Recensione Gods Will Be Watching

Un'avventura grafica innovativa e fuori dagli schemi, condita da elementi tipici di gestionali e puzzle game.

Versione analizzata: PC
recensione Gods Will Be Watching
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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

L’industria videoludica indipendente è una macchina che forgia, senza sosta, titoli di ogni genere e tipologia. La concorrenza è spietata e in genere la spuntano solo coloro che osano con un software nuovo, divertente e magari anche un po’ stravagante. Con l’avventura grafica - un genere molto quotato, in particolare tra i team alle prime armi - non è impresa semplice: la point and click adventure è uno di quei filoni videoludici rimasti pressoché immutati nel tempo, completamente scevro da qualsiasi elemento innovativo (pochi sono riusciti nell’intento). Gods Will Be Watching, titolo da poco disponibile su Steam e sviluppato dal team spagnolo Decostructeam, vuole dimostrarci che un’avventura punta e clicca può essere fresca, innovativa e fuori dagli schemi; non disegnata sui soliti e ridondanti stilemi del genere, ma condita con elementi presi in prestito da altre tipologie ludiche, tra cui gestionali, puzzle game e strategici.

GLI DEI TI GUARDANO

Gli sviluppatori lo hanno definito un’avventura punta e clicca di stampo minimalista. Gods Will Be Watching si ambienta nell’anno 2257, all’ombra di un aspro conflitto interplanetario tra le forze del pianeta Everdusk e un gruppo di bioterroristi conosciuti con il nome di Xenolifer. Il protagonista della vicenda è il Sergente Burden, capo di un progetto di ricerca che sta raccogliendo informazioni a proposito del Virus Medusea, sul pianeta Sineicos. Nonostante la centralità di Burden, durante l’avventura avremo possibilità di controllare e comandare bene o male l’intero gruppo di comprimari che accompagnano il Sergente.

"La prima cosa che balza all’occhio è sicuramente la grafica: una pixel art semplice e ormai molto in voga nella scena indie."

La prima cosa che balza all’occhio è sicuramente la grafica: una pixel art semplice e ormai molto in voga nella scena indie, probabilmente adottata non solo per questione di stile ma soprattutto come esigenza tecnica e di budget.
La narrazione non è lineare e viene raccontata attraverso gli occhi dei vari personaggi con il tipico espediente dei flashback (il gioco infatti inizia con i protagonisti esiliati su un pianeta privo di vita, fino a quando il giocatore non è catapultato indietro nel tempo di un anno). Attenzione però: indipendentemente dalle scelte intraprese e dalle strade imboccate, la storia rimarrà sempre identica, con un solo ed unico finale ad attenderci. Nel browser game originale a cui il titolo si ispira, il giocatore doveva cercare di mantenere vivo almeno uno dei superstiti nel brullo e desolato contesto sopracitato (fatta eccezione per il cane e il robot). Ogni volta che il sole sorgeva da dietro l’orizzonte, in qualità di giocatori avevamo 5 punti azione da spendere come ritenevamo più opportuno.
La nuova avventura è invece suddivisa in 6 intensi capitoli, ognuno ambientato in un diverso contesto e tutti incentrati sull’interazione tra personaggi e ambiente circostante. L’area di gioco sarà sempre piccola e ben delimitata, con una componente esplorativa praticamente azzerata. Si parla di una o due stanze, con pochi e sporadici oggetti più una manciata di personaggi. Esattamente come in gran parte delle avventure grafiche a due dimensioni, le scene sono statiche e con pochissima azione.


Nel gioco sviluppato da Decostructeam non siamo chiamati a svelare una intricata storia thriller, dipanare misteri insoluti o indagare su efferati omicidi. Tutto il gioco si riduce ad un enigma da risolvere; un vero e proprio rebus. Quella che di primo acchito sembra un’avventura grafica dall’impostazione piuttosto tradizionale, altro non è che un sottile gioco di tattica e ingegno, che ci spingerà a riflettere sul momento presente e agire di conseguenza. Parliamo di situazioni particolarmente forti, che ci spronano a fare importanti scelte morali ed etiche, fino ad ora viste solo con la serie The Walking Dead di TellTale Games. Il gioco inizia con Burden e soci che stanno tentando un pericolo hacking all’interno di quella che sembra una base scientifica molto ben sorvegliata. Abbiamo le guardie alla calcagna, pronte a catturarci, e quattro ostaggi per poter prender tempo e negoziare: è vitale recuperare le informazioni registrate all’interno del database.

"Quella che di primo acchito sembra un’avventura grafica dall’impostazione piuttosto tradizionale, altro non è che un sottile gioco di tattica e ingegno."

Sarà indispensabile controllare gli ostaggi, cioè tranquillizzarli quando vanno nel panico (in tal caso tenterebbero la fuga) ed evitare che approfittino di un momento di distrazione per ribellarsi. Inutile dire che la situazione potrà finire con tutti gli ostaggi vivi ed incolumi, oppure con quattro corpi stesi inerti sul pavimento, in una pozza di sangue.
Nel secondo capitolo, invece, i due personaggi sotto il nostro “controllo” saranno sottoposti ad una lunga tortura affinché svelino importanti informazioni circa la cellula per cui operano (dove si trova la base e chi è il mandante). In qualità di giocatori dovremo scegliere come comportarci con i nostri boia, quindi prendere tempo, supplicare, insultare, mentire o confessare (se diremo la verità per troppe volte la partita si concluderà prematuramente con un Game Over). Dopo il primo giorno di interrogatorio subentra un nuovo fattore esterno come variante inaspettata: un nostro commilitone si è infiltrato nella base nemica ma è impossibilitato a salvarci. In alternativa può offrirci, ogni giorno e a scelta, antidolorifici, cure mediche, oppure false informazioni da fornire ai torturatori. In questo modo potremo superare i vari giorni di tortura in attesa che i rinforzi vengano a trarci in salvo. Il dialogo è alla base del gameplay. Gran parte delle situazioni le dovremo risolvere scegliendo con quale personaggio interagire, quindi come comportarci e cosa dire.

Nonostante un’interattività ridotta ai minimi termini, ci troviamo al cospetto di un titolo che mette il destino del protagonista (e dei suoi compagni d’avventura) nelle nostre mani. Da qui il titolo, Gods Will Be Watching, ovvero “gli Dei staranno a guardare”. In qualità di giocatori di fronte allo schermo - occhi vigili sulla realta virtuale - assurgiamo a ruolo di divinità che costruisce il destino del piccolo gruppo di personaggi. Abili o inetti, malvagi o magnanimi, plasmeremo a nostro piacimento quel piccolo mondo digitale mostrato a schermo. Decostructeam realizza così una sorta di meta-gioco (dobbiamo ammetterlo, un po’ rudimentale e con un messaggio forse fin troppo “diretto”), nel tentativo di evidenziare il rapporto tra giocatore e mondo virtuale; una sorta di gioco del gioco.
L’intrigante game design si spezza però di fronte ad un’eccessiva casualità degli eventi, che rende spesso difficile e frustrante la risoluzione di alcuni livelli. È un po’ come con un gioco d’azzardo, quando l’abilità e il talento sono applicabili solo se mischiati a una buona dose di fortuna.
Il gioco può inoltre essere facilmente catalogato come trial and error: la longevità dell’avventura è relativamente bassa (circa 3 ore o poco più), ma a livello normale è davvero molto difficile da completare, e costringerà anche i giocatori più abili a molteplici replay.

Gods Will Be Watching Gods Will Be Watching è un curioso esperimento ludico che trasforma l’avventura punta e clicca di stampo classico, in un sottile gioco di equilibri a metà tra il gestionale e il puzzle game. Il tentativo è assolutamente da premiare, sia per gli ottimi dialoghi e la storia azzeccata, che per le insolite meccaniche di gioco. Purtroppo il titolo soffre di alcuni evidenti difetti, tra cui una modalità standard dalla difficoltà quasi frustrante e dei momenti ludici piatti e un po’ tediosi. L’interattività è decisamente ridotta ai minimi termini, elemento che potrebbe non andare a genio ai puristi del gaming e ai giocatori tradizionalisti. Gli amanti delle novità e delle sperimentazioni, invece, non dovrebbero assolutamente farsi sfuggire il titolo di Decostructeam, che rilegge con successo un genere videoludico che pare aver ormai abbandonato qualsiasi deriva evoluzionistica.

7.5

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