Recensione Furi

Il nuovo action di The Game Bakers si prepara a conquistare gli utenti Sony e Valve con la sua formula boss-centrica impegnativa e intransigente.

Versione analizzata: PC
recensione Furi
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Diciamocela tutta: attorno a Furi, fino a poco tempo fa, non gravitava un interesse poi così marcato. Qualcosa si è mosso di certo grazie alla presenza di un'intensa demo giocabile tra le postazioni dell'E3 appena concluso, occasione che ha permesso ai fortunati tester losangelini di tesserne le prime lodi in rete, per quanto l'opulenza di giochi presenti in fiera abbia di fatto obbligato il titolo alla penombra. Diciamocela proprio tutta: dal team di sviluppo, i The Game Bakers di Montpellier, era anche lecito non aspettarsi chissà quali prodezze, data una ludografia composta di una manciata di produzioni minori, per di più di provenienza mobile. A pad ormai posato sulla scrivania e orrendamente chiazzato del nostro sudore, possiamo oggi dirvi che sottovalutare quest'opera sarebbe un errore davvero madornale, specie se le parole "vincere facile" non fanno parte del vostro vocabolario videoludico.

Solo contro tutti

Chioma bianca fluente, lunga mantella rosso sangue e tuta sintetica scavata di luci al neon, lo sconosciuto protagonista di Furi si risveglia in ginocchio e con le braccia immobilizzate da uno strano macchinario per l'elettroshock, sorvegliato a vista da un energumeno la cui testa è cinta da tre inquietanti maschere da teatro drammatico. Nonostante il dolore infertogli dal carnefice, il poveraccio riesce infine a divincolarsi e a tornare in possesso della sua fedele katana, spinto alla vendetta dalle parole di uno strano uomo in costume da coniglio. "Il carceriere è la chiave", gli sussurrerà questa sorta di bizzarro spirito guida da qui in avanti a più riprese, "uccidilo e sarai libero". Il viaggio verso la libertà porterà lo spadaccino a duellare vis-à-vis con i guardiani della prigione in cui si trova costretto suo malgrado, una gigantesca struttura a strati che si compone di diversi pianeti collegati tra loro da speciali portali per il teletrasporto. Muto e dallo sguardo malinconico, il nostro avatar avanza da un mondo al successivo con passo lento ma deciso, laddove quel poco che scopriremo sulle "colpe" del personaggio, sulle origini dei suoi aguzzini e sull'ambiente in cui tutti si trovano avverrà per bocca del succitato mentore dalle fattezze animalesche. La storia di Furi si dipana così, per mezzo d'informazioni elargite col contagocce e un po' fumose. Tasselli che l'utente può divertirsi a rinsaldare tra un combattimento col custode e quello successivo, nella speranza di trovare un senso a un universo che, in fin dei conti, non verrà mai completamente chiarito in tutte le sue possibili sfaccettature. La diegesi non è il punto forte della produzione, ed anzi, evitando qualsivoglia anticipazione, dobbiamo ammettere che verso la fine il racconto ci ha fatto storcere il naso, virando verso lidi stilistici e narrativi che deragliano un po' troppo dai toni incantati e solenni che caratterizzano il resto del racconto. Gli sviluppatori non hanno comunque puntato a una trama d'importanza cardinale e, nonostante questo, c'è davvero poco di cui dispiacersi, poiché tutto il resto del prodotto, pad alla mano, ha dell'incredibile.


Prepare to die

Già, pad alla mano. Perché che optiate per la versione PS4 oppure per quella PC - la nostra prova, a scanso d'equivoci, si fonda interamente su quest'ultima - è bene tener presente che, senza controller, pensare di arrivare indenni ai titoli di coda è quasi un'utopia. Il motivo è presto detto: Furi è il puro e semplice succedersi di brutali boss fight di matrice hack'n'slash, dove sapersi destreggiare con precisione e rapidità tra le poche ma rigorose meccaniche di gioco è l'unica, reale ancora di salvezza. Gli scontri coi guardiani si svolgono sempre in arene chiuse di diversa conformazione, entro cui il giocatore ha il compito di azzerare la salute dell'avversario nell'arco di round il cui numero può oscillare come minimo dalle quattro alle sei unità. Ciascuna fase si suddivide a sua volta in due momenti di lotta ben distinti. Nel corso del primo la visuale è sostanzialmente isometrica e chi gioca può sfruttare il campo di battaglia nella sua totalità, aiutandosi con le eventuali architetture per coprirsi e, soprattutto, gestendo le proprie abilità offensivo-difensive in tutto il loro potenziale. Qui il control system è tutto sommato classico: un tasto è adibito all'attacco ravvicinato con la lama, un altro alla parata e un altro ancora serve per la schivata in teletrasporto frontale. Premendo uno dei trigger si possono inoltre scagliare sfere laser dalla distanza, la cui mira si effettua con l'ausilio dello stick analogico destro, laddove quello sinistro muove il protagonista a passo costante lungo il setting.

Gli input di attacco e schivata possono inoltre essere caricati, mentre quello di parata risulta davvero determinante nell'economia generale degli scontri. Non solo tale comando è utile a restituire le sfere energetiche rivali al mittente, ma bloccando i colpi ravvicinati si recupera una piccola porzione d'energia e, in caso di parata perfetta, il personaggio esegue anche una possente mossa di contrattacco che atterra il nemico per una manciata di secondi, dando un attimo di respiro a un incedere altrimenti incontenibile. Consumata la prima barra d'energia del boss si passa alla seconda micro-fase, un tesissimo confronto con inquadratura alle spalle del nostro samurai tra i confini di un'area circolare ridotta, dove la spada diviene la nostra unica alleata e il sistema di parry, ancor più che in precedenza, protagonista indiscusso delle meccaniche di combattimento. Si procede così fino ad esaurire tutte le forze del contendente, tenendo bene a mente che l'eroe inizia ciascuno scontro con soltanto tre vite all'attivo: quando si vince un round si recupera una vita, laddove, allorché sconfitti, il contatore dei tentativi possibili cala di un'unità e bisogna inoltre iniziare il round daccapo, con l'energia del guardiano completamente ripristinata. Descrivere il gameplay di Furi è sicuramente più prolisso di quanto il titolo sia una volta scesi in campo. Faccia a faccia con l'oppositore i ritmi si fanno subito frenetici, il sistema di combattimento si scopre impietoso verso le azioni mal calcolate e fortemente votato alle dinamiche di timing e posizionamento, ed è un sollievo constatare che i controlli vi si prestino egregiamente, sempre puntuali e molto responsivi. Non c'è spazio per il pressapochismo, anche perché le strategie da adottare per avere la meglio variano molto non soltanto a seconda della boss battle, ma anche internamente ai singoli round. È vero infatti che ogni guardiano sottostà a certi pattern identificativi di base, che suggeriscono al giocatore se prediligere un'offensiva improntata sul corpo a corpo o sull'indebolimento dalla distanza. Ugualmente, è inevitabile stupirsi dinanzi a certi cambi di rotta repentini e destabilizzanti, che talvolta costringono a fare i conti, per esempio, con meccaniche da simil-picchiaduro a scorrimento laterale, con brevi sezioni di avanzamento tra piattaforme sospese nel vuoto o con un sovraffollamento di ostacoli a schermo che neanche il più incasinato dei bullet hell. Ne risulta un'esperienza ricca, di difficoltà manifesta ma in cui l'errore, se c'è, è raramente imputabile a mancanze del software. Che anzi dà il meglio di sé anche in termini tecnici, valorizzato da un framerate a 60 fps che tituba soltanto di rado, senza tuttavia pregiudicare quella che, a conti fatti, è una prova di abilità e ritmo sempre fluidissima e vivace. Se c'è un aspetto della produzione che può deludere, semmai, è la potenziale brevità della campagna. Senza volutamente entrare troppo nello specifico, il numero di boss fight si aggira attorno alla decina, tutte parecchio lunghe e articolate ma che un utente mediamente preparato potrebbe archiviare nell'arco complessivo di quattro-cinque ore di gioco. Oltretutto, le modalità extra sembrano essere un plus appositamente rivolto ai veri temerari, una, denominata Furiosa, che non ha bisogno di molte spiegazioni, e l'altra dedicata agli speedrunner interessati a figurare nelle leaderboard. Benché un flebile motivo per avventurarsi in una seconda run in effetti ci sia - al solito, a voi il piacere di scoprirlo -, il fattore rigiocabilità, ad essere onesti, lascia comunque un po' d'amaro in bocca.

Impossibile chiudere la nostra analisi senza accennare a quanto di buono Furi è in grado d'offrire sotto il profilo artistico. Non ci riferiamo tanto all'uso del cel shading, piacevole ma un po' grezzo rispetto alle ormai numerose opere che in passato hanno adoperato questa tecnica con maggiore efficacia. A stupire, più in generale, è il particolarissimo tocco espressivo che il development team ha scelto e poi infuso nei mondi rappresentati, un condensato di anime giapponese e stile cyber fantasy che si riversa in un alternarsi affascinante e atipico di deserti dai colori caldissimi, basi orbitali ipertecnologiche, marcescenti zone sotterranee e altre ambientazioni di notevole impatto visivo. Il discorso interessa in modo minore anche il boss design, curato nientemeno che dal creatore di Afro Samurai Takashi Okazaki, il quale è riuscito a donare una discreta caratterizzazione estetica alla maggior parte degli avversari, con soltanto una manciata di eccezioni in negativo. Ciò detto, la vera regina di Furi, in quanto ad arte, è indiscutibilmente la superba colonna sonora composta da Carpenter Brut, Danger e altri rinomati maghi del synth. Un collage di brani elettronici che accompagna le gesta del samurai disgraziato con una potenza fuori scala, fatto di sonorità ora distese, ora estremamente galvanizzanti in base alla rappresentazione dell'avversario di turno, ma anche - soprattutto - dei ritmi che andranno a contraddistinguere di lì a poco il duello. Un lavoro da applausi.

Furi Se il caldo di stagione non bastasse ad arrecarvi un po’ di disagio psicofisico, Furi vi farà presto conoscere tanti nuovi modi per stimolare ulteriormente le vostre ghiandole sudoripare. Il rude action boss-centrico di The Game Bakers ha tutte le carte in regola per imporsi come vero e proprio Inferno per i leoni da button mashing e, nel contempo, come Paradiso personale di tutti gli amanti del faccia a faccia “tecnico” e ragionato. Questi ultimi non faticheranno a farsi catturare da un sistema di controllo agile e reattivo che s’inietta perfettamente in un combat system di qualità sopraffina, votato all’azione rapida ma al tempo stesso accurata, spietato verso i gamer più scapestrati ma estremamente generoso nei confronti di chi, con studio e dedizione, saprà diventarne padrone scontro dopo scontro. Sono queste le fondamenta di un susseguirsi di boss fight lunghe, ben scandite e differenziate, sorta di grandi danze all’ultimo sangue fatte di schivate, counter e riflessi fluorescenti, tanto impegnative quanto affascinanti nel loro adrenalinico fluire verso un esito mai scontato fino all’ultimo fendente. Nonostante l’esperienza non brilli per longevità - molto dipende, però, dalla velocità d’apprendimento di chi gioca -, il consiglio è di non lasciarsi scappare quella che è a tutti gli effetti una delle rivelazioni videoludiche più rilevanti di questo periodo.

8.3

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