Recensione God of War: Collection Volume II

Le due avventure di Kratos su PSP arrivano in versione casalinga

Versione analizzata: Playstation 3
recensione God of War: Collection Volume II
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  • Ps3

La moda delle collezioni in HD, soprattutto su Playstation 3, non sembra intenzionata a fermarsi. Nel corso della passata stagione abbiamo accolto più o meno benignamente sia la prima trilogia di Prince of Persia che quella di Tomb Raider, e adesso sta per arrivare sugli scaffali la raccolta delle prime avventure di Sam Fisher. A dare l'avvio a questo “fenomeno” è stata proprio Sony, quando confezionò il pregevolissimo pacchetto che conteneva i primi due God of War, prodotti ancora piuttosto freschi in quanto a Gameplay e soluzioni di game design.
L'impegno che la casa madre profonde per saziare i collezionisti più sfrenati o i giocatori che si sono persi qualche vecchia gloria è stato, da allora, assolutamente esemplare. Qualche mese fa è arrivata infatti la trilogia dedicata a Sly, e questo settembre accoglieremo a braccia aperte due nuove raccolte, dedicate rispettivamente ai capitoli portatili di God of War e ai due capolavori con cui Fumito Ueda ha dato un senso alla passata generazione.
Se della coppia ICO e Shadow of the Colossus parleremo la prossima settimana (su Everyeye l'appuntamento per la recensione è per l'8 Settembre), in questa occasione sviscereremo a fondo la God of War Collection Volume II, che contiene le quelle due piccole perle portatili che sono Ghost of Sparta e Chains of Olympus. Riuscirà questo secondo volume a bissare il successo del precedente? Ad aiutarlo non solo il prezzo buget, ma anche una conversione che fa di tutto per mettere i risalto le bellezze tecniche della coppia di titoli PSP.

Un passato a portata di mano

Prima di cominciare, pensiamo sia doverosa una piccola premessa, riguardo il concetto alla base di questa raccolta. Generalmente le trilogie, o le riedizioni per il mercato Digital Delivery di grandi titoli del passato, servono a rendere accessibili contenuti videoludici che hanno esordito nella scorsa generazione, concedendo così i capolavori fondanti del medium all'allargato popolo videoludico che ha conosciuto solo recentemente l'intrattenimento digitale. In questo caso, però, i due God of War sono prodotti piuttosto recenti, che hanno rimpolpato l'asfittica Line-Up PSP sostenendo le vendite anche a fronte di un periodo di notevole crisi. Non si tratta dunque di titoli difficili da recuperare: entrambi sono disponibili a prezzo budget in qualsiasi negozio specializzato.
Ma, a questo punto, è inutile girarci intorno: Playstation Portable non è mai stato un gran successo nel vecchio continente ed in America, e adesso che è arrivata alla fine del suo ciclo vitale (venduta a 99 euro in attesa che Vita la seppellisca del tutto), può sembrare davvero un peccato “sprecare” del software così ben sviluppato. Presentati al pubblico come due vere e proprie Killer Application, Ghost of Sparta e Chains of Olympus non hanno certo convinto troppi utenti ad acquistare una console con poche prospettive e in costante carenza di titoli appetibili. Ecco allora che riproporli su Playstation 3 può essere una buona idea, tanto per accontentare tutti i fan di Kratos che non si sarebbero mai sognati di ricercare le due “avventure collaterali” in UMD.
Infine, un breve avvertimento per chi possiede entrambe le console ed è magari indeciso su qualche versione acquistare. Le migliorie tecniche -per quanto ben avvertibili- non rappresentano un valore aggiunto troppo stringente, ma di certo rendono i due titoli più appetibili. Se non avete bisogno della portabilità ad ogni costo, dunque, potreste guardare con attenzione a quest'ultima versione, sapendo ovviamente che le rifiniture dell'engine non sono tali da giustificare un eventuale secondo acquisto.

Ira Funesta

L'idea alla base di Chains of Olympus era quella di trascinare su PSP tutta la violenza dello spartano più famoso di sempre, senza sacrificare nulla in nome della portabilità. Il focus del team di sviluppo, dunque, è stato quello di adattare al meglio il gameplay veloce, vario e frenetico dei capitoli per Home Console, senza rinunciare ad un colpo d'occhio entusiasmante e spettacolare. In tutto questo l'aspetto più trasandato è senza ombra di dubbio il plot. La trama del primo capitolo portatile, collocata temporalmente prima del capolavoro originale per Playstation 2, traballa in più di un'occasione, e non riesce a stimolare più di tanto il videoplayer. I tratti caratteriali del protagonista gli restano incollati addosso come una maledizione, mentre la sua cieca dedizione alla causa degli Dei lo trascina di luogo in luogo a massacrare quanti più avversari possibile. Senza troppi colpi di scena, con un uso abbastanza smorzato degli spunti mitologici che invece esplodono negli ultimi due capitoli della trilogia casalinga, Chains of Olympus ci oppone un avversario infido ma difficile da odiare quanto l'altezzoso Zeus o il consesso delle sue servili divinità. La progressione si fa ben presto molto meccanica, e gli stimoli ad andare avanti non arrivano certo dalla sceneggiatura.
Molto migliore, su questo fronte, è la prova dell'esaltante Ghost of Sparta. Il comparto narrativo di questo secondo episodio è certamente più coraggioso, e va a collocarsi fra il primo ed il secondo episodio della trilogia recentemente conclusasi su Playstation 3. Mettendo al centro della scena il rapporto fra Kratos ed il suo dimenticato fratello, la trama si concentra sul senso di colpa che pesa, potente, nell'anima dello Spartano, e complice un'estensione più dilatata ed una progressione più distesa, riesce addirittura ad includere al suo interno qualche colpo di scena opportuno e riuscito.
C'è da dire però che a questa raccolta manca l'unitarietà che invece ha reso grande la trilogia originale. Senza questo preciso “disegno compositivo”, gli stimoli per i fan potrebbero essere non troppo evidenti. Il consiglio è comunque quello di recuperare i due titoli, se non si vuole restare all'oscuro di dettagli che potrebbero essere importanti. Alla fine di God of War 3, del resto, c'è un accenno al “fratello sbagliato” che potrebbe nascondere notevoli sorprese per quel che riguarda il futuro della saga.

Lance e Guanti d'arme

Dal punto di vista del Gameplay, entrambi gli episodi ripropongono inalterata la stessa formula dei capitoli “maggiori”. Il team responsabile delle due opere su PSP, l'eccellente Ready at Dawn, è stato capace di adattare alla dotazione di tasti dell'Handheld il profilo di un action vario e sfaccettato, non troppo complesso o infarcito di esuberanze e tecnicismi, ma di certo vivace quanto basta per intrattenere scacciando il fantasma del button mashing. Il porting su Playstation 3 ha in qualche modo giovato alla produzione, spostando nuovamente le schivate sulla leva analogica destra (molto meno immediata era la soluzione che coinvolgeva la pressione simultanea dei dorsali). L'impalcatura è resa solida comunque dalle fondamenta originali dei due prodotti, che ancora oggi si distinguono per freschezza, riuscendo nell'ardua impresa di non sembrare mere fotocopie dei fratelli maggiori. Il team di sviluppo, pur recuperando molti elementi della formula che ha reso grande God of War, è stato bene attento a differenziare la dotazione bellica di Kratos, che propone nelle due avventure, oltre alle immancabile catene, armi e magie inedite. Ecco dunque che spunta da una parte il Guanto di Zeus, e dall'altra -in un “revival crossmediale”- la tipica lancia e lo scudo dei soldati spartani (300 insegna). Si tratta come sempre di armi secondarie da utilizzare in particolari situazioni (legate anche all'immancabile puzzle solving), ma che servono per dare una forte connotazione caratteriale ai due prodotti. Allo stesso fine, e con più convinzione, si piegano anche le magie in dotazione, quasi vere e proprie evocazioni che ci permettono di liberarci facilmente dai molti nemici che si affollano sullo schermo. Veramente indimenticabili sia l'evocazione di Efreet che la discesa repentina della falange di Spartani, legata ad un effetto grafico dallo stile splendido. A rendere gradevoli entrambi i capitoli troviamo anche una serie di Boss Fight di sicuro impatto, nonché un grande lavoro sul fronte del level design. Certo, anche in questo caso dobbiamo registrare qualche “contrazione”, che rende di fatto i due episodi meno intriganti, una volta trasportati in un ambiente come quello dell'intrattenimento casalingo. I Puzzle ambientali, ad esempio, sono decisamente più basici rispetto a quelli, già abbastanza elementari, del secondo e terzo capitolo. E smussato appare anche il design dei nemici, che non riesce a proporre avversari “iconici” come le Chimere o le Arpie di God of War 3. Infine, il tasso di violenza, sebbene alto e facilmente avvertibile, non supera le ardite uccisioni del secondo capitolo, gli sbudellamenti del terzo, e resta nettamente inferiore in ogni situazione al Gore spintissimo a cui la saga ci ha abituati.
Per fortuna ci mette una pezza la ricostruzione visiva delle ambientazioni, che soprattutto in Ghost of Sparta rende merito ad un eccellente lavoro artistico di pre-produzione. Inquadrate da una regia piuttosto eloquente, che spesso si sofferma senza remore su campi lunghi mozzafiato e sullo strabordare di dettagli di certi scorci, le scenografie rappresentano un valore aggiunto per entrambi i capitoli.
E' inevitabile però che i giocatori abituati a godere sulla TV di casa delle gesta dello spartano possano trovare questo Volume II un po' sottotono. In ambito portatile sono tanti i compromessi a cui siamo disposti a scendere, ed i limiti delle produzioni si fanno un po' più evidenti in questa loro veste HD. Ghost of Sparta e Chains of Olympus, alla fine, nonostante la grande qualità del gameplay e della caratterizzazione stilistica, finiscono per apparire, astratti dal loro contesto, come episodi “in tono minore”. Anche sul fronte della longevità, i riscontri sono buoni solo a metà: il primo capitolo è davvero breve da portare a termine, ed in circa cinque ore si giunge ai titoli di coda. Molto meglio la prova di Ghost of Sparta, che arriva a lambire le otto ore di gioco. Ottima l'integrazione con i trofei, che terrà impegnati a lungo i maniaci del completamento.

Accadì

Al di là di tutto bisogna riconoscere che l'operazione di adattamento all'Alta Definizione è stata imponente e ben riuscita, e che la nuova veste grafica dei due episodi PSP toglie di dosso ai prodotti alcune delle ovvie limitazioni tecniche legate alla macchina su cui sono nati. E' evidente però che al di là di texture leggermente più dettagliate e definite, la mole poligonale è rimasta invariata, e nonostante l'anti aliasing ammorbidisca di molto i contorni - giovando alla pulizia visiva della scena - il profilo scarno di alcuni elementi architettonici sia un po' desolante, nello splendore delle diagonali casalinghe. Anche il comparto animazioni è degno ma senza eccellenze, e in ogni caso manca spesso l'ampio respiro di locazioni e architetture che tanto bene ha fatto al terzo capitolo. Impressionante, a livello visivo, è la solidità del framerate, incollato finalmente ai 60 Frame per Secondo.
Incredibile è invece il lavoro svolto sul fronte acustico: la pulizia di un accompagnamento che supporta il Dolby 5.1 sottolinea la grande cura risposta in questo aspetto. Di certo, e lo dimostra anche l'ottimo lavoro svolto su Sly, quelle di Sony sono le riproposizioni in HD più curate di tutta la scena. Insomma, far meglio di così sarebbe stato davvero impossibile, ed infatti questo secondo volume della God of War Collection è pregevole e solido alla vista, ma come sempre gli adattamenti non riescono a cancellare la traccia di limiti preesistenti.

God of War: Collection Volume II God of War Collection Volume II è un acquisto seriamente consigliato a tutti i giocatori che per un motivo o l'altro si sono persi i due action su Playstation Portable. Nonostante i risultati ludici e qualitativi siano inferiori rispetto a quelli della trilogia originale (ma di certo, al tempo dell'uscita, rappresentavano prodotti al Top per la piccola portatile Sony), scoprire queste due versioni “marginali” di Kratos potrebbe sorprendere più di un appassionato del genere. C'è da mettere in conto l'aridità di qualche elemento, ma fortunatamente un gameplay al top basta per divertire. Dei due titoli inclusi nel pacchetto, il primo è senza dubbio “l'anello debole” (per qualità del plot e longevità), ma visto il prezzo budget tornare nei panni di Kratos sarà senza ombra di dubbio piacevole e sempre assuefacente. L'adattamento -visivo e sono- è ottimo e alla fine, anche se manca un disegno unitario che colleghi al meglio queste avventure a quelle della trilogia casalinga, varrà la pena -soprattutto per i collezionisti- avere per le mani la saga completa dello spartano.

8

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