recensione God of War 3

L'urlo di Kratos travolge l'occidente

God of War 3

Videorecensione
God of War 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4

Quest’inizio 2010, in tema action game, ci ha già regalato una nutrita schiera di prodotti tripla A, più di quanti non se ne siano visti in una delle intere annate precedenti.
Nonostante i vari Bayonetta (se non consideriamo l’anticipo del day one), Darksiders e Dante’s Inferno abbiano letteralmente fatto faville, i videogiocatori, nello specifico quelli legati alla console Sony, non possono ancora dirsi soddisfatti.
E' infatti in uscita il 17 Marzo, in esclusiva Playstation 3, il terzo capitolo della saga God Of War, brand che ha dato i natali a moltissime delle feature che caratterizzano buona parte delle più importanti produzioni del genere.
Il team Sony Santa Monica, in occasione della fine della saga di Kratos (quindi, attenzione, non del brand), ha promesso di confezionare un titolo ancor più epico, da ricordare negli anni.
Finalmente, a poco meno di dieci giorni dal lancio, abbiamo avuto l’occasione di assaporare l’atto finale della vendetta di Kratos, sviscerato per voi nelle prossime righe.

Il ritorno del fantasma di Sparta

In God Of War 3 troviamo Kratos esattamente dove l’avevamo lasciato. Dopo aver aperto il vaso di Pandora, ucciso Ares e subìto la rappresaglia degli Dei dell’Olimpo, lo spartano per eccellenza è pronto, grazie anche all’appoggio dei Titani, ad ultimare la sua vendetta.
I primi minuti di gioco, che rappresentano senza ombra di dubbio la miglior apertura di sempre per quel che riguarda un action game, vedono il nostro violento eroe “cavalcare” Gea nell’intento di scalare il sacro monte.
Sulle spalle del Titano -rigorosamente in tempo reale- Kratos deve affrontare i primi nemici, tra i quali Poseidone, in una delle battaglie più spettacolari del gioco.
Annientato il signore dei mari è il momento di affrontare Zeus, che si dimostra però ancora inarrivabile e spedisce il nostro muscoloso eroe negli abissi dell’Ade.
La seguente nuotata nello Stige prosciuga Kratos da molti dei poteri acquisiti, lasciandone al minimo le proverbiali barre che contraddistinguono energia e mana ed immettendo finalmente il giocatore in quella che è la vera e propria avventura.
Con l’aiuto di pochissimi alleati l’ex Dio della Guerra dovrà risalire dagli inferi all’Olimpo, superando innumerevoli insidie ed annientando senza alcuna pietà i nemici che gli si pareranno di fronte.
Sebbene l’intreccio narrativo non sia dei più articolati (anche perchè non vuole esserlo), le 8-10 ore di gioco necessarie per completare l’avventura scorrono fluenti; l’attenzione del giocatore, grazie ad un ritmo sempre incalzante, è costantemente ai massimi livelli e l’appagamento finale, sebbene si tratti di una conclusione “scontata”, è totale.

Violenza inaudita


Dal punto di vista del gameplay God Of War 3 non si scosta minimamente dalla struttura, solidissima ed oltremodo collaudata, inaugurata con successo cinque anni fa dagli studi Santa Monica.
L’azione, costante irrinunciabile dell’esperienza, si mescolerà quindi ad una nutrita serie di momenti d’esplorazione durante i quali impegnarsi nella ricerca di reliquie particolari e nella risoluzione di interessanti puzzle ambientali.
Molto minori ma altrettanto interessanti i momenti cosiddetti “platformici”, durante i quali il nostro eroe avrà tempo di rifiatare dai combattimenti sfruttando i suoi indubbi mezzi atletici per superare ostacoli di sorta.
Il cuore del gameplay, tuttavia, è sempre il combattimento, veicolato dall’innumerevole mole di combo e dal famosissimo sistema Quick Time Event adottato per la violenta esecuzione dei nemici, la cui brutalità vede in questo terzo episodio il suo culmine, facendo sembrare a confronto i capitoli precedenti favolette per bambini.
L’aspetto più interessante di God Of War 3, quello ciò che davvero lo contraddistingue dai pur ottimi predecessori, è l’ancor più rimarcata evoluzione del gameplay nel corso dell’avventura.
Sconfiggendo questa o quella Divinità otterremo dei benefici che, pian piano, ci permetteranno di approcciare il prodotto in maniera diversa; se all’inizio, ad esempio, dovremo soggiogare un ciclope per eliminare una particolare tipologia di nemici dotati di scudo, una volta guadagnati i guanti di Cestus (già visti nella demo) potremo tranquillamente occuparcene in prima persona.
E questo non vale solamente per i combattimenti, resi estremamente vari dalla mole di armi diverse (ben quattro), dalla possibilità di cambiare “al volo” concatenando le combo e dall’ottima varietà di nemici, ma anche -e talvolta soprattutto- per le fasi esplorative.
Alcuni avversari, infatti, lasceranno in eredità equipaggiamento utile non solo all’annientamento dei nemici ma anche a superare agilmente le difficoltà di un mondo devastato dall’avanzata degli enormi Titani; ne sono un banale esempio gli stivali di Hermes, che ci permetteranno di sfidare la gravità e scalare alcuni muri percorrendone un tratto in corsa.
L’approfondimento di queste meccaniche, capace di cambiare radicalmente il gioco due o tre volte durante il suo svolgimento, non ha precluso, in ogni caso, il mantenimento delle feature più care ai fan della saga.
In primo luogo ritroveremo la possibilità di sacrificare le anime acquisite per aumentare la potenza delle armi e dell’equipaggiamento, sbloccando, per le prime, nuove e potenti combinazioni e potenziandone gli spettacolari attacchi speciali allegati.
In secondo luogo torneranno, epici più che mai, gli spettacolari Boss Fight che hanno contraddistinto la serie e che vedranno Kratos impegnato in battaglie molto articolate. A nostro modesto parere, gli scontri di God of War III resteranno nella storia del genere come assoluto punto di riferimento.
Infine, ultimo ma assolutamente non meno importante aspetto, la spettacolarità.
In God Of War 3, complici anche i mezzi tecnici della Next Gen, tutto è amplificato cento volte rispetto al passato, in un esaltante crescendo che ad ogni scena saprà frantumare la mascella del giocatore.
Banale -ma doveroso- aggiungere che il livello di sfida offerto già dalla difficoltà “Normale” è decisamente appagante e che, grazie anche ad una serie di potenti oggetti utilizzabili solo dopo il primo playtrough, l’esperienza ludica di God Of War 3 durerà molto più delle sopracitate dieci ore.
Sfatiamo, per concludere, alcune voci giunte dalla rete che volevano, per l’ultimo capitolo della saga di Kratos, anche una componente multiplayer.
Ci si riferiva, in particolare, alla modalità “Challenge Room”, sbloccabile dopo aver finito il gioco; ebbene non si tratta di un’esperienza multiplayer, tanto meno online, ma della “semplice” possibilità di affrontare alcune particolari sezioni del gioco con obiettivi più impegnativi del semplice “avanza e distruggi”.
In ogni caso, un ulteriore boost alla longevità.

Spettacolare


Dal punto di vista tecnico, per il genere che rappresenta, God Of War 3 è forse l’apice -almeno per ora- di questa generazione videoludica.
I modelli poligonali, del protagonista, dei comprimari e dei nemici, sono realizzati con cura maniacale e ricchissimi di particolari; le animazioni seguono il filone presentando una realizzazione di ottimo livello che rende ogni azione a schermo fluida e credibile.
Ottimi, sempre per quel che riguarda i modelli, anche texture e shader che li ricoprono, capaci di rendere alla perfezione le caratteristiche di ciascun materiale, le ferite, il sangue e chi più ne ha più ne metta.
Sin dal primo secondo di gioco però, questi dettagli sfuggono al giocatore, che non potrà fare a meno di rimanere letteralmente stupefatto osservando tutto ciò che accade a schermo, quasi sempre in tempo reale.
La prima fase di gioco, in questo senso, è la più esplicativa: mentre Gaia si arrampica sul monte Olimpo provocando distruzione qua e la, sulla sua schiena si svolgono innumerevoli battaglie tra Kratos (comandato dal giocatore) e l’esercito di Ade.
Quanto anche Poseidone, sotto forma di enorme mostro acquatico, attacca i due, l’inquadratura si allontana mostrando il fascino di un meraviglioso panorama. Il giocatore, però, è ancora in controllo dello spartano, che si aggrappa al titano in procinto di cadere e prosegue la sua battaglia.
In questo frangente possiamo apprezzare anche i mostruosi effetti particellari che caratterizzano il motore di gioco: tra uno schizzo d’acqua e l’altro la creatura di Poseidone viene schiacciata contro la montagna “frantumandosi” in una cascata d’acqua che avvolge i due scalatori. 
Ancora una volta stupiti dall’essere al controllo diretto del protagonista, ci fiondiamo addosso alla divinità rimasta scoperta per sferrare l’attacco finale in quella che si dimostra, come abbiamo già detto, l’opening più impressionante in tutta la storia dei videogiochi.
Tutto ciò che avviene in real-time (il 90% di quel che accade nelle dieci ore di gioco insomma), per quanto davvero impressionante, si muove a 30fps costanti che, nelle scene più concitate, quando il numero di nemici si fa davvero elevato, mostrano qualche leggero tentennamento.
Nei frangenti più spettacolari il motore grafico viene alleggerito da un gradevole effetto sfocatura, a volte un po' esagerato ma mai fastidioso.
L’effetto globale, complici anche ambientazioni enormi il cui sfondo è in continuo mutamento ed una perfetta gestione dell’illuminazione, è devastante; di una magnificenza tale da essere difficilmente descrivibile a parole.
Pochissime, inoltre, sono le sbavature di quel che si mostra a schermo: nel corso di tutta l’avventura possiamo dire di aver notato, avvicinandoci ad alcuni elementi, soltanto qualche texture meno definita delle altre, difetto assolutamente passabile vista la bontà del contorno.
Ottima anche la colonna sonora, capace, come d’altronde la serie ci ha abituato, di sottolineare con tonalità più profonde ed incalzanti i momenti clou e, più in generale, di sposarsi con innata naturalezza ad ogni momento di gioco.
Meno d’impatto il doppiaggio in italiano, forte dei doppiatori storici ai quali si aggiungono delle novità (vedi Hermes) non molto gradite; la versione inglese, insomma, è decisamente di maggior impatto e di più costante qualità.

God of War 3 God Of War 3, pur senza il bisogno di stravolgere le formule “classiche” (peraltro da lui stesso sdoganate) è, sinora e senza alcun dubbio, il miglior action game di questa generazione. Il carisma del personaggio, l’alta attenzione per la conclusione dell’avvincente saga di Kratos, un gameplay estremamente vario ed in costante mutamento ed un comparto grafico capace quasi di spazzare via nei primi dieci minuti quanto visto in questi cinque anni di Next Generation rendono la produzione Santa Monica, dopo Heavy Rain, la più potente delle esclusive Sony. Il titolo, in primis per gli appassionati di action game in secondo luogo per tutti i possessori di Playstation 3, è insomma di quelli da non perdere assolutamente. Un capolavoro senza mezzi termini.

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