Recensione Ghost Blade

L'indimenticabile console Sega non vuole saperne di sparire. Grazie all'impegno inesauribile di Hucast Games un nuovo shoot ‘em up per Dreamcast, classico e cattivo come ogni arcade che si rispetti.

Versione analizzata: Dreamcast
recensione Ghost Blade
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  • DC
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Se fosse un film, avrebbe la faccia di Bruce Willis dopo aver salvato Los Angeles in Die Hard. O lo sguardo beffardo di Sean Connery mentre insegna a Christopher Lambert come diventare l'ultimo degli immortali. Il Dreamcast non è stato soltanto il canto del cigno di un'azienda storica e immensa come la Sega, ma è stato probabilmente anche il prodotto migliore concepito dalla casa di Sonic, quello più ambizioso, più rivoluzionario, ma anche più romantico, coerente, rispettoso della gloriosa tradizione di una società che ha stravolto il nostro modo di giocare. Non stupisce che, ancora oggi, il Dreamcast continui a vivere. Ci sono community dedicate alla salvaguardia di alcuni dei suoi giochi più rappresentativi, come l'irraggiungibile Phantasy Star Online, che introdusse un concetto di multiplayer che oggi seguono tutti. Ci sono sviluppatori indipendenti, piccole software house, che ancora continuano a produrre titoli per la console con il logo a spirale, che continuano ad alimentare questo sogno che non ha proprio nessuna voglia di abbandonarci. Piccole aziende come Hucast Games, che si è specializzata in un genere che trovò su Dreamcast forse la sua terra promessa: gli sparatutto. Anzi, gli shoot ‘em up, quelli con le astronavi e ondate infinite di alieni e power up. L'ultimo arrivato si chiama Ghost Blade, si può acquistare dal sito di Hucast Games a 42,95 euro, ed è un tuffo nei suoni elettronici e colori psichedelici degli anni '90.

Autofire

Ghost Blade è uno sparatutto classico, nel miglior senso possibile del termine. Cinque livelli di caos assoluto in cui dovrete spazzare via orde infinite di nemici. All'inizio potrete scegliere una delle tre astronavi disponibili, pilotate da splendide ragazze che sembrano uscite da uno spin off di Evangelion. Una scelta non solo estetica, perché ogni nave ha uno stile offensivo specifico. La prima ha uno sparo molto largo, in grado di colpire più nemici ma facendo poco danno. La seconda ha uno sparo stretto ma devastante. La terza, invece, è una via di mezzo tra le due: sparo leggermente più aperto ma danno soltanto medio. Ogni nave ha poi due modalità di fuoco: veloce e stretta oppure larga ma più lenta. Significa che i proiettili, a prescindere dal modello di astronave che avete scelto, potranno colpire un'area più estesa, ma più lentamente, oppure un'area più stretta, ma con una cadenza nettamente maggiore. I nemici uccisi con lo sparo più lento rilasciano delle stelle d'oro che permettono di fare più punti. Quelli eliminato con lo sparo più veloce, invece, rilasciano delle bolle che vanno a ricaricare una barra che, quando piena, permette di utilizzare una bomba che pulisce tutto lo schermo, eliminando ogni avversario. L'idea dei programmatori è semplice quando efficace: tramite anche un ottimo design dei livelli e delle tipologie di nemici, Ghost Blade vi costringe a passare costantemente da un tipo di sparo all'altro, cercando di alternare i momenti in cui conviene fare punti a quelli in cui invece è più saggio cercare di riempire di nuovo la barra della special. Il sistema funziona molto bene, anche e soprattutto grazie a livelli progettati davvero alla perfezione. Si vede che quelli di Hucast hanno una certa esperienza nel settore. I cinque livelli sono calibrati con grande attenzione. Se il primo serve più che altro a introdurvi alle meccaniche di base, il secondo e il terzo sono già ricchi di sfide, mentre per gli ultimi due aspettatevi caos puro, con nemici che vi arriveranno addosso da tutte le parti, senza un attimo di sosta.

La macchina dei sogni

Tecnicamente, il gioco sfrutta molto bene le potenzialità del Dreamcast. La grafica è un misto 2D/3D con boss enormi che arrivano a occupare tutto lo schermo. Assolutamente obbligatorio giocarlo con il VGA Box, altrimenti si perde buona parte della qualità. Se per usate il cavo VGA, in cambio avrete un gioco definitissimo, splendido da vedere, con una colonna sonora drum ‘n' bass che entra nel cervello (valutate l'acquisto della collector's edition che comprende anche la colonna sonora) come il motivetto dell'estate. In questo tripudio di colori psichedelici, sprite schizofrenici e quintali di roba che si muove su schermo, è lodevole che il gioco riesca a essere sempre fluido e anche molto chiaro: saprete sempre quello che accade su schermo, vedrete chiaramente i colpi dei nemici, i power up, le stelle da raccogliere: tutto è sempre molto leggibile, una caratteristica fondamentale per un gioco come questo. Insomma, tutto bene? Non proprio. Il problema di Ghost Blade è che è finisce tutto un po' troppo presto. Il livello di difficoltà non è così elevato per un titolo che si rivolge a una strettissima cerchia di giocatori tendenti al masochismo. Chi oggi gioca gli sparatutto vuole una sfida al cui confronto Bloodborne deve sembrare Candy Crush. Ghost Blade non è così difficile, preferisce essere più immediato, più sfruttabile da un pubblico più ampio. Il che andrebbe bene se ci fossero livelli di difficoltà extra, una volta completati i cinque livelli. Invece no, niente di tutto questo: l'unica sfida è provare a finirlo con una sola vita. Anche il gioco, in sé, è un po' troppo già visto. Rimane insomma quella sensazione che sulla macchina che ha ospitato capolavori come Ikaruga, Mars Matrix e Border Down (ok, questo è un po' meno capolavoro ma è sempre un grandissimo titolo) si poteva fare molto di più.

Ghost Blade Il fatto che continuino a uscire titoli per il Dreamcast, e anche con una certa regolarità, a così tanti anni di distanza dalla sua "scomparsa", è qualcosa di incredibile, affascinante, semplicemente magnifico. Ghost Blade è un'altra ottima aggiunta, che consigliamo a tutti gli appassionati di shoot ‘em up: non è perfetto come Ikaruga, è un po' prevedibile e non offre molto da fare una volta che lo avrete finito, ma è realizzato con grande cura e attenzione per i dettagli, ha un level design praticamente perfetto, scontri con boss grandi il giusto e un sistema di gioco semplice ma che richiede anche un minimo di strategia e cervello. Insomma, non è un titolo che andrà nell'Olimpo dei migliori, non è Ikaruga, ma se siete appassionati del genere e non siete tra quelli (vergogna) che hanno già messo il Dreamcast in soffitta o, peggio ancora, su eBay, allora è un acquisto praticamente obbligatorio. Non vediamo l'ora di scoprire quale sarà il prossimo lavoro di Hucast. Si parlava di un platform...

7

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