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Recensione Four Sided Fantasy

L'opera d'esordio di Ludo Land gioca coi limiti dell'inquadratura per inscenare un piccolo puzzle game ambientale dai chiari connotati artistici.

Versione analizzata: PC
recensione Four Sided Fantasy
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Viaggiando un po' con la fantasia potremmo assimilare i videogiochi dell'underground indipendente agli scrigni della serie Dark Souls. Sovente, scoperchiando il forziere di un'opera indie, ci si può trovare spiazzati dinanzi a un simil-Mimic di turno, un obbrobrio di game design che magari è sì stato possibile ricacciare nel suo Inferno - leggasi: i rimborsi di Steam -, ma che in ogni caso, complici l'inesperienza e la distrazione, ha saputo illuderci davvero per benino. Poi, grazie al cielo, non mancano le volte in cui la confezione rispecchia esattamente il valore del contenuto, ed ecco allora le piattaforme di gioco arricchirsi di gemme del gaming molto distanti per concezione e respiro dalle grandi produzioni tripla A, sempre così ancorate alle dittatoriali tendenze di mercato. Tra i pezzi di tesoro dichiarati ci sono poi oggetti ugualmente di bell'aspetto, ma più difficilmente decifrabili. Prodotti d'indole sperimentale, spesso sviluppati da minuscoli gruppi di persone e che puntano tutto su un'idea ludica decisa e definita. Talvolta addirittura mossi da un'unica, semplicissima meccanica di gameplay che si reitera per le - solitamente poche - ore utili a finire il tutto. Four Sided Fantasy, primigenio dei nove esordienti dello studio Ludo Land, fa parte esattamente di questa particolare categoria di progetti. Felicemente accolto su Kickstarter nel 2014 e poi cresciuto con amore nell'arco di più di due anni di sviluppo, il titolo è disponibile su Steam e sullo store digitale di PS4 soltanto da poche ore. Forza e coraggio: apriamo questo scrigno e scopriamo cosa si cela al suo interno.

Quattro stagioni

Four Sided Fantasy si presenta in prima battuta come un classico platform non narrativo a scorrimento laterale. È l'incedere fluido e muto di due figure umane, una maschile e una femminile, le cui fattezze sono sommariamente tratteggiate e i cui volti sono privi di qualsivoglia accenno d'espressività. Il loro viaggio attraversa le stagioni dell'anno solare, l'equivalente di quattro macro-livelli di durata medio-breve raffiguranti ciascuno un setting naturale che rievoca in modo preciso il periodo di riferimento in termini di scelte scenografiche e colori utilizzati. Lo stile che contraddistingue ciascun fondale, dai cieli tersi d'estate alle rosse distese di foglie autunnali, dalle montagne innevate d'inverno ai lucenti campi in fiore primaverili, è dichiaratamente ispirato ai lavori dell'illustratore statunitense Justin Mezzell, per cui prevalgono l'uso abbondante della geometria e di palette cromatiche nette e scevre di particolari effetti e sfumature. Quando le immagini si fanno in movimento l'occhio non tarda a sentirsi appagato, laddove il passaggio da uno scorcio al successivo risulta quasi inavvertibile, con soltanto delle veloci dissolvenze al nero a sancire l'entrata in un nuovo ciclo stagionale. L'immagine, in Four Sided Fantasy, non è per altro importante solamente in termini cosmetici. Quanto contenuto all'interno del quadro è infatti anche il vero e incontrastato protagonista del sistema di gameplay, fatto evidente fin da quando uno degli avatar - sono due, ma in scena ve ne sarà sempre uno per volta - capiterà nei pressi del primo dei numerosi ostacoli posti dai developer lungo il cammino: un muro di terra svettante, insuperabile con la sola azione di salto che il personaggio è in grado di eseguire. Fortuna vuole che il giocatore disponga di un secondo comando per freezare la telecamera a tempo indeterminato. Escamotage, quest'ultimo, che consente al suo assistito in campo di uscire da un lato dell'inquadratura e, conseguentemente, di far apparire il personaggio dapprima fuori scena dal lato esattamente opposto, lasciandosi lo sbarramento alle spalle; ci perdonerete se ci viene da nominare Pac-Man, ma è solo per dovere di chiarezza. Ecco allora che lo spazio virtuale, così com'è stato concepito dai level designer, può essere letteralmente ristrutturato da chi gioca per creare le condizioni utili all'avanzamento. Fermando la scena in un dato punto sopraelevato, per esempio, ci si potrà poi gettare nel vuoto per infine riapparire dall'alto e piombare su una piattaforma altrimenti fuori portata, o magari sarà possibile relegare momentaneamente certi impedimenti al di là dello schermo per passare oltre indisturbati. Tale meccanica, facile d'apprendere ma non altrettanto da padroneggiare, si declina via via nei modi più svariati, portando i due pellegrini a confrontarsi con porzioni di scenario rimosse, cambi di gravità, riprese in split screen sovrapponibili, giochi di parallasse e quant'altro possa stuzzicare membra e pupille dell'utente fino a realizzare in che modo proseguire nel tragitto.

Strada dissestata

Prima ancora di essere un platformer, insomma, Four Sided Fantasy è un succedersi di enigmi visivi di stampo squisitamente ambientale, che prende un meccanismo di sospensione dell'in-game molto simile a Braid e lo impasta con una dinamica di spostamento spaziale che potrebbe ricordare la logica di Portal, seppur senza alcuna pistola fantascientifica di sorta. Il ragionamento qui la fa da padrone, piegato a un modo d'intendere la scena inconsueto e, proprio per questo motivo, spesso difficile da decifrare a colpo d'occhio. La formula, che pur non è originale in senso assoluto, si dimostra ben declinata e capace di mettere chi gioca alle strette a più riprese, obbligandolo alla correzione creativa delle architetture per mezzo di un impiego consistente del pensiero laterale. Quando le variabili di cui tenere conto cominciano ad accumularsi la sfida mostra tutto il suo potenziale, che tuttavia rimane parzialmente imbrigliato in un paio di criticità che non possiamo fare a meno di evidenziare.

La prima, la più rilevante, riguarda i bug e glitch di cui il titolo - per lo meno su Steam - è attualmente ricoperto, alcuni persino in grado di chiudere i personaggi all'interno di veri e propri vicoli ciechi, costringendo l'utente al riavvio dall'ultimo check point. È una faccenda seccante, specie perché il sistema di salvataggio non è mai del tutto cristallino né particolarmente generoso, per cui non è raro che capiti di dover riaffrontare daccapo puzzle anche molto antecedenti al punto in cui lo scarso polishing ha interrotto la nostra corsa. La seconda questione che vale la pena segnalare concerne invece la durata dell'esperienza, incapace di superare le due ore complessive, nonostante il palesarsi di un New Game+ sul finire dei titoli di coda che potrebbe allungare il brodo di qualche tempo. Un monte ore che, specifichiamo, è comunque sufficiente a chiarificare appieno la visione degli sviluppatori, ma che al contempo potrebbe risultare un po' troppo risicato se rapportato ai circa dieci euro a cui il prodotto viene attualmente venduto nei negozi digitali.

Four Sided Fantasy Four Sided Fantasy cerca di dire la sua nell’affollato panorama dei puzzle game dalle dinamiche platform, e lo fa mettendo sul piatto una pietanza ludica tanto discreta quanto invitante, che riesce ad appaiare forma e sostanza in modo abbastanza equilibrato. Il piccolo - piccolissimo - esperimento di Ludo Land dona all’utente il potere di giocherellare di continuo con l’inquadratura e con tutto ciò che vi è all’interno, mettendo a punto, nel contempo, un susseguirsi di prove di destrutturazione e ricostruzione degli ambienti virtuali dove è fondamentale essere in grado di ragionare oltre le convenzioni del linguaggio audiovisivo. L’insieme funziona, nonostante l’incursione intermittente di alcune distrazioni tecniche rischi di smussare gli entusiasmi iniziali. Confidiamo in qualche patch futura, ma, nel frattempo, non possiamo che consigliare questa piacevole parentesi di gaming indipendente agli estimatori del puzzle solving e, più in generale, di tutte quelle opere che, con un pizzico di ammirevole coraggio, tentano a loro modo di uscire dai soliti schemi dell’intrattenimento odierno, senza per altro sfigurare.

7.3

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