Recensione Gears of War Ultimate Edition

Il team The Coalition tira a lucido la prima avventura di Marcus Fenix e dei suoi ipertrofici compagni. Un remake dalla qualità impressionante, per un titolo che è invecchiato però molto in fretta.

Gears of War Ultimate Edition

Videorecensione
Gears of War Ultimate Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Io me lo ricordo, l'Emergence Day. Mi ricordo la meraviglia di quel momento, quando nel 2006 le Locuste invasero la neonata console Microsoft inaugurando di fatto una nuova stagione per il gaming. Gears of War fu il preludio di un'epoca in cui la grafica 3D smise di concentrarsi soltanto su texture e poligoni, e andò ad infilarsi nei dettagli delle cose; con un'attenzione morbosa per i particolari, per l'architettura, per la costruzione scenica e l'atmosfera. E' ironico che il mito della Destroyed Beauty, raccolto poi da qualsiasi videogame distopico uscito negli ultimi nove anni, sia nato con un prodotto "muscolare" come quello sviluppato da Epic Games, abbastanza becero e diretto nel celebrare un machismo ipertrofico.
L'amore per una bellezza sfiorita, affiorante dai resti di civiltà cadute, non è stata l'unico lascito del Third Person Shooter di Cliff B. Il sistema di coperture dinamiche, anzi, è l'eredità più importante di Gears of War: un "seme" che ha germogliato in generi diversissimi, producendo una meccanica ancora oggi diffusa, sovrasfruttata, pervasiva.
Io me lo ricordo, l'Emergence Day. Ma è un ricordo ingannevole come tutti quelli più belli: basta recuperare qualche filmato dell'epoca per capire quanto sia cedevole la memoria, e trovarsi di fronte un gioco su cui il tempo è stato abbastanza impietoso. A vederlo oggi Gears of War è un po' impacciato, spoglio, indiscutibilmente antico.
E' proprio per questo motivo che l'impatto con la Ultimate Edition curata dai ragazzi di The Coalition ha una forza quasi prorompente. Di fatto, questa non è una riedizione come le altre: è un remake integrale, assemblato sostituendo modelli, ricostruendo scene di intermezzo, lavorando sul materiale originale con incrollabile spirito filologico. Gears of War: Ultimate Edition è insomma un fulgido esempio di come si dovrebbe lavorare, a livello tecnico, quando si decide di trasportare un gioco da una generazione all'altra.
A fronte di un look che rende merito ad una pietra miliare della storia videoludica, però, il segno del tempo di avverte -impietoso- sulle meccaniche di gioco. Che sono inevitabilmente svalutate, ormai anziane, superate persino dagli ultimi episodi della saga e inevitabilmente avvertite, oggi, come "ancestrali".

New Look, Old Gears

In tempi in cui tutte le riedizioni si vantano di raggiungere i 1080p e 60fps, Gears of War: Ultimate Edition sceglie di fermarsi a 30 frame al secondo per il single player. E lo fa perché la grafica di gioco non è quella del 2006: nonostante il motore sia lo stesso (per l'Unreal Engine 4 ci toccherà aspettare il prossimo Gears), il team di sviluppo ha sostituito tutti i modelli e le texture, ha riscritto le animazioni, ed ha aggiunto tecnologie di rendering ed effetti affinati negli anni.
Il risultato, si diceva in apertura, è impressionante, soprattutto per quanto riguarda le cinematiche ricostruite da zero. Sul fronte delle scene d'intermezzo questa Ultimate Edition resta ancora un gradino sotto rispetto agli sforzi produttivi fatti per Halo 2 nella Collection di Master Chief, ma le cut-scene realizzate con il motore di gioco sono splendide da vedere, e raccontano la storia in maniera più efficace e trascinante.
E' un peccato che il plot non abbia proprio tanto da dire: capitolo inaugurale di una serie che solo con gli episodi successivi avrebbe cominciato a maturare, il primo Gears of War ci immerge in una storia di guerra e vendetta, attento a valorizzare un militarismo un po' spicciolo ed una passione incontrollabile per il piombo. Il gioco faceva (e fa) un buon lavoro nel presentarci ambientazioni, nemici, protagonisti, arrivando a farci odiare le Locuste e penare per il destino di Sera. Non si può dire però che i dialoghi siano ben scritti, che il doppiaggio (italiano) sia pienamente efficace (nonostante la buona selezione di voci) e che le vicende facciano breccia nel cuore del giocatore, raccontando anzi i fatti di una vittoria combattuta ma solo parziale.
E' già sul fronte narrativo, insomma, che Gears of War ribadisce quanto sia cambiato il modo di fare videogiochi in questi due lustri. Anche il gameplay sente il peso degli anni, risultando molto schietto e diretto ma meno vivace rispetto a quello dei sequel. Quella corsa che ci aveva conquistato ai tempi del mitico E3 2005 oggi sembra un po' futile e difficilotta da controllare, e l'urgenza di usare le coperture in ogni occasione, all'epoca vera e propria rivelazione, incide in maniera abbastanza importante sui ritmi di gioco.
Nove anni fa l'azione-simbolo di Gears of War, il prender posto dietro un riparo in maniera un po' violenta e determinata, era una grande novità e non ci si stancava mai. Vedere Marcus Fenix che sbatteva la sua schiena monumentale contro l'ennesimo muretto dava sempre la solita, tronfia soddisfazione. Oggi, che siamo abituati a sparatutto ben più dinamici, morire solo perché non ci siamo riparati, aspettando nel frattempo che la mediocre intelligenza artificiale delle Locuste faccia il resto del lavoro esponendo il capoccione dei nemici, non è proprio il massimo del divertimento.
E così la "guerra di trincea" che fu di Epic Games si fa logorante, persino spicciola: è impossibile sentirsi galvanizzati mentre utilizziamo l'ennesima mitragliatrice fissa, o quando dobbiamo sparare agli Abietti che ci corrono incontro un po' sul soffitto e un po' sul pavimento.

C'è da dire che più di altri titoli della stessa età Gears of War ha lasciato sedimentare nella memoria di chi l'ha giocato situazioni e immagini. L'assedio nello scheletro circolare di una fontana, il raggio del Martello dell'Alba che brucia i Seeder delle Locuste, l'incontro con il Berserker e poi l'insediamento di Arenati, e ancora le sequenze di guida e gli sciami di Kryll: tutto è ancora scolpito nei ricordi, e per chi ha vissuto in prima persona quei momenti rivederli così, tirati a lucido, è sicuramente una bella emozione.
Ed è proprio qui il fulcro del discorso: a chi si dedica esattamente questa riedizione? I "novellini" potrebbero faticare ad appassionarsi ai personaggi (davvero molto piatti per gli standard odierni), agli eventi, e persino alle meccaniche di gioco. Dal punto di vista squisitamente ludico il passo avanti compiuto da Gears of War 2 è così immenso che quasi impressiona, e questo Gears rischia persino di mandare un messaggio "sbagliato" a chi aspetta il quarto capitolo ma non ha mai conosciuto le origini della saga.
Forse la Ultimate Edition è una riedizione per nostalgici. Per chi può legare alle prodezze tecniche del remake quelle emozioni così antiche. Vale lo stesso discorso per il Multiplayer, su cui in molti (persino chi scrive) spesero un monte ore paragonabile a quello passato sul primo Modern Warfare. L'online competitivo di Gears of War aveva carattere: era violento, era diverso, ma soprattutto era verace. Eppure non diremmo che sia mai stato davvero epocale come quello dell'altra grande saga Microsoft, e non sappiamo se basterà questa riedizione a popolare i server per lungo tempo.

Tutto sembra comunque fatto con criterio: le mappe extra estratte dai DLC e dalla versione PC, le piccole revisioni al bilanciamento, che sottolineano una cura meticolosa ed un amore sincero per il materiale originale, le sei modalità più apprezzate dai fan. Ci sono persino i server dedicati (merce rara, di questi tempi), ed un sistema di sblocchi recuperato dal terzo episodio.
Maciullare gli avversari con la motosega del Lancer, nello splendore di 60fps generalmente stabili e senza problemi di lag, riempie di ancora di soddisfazione: soprattutto perché l'online di Gears of War si rivela inaspettatamente tattico, un gioco di posizione oltre che di riflessi. Provarlo è un imperativo per chiunque si sia lamentato dei ritmi di un Call of Duty qualsiasi: la saga di Epic aveva davvero rappresentato, per qualche tempo, una via alternativa. Da qui a ritornare in auge grazie al remake, tuttavia, la strada da fare è tanta, forse troppa.
E' comunque il reparto online quello che più compiace della Ultimate Edition: i fan di lungo corso avranno il piacere di riscoprire un multiplaye creduto estinto, e le nuove leve lo troveranno sicuramente più piacevole di una campagna che al giorno d'oggi risulta meno stimolante del previsto, anche se giocata in co-op.

Gears of War Ultimate Edition Gears of Wars: Ultimate Edition è uno splendido remake di un titolo invecchiato male. Alla prima avventura di Marcus Fenix, sei anni dopo l'uscita originale, è rimasto davvero poco da dire: le meccaniche di gioco sono molto svalutate, la ripetitività comincia a farsi sentire presto, anche per colpa di un ridotto numero di armi e di una varietà di situazioni non esemplare. Ma il fatto che ad apprezzare questo ritorno saranno soprattutto i nostalgici, non toglie davvero nulla alla qualità del lavoro svolto dal team The Coalition, ormai incaricato di portare avanti il brand. L'impegno profuso in questa riedizione è semplicemente fuori norma: le cinematiche ricostruite da zero, i modelli dei personaggi sostituiti, le architetture arricchite e le texture interamente rimpiazzate, sono risultati mai visti per un remake. Il valore della Ultimate Edition, poi, si misura anche grazie al multiplayer, raffinato nelle meccaniche e solido sul fronte dell'offerta, rilanciato persino sul circuito eSport. A chi fosse curioso di conoscere le origini della saga di Epic Games, consigliamo di dedicarsi soprattutto a disputare i match online, per scoprire dinamiche ancora oggi interessanti, e prepararsi all'arrivo, attesissimo, di Gears 4.

8

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