Recensione Ghost 1.0

Dall'autore dell'apprezzato UnEpic, arriva Ghost 1.0: un metroidvania atipico che pesca a piene dall'immaginario cyberpunk degli anni 80.

Versione analizzata: PC
recensione Ghost 1.0
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  • Pc

Il nome Francisco Téllez de Meneses può non dirvi molto. Eppure, nel lontano 2011, durante l'alba del boom che avrebbe portato i giochi "indie" ad avere sempre più visibilità sul mercato, il simpatico programmatore spagnolo diede vita a una sleeper hit divenuta nel corso degli anni un piccolo gioco di culto. Un metroidvania cartonesco chiamato UnEpic, contraddistinto da un azzeccato umorismo che si divertiva a canzonare irriverentemente gli stereotipi dei giochi fantasy. A distanza di anni Francisco torna sul mercato con Ghost 1.0, un (altro) metroidvania atipico che pesca a piene dall'immaginario cyberpunk anni 80. Ghost è mercenaria assoldata da due improbabili hacker in erba con lo scopo di infiltrarsi all'interno della Nakamura, una società che produce androidi servitori, per svelarne alcuni misteriosi segreti. A salvare l'anonimo plot viene in soccorso una sottile vena ironica (meno marcata rispetto a UnEpic) che rende i siparietti tra i tre protagonisti dei piacevoli diversivi tra velate, o meno, citazioni e situazioni variopinte. Niente grossi colpi di scena ma un gradevole racconto, narrato con tono leggero e scanzonato, che in alcune sezioni riesce a strappare una sincera risata e stempera i toni decisamente più seriosi della trama.

Ghost, in the shell

Al centro dell'attenzione, ovviamente, la stazione da esplorare attraverso le peculiari abilità di Ghost che rende il gioco un metroidvania atipico per due motivi. Il primo è legato a Ghost, capace di "uscire" dal suo guscio per prendere il controllo degli altri robot che popolano la Nakamura. La possibilità di entrare nei robot nemici e sfruttarne armi e capacità da vita a piccoli enigmi ambientali e situazioni da risolvere che donano al prodotto una sua identità caratteriale e rendono più varia l'esplorazione della base. Sotto questo punto di vista Ghost1.0 è azzeccato ma non del tutto brillante. Cinque aeree diverse, esplorabili seguendo delle missioni votate alla acquisizione di chiavi di sblocco o oggetti da analizzare, ognuna variegata e con delle meccaniche dedicate che allontana la monotonia del gameplay. In generale tutto il ritmo è decisamente ben dosato, tranne per una sezione finale legata alla risoluzione di particolari enigmi ambientali che si protrae fin troppo a lungo nonostante la buona varietà della sfida proposta. L'unico problema sotto questo a questo aspetto è quello legato a un level design abbastanza basilare. Il gioco si concentra più sul combattimento che sull'esplorazione, e nonostante una morbida grafica bidimensionale che paga qualche riciclo di asset di troppo, offre solo nelle fasi avanzate delle architetture dei livelli leggermente più sofisticate. Siamo lontani dai fasti del genere ma non mancano piccoli segreti da scoprire sotto forma di strani modificatori che cambiano alcuni aspetti di gioco. questi cui sono legate alcune le idee più spiritose del gioco. Nella nostra run ne abbiamo trovato uno in grado di trasformare la mappa in codice Ascii ma ce ne sono diversi e nascosti nei punti più impensabili. L'altro punto atipico rispetto alla classica struttura da metroidvania è quella che riguarda i power-up. Nel momento in cui si inizia la partita, Ghost 1.0 chiede al giocatore con quale atteggiamento vuole affrontare il gioco: Da un lato troviamo una modalità classica, in cui i potenziamenti acquisiti vengono conservati dalla nostra protagonista in caso di morte. Dall'altra troviamo una modalità che spinge il genere più sul versante rogue-like. Qui sarà più facile mettere mano sui vari potenziamenti, ma nel momento in cui si muore questi saranno irrimediabilmente persi. La cosa non tocca logicamente i talenti della protagonista: punti particolari con cui possiamo sbloccare abilità e bonus permanenti. In entrambi i casi i vari gadget - praticamente tutti legati al combat system, scordatevi rampini o altri oggetti che sfruttano il lato platforming del gioco - non vengono sbloccati in aree specifiche ma vanno acquistati nei vari negozi presenti attraverso dei crediti che si ottengono distruggendo i nemici. Subentra qui una strizzata d'occhio, volontaria o meno, anche a Dark Souls visto che i crediti,fondamentali per migliorare il nostro personaggio, sono la prima cosa che perderemo nel caso il nostro droide venga distrutto.

A livello di gameplay questo rende il backtracking necessario per farmare crediti attraverso il meccanismo degli allarmi. Il risultato pende verso il lato del grinding. Molte stanze della base saranno dedicate a un sistema crescente di allarmi, obbligatori la prima volta e opzionali in seguito, che ci faranno piombare addosso varie ondate di nemici. Queste sezioni sono divertenti grazie a delle armi fantasiose e una buona risposta di controlli, e trasformano il gioco in uno shooter nudo e crudo che nei livelli più avanzati sfora quasi nel campo dei bullet-hell. Pur vero che a volte le sessioni dedicate ad accumulare i crediti possono diventare tediose nel momento in cui si è esplorata tutta la zona e si vuole solo mettere mano su uno dei gadget. Soprattutto se qualche inciampo come una morte inaspettata ci costringe a ricominciare il farming da zero. Ghost 1.0 è un metroidvania dove le influenze più moderne servono a dare spessore più che a riscrivere da zero le regole. Una formula non perfettamente bilanciata ma riuscita, complice il buon armamentario presente. Il difetto maggiore è dato da una curva di difficoltà non calibrata sempre in modo graduale.

L'esperienza di gioco cambia sensibilmente se si decide di giocare il gioco in modalità classica o survival, ma in ambo i casi le varie sezioni di gioco vedono picchi di difficoltà inaspettati che rischiano di risultare frustranti: esempio emblematico è quello del primo boss di gioco, ritenuto all'unanimità il più difficile a causa dell'assenza di power up. Dopo una prima sezione molto soft utile a far prendere dimestichezza con i controlli, il gioco ci getta in un combattimento che richiede ben più di qualche tentativo giocato a denti stretti e mani sudate per essere superato. Ci si aggiunge la sconsiderata tendenza di Francisco a *trollare *il giocatore con piccole note di cattiveria. Non voglio rovinarvi la (nefasta) sorpresa ma alla fine del primo boss-fight prestate molta attenzione. Tirando le somme Ghost 1.0 non raggiunge le vette di altri recenti mostri sacri, ma la dimensione minore del progetto mostra comunque passione, inventiva e un genuino amore per il genere arricchito da una formula di gioco che sacrifica il lato esplorativo ma riesce lo stesso a rendere il gioco accattivante dall'inizio alla fine grazie alla varietà di armi, gadget e segreti sparsi sulla stazione spaziale Nakamura.

Ghost 1.0 Francisco torna a dire la sua sui metroidvania, questa volta cercando di svecchiare la formula grazie a degli elementi rogue-like e, perché no, anche souls-like. Il risultato è riuscito ma imperfetto, soprattutto per quanto riguarda il bilanciamento. Sacrificata la parte esplorativa, resta un esponente del genere dall’impronta fortemente shooter, comunque ben congegnato, vario il giusto e pervaso da una sottile ironia di fondo capace di catturare e mantenere viva l’attenzione del giocatore. Se siete fan del genere è assolutamente un obbligo darci un occhiata, non ne rimarrete delusi a patto di non aspettarvi il nuovo Axiom Verge.

7.7

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