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Giochiamo in diretta con Strafe, FPS dallo stile retrò.

Recensione Fotonica

Un team indipendente italiano ci regala un eccellente "Run and Jump"

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Si dice spesso che la comunità degli sviluppatori indie rappresenti l’ultimo baluardo dell’originalità, in un’industria che punta al sequel facile, alla caratterizzazione grafica limitata, a meccaniche semplici e poco innovative, in modo da raggiungere la fascia più ampia possibile di pubblico.
Verità o meno il numero dei team di sviluppo indie è in costante aumento e le nuove leve, spinte a provare a buttarsi sul mercato dai successi di hit come Super Meat Boy e Braid, formano collettivi ogni giorno, anche per l'abbattimento delle barriere di ingresso dovuto a tool di sviluppo sempre più semplici ed economici.
Per fortuna anche in Italia qualcosa inizia a muoversi e proprio negli ultimi mesi sono stati pubblicati svariati titoli interessanti, la maggior parte su piattaforme iOS.
FOTONICA, del duo Santa Ragione di Milano, è invece per PC, compatibile con sistemi operativi Windows e Mac, e promette un’esperienza adrenalinica e lisergica.

Run Baby Run

FOTONICA abbraccia la filosofia run and jump ritornata sotto le luci della ribalta con Canabalt e Bit.TRIP Runner, traslando però il punto di vista e portandolo in soggettiva.
Così facendo i livelli diventano una lunga corsa in avanti verso il punto di fuga, con le sole mani dell’avatar e il rumore dei passi a scandire l’avanzata in corsa.
E’ un cambio di prospettiva interessante che avvicina lo stile di gioco a Mirror’s Edge, rendendolo sicuramente più viscerale, in grado quindi di veicolare maggiormente le emozioni, e veicolando un senso di velocità in maniera molto diretta.
A differenza di Mirror’s Edge, però, la rappresentazione dei livelli astratta ha permesso di sbizzarrirsi, proponendo ampie sezioni da superare in volo saltando, calibrando bene il tempo dello stacco in modo da atterrare dall’altra parte in tutta sicurezza.

Un tasto può bastare

Sempre per rimanere fedele alla filosofia run and jump FOTONICA si gioca con un solo tasto, o meglio, con una qualunque periferica di input che può portare un segnale dal corpo del giocatore al computer.
Tale pulsante gestisce l’aumento di velocità nella corsa, semplicemente tenendolo premuto, e il salto, rilasciandolo, con la possibilità di scendere rapidamente di quota quando siamo in volo, in modo da poter ritoccare terra in tutta fretta nel caso in cui la piattaforma successiva sia ben più corta del previsto.
Per espandere il gameplay, quindi, i ragazzi di Santa Ragione hanno deciso di proporre delle variazioni all’interno dei livelli, in modo da non ridurre l’interazione ad una sorta di rhythm game come è accaduto per moltissimi altri titoli ispirati a Canabalt.
La prospettiva in soggettiva e la possibilità di correre solo in linea retta, però, forniscono un solo grado di libertà rimanente: quello verticale.
I livelli si sviluppano quindi con svariate sezioni sovrapposte che simulano la presenza di bivi in un mondo nel quale una delle coordinate di movimento è bloccata.
Tale soluzione aggiunge sicuramente varietà all’esperienza, favorendo l’esplorazione per poter raccogliere i bonus sferici colorati in grado di far lievitare il punteggio finale, nella scalata alle leaderboard mondiali.

Quando la corsa è un viaggio

Non si può però parlare di FOTONICA senza notare l’interessante veste grafica, minimalista tanto nelle strutture quanto nei colori ma in grado però di catturare subito l’occhio, immergendolo in un mondo alieno e lisergico.
L’attraversamento in corsa di strutture a metà tra l’astratto e il comune, con l’alternarsi di binari ferroviari e marciapiedi, fino ad arrivare alle strutture in movimento della modalità endless, è ciò che rende FOTONICA così particolare.
Il mix che si viene a creare tra l’aspetto grafico e l’esperienza musicale è poi il colpo di grazia per la vista e il cuore del giocatore, che si trova rapidamente immerso in quel mondo, dimenticando la frustrazione a cui potrebbe essere portato nello sbagliare più volte uno stesso salto, mitigata dalla possibilità di ricominciare in ogni momento per riprovare ancora, ancora e ancora, fino al run perfetto.
Ottima anche l’idea di sfocare progressivamente l’immagine, in un blur che riesce a trasmettere il crescente senso di velocità, fino a sfociare in una colorazione di fondo gialla che rende bene l’idea dell’adrenalina al massimo, che pompa nelle vene e che si esaurirà bruscamente solo nel caso di un piede in fallo, con il risultato di atterrare troppo presto, impattando contro una piattaforma invece di sfruttarla per proseguire verso la fine dello stage.

Fotonica FOTONICA è un titolo che si fa notare per la sua veste, si mostra dapprima in tutta la sua semplicità, nascondendo però ben altro, con livelli da esplorare più volte per inanellare la sequenza perfetta, godendosi l’oscuro paesaggio e cercando di volta in volta di superare i propri limiti. L’ennesima dimostrazione che la produzione indie può fare la differenza, anche in un paese nel quale lo sviluppo in questo campo è ridotto ai minimi termini e che solo ora sta tentando di alzare la testa. Da provare, giocare e rigiocare, senza dimenticare di fare una donazione a Nicolò e Pietro per il loro lavoro.

8

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