Recensione Futuridium EP Deluxe

Psichedelia italiana

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Futuridium EP Deluxe
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Quando in Italia hanno distribuito i saperi essenziali per lo sviluppo dei videogame, qualcosa dev’essere andato storto. Questo perchè ogni volta che se ne parla, si finisce sempre per tirare in ballo i soliti obbrobri, fra cui il tristemente noto Gioventù Ribelle. La tendenza è, molto spesso, quella di riderci su, anche se non dovremmo affatto.
Tuttavia qualcosa sta cambiando, grazie a team indipendenti come Ovosonico e Mixed Bag, giusto per citarne un paio.
Ed è proprio dal team torinese Mixed Bag che salta fuori il progetto Futuridium, già disponibile per PC e IOS, che farà presto capolino fra i titoli disponibili nel PSN store di Playstation 4 e Vita.
Chi ha passato gran parte della propria giovinezza a litigare con quell’aggeggio infernale del datassette, sa già di cosa parliamo: il nuovo titolo di Mixed Bag prende ispirazione dal vecchio Uridium, insolito shooter a scorrimento orizzontale, famoso per aver ospitato alcune delle navicelle spaziali meno aerodinamiche della storia.
Nel tentativo di evitare che dalla folla s’innalzi l’ennesima invettiva contro i remake e la scarsa fantasia dei developer, è giusto precisare che ciò che abbiamo dinanzi è una libera e personalissima rivisitazione del classico di Graftgold, dal quale eredita solo il nome ed alcune caratteristiche meccaniche di gioco.

Do a barrel roll

Nel lontano 1986, una navicella a forma di pancake percorreva su e giù delle basi militari nello spazio profondo, radendo al suolo torrette armate e mandando in pezzi velivoli ostili, facendo piroette a 180º, senza mai fermarsi. Quasi 30 anni dopo, il grigiume delle basi spaziali di Uridium è scomparso, lasciando spazio a coloratissime installazioni fluttuanti, infestate da innocui cubetti celesti, che, per motivi che ci sfuggono, vanno eliminati. I sofisticati motori iperluce rombano ancora, garantiscono perfette rotazioni a 180° per tornare sui nostri passi, e dopo l’ultima revisione ci concedono anche brevi scatti di velocità. La visuale dall’alto è un ricordo lontano, ora possiamo goderci il brivido delle strutture evitate di un soffio, mentre ci sfiorano le sinapsi, grazie alla nuova telecamera posta alle spalle della navicella. Distrutti tutti gli odiosi cubetti possiamo colpire il nucleo della struttura e volare verso la prossima meta, mentre guardiamo soddisfatti il punteggio in alto, luminoso, gigantesco, come una volta.

Mentre le superfici taglienti delle psichedeliche strutture ci sfrecciano davanti a 60 frame al secondo, nelle orecchie tuonano incalzanti i ritmi della dubstep di Luca Gasperoni, in arte “le dégout” e della glitch hop di Omar “Qubit” Ferrero in una playlist di ottimi brani, che torneranno spesso a bombardarci le meningi, anche dopo aver posato il joypad.
Presa dimestichezza coi semplici comandi e con le oppressive tempistiche, superati i primi livelli, semplici e lineari, ci si ritrova fra le mani un gameplay caotico, impegnativo e altamente competitivo, ben incastonato in un impianto stilistico che, se per un attimo dimenticassimo di parlare di semplici videogiochi, potremmo definire neoclassico.
Se c’è una cosa che potrebbe frenarci dal portare a termine l'esperienza di gioco, però, è proprio quel livello di difficoltà che cresce esponenzialmente nei vari stage che costituiscono le 4 zone di gioco, e la conseguente frustrazione nell'ammettere quanto i nostri infallibili riflessi da gamer siano ormai arrugginiti. Inutile dire che il target al quale si rivolge Futuridium afferrerà la sfida senza batter ciglio, per poi scalare le leaderboard in tutte le modalità di gioco, e infine frugare fra gli extra per esibirsi in un estremo gesto di autolesionismo: il minigame-parodia Flappyridium, dal nome inequivocabile.

Sebbene gli ultimi vent’anni abbiano dimostrato ampiamente quanto il medium videoludico possa essere molto più di una navicella spara-pasticche e un high score lasciato da un tale firmatosi "AAA", è giusto, di tanto in tanto, ritornare alle origini, e magari farci sfuggire uno di quei gesti primitivi che non si vedono da tempo, come sollevare il joypad sopra le nostre teste, per evitare un missile.

Futuridium EP Deluxe La voce degli sviluppatori indipendenti italiani inizia a farsi sentire, dopo il valido Murasaki Baby di Ovosonico, questo Futuridium rappresenta un altro indispensabile tassello per la futura revisione dei toni riguardo il developing italico. Il nuovo titolo di Mixed Bag vi bombarderà i sensi con una palette cromatica sgargiante e una colonna sonora di una potenza inaudita, a costo di scendere a patti con una difficoltà pressante e decisamente fuori dal tempo. Di questo passo potremo finalmente cancellare lo sviluppo dei videogiochi dall'interminabile lista delle cose che non funzionano in Italia.

7.5

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