vita del pirata

Il sistema di avanzamento dei livelli in Flinthook di per sé non è mal strutturato. In pratica per arrivare al boss bisogna completare un numero preciso di navi. Considerata la presenza del perma-death, ad ogni morte ci toccherà ricominciare dal primo livello dopo l'ultimo boss sconfitto. Certo, alla fine di ogni run guadagneremo punti abilità, perks e monete da spendere nel Black Market, ma in alcuni settori delle navi è praticamente impossibile non perdere punti salute, arrivare al Boss della run integri è un miracolo. Il problema maggiore, probabilmente dato dalla randomizzazione degli elementi dei quadri, è che alcune sezioni sono davvero assurdamente complesse.

Più di una volta verremo martoriati da trappole che appaiono sulle prime inevitabili, soprattutto perché sono combinate in sequenza con altri diabolici meccanismi. Le possibilità di recuperare vita sono, tra qualche mela e pozione da acquistare negli antri delle navi, sempre poche. Aggiungeteci che ogni boss ha un pattern di attacco e punti deboli differenti, e potrete intuire la difficoltà del tutto. Dopo qualche morte avremo le carte giuste da selezionare, in un meccanismo che si basa molto, anzi forse un po' troppo, sul trial & error.

Flinthook Il gioco avrebbe tutte le carte in regola per essere uno dei migliori indie degli ultimi tempi, ma una difficoltà assurdamente esagerata, spesso causata da un sistema di randomizzazione degli elementi degli stage che calca troppo la mano, rende Flinthook un po' meno piacevole del previsto. Il gioco resta comunque una piccola perla in seno ai roguelike, grazie non solo al gameplay da funambolico bullet hell: Flinthook è anche bellissimo da vedere, ed il sistema di progressione riesce ad canalizzare al meglio gli sforzi del giocatore. Bella prova, insomma, per i ragazzi di Tribute Games. E ora scusateci, ma abbiamo una cassa del tesoro che ci aspetta.

7.5

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