Recensione Ghostbusters: Sanctum of Slime

Gli acchiappa fantasmi ritornano in un insulso top scrolling shooter

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Ghostbusters: Sanctum of Slime
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Adriano Della Corte Adriano Della Corte Da quando ha ricevuto in regalo il suo primo Gameboy all'età di 5 anni, non ha mai smesso di giocare. Grande appassionato di platform e di epiche avventure. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

C'è sempre stata un'interessante attrazione tra il marchio Ghostbusters ed il mondo dei videogiochi. Gli acchiappa-fantasmi newyorchesi del grande schermo hanno fatto sognare i videogiocatori, soprattutto quelli che desiderano da una vita di intrappolare una presenza ectoplasmatica imbracciando il proprio fucile protonico. Peccato che di tutti gli esperimenti effettuati in questi decenni, davvero pochi possano considerarsi memorabili. E Ghostbusters: Sanctum of Slime non fa assolutamente eccezione. Sviluppato da Wanako Games per conto di Atari, questo videogioco digital delivery è uno scrolling shooter che non solo non ci permette di impersonare lo storico quartetto dei due film della saga, ma che fallisce anche nel proporre un esperienza divertente e interessante.

Quando i flussi si incrociano

Ghostbusters: Sanctum of Slime propone una campagna single player composta da 12 livelli, in cui potremo impersonare uno dei 4 apprendisti acchiappafantasmi che sostituiscono la squadra storica. L'introduzione, in stile fumetto, ci introduce agli avvenimenti che portano ad un'invasione di massa di fantasmi ed altre creature mostruose nella Grande Mela. Il nuovo (e per nulla memorabile) team di eroi non è altro che una scialba fotocopia di quello originale, privo di qualsivoglia personalità. Superato il prologo (probabilmente la parte più interessante di Sanctum of Slime), ci troveremo a debellare un gruppo di fantasmi all'interno di un hotel, guidati da un "non più vivo" chef pronto a scatenare il suo esercito contro di noi. Il gameplay è quello classico degli shooter con visuale dall'alto: con lo stick sinistro gestiremo i movimenti del nostro personaggio, mentre quello destro sarà dedicato alla mira. Stavolta, per sparare, dovremo premere l'analogico stesso. Le armi a nostra disposizione sono tre, ognuna contraddistinta da un colore differente - rosso, giallo o blu. I fantasmi che ci troveremo ad affrontare saranno anch'essi delineati dagli stessi cromatismi, e ne consegue che per eliminarli dovremo abbinare l'arma giusta al colore dell'entità ultra-terrena. Una dinamica davvero esile, che dopo i primi livelli di gioco scadrà inesorabilmente nella monotonia più assoluta. Armi secondarie o potenziamenti acquistabili tramite l'uso dei crediti raccolti lungo il cammino avrebbero sicuramente donato profondità al gameplay: peccato che di tutti questi elementi non ne sia presente neppure uno.
Alla piattezza generale contribuiscono anche le ambientazioni degli stage. In ogni livello saremo chiamati ad esplorare diversi luoghi, che ai nostri occhi appariranno tutti simili tra di loro, non solo per gli elementi scenici, ma anche sul fronte del level design e delle creature che li popolano. Ogni quadro è frammentato in singole stanze chiuse, in cui il giocatore dovrà eliminare l'orda di nemici prima di poter avanzare all'ambiente successivo, dove dovrà ripetere esattamente la stessa procedura. Se si aggiunge il fatto che le tipologie di fantasmi si contano sulle dita di una mano, ci chiediamo come sia possibile non annoiarsi dopo alcuni minuti in compagnia di questo titolo.
Le cose diventano leggermente più interessanti con le battaglie contro i boss di fine livello. In questi casi il videogioco ci chiederà di mettere in mostra il nostro spirito di collaborazione con gli altri membri della squadra: cosa però tutt'altro che semplice, dato che i nostri compagni saranno gestiti da una IA poco efficiente.
Di frequente le battaglie richiederanno di focalizzare il fuoco su un punto debole esposto: azione non sempre eseguita dai personaggi comandati dalla CPU. Inoltre, gli altri acchiappa fantasmi si frapporranno spesso tra noi ed il nostro obiettivo, sbaglieranno ad utilizzare l'arma idonea per eliminare un nemico, o semplicemente non spareranno affatto nel momento del bisogno. A questo punto sarebbe stato meglio essere da soli, ad affrontare la minaccia ectoplasmatica!

Multiplayer inceppato

Le cose, per quanto riguarda la gestione delle azioni sullo schermo, migliorano sensibilmente in compagnia di altri tre amici, sia online che in locale. Punto di forza, se così si può dire, di questo titolo è infatti il comparto multiplayer co-operativo, che riesce a risollevare in parte le sorti della pessima esperienza legata alla campagna per giocatore singolo. La monotonia del gameplay rimane, ma almeno costatiamo un certo coinvolgimento nel giocare in compagnia.
Tuttavia, l'assenza di una funzione Drop in/Drop Out, sia in rete che nel salotto di casa, rende l'esperienza multiplayer rugginosa, soprattutto se si ha intenzione di completare l'intera campagna.
In locale, se un giocatore abbandona, non potremo direttamente sostituirlo alla CPU; Online invece, gli amici non potranno aggiungersi a partita già avviata, e in caso di disconnessione degli altri 3 giocatori, ci ritroveremo a rivivere l'ammorbante esperienza single player appena descritta.
Tecnicamente il gioco appare decisamente scialbo: graficamente gli ambienti sono spogli, elementari, e le reazioni dei pochi elementi distruttibili presenti vengono regolate da un engine fisico fin troppo esile. Per non parlare dei nemici: pochi, monotoni e privi di qualsiasi carisma. Infine manca un doppiaggio voci, ma è soprattutto la colonna sonora ridotta ai minimi termini ed l'uso degli stessi effetti acustici durante tutta la partita ad appesantire il comparto audio, ripetitivo anch'esso all'inverosimile.

Ghostbusters: Sanctum of Slime Incapace di destare l'interesse degli appassionati di shooter in terza persona, o dei fan delle pellicole da cui il gioco trae - indegnamente - il nome, Sanctum of Slime si aggiunge alla collana dei peggiori titoli su licenza mai realizzati. Una noia assoluta pervaderà le vostre partite in single player, mentre meccanismi poco dinamici del multiplayer vi impediranno di gustare con tranquillità una sessione di gioco in compagnia di amici. Ghostbusters: Sanctum of Slime è un titolo che andrebbe dimenticato il prima possibile.

4

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