Recensione Gears of War 3 - DLC Raam's Shadow

Il primo DLC a pagamento di GOW 3 ci riporta di qualche anno indietro nel tempo

Gears of War 3 - Forze della Natura

Videorecensione
Gears of War 3 - Forze della Natura
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Gears of DLC

Il rapporto che lega i videogiocatori ai DLC è insieme d’amore e odio . Da una parte regalano divertimento extra e un ulteriore motivo per ritornare su giochi già portati a termine, dall’altro costringono a ulteriori spese, spesso ritenute eccessive se preso in considerazione il rapporto quantità/prezzo.
Ogni capitolo di Gears Of War ha avuto il suo specifico numero di contenuti digitali da scaricare via Marketplace, offrendo ai fan ora un nuovo pacchetto di mappe per il multiplayer, ora un ulteriore capitolo della campagna principale.
Il qui preso in esame Raam’s Shadow si allinea con questo secondo filone di DLC, ma se Via Di Fuga rappresentava una diretta continuazione di quanto vissuto in Gears Of War 2, in questo caso vi presenterà eventi addirittura precedenti al primo capitolo della trilogia.
Ricaricate i Lancer e riavvolgete le lancette del tempo: c’è qualche Locusta del passato che ha bisogno della sua cura a base di piombo.

Una guerra che non parla

A livello narrativo, Raam’s Shadow rappresenta un’occasione doppiamente ghiotta per ogni fan della saga che si rispetti: vedere Sera con occhi diversi da quelli della Squadra Delta e vivere uno dei tanti assedi subiti da una città del COG, prima che questo fosse costretto a rintanarsi a Jacinto e a utilizzare il Martello Dell’Alba sul suo stesso territorio.
Il setting è quello della città di Ilima, pochi giorni dopo l’E-Day. A combattere contro l’invasione delle Locuste, tra i tanti Gears, anche la Squadra Zeta composta da Minh Young Kim, Tai Kaliso, Alicia Valera e Michael Barrick. I più attenti e dotati di memoria a lungo termine saranno già saltati sull’attenti: i primi due infatti sono vecchie conoscenze già apparse nel primo e secondo episodio della saga. New entry assoluta, invece, Alicia Valera che andrà a contrastare ulteriormente il netto maschilismo del cast che la saga ha conosciuto fino al terzo episodio. Chiude il quadro il personaggio che andrete a controllare direttamente nell’avventura, quel Michael Barrick già comparso nei fumetti ispirati a Gears Of War e reclutato dall’esercito nell’ambito della famosa Operation Lifeboat. Non si tratta quindi di un uomo venuto dal nulla, ma di una figura già dotata di un proprio posto all’interno dell’economia narrativa del brand.
Nonostante le buone premesse, però, questo DLC fallisce in buona parte dal punto di vista della trama. Sia chiaro: correre per le strade di Ilima, costantemente minacciati dall’avanzata ormai inarrestabile delle Locuste, è capace di regalare emozioni inedite per un videogioco che ci ha sempre visti vincere, in un modo o nell’altro. Inoltre i dialoghi non mancano del “fattore Gears”: quella volgarità ben cadenzata, perfettamente fusa e diluita nelle conversazioni di uomini di guerra sfibrati e piegati a una lotta continua, che sembra presagire un’ormai inevitabile estinzione. Sotto questo punto di vista c’è poco di cui lamentarsi: l’aria post-E-Day e Guerre del Pendulum torna ancora una volta, perfettamente confezionata e inscatolata così come Epic ha ormai imparato a fare.
Dove la delusione è cocente è proprio nella caratterizzazione di Barrick in primis e nell’incapacità, ancora una volta, di scavare in un gigantesco background che esiste, ed è ben delineato dai fumetti e romanzi, ma che in campo videoludico non riesce mai a prorompere con la forza che pur avrebbe.
E se in Gears Of War 3 si trattava di sciogliere i nodi di una tematica filosoficamente pesante come la sopravvivenza di una razza a discapito di un’altra, argomento appena accennato e poi misteriosamente lasciato cadere nel nulla in un finale che non concede nemmeno un monologo degno di questo nome alla Regina delle Locuste, in Raam’s Shadow non c’è modo di conoscere Barrick, né i pensieri di un’umanità non ancora così abituata all’idea di estinzione. Come se non bastasse, vestendo i panni del temibile generale Raam non otterremo alcun indizio in più sulla società, cultura e modo di pensare delle Locuste.
Ancora una volta insomma, Epic sembra abilissima a creare ottime premesse, che però restano ampiamente inespresse. Si procede così, tra una sparatoria e l’altra, accorgendosi, tutt’un tratto, di non conoscere affatto il proprio avatar e di considerare Ilima alla stregua delle altre decine di città semi-distrutte e abbandonate, già viste nei capitoli regolari della saga.
Ennesima occasione sprecata quindi, sebbene perfettamente in linea con il livello qualitativo raggiunto dal brand in campo videoludico.

Tra esaltazione e noia

Per quanto concerne il gameplay, Raam’s Shadow può definirsi piuttosto contorto. Il termine è un po’ forte, ma aiuta a capire bene la situazione. Come spiegheremo meglio a breve, non sbaglia affatto nelle parti canoniche, ma non appena cerca di proporre qualcosa di nuovo e di potenzialmente elettrizzante per il videoplayer, fallisce completamente, confezionando uno dei momenti più noiosi dell’intera saga.
Nei panni di Barrick vivrete quello che ormai è il gameplay classico di Gears Of War. Ci si ripara, si fanno fuori dozzine di Locuste e si procede verso la prossima destinazione, senza alcuna possibilità di prendere un percorso diverso da quello prefissato dagli sviluppatori.
A partire da queste regole fossilizzate, Epic ha comunque dato un’ulteriore prova delle sue abilità quanto a level design e nella capacità di dare vita a scontri frenetici e densi di piombo, esplosioni e imprecazioni. C’è sempre la possibilità di fiancheggiare il nemico, ma la nota tendenza dei nemici di sbucare dal terreno, non vi fornirà mai la certezza di avere le spalle coperte. Vi ritroverete per lo più a combattere per le strade della città, ma quando vi ritroverete negli interni ci penseranno Abietti e Ticker a rendere le cose difficili da gestire.
Come immaginabile, il DLC sfrutta inoltre tutte le novità introdotte da Gears Of War 3 in termini di armamentario. Sarà facile quindi imbattersi nei Retro Lancer, così come vi ritroverete a muovervi, per un brevissimo momento, su una sorta di Silverback.
Strepitosi gli scontri con i boss, piuttosto numerosi se paragonati alla durata complessiva della campagna. Sebbene non dotati di pattern di attacco così fantasiosi, ognuno di questi saprà darvi sufficiente filo da torcere, mentre vi lascerete ammaliare dallo sfoggio di esplosioni e quintali di piombo che ognuno di essi pretenderà da voi per essere messo al tappeto.
Novità assoluta introdotta da questo DLC, le parti in cui vestirete i panni di Raam, famoso generale agli ordini della Regina delle Locuste. Purtroppo queste sezioni sono senza alcun dubbio le parti più noiose dell’intera saga. Il personaggio non è in grado di sfruttare le coperture e al posto di Lancer e bombe, usa un gigantesco coltello per gli attacchi ravvicinati e uno stormo di Kryll da lanciare verso i nemici dalla distanza, previo tempo di “ricarica” dopo ogni attacco. Se già il suo armamentario costringe a un ritmo più pacato e lento, la sua bassa velocità di spostamento e la quasi impossibilità di morire, rendono queste sezioni noiose e prive di qualsivoglia spessore tattico. I Gears cadono come moscerini all’avanzata di Raam e del suo personale plotone, ma più che sentirvi onnipotenti, pregherete per tornare a vestire i panni più mortali, ma enormemente più emozionanti, di Barrick.
Fortunatamente queste sezioni rappresentano una percentuale piuttosto bassa dell’avventura, ma sporcano comunque il gameplay e ne limitano il divertimento generale, piuttosto alto quando invece si impersona il Gear.
Graficamente il DLC eguaglia lo splendido lavoro visto nel terzo capitolo su cui si appoggia. A fronte di alcune animazioni non proprio convincenti e di una limitata distruttibilità degli scenari, i dettagliatissimi modelli poligonali e le spettacolari ambientazioni vi affascineranno ancora una volta. Artisticamente e architettonicamente poi, Ilima si dimostra una città intrigante e pulsante di storia, per quanto sconvolta dal conflitto. Ogni angolo è in grado di parlarci ora di un glorioso passato, ora della miseria in cui riversa la popolazione dopo l’E-Day, in un continuo viaggio per certi versi documentaristico. Come sempre Epic dimostra di saperci fare sia a livello prettamente tecnico, che a quello più artistico.
Buono il sonoro, sporcato da un doppiaggio inaspettatamente sotto tono. Se musiche ed effetti svolgono il solito, meraviglioso, lavoro, l’attore che da la voce a Barrick non aiuta affatto a caratterizzarlo. Se neanche Alicia e Tai si salvano completamente, l’unico dotato di un doppiaggio credibile è, poco a sorpresa, Kim: già personaggio tutt’altro che secondario nel primo Gears Of War.
Parlando di longevità non si può che essere più che soddisfatti. Per portare a termine la campagna vi serviranno almeno tre ore e mezza, un lasso di tempo più che discreto per un DLC, tanto più se si pensa alla durata di un Call Of Duty a caso. Il rapporto quantità/prezzo insomma, è assolutamente favorevole.
Infine, prima di concludere, una piccola nota a margine. Al di là della campagna, Raam’s Shadow introduce nuove skin per le armi, sei personaggi per il multiplayer e un paio di obbiettivi extra per un totale di 250 punti gamescore in più.

Gears of War 3 Raam’s Shadow è un DLC sicuramente consigliato agli appassionati della saga. Bisogna però essere consapevoli che c’è qualche problema sia a livello narrativo, dove si tratta comunque di limiti congeniti della saga, sia per quanto concerne il gameplay, affossato dalle noiose sezioni in cui si vestono i panni di Raam. Sebbene, insomma, si tratti di un contenuto anche evitabile, il suo vantaggioso rapporto quantità/prezzo e il divertimento assicurato dall’abbattere orde di Locuste, potrebbero essere due fattori che sufficienti per spingere all’acquisto anche ai meno dipendenti dalla saga di Epic.

7.8