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Recensione Flockers

Ovini in fuga. Team17 propone la sua versione "al sangue" del classicissimo Lemmings.

Versione analizzata: PC
recensione Flockers
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Dopo quasi vent’anni di Worms, ci sentiamo di fare un paio di considerazioni sui ragazzi di Team17 e sul loro operato. Anzitutto, ci viene da sottolineare come siano a tutti gli effetti un gruppo di autentici pazzoidi, e nondimeno di persone che hanno avuto la furbizia - ai limiti della sfacciataggine - di spremere la propria gallina dalle uova d’oro fino al midollo. La trovata di sviluppare un immaginario dove imperversano guerre tra vermi militari potrebbe suonare folle ancora oggi, dopo tanti anni dalla sua effettiva realizzazione videoludica, e nonostante questo il consenso popolare ottenuto dimostra come la stravaganza, se supportata dal talento, possa decisamente pagare. L’altra riflessione verte sul loro insano rapporto con il regno animale, impressione che abbiamo consolidato, nello specifico, dopo aver testato questo bizzarro spin-off della saga ammiraglia, di cui, in questa sede, analizzeremo la versione Steam. Il titolo segue consapevolmente le orme di Lemmings, celebre rompicapo incentrato sulla guida di omuncoli dissennati verso l’uscita di ciascun livello, pena una morte inevitabile. Team17 ha scelto di gettare le sue indimenticate pecore esplosive, armi devastanti nell’universo verminoso di cui sopra, proprio all’interno di tale meccanismo, al fine di portare alla luce un puzzle game dalla messinscena strampalata, tra il macabro e il nonsense. Lo diciamo fin da subito: chi di voi fosse poco tollerante alla vista del sangue, seppur sotto forma di globuli rossi in pixel, farebbe meglio a cercare svago altrove. Perché in Flockers, di sangue, ne scorre a fiumi. Anzi, a greggi.

PECORELLE SMARRITE

La ricetta che Team17 ha preparato per la propria utenza, come detto, è pressappoco la stessa del classico degli anni Novanta a marchio Psygnosis. Ogni stage è composto da un unico schema in sviluppo sia orizzontale che verticale, lungo il quale il giocatore, sorta di pastore-demiurgo, viene chiamato a veicolare un gregge più o meno nutrito di candide pecorelle in fuga, evidentemente stufe delle angherie subite dai vermi lor padroni. Eiettati da uno sfiatatoio, gli ovini si muovono automaticamente - e autonomamente - verso destra o sinistra, senza però avere né coscienza dei reali pericoli posti dal software lungo il tragitto, né possibilità di cambiare direzione, se non urtando una parete liscia. Scopo dell’utente è di riuscire a scortare indenne, prima dello scadere del tempo, almeno una componente dell’IA pecoreccia fino all’uscita dello scenario, sancita da un ulteriore sfiatatoio che, destino beffardo, andrà a risucchiare ciascun sopravvissuto. Per farne cosa, non è dato saperlo, ma possiamo intuirlo subito dopo: i litri di sangue versati dalle pecore “salvate” vanno infine a riempire fino a tre recipienti a forma di stella, metri di giudizio della performance portata a compimento. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: come evitare alle nostre lanose assistite una fine truculenta anzitempo in ambientazioni volutamente pregne di precipizi, lame rotanti, presse giganti e quant’altro di più machiavellico mente umana possa elaborare? Anzitutto, l’utente può contare su un numero limitato di cubetti trasparenti, da posizionare all’uopo lungo il cammino per fermare una o più pecore in formazioni statiche predefinite, con l’obiettivo, ad esempio, di creare scalini per il passaggio di altri membri del gregge, oppure di sostare su interruttori utili a modificare il percorso.

All’interno di ogni livello, i developer hanno poi disseminato, in quantità limitata, casse contenenti abilità d’assegnare alle bestioline secondo discrezione. In una rapida carrellata, apporre un cappellino di lana in testa all’animale gli consente di spiccare un salto su distanze medio-brevi, oppure fornirgli una mantellina da supereroe lo rende immune alle cadute da altezze elevate, e gli permette inoltre di volare lungo le pareti fino a toccare il soffitto. Non solo: come da tradizione Worms, vi è poi la possibilità di far esplodere le pecorelle nei pressi di specifiche costruzioni lignee, al fine di disintegrarle e creare varchi in precedenza ostruiti. In tal senso, scordatevi di far giungere le greggi totalmente integre alla meta: qualche sacrificio, come da tradizione pasquale, sarà sempre necessario per il bene comune. La formula alla base di Flockers, a conti fatti, è quindi piuttosto basilare, tra l’altro supportata da un sistema di controllo al limite del semplicistico, che fondamentalmente prevede la sola pressione del tasto sinistro del mouse per skillare i personaggi durante la loro avanzata. Fortunatamente, l’opera di Team17 non si ferma a questo.

ALL’ULTIMO SANGUE

Dato un gameplay talmente nei canoni, che non mira neanche lontanamente a rinverdire quanto realizzato in passato da altri puzzle game analoghi, Team17 ha puntato soprattutto sull’entità della sfida proposta. Evidentemente a ragione, poichè Flockers, sotto questo punto di vista, ha le potenzialità per stuzzicare il palato di un’utenza assai eterogenea. Beneficiario di un’unità minima di fruizione medio-breve, il titolo è altresì caratterizzato da una difficoltà ben bilanciata, che parte dai primi, accessibilissimi livelli per poi crescere pian piano insieme all’esperienza acquisita dal giocatore. Ne consegue che la competizione risulta sì impegnativa, ma senza che la curva di difficoltà s’impenni in modo troppo repentino. Proprio in tal senso, a valorizzare ciascuno dei sessanta stage messi in scena contribuisce soprattutto il sapiente lavoro di level design compiuto dagli sviluppatori. Nel particolare, parliamo di come la conformazione delle ambientazioni sia sempre variegata e ingegnosa: ogni trappola gettata nell’in-game è volta a stimolare la mente dell’utente in modo sempre differente, con rompicapo che fanno realmente onore alla propria nomea. Non soltanto barriere apparentemente invalicabili e ostacoli mortali, a contribuire alla bontà del puzzle solving concorrono poi una manciata di altri oggetti sparsi qua e là lungo l’ambiente.

Ad esempio, vi sono dei pannelli che, se prossimi alle pecore, ne invertono la polarità, catapultandole come proiettili verso la piattaforma opposta. Ancora, sono presenti portali in grado di teletrasportare gli ovini da una zona all’altra in maniera pressoché istantanea. Ogni cosa in Flockers solletica l’intelletto, in quanto la corretta strategia per conquistare la meta senza eccessive perdite è spesso univoca, e non lascia troppo spazio al fato o a improvvisazioni di sorta. Non sono rare le occasioni in cui è bene fermare il tempo - azione eseguibile in qualsiasi momento, tramite sola pressione della barra spaziatrice - per analizzare con cura il percorso ed elaborare uno schema logico funzionale al raggiungimento del proprio obiettivo. Ammettiamo che non sempre le fasi di ragionamento siano facili da gestire; soprattutto nei mondi di gioco avanzati, capita sovente di dover coordinare più greggi spawnate in diversi punti dello scenario, operazione a tratti un po’ troppo macchinosa in relazione all’effettiva vastità dei livelli. Nondimeno, il control-system viene in aiuto del fruitore con il comando di zoom, grazie al quale è possibile ingrandire o rimpicciolire uno specifica sezione d’interesse. Tale funzionalità risulta da subito davvero comoda, e consente una meditazione sul da farsi assai più fruttuosa, specie nelle situazioni di maggiore sovraffollamento su schermo.

ALLA RICERCA DEL VELLO D’ORO

Come accennato, gli stage dell’ultima fatica Team17 sono sessanta, tra cui segnaliamo la presenza di particolari boss fight di fine mondo, nelle quali si è chiamati a sfuggire da enormi macchine da macello, guidate, non a caso, dagli stessi Worms che hanno fatto la fortuna del team di Wakefield. A rimpolpare l’offerta, vi sono poi sei time trial extra, per la verità non molto stimolanti, e un editor dei livelli, Meat Maker, scaricabile direttamente dalla sezione Workshop di Steam. Compagno di sevizie ovine per una prima run che si aggira tra le sette e le otto ore, Flockers si presta poi al sollazzo dei gamer più coriacei grazie a una discreta propensione a esser rigiocato, come accade non di rado in prodotti di questo tipo. Una prova aggiuntiva all’interno di ogni stage consiste nel liberare una particolare pecora dal mantello dorato, ovviamente collocata nelle cavità più impensabili del quadro. Siamo poi certi che gli appassionati del puzzle solving non mancheranno di provare un certo impulso a migliorare il proprio punteggio, specie perché messi in confronto costante con gli altri utenti del pianeta tramite classifiche online - nell’augurio che tale confronto sia meno impietoso di quello che abbiamo provato sulla nostra pelle.

Spendiamo infine qualche parola sul comparto artistico, pur meno cruciale in un genere dove il fattore giocabilità funge da parametro di valutazione principe. Dal punto di vista scenografico, gli sfondi non brillano certo per particolare varietà di messinscena, oscillando per lo più tra paesaggi campestri e interni di fredde fabbriche, tuttavia sono molto particolareggiati, ben disegnati e animati con cura. Lo stesso si può dire per i numerosi marchingegni mortiferi, sempre minacciosi e rappresentati con una certa insana creatività. Vi è poi speciale cura nell’effettistica audiovisiva, elemento chiave nella costruzione del diffuso humor nero che avvolge l’intera produzione. Errori di strategia o distrazione portano inevitabilmente a un suicidio ovino di massa, colorato di un rosso sanguigno che schizza su tutte le superfici circostanti, ma, soprattutto, punteggiato dal sonoro, un raccapricciante mix di belati e rumori di carni spappolate. Eccessivo splatter gratuito? Lasciamo alla sensibilità dell’utente l’ultima parola.

Flockers A conti fatti, il solo demerito imputabile a Team17 è di aver attinto da una ricetta del passato per riproporla tale e quale, senza migliorie né evidenti guizzi di originalità. Riuscendo a soprassedere a tale pigrizia di fondo, ci si trova di fronte a un puzzle game dalla struttura granitica, in cui ogni elemento messo in gioco spinge l’utente a spremere le meningi per evitare alle proprie belanti assistite una fine indecorosa. Impegnativo ma quasi mai frustrante, Flockers rischia di risultare un po’ ripetitivo nel lungo periodo, caratteristica invero congenita al tipo d’esperienza proposta; ciò nonostante, una dose sufficiente di sfide appendici e una manciata di extra interessanti potrebbero fungere da buoni deterrenti per scongiurare tale pericolo. Non è di sicuro un must have, ma gli amanti del genere farebbero bene a non sottovalutarne il potenziale ludico, specie se alla ricerca di un passatempo che riesca a intrattenere nei ritagli di tempo tra produzioni più impegnate.

7.3

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