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Recensione Fossil Fighters Frontier

Il terzo capitolo di una saga che punta ai giovanissimi e strizza l'occhio ai Pokémon, eppure finisce per alleggerire sin troppo le meccaniche di gameplay, al punto da perdere buona parte delle sue attrattive.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Fossil Fighters Frontier
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Terza installazione del giovane brand firmato da Red Entertainment e primo episodio ad approdare sulla stereoscopia dell'handheld Nintendo, Fossil Fighters Frontier punta a non discostarsi troppo dal sentiero già ampiamente battuto in precedenza su Nintendo DS, proponendo un'avventura leggera e dai tratti marcatamente fanciulleschi, che punta a solleticare la curiosità di un'utenza giovanissima adottando una struttura di gioco che ricorda, per certi versi, quella ben più rodata dei titoli targati The Pokémon Company e Game Freak. Peccato che il team di sviluppo, nonostante diverse idee sulla carta davvero intriganti, abbia lasciato le sue creature preistoriche - è proprio il caso di dirlo - allo stato brado, difettando in coerenza e profondità, mancando (a nostro avviso per l'ennesima volta) l'aggancio ai canali mainstream del mercato. La serie Fossil Fighters infatti, pur proponendosi come una alternativa al lavoro degli sviluppatori appena citati, non è mai riuscita ad ingraziarsi il grande pubblico, rimanendo una semplice comparsa confinata sullo sfondo di una scena da sempre dominata da attori con ben altro blasone. Questo terzo capitolo non fa eccezione, complici grossolani difetti ed importanti spigolature nel gameplay che tarpano le ali alle valide intuizioni di partenza.

Fossili ovunque

Fossil Fighters ci porta in un fantasioso mondo in cui gli umani convivono ancora con i grandi giganti del passato; sembra normale dunque che chiunque possa estrarre fossili dalla nuda roccia ed abbia la competenza per risvegliare ed addestrare i vivosauri. Nessuna sorpresa quindi che le maggiori attrazioni di questa peculiare realtà siano i paleoparchi, dove è possibile svolgere ogni attività ludica legata al mondo dei vivosauri, ammirandoli nel loro habitat, dedicandosi all'estrazione di fossili, oppure partecipando ai quotidiani tornei e campionati organizzati appositamente per mettere alla prova le mastodontiche creature in nostro possesso debitamente addestrate. Il nostro alter ego digitale è un giovanissimo novellino che ha un sogno: quello di diventare un membro dei Guardiani, incaricati di sorvegliare e proteggere i paleoparchi e i loro ingombranti inquilini. Fortunatamente il nostro piccolo protagonista sembra esser nato sotto una buona stella, perché nonostante i pericoli e le difficoltà affrontate sin dall'inizio, tutto fila liscio e nulla scalfisce il suo sfacciato entusiastico buonismo. Le tematiche affrontate, tipiche del genere "kodomo", ci sono tutte. Si comincia con il classico percorso di crescita interiore del personaggio, il quale, in maniera atona, scontata e mosso da un evidente destino che lo porta ai quattro angoli del globo, progredisce assieme agli amici e matura di pari passo con le vicissitudini affrontate, per giungere a toccare gli imprescindibili valori quali quelli di vera amicizia, amore verso il prossimo, spirito di sacrificio, perdono e lavoro di squadra. Chiaramente, per poter far emergere tutte le qualità morali appena citate, non poteva mancare un forte coadiuvante, e dunque ecco spuntare una malefica organizzazione che brama, al solito, il dominio incontrastato del pianeta, forte di un'orda di vivosauri super potenziati, chiamati scurosauri. Non sveliamo oltre. Il comparto narrativo fanciullesco non decolla, e si limita a riproporre inalterati i leggeri cliché del genere in modo piuttosto piatto ed automatico, limitandosi ad introdurre di volta in volta qualche personaggio del poliedrico cast che andrà ad aggiungersi alla lista dei "paleoamici" sempre disponibili ad aiutarvi durante gli scontri. Ad ogni modo possiamo dirvi che per esser pronti ad affrontare la minaccia in tutta la sua forza, i suoi metodi poco ortodossi ed i suoi loschi obiettivi, dovrete dedicare un bel po' di tempo a svolgere alcune attività extracurricolari che, in fin dei conti, costituiscono il vero cuore pulsante del titolo di Red Entertainment.

L'antico fossile doveva essere tratto in salvo

Dunque, quali sono le mansioni quotidiane dei Custodi? Oltre a proteggere e preservare la fauna dei paleoparchi, essi possono scorrazzare liberamente a bordo dei propri mezzi motorizzati chiamati Fossilstrada, equipaggiati con potenti trivelle e martelli (novità per la serie), alla ricerca dei centinaia di fossili sparsi per il mondo. Proprio questa particolarità rappresenta forse l'intuizione più interessante dell'intera produzione. Per rimpinguare il nostro roster di vivosauri dobbiamo infatti battere palmo a palmo le intricate mappe ricolme di fossili, nella speranza che il Paleoradar ci conduca verso quelli più rari, preziosi e difficili da estrarre. Una volta individuato un fossile è possibile avvicinarsi ad esso per estrarlo dalla nuda roccia attraverso un minigioco che fa largo uso del touch screen e che, sulle prime, incuriosisce, stuzzica e riesce anche a divertire. In buona sostanza, il fossile così trovato deve esser estratto attraverso l'utilizzo di diversi strumenti, i quali diverranno sempre più efficienti mano a mano che potenzieremo i nostri Fossilstrada con nuovi aggeggi tecnologici messi a disposizione nell'officina del paleoparco. Tutto si risolve con due semplici azioni: picchiettando sullo schermo si sgrezza grossolanamente il fragile blocco fossile, mentre passando alla trivella si pulisce l'osso dai residui, facendo bene attenzione a non rovinarlo, dato che la percentuale di precisione (e di danni inferti accidentalmente al reperto) influisce sullo stesso livello del vivosauro risvegliato. Gli scheletri si compongono di quattro parti fondamentali (cranio,torso,arti anteriori e posteriori più altre quattro varianti assolutamente identiche, ma rare e più potenti); ogni parte, una volta estratta, non serve solo a potenziare il livello della creatura a cui appartengono le ossa, ma anche di sbloccare nuove potenti abilità da utilizzare necessariamente durante gli scontri tra vivosauri, altra componente di peso attorno alla quale ruota il gameplay di Fossil Fighters Frontier. All'inizio, scavare come dei piccoli paleontologi in erba è molto divertente e gratificante; l'eccitazione, però, dura il tempo necessario per rendersi conto che, oltre a frenare un ritmo di gioco già di per sé non adrenalinico, l'attività si appiattisce su una poco gratificante ripetitività. Questa è però purtroppo necessaria per continuare ad ampliare (o potenziare) il gruppo di vivosauri al nostro servizio quindi, inevitabilmente, nelle fasi avanzate la frustrazione giunge purtroppo a sovrastare spesso e volentieri il divertimento. Anche la giocabilità generale, il combat system e il comparto stilistico non sono esenti da critiche, a partire dall'orribile sistema di controllo dei Fossilstrada. Questi ultimi sono davvero ingessati nei movimenti, scomodi da maneggiare e, cosa ancor più grave, il team di sviluppo ha preferito inchiodare saldamente la visuale nella direzione di marcia, senza possibilità d'essere ruotata. Una scelta a dir poco incomprensibile, che obbliga il giocatore a diverse manovre inutili per "vedere" dove si trova effettivamente il fossile individuato dal radar.

Scontri tra titani

Abbiamo già accennato a come Fossil Fighters Frontier si accosti, proponendosi come una alternativa, alle ben più blasonate creature di Satoshi Tajiri. Per questo motivo le assonanze possono sembrare molte, a partire dal piccolo protagonista e dal suo inseparabile mini vivosauro. Nello stesso mondo di gioco, in cui la paleontologia è venerata come una religione, si organizzano tornei, allenamenti e parchi a tema tutti dedicati agli esotici amici squamosi. Le sfide tra vivosauri dunque sono per tutti il pane quotidiano. Che siano missioni secondarie, tornei ufficiali, scontri con le creature selvatiche, oppure contro i molti antagonisti dell'avventura, conta poco. Fossil Fighters Frontier ci presenta una curva di difficoltà tarata decisamente verso il basso con rari strappi ingiustificatamente sproporzionati. Ciò in un certo senso mortifica all'origine il lavoro svolto dagli sviluppatori in merito a varietà e quantità di contenuti, in quanto sovente un'unica creatura debitamente livellata può risultare inarrestabile indipendentemente dall'appartenenza, con buona pace delle decine di vivosauri sbloccati che attendono scalpitanti nel grimorio. Peccato, perché sulla carta il combat system si rivela nel complesso sufficiente, grazie al tentativo di introdurre un pizzico di strategia e la possibilità di variare la quantità di Energia Fossile a disposizione (necessaria per utilizzare le abilità in battaglia), aumentando il livello Custode del personaggio controllato. Fondato su meccaniche turn based tradizionali, siamo posti di fronte ad innumerevoli scontri, che ci consentono di mandare in campo il vivosauro prescelto a seconda dell'elemento dell'avversario (acqua, fuoco, terra, aria, neutrale), facendoci inoltre assistere da altri due paleoamici, che schiereranno i loro. Questi purtroppo, nonostante possiedano una discreta intelligenza artificiale che si rivela comunque d'aiuto, non possono esser controllati direttamente. Il nostro intervento si limita infatti alla distribuzione passiva delle cosiddette "cartucce aiuto"; ossia potenziamenti temporanei, della durata di un attacco, che vanno ad incrementare statistiche di attacco, difesa, status e salute dei vivosauri. Durante il nostro turno possiamo invece scegliere la tipologia d'attacco che la nostra creatura utilizzerà, la quale dipenderà non solo dalla Energia Fossile necessaria per pagare il costo di utilizzo, ma anche dal fatto di aver raccolto materialmente la parte di scheletro associato alla data abilità.

"Nella fragilità della struttura generale, a distinguersi sono le abilità d'attacco, purtroppo mal sfruttate"

Insomma, più il vivosauro è completo ed integro (non disdegnando qualche pezzo raro), più possibilità d'attacco avremo a disposizione. Queste ultime sono davvero molte e, oltre a causare diverse variazioni di stato ed altri effetti (come paura, confusione, paralisi), consentono di modificare anche la posizione degli avversari. Scodate potenti possono infatti girare l'avversario di spalle, rendendo così più efficaci gli attacchi diretti dei vivosauri alati, mentre la carica pura e semplice porta il nemico da alzarsi ed a lasciar esposti i punti deboli, perfetti per le zanne di un bipede carnivoro. Sembra che nella fragilità della struttura generale, giaccia sopita una scintilla di genio, purtroppo mal sfruttata.


A zonzo per i paleoparchi

Alla terza installazione del brand, sotto il profilo meramente contenutistico non possiamo eccepire granché. Il titolo, pur essendo chiaramente concepito per un pubblico molto giovane e poco avvezzo a dinamiche ruolistiche, presenta comunque decine e decine di ossa da trovare, vivosauri diversi da inserire nella propria collezione e da allenare, nonché una buona varietà di mappe - contenute ma contorte - da esplorare. Quindi, per chi ha voglia e pazienza, il titolo porterà via molte ore, oltre a quelle strettamente necessarie per giungere all'epilogo. Una modalità multiplayer consente poi di sfidare altri giocatori online, mentre in locale è possibile andare a caccia di fossili con qualche amico, a patto però che tutti possiedano una copia del gioco. L'appeal fresco, diretto ad una utenza molto giovane, non emerge unicamente dalla generale leggerezza e superficialità di cui è pregno il titolo, bensì lo si percepisce ad un livello molto più immediato grazie ad un comparto stilistico che fa della palette cromatica esplosiva il suo cavallo di battaglia.

Gli ambienti, il nutrito cast di comprimari e la moltitudine di vivosauri strambi, sono tutti impreziositi dalla massiccia predominanza di colori dai toni caldi e pieni. Il lavoro di Red Entertainment però si limita ad offrire questo, peccando di gravi lacune sotto il profilo della realizzazione poligonale e dell'utilizzo della terza dimensione, del tutto trascurabile. Fossil Fighters Frontier sembra infatti un titolo giunto direttamente dalla passata generazione di handheld Nintendo. Le mappe ad esempio, pur ben concepite, sono estremamente spoglie, elementari, poco interattive e limitate nella varietà. Lo stesso discorso vale per le animazioni e per il cast che anima l'avventura, il quale riprende i cliché caratteriali tipici del genere incollandoli su manichini in realtà legnosi ed inespressivi, addirittura con un sorprendente passo indietro rispetto al passato. Gli unici a salvarsi sono proprio i vivosauri; ben caratterizzati e diversi fra loro. Vero è che, dopo un po', le differenti specie tendono a ripetersi, ma le particolarità estetiche e cromatiche contribuiscono a stemperare l'iterazione.

Fossil Fighters Frontier La serie Fossil Fighters non ha mai celato una certa ambizione nel proporsi come alternativa alle creature di Satoshi Tajiri, mancando sempre l'obiettivo di guadagnare il favore del grande pubblico. Il primo episodio infatti risultava smaccatamente adagiato sui cliché dei titoli Pokémon, ma senza la stessa qualità. Questa terza incursione del brand invece tenta in qualche modo di affrancarsi cambiando decisamente set, cast di comprimari e introducendo alcune semplici novità che purtroppo - ed ancora una volta - non riescono ad impedirle di sabotare sé stessa. A voler pensare male, sembra che la creatura di Red Entertainment risenta di una bassa autostima. Molte idee, se considerate sulla mera carta, risultano valide ed in grado di solleticare un buon grado di curiosità commerciale. Peccato che a livello pratico tutto venga raffazzonato in modo poco ortodosso, facendo piombare l'esperienza di gioco nel vortice della superficialità e ripetitività. Fossil Fighters Frontier è chiaramente un titolo che si rivolge ad un'utenza molto giovane e probabilmente alle prime armi, questo tuttavia non può giustificare tutte le leggerezze che abbiamo trovato. Al terzo tentativo insomma, i sogni di gloria possono dirsi ridimensionati.

5

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