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Recensione Gauntlet

Il ritorno di un grande classico per mano del team che ha creato Magicka

Versione analizzata: PC
recensione Gauntlet
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

I natali del franchise Gauntlet si perdono nella notte dei tempi videoludica. Correva l'anno 1985 ed i ragazzini iniziavano a prendere confidenza con un settore che, pur giovane, aveva già conosciuto un pesante periodo recessivo all'inizio degli anni '80. A quell'epoca le sale giochi furono (e in molte parti del mondo sono ancora) dei luoghi che, oltre a fornire un rifugio a ragazzi in fuga dalle interrogazioni o da pomeriggi altrimenti monotoni, permisero ai produttori di videogiochi di proporre i loro lavori su cabinati imponenti e a gruppi di amici di sfidarsi a suon di gettoni. Il periodo propizio permise ad Atari Games, nata dopo lo scorporo dovuto ai dissapori legali tra Atari Inc. ed Activision (fondata tra l'altro da ex dipendenti della stessa), di proporre al pubblico un videogioco cooperativo dalle atmosfere fantasy, che in qualche modo sfruttava il picco di popolarità di Dungeons & Dragons ed il cui nome sarebbe entrato nella storia, attraversando i decenni con diverse produzioni che ne ripresero il concetto di fondo ed la fama della titolazione. L'ultima in ordine di tempo porta la firma dei ragazzi di Arrowhead Game Studios i quali, dopo aver preso dimestichezza con Magicka, hanno tentato di ricreare il mito di Gauntlet mantenendone intatta atmosfera, difficoltà e divertimento.

QUATTRO PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE

C'era una volta un guerriero, una valchiria, un elfo ed un mago. Potrebbe essere questo il migliore incipit per la storia di Gauntlet. Ora come allora, i quattro avventurieri sono sempre gli stessi, passati dal cabinato arcade ai nostri PC, rinnovati nell'aspetto ma sempre uguali nello spirito e nella volontà di rompere il collo a tutto ciò che si muove attorno a loro. Gauntlet è questo. Di questo vive e, anche se immediato e divertente, sulla lunga distanza soffre e perde appeal. L'obiettivo è quello di percorrere angusti dungeon, passare di stanza in stanza per dare una bella ripulita e, se possibile, raccogliere tanto oro quanto pesiamo e divorare qualche pietanza messa lì per farci recuperare le energie perdute. Sempre che i buontemponi dei vostri compagni non si mettano in testa la malsana idea di distruggerle prima che possiate azzannarle. I quattro combattenti non sono altro che l'espressione delle canoniche classi di ogni buon gioco di ruolo che si rispetti. Per quanto riguarda la prima linea, il Guerriero è ovviamente il tank per eccellenza, una solida macchina da guerra che si trova a suo agio unicamente caricando a testa bassa una marea di nemici, mentre la Valchiria, pur appartenendo alla stessa categoria, è più versatile e permette anche attacchi a distanza grazie alla possibilità di lanciare lo scudo (in stile Capitan America). La seconda linea si compone invece delle due classi più "deboli" in termini di equip e salute, ma altrettanto letali se ben padroneggiate. L'Elfo è il classico ranger, e col suo arco e la sua trappola esplosiva può fornire un buon supporto dalla distanza, sfoltendo le ondate nemiche per poi uscire da brutte situazioni con un'agile capriola; anche il Mago, con le sue combinazioni di incantesimi, di fuoco-fulmine-ghiaccio, riesce brillantemente a fare lo stesso, creando al contempo barriere protettive al cui interno i compagni possono velocemente trovare riparo.

Ognuna delle suddette classi risulta sin da subito immediata e divertente da giocare, con l'unica eccezione forse del mago; esso è l'eroe meno rapido dal punto di vista dei controlli (una reminiscenza da Magicka?), ma se ben studiato può dare molte soddisfazioni. Il control scheme è in buona parte intuitivo, con i canonici tasti WASD demandati al movimento ed il mouse che gestisce la mira e ai due attacchi predefiniti per personaggio (la Barra Spaziatrice serve per l'attacco speciale). Il mago invece, a causa della triade di poteri elementari, risente di un sistema abbastanza farraginoso nell'attivazione degli incantesimi, con precise combinazioni di tasti che nel mezzo di uno scontro, con la necessità di muoversi, non risultano certo comode nel caso in cui si utilizzi mouse e tastiera (in questo caso molto meglio il joypad). Quando le magie riescono ad andare a segno, però, le soddisfazioni sono assicurate, grazie a catene di fulmini che inceneriscono i malcapitati, palle di fuoco che infliggono un buon danno AOE oppure il sempre utile ghiaccio che rallenta i nemici.
Con questa presentazione si potrebbe esser portati a pensare che Gauntlet non si discosti poi molto dagli hack'n'slash odierni, à la Torchlight o Diablo per intenderci. Invece i ragazzi di Arrowhead Games Studios hanno voluto concentrare il focus dell'intera esperienza di gioco prettamente sull'immediatezza e sul divertimento. Gauntlet infatti appartiene sì alla categoria ruolistica, ma lo fa a modo suo, senza skill da assegnare, inventario, scheda personaggio e personalizzazioni estetiche. L'abbondante oro raccolto durante le scorribande serve principalmente per acquistare dal vendor nella sala d'attesa alcuni pezzi di equipaggiamento, resi disponibili a seconda degli stage superati e del livello di difficoltà con cui vengono affrontati, e le preziose reliquie. Queste ultime conferiscono al personaggio utilizzato dei bonus passivi e dei poteri temporanei, come ad esempio una maggiore velocità di movimento oppure la possibilità di congelare i nemici attorno a lui. Purtroppo se ne possono equipaggiare al massimo due per volta e sono, come si diceva, solo potenziamenti momentanei. Inoltre, per attivare queste reliquie bisogna utilizzare una pozione, ed una volta rimasti a secco i preziosi oggetti divengono praticamente inservibili. Nonostante l'assenza di skill da assegnare al personaggio, se ne apprezza comunque la "crescita". Una volta superato uno stage è possibile notare infatti che il nostro eroe, a seconda delle attività svolte durante il match, viene ricompensato da "competenze" che permettono di acquisire nuove statistiche, perlopiù passive, come un minor danno subito, una maggiore resistenza alla magia, maggiore efficacia contro i nemici di un determinato tipo e via dicendo.

TIENILI A BADA, IO DISTRUGGO QUELLA Parete

Gauntlet può essere affrontato sia in single player che, chiaramente, nella modalità per cui è nato ed a cui è sempre stato associato il brand, ossia il multiplayer co-op. Entrambe le modalità di gioco presentano alcune imperfezioni sia di carattere tecnico sia dal punto di vista del mero gameplay. Anzitutto, possiamo dire sin da subito che, se desiderate cimentarvi in solitaria, le cose si fanno maledettamente impegnative già al livello "normale". La difficoltà sembra infatti esser stata tarata, secondo una precisa scelta degli sviluppatori, solo ed esclusivamente sulla modalità cooperativa. Ondate di nemici proibitive e soverchianti, specialmente nelle arene speciali, potrebbero infatti farvi desistere dopo alcuni retry, soprattutto considerando il fatto che, una volta trapassati e senza monete Teschio per "pagare" il respawn immediato, dovrete ricominciare sempre da inizio livello. Per questo (e forse per mantenere fede alla filosofia del vecchio coin-op) Gauntlet è un'esperienza che si gode al meglio assieme ad altri giocatori, nonostante una ripetitività di fondo che mina le solide fondamenta gettate dagli Arrowhead Games Studios sul fronte del divertimento.

Infatti, nonostante una buona differenziazione a livello di design ambientale, basta poco per rendersi conto che l'offerta ludica resta abbastanza superficiale. Dopo l'ennesima ondata di nemici mossi dal solo intento di uccidervi e dopo l'ennesima stanza ripulita si aprono gli occhi e si inizia a comprendere che molto altro da fare non c'è, se non continuare con la medesima solfa, ancora e ancora. Quel poco che si poteva fare per allontanare il greve senso di ripetitività lo si è riversato nell'introduzione di meccaniche "più ragionate", come spostare barili esplosivi ed innescarli davanti ai muri meno solidi per rivelare antri segreti pieni di tesori, oppure recuperare chiavi per sbloccare stanze bonus. Ciò non riesce a mitigare del tutto la ripetitività; fortunatamente la modalità co-op si rivela comunque divertente, nascondendo sotto al tappeto un po' delle magagne del titolo.

TOH, L'ELFO È TRAPASSATO...ANCORA

Altre incertezze, purtroppo, le dobbiamo evidenziare anche a livello prettamente stilistico. Gauntlet sul fronte grafico non fa certo gridare al miracolo tecnico, con texture buone ma non eccelse. Dicevamo poc'anzi che il design ambientale presenta una buona differenziazione, ed effettivamente è così, ma le ambientazioni hanno davvero poco carattere. Polverosi corridoi, buie ed umide caverne, tombe sabbiose, si lasciano volentieri scoprire dal giocatore, ma, come potete immaginare, il setting è poco ispirato e sin troppo appiattito sui cliché del genere, già visti e rivisti in molti altri titoli, senza alcuna grande sorpresa. Fortunatamente, la "leggerezza" tecnica risulta funzionale alla fluidità generale sullo schermo, con moltissime unità contemporaneamente in azione e solo rarissimi cali di frame. L'unico neo va ricercato nella visuale isometrica o, come si dice, "a volo d'uccello", forse omaggio all'illustre antenato. Il problema è che l'uccello vola troppo in alto, per la necessaria esigenza di dover ricomprendere i movimenti dei quattro combattenti, ed è davvero facile perdere di vista la propria unità in mezzo all'immane confusione, incorrendo volentieri in premature dipartite.

Gauntlet I ragazzi di Arrowhead Games Studios si sono cimentati nell’ardua impresa di rianimare ancora una volta un franchise che, nel corso dei decenni, ha vissuto alterne vicende grazie - si fa per dire - a prodotti non esattamente all’altezza di un nome che è rimasto nel cuore e nei ricordi di molti vetusti giocatori. Ad una modalità cooperativa divertente e leggera, e ad una presentazione generalmente buona, fanno da contraltare una serie di piccole imperfezioni che impediscono al titolo dei ragazzi svedesi di raggiungere livelli di qualità elevati. La ripetitività concettuale si fa sentire troppo spesso, a causa di un sistema di crescita e sviluppo del personaggio non troppo complesso e di atmosfere fin troppo tradizionali. Gauntlet, insomma, forse non ha trovato l’erede designato a cui passare la corona: chissà che il problema non sia una formula di gioco un po' fuori dal tempo. Viste le premesse, comunque, il lavoro svolto dagli sviluppatori può esser comunque considerato degno per chi cerca un titolo diretto e disimpegnato. Rigorosamente da giocare con gli amici.

7

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