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Recensione Godzilla

Il leggendario lucertoline giapponese arriva su PlayStation 4, pronto a seminare morte e devastazione: l'action game di Bandai Namco si rivela a conti fatti un valido esponente del trash videoludico.

Godzilla

Videorecensione
Godzilla
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Quale può essere l'obiettivo principale di un gioco in cui si impersona Godzilla? Quello di spaccare tutto, ovviamente, distruggendo villaggi, complessi industriali e città in una sorta di versione tridimensionale dell'antichissimo Rampage. Peccato che proprio come il Kaiju leggendario a cui è dedicato, il titolo sviluppato da Namco-Bandai si muova pachidermico e impacciato, del tutto sgraziato, finendo solo per combinare un gran casino. Arrivato in occidente qualche mese dopo la pubblicazione giapponese, addirittura in una versione PlayStation 4 che include - oltre alle ovvie (?) migliorie grafiche - la possibilità di giocare con qualche mostro inedito ed un'orrida modalità online, Godzilla: The Game è un titolo tremendo e unico al contempo. Un action trito, ripetitivo fino all'estremo, con una grafica bruttarella ed una componente ludica ridotta ai minimi termini: eppure, rappresenta un omaggio in qualche maniera affascinante all'ossessione tutta nipponica per i mostri titanici che, dagli anni '50 in avanti, sono entrati di diritto nell'immaginario collettivo (spesso rivendicando le esclusive attenzioni degli appassionati del trash di matrice orientale). Se amate alla follia le improbabili enormità postatomiche pronte a seminare distruzione sulle coste nipponiche, e ammesso che vogliate provare il brivido di impersonare un goffo lucertolone alto cinquanta metri, Namco Bandai vi concede questa "preziosa" opportunità.

Nei panni della bestia

Selezionando la modalità "Dio della Distruzione", apparentemente il pilastro dell'intera esperienza di gioco, veniamo scaraventati nei panni di Godzilla, appena emerso dalle profondità del mare per fare una bella scorpacciata di G-Energy. Questa forma di energia scoperta proprio grazie allo studio dei Kaiju rappresenta, per il nostro tenero mostrone, una prelibatezza rara, grazie alla quale Godzilla può accrescere le proprie dimensioni ed aumentare così il potere distruttivo dei raggi atomici che spara dalle sue rombati fauci. L'impatto con l'action 3D di Namco-Bandai non è dei più incoraggianti: il sistema di controllo sembra pensato per replicare l'assurda fatica con cui il nostro Godzilla muove il suo corpo smisurato, coi tasti dorsali che servono per orientare il mostro e i pulsanti frontali deputati agli attacchi. Che siano titaniche manate, colpi di coda o raggi di energia, gli attacchi di Godzilla si infrangono rozzi e lenti su edifici squadrati, strutture industriali, grattacieli, evidenziando una pochezza ludica quasi imbarazzante. Ecco, la sorpresa più grande è scoprire che il gioco è tutto qui, identico dall'inizio alla fine. Nel corso della distruttiva avventura del nostro Kaiju, bisogna semplicemente muoversi in ambientazioni piuttosto circoscritte, spaccare più cose possibili, distruggere i generatori di G-Energy e massacrare, nel caso in cui compaiano dal mare o dal cielo, le altre improbabili creature. Ghidorah, Mothra, Gigan e Kiryu: l'elenco di mostruosità che saremo chiamati a combattere include draghi a tre teste, vermi mastodontici, improbabili robot armati di motoseghe, e piano piano va a comporre (nell'apposita "Guida dei Kaiju") una piccola enciclopedia delle stramberie nipponiche. Gli scontri con questi enormi avversari rappresentano con tutta probabilità i momenti più riusciti di tutto il gioco. E questo basterebbe, probabilmente, per capire quanto esaltante possa essere l'esperienza con Godzilla: The Game. Le scaramucce a suon di ruggiti e smanacciate hanno un che di comico, proprio come se fossero la versione videoludica di quelle battaglie che gli attori in costume conducevano nei film del secondo dopoguerra.

Quasi ammaliati da tanta bruttezza, si procede comunque di livello in livello, a volte scegliendo se intraprendere la strada più difficile o quella più semplice: l'unica discriminante sarà la velocità con cui verrà incrementato il livello di allerta, che aumenterà l'efficacia delle forze terrestri. Ma in verità, a parte qualche scontro coi Kaiju, non c'è alcun senso di sfida nel gioco: la potenza di Godzilla, che cresce a vista d'occhio agguantando i residui di G-Energy, è sufficiente a spazzare via ogni cosa, in un'operazione che si fa meccanica, ripetitiva e stanchissima già dopo pochi minuti.
Raggiungere il vero finale è un'impresa che richiede un'enorme forza di volontà: bisogna ottenere il tasso di distruzione massimo in tutti i livelli e raccogliere i dati su Godzilla, conducendolo opportunamente in specifici punti dello stage dove le telecamere del team di ricerca potranno inquadrarlo. Ma la soddisfazione nel portare a termine questa fatica sarà piuttosto moderata, come del resto tutte quelle che il gioco riesce a dispensare. Chi prova un amore davvero viscerale per l'amorevole Kaiju e i suoi strambi colleghi potrebbe comunque voler insistere: magari per sbloccare proprio tutti i mostri giocabili, che possono essere addirittura potenziati, e sfruttati poi in modalità "difesa". Qui le parti si ribaltano ed il nostro obiettivo è quello di mandare l'avversario al tappeto prima che distrugga le strutture della città. Anche in questo caso il terribile sistema di controllo, le animazioni impacciate, il colpo d'occhio che per pietà ci limitiamo a definire "povero e datato" annichiliscono ogni speranza del prodotto targato Namco-Bandai.

Cercare altrove i pregi di Godzilla: The Game sarebbe davvero inutile. Sia quando ci chiede di spaccare ogni cosa, sia quando si trasforma in un improbabile brawler game fra mostri giganti, c'è davvero poco che si salva. La modalità online, al di là di un matchmaking che se ne frega del livello degli avversari e può accoppiarti con letali robot all'ultimo stadio di potenza, è il paradiso del framedrop, e di tanto in tanto sembra quasi di guardare un gioco in stop-motion. Forse, il senso ultimo della produzione sta tutto nella modalità "Diorama", che permette di creare delle scenette statiche posizionando meticolosamente dei modellini di Kaiju in minuscole ambientazioni. Un tocco di classe per fini intenditori del trash.

Godzilla Godzilla: The Game è brutto. Brutto come un film di Kaiju degli anni '50, brutto come l'idea di avere una farfalla atomica gigante che lotta con una lucertola ipertrofica alta cento metri. E' proprio quel tipo di bruttezza applicata al mondo dei videogame, enucleata già nel primo livello di gioco e poi ribadita in ciascuno di quelli successivi. C'è un sistema di controllo con cui bisogna costantemente fare a cazzotti, un set di animazioni goffe e impacciate, un look tremendo che rivendica l'origine Old-Gen del prodotto, cali di framerate continui, un concept scarsamente ispirato. E' come se fosse il compendio delle pessime idee di game design. Ma è anche il compendio interattivo dei Kaiju, una sorta di piccola enciclopedia delle strambe mostruosità che la cultura popolare nipponica ha partorito, forse per esorcizzare gli orrori di una guerra atomica. Se - e solo se - siete accorati fan dei buffi lungometraggi d'antan, trovato ad un prezzo abbordabile potrebbe valere l'acquisto, per quello che si configura come un pezzo raro per gli appassionati del trash. Altrimenti, lasciate pure Godzilla nelle profondità dell'oceano, in attesa del prossimo risveglio, cinematografico o videoludico che sia.

4

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