Recensione God of War 3 Remastered

In attesa del nuovo episodio della saga, il guerriero di Sparta torna su PlayStation 4 con l'edizione rimasterizzata del terzo episodio della serie, uscito originariamente nel 2010.

God of War 3 Remastered

Videorecensione
God of War 3 Remastered
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  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

E' ancora rombante, violenta e spettacolare, la terza avventura di Kratos: anche se sono passati cinque anni dall'uscita e la nuova generazione di console ci ammalia ormai coi suoi lustrini. Quello che si muove a schermo nell'edizione Remastered di God of War 3 -la quantità traboccante di divinità, arpie, minotauri e automi che si sottomettono al massacro del Fantasma di Sparta- lascia ancora oggi a bocca aperta. Il merito, più che della conversione, è però del materiale originale: che solo in parte ha perso il suo fascino e la capacità di stupire. Il fatto che l'esperienza di gioco "tenga botta", e fronteggi a testa alta i suoi più moderni colleghi, la dice lunga sulla qualità del lavoro di Santa Monica Studios, e a posteriori giustifica l'esaltazione che colse il mondo videoludico quando, su PlayStation 3, si consumò la vendetta dello Spartano. Oggi, con la scusa di festeggiare il decimo anniversario della saga avviata da David Jaffe, Sony ripubblica questo grande capolavoro dell'action, cercando di farlo arrivare tra le mani di tutti quei giocatori che per un motivo o l'altro se lo sono persi nel 2010. L'operazione, che sembra pure voler "alleviare" l'attesa dei fan per un eventuale nuovo episodio, è in verità un po' "furbetta", e non basta il prezzo di copertina ribassato a giustificarla pienamente. Assieme alla trilogia di Nathan Drake, l'arrivo di questo Remaster sembra infatti un sistema per rimpinguare una line-up non proprio ricchissima. Al di là delle questioni prettamente commerciali, bisogna anche dire che l'impegno produttivo che Santa Monica ha riversato nel gioco non è certo esemplare. E se l'aggiornamento tecnico è il minimo sindacale che si potesse sperare per una remaster, pure certe scelte di design cominciano a scricchiolare, soprattutto alla luce delle conquiste di sua maestà Bayonetta 2.

Le rughe dell'età

1080p e 60 frame al secondo, per un titolo trascinato su PlayStation 4 direttamente dalla scorsa generazione, non sono più una meraviglia: sono la base di partenza. E l'edizione Remastered di God of War 3, almeno sulle basi, non sbaglia. Il gioco gira fluido e senza incertezze, e l'incremento della risoluzione -unito ai buoni filtri di post processing- ci consegna una scena sempre pulita, nitidissima e senza sbavature. Si dirà, semmai, che gli effetti dei 60fps, con le inquadrature fisse che da sempre rappresentano un marchio di fabbrica della serie, si percepiscono un po' meno che in altre occasioni, e che da questa impennata della fluidità, almeno "a pelle", l'avventura di Kratos sembra aver beneficiato solo in parte.Non del tutto impressionante, poi, è il lavoro sulle texture, che sono ottime quando si parla di modelli del protagonista e dei nemici, ma solo in certi casi valorizzano a dovere gli ambienti di gioco. La gestione delle fonti di luce è stata aggiornata un po' furbescamente, con la massima attenzione quando era opportuno (lo scontro con Ade, mentre i riflessi delle Lame dell'Esilio divampano sui bassorilievi delle pareti, è letteralmente favoloso), ma lasciata molto statica nella maggior parte dei casi. Altalenanti pure gli effetti speciali: da una parte c'è il guizzare abbondante del sangue denso e oleoso dei nemici, dall'altra le fiamme e le esplosioni dal look sicuramente più "antico". Ovviamente gli scheletri poligonali delle strutture non sono stati toccati (sarebbe stato chieder troppo), e svelano assieme ai fondali statici l'età anagrafica della produzione, ma al di là di questo l'operazione di conversione non può dirsi impeccabile. La tremenda compressione dei (rari) filmati pre-renderizzati (seppur col motore di gioco) conferma che il porting è un po' frettoloso. God of War 3 Remastered, insomma, perde il confronto con tante altre riedizioni, pubblicate in casa Sony o dalla concorrenza.

Questa è (sempre) Sparta!

Mettendo da parte le questioni prettamente tecniche, giocare a God of War 3 -anche solo per riscoprirlo dopo così tanto tempo- è ancora discretamente piacevole. La battaglia finale di Kratos per uccidere Zeus e i suoi divini lacchè fa propria la formula che decretò il successo dei predecessori, alternando timide sequenze d'esplorazione a scontri furiosi, e condendo il tutto con un po' di puzzle solving. Il punto di forza dell'avventura resta la sua indole esagerata, che si manifesta non solo nelle battaglie, ma nell'aggressività mitologica del protagonista e nel suo integrale disprezzo per ogni creatura, divinità o eroe possa incontrare. Ad essere diventato leggendario, insomma, è il proposito di vendetta dello Spartano, che non ha cura e rispetto per nessuno: brucia i martiri delle leggende greche, li strappa dai loro supplizi eterni per darli alla morte, e poi trucida gli dei strappandogli gli occhi, l'anima, la testa.In termini di iconografia e momenti memorabili il secondo capitolo della serie (quello firmato Cory Barlog) resta ancora imbattuto, ma anche God of War 3 non scherza: raggiunge il suo apice di brutale lirismo durante gli scontri con i boss, tenutissimi ed estesi, titanici nel vero senso della parola: fatiche erculee a cui Kratos si dedica con la sua solita, incrollabile malevolenza.

Ancora oggi, insomma, la conquista dell'Olimpo è bella da giocare, raccontata in maniera molto elaborata anche grazie ad un backtracking particolarissimo e ben studiato, intrisa di una spettacolarità insistente e inesauribile. Il gameplay, invece, inizia un po' a scricchiolare. Non tanto sul fronte degli enigmi, alcuni dei quali inaspettatamente complessi, quanto sul fronte dell'azione. God of War è sempre stato un action abbastanza permissivo, molto meno tecnico rispetto a tanti colleghi: incline al button mashing e attento a rimanere accessibile in ogni situazione. Anche in termini di combat system, insomma, Santa Monica ha sempre voluto puntare sulla varietà (di armi, reliquie, attacchi speciali) e sulla spettacolarità. Il fatto che God of War 3 resti facilmente abbordabile anche da chi non ha molta dimestichezza con il genere rimane sicuramente un punto a favore della produzione, ma ormai i vorticosi attacchi di Kratos, le capriole un po' ingessate, e soprattutto le inquadrature fisse risultano abbastanza "antiche". Forse è vero che negli ultimi cinque anni non c'è stato un action altrettanto "popolare", ma mentre il filone più "tecnico" del genere (quello che ci ha regalato DmC e Bayonetta 2) si è evoluto puntando sul dinamismo, sulla velocità, su un combat system sempre più stratificato, la saga di God of War è sempre rimasta generalmente immobile fin dal suo esordio, operando opportune sostituzioni nelle armi secondarie ma senza cambiare volto. Dopo dieci anni, il bisogno di una sferzata comincia a sentirsi.

God of War 3 Remastered Se non avete mai giocato a God of War 3, l'uscita di questa edizione rimasterizzata è una scusa più che buona per godersi un action di carattere, e capire come mai Kratos sia entrato così prepotentemente nell'immaginario dei giocatori. Il sentiero tracciato da Santa Monica è quello di un titolo dall'animo eccessivo e smodato, sostenuto da una messinscena fragorosa ma tutt'altro che punitivo. Purtroppo, a chi non conosce la saga l'assenza dei primi due capitoli risulterà abbastanza pesante, tant'è che questa operazione risulta molto più difficile da giustificare rispetto ad una collection. Anche ammesso che il gioco voglia rivolgersi ai fan di lungo corso, per farli stare buoni in attesa di un nuovo annuncio, il lavoro di conversione non ci è parso stratosferico: Santa Monica ha fatto il minimo indispensabile per non sfigurare su PS4, con qualche trovata scaltra per valorizzare soprattutto gli scontri principali. Kratos resiste insomma non per merito del lifting, ma grazie al suo carisma, al grandioso respiro dell'azione, all'uso irriverente che fa della mitologia classica.

7.5

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