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Recensione Golden Sun: L'Alba Oscura

Recensito il nuovo RPG dai tratti "Zeldiani"

Versione analizzata: Nintendo DS
recensione Golden Sun: L'Alba Oscura
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS

Nel lontano 2001, in piena era Ps2 e Game Boy Advance, usciva per il piccolo portatile viola della Nintendo il primo episodio di una saga che, sebbene lontana dai “numeri” di giganti come Final Fantasy o altre saghe blasonate, riuscì a ritagliarsi, catturando un nutrito numero di giocatori, un posto nel cuore dei tanti appassionati di rpg. Fu grazie, soprattutto, ad una realizzazione notevole, che univa uno stile renderizzato alla Donkey Kong Country (giusto per ricordarvi il meraviglioso episodio uscito da poco per Wii) ad una buona trama, e condiva il tutto con un gameplay particolarissimo: un riuscito mix a metà strada tra Zelda e Dragon Quest.
Dopo il secondo capitolo del 2003, in molti si sono rassegnati ad una prematura scomparsa del moniker, almeno fino a quando, durante l’E3 2009, a sorpresa venne mostrato un trailer del qui presente Dark Dawn: signore e signori, bentornati a Weyard, l’alchemico mondo di Golden Sun.

L'alba oscura

La storia di Dark Dawn ci vede nei panni di Matthew, figlio dell’Isaac protagonista del primo episodio, a 30 anni esatti dalla fine degli eventi di Lost Age: il mondo è stato sconvolto dalla catastrofe conosciuta come Golden Sun, e la sua intera morfologia ha subito cambiamenti drastici. Gli stessi eroi che hanno salvato il pianeta anni prima sono ormai visti come la causa di tanta distruzione. Sebbene la vita abbia ripreso a scorrere in maniera tranquilla, alcuni misteriosi “vortici neri” riaprono ferite a lungo sepolte, e spetterà proprio ai figli degli antichi prodi partire per un viaggio in cerca di risposte e soluzioni.
In queste poche righe si può riassumere a grandi linee l’incipit del gioco, che è un diretto seguito dei due predecessori: per aiutare chiunque si avvicini per la prima volta a questa (per ora) trilogia, i programmatori di Camelot hanno letteralmente riempito di informazioni inerenti luoghi, personaggi, magie, oggetti, ogni angolo del del gioco, così da permettere a chiunque di comprendere, in maniera completa, la folta schiera di eventi che rappresenta il tappeto su cui si sviluppa questo episodio.

Come Funziona

Il titolo in se si presenta come i più classici j-rpg: tanti personaggi con cui parlare, città e villaggi da esplorare, dungeon da visitare (segnativi questo aspetto per dopo) e i tanto odiati/amati incontri casuali.
Anche per quanto riguarda la sezione dedita ai combattimenti, ci troviamo di fronte al caro e buon vecchio sistema a turni utilizzato da oltre 20 anni in questo genere. Dunque Golden Sun è il solito gioco trito e ritrito senza nulla da approfondire? Naturalmente chiunque non sia estraneo alla saga sa benissimo che le differenze con gli altri esponenti sono il vero piatto fortedella saga, vediamo pertanto cosa rende questa epopea tanto avvincente ed amata.
Per cominciare, ogni locazione del gioco presenta enigmi da risolvere per poter avanzare, che avvicinano l’esperienza ludica più ad un episodio di Zelda che ad un ipotetico Final Fantasy. Si va dai più classici “sposta nell’ordine giusto i tronchi” o “accendi le fiaccole in un dato modo” fino ad arrivare ad alcuni ingegnosi tranelli capaci di spremere le meningi del videoplayer, senza mai risultare frustranti o troppo difficili. Questo aspetto, da sempre presente in Golden Sun, produce un’interazione notevole con l’ambiente circostante, donando profondità ad un genere solitamente statico come questo.
Gli stessi personaggi, attraverso la cosiddetta Psinergia, possiedono abilità, come spostare oggetti, creare vortici, far crescere piante (progredendo il numero di tali poteri aumenta considerevolmente), che spingono il giocatore a cercare una soluzione che risulta sempre creativa ed originale, e che garantisce un senso di soddisfazione raramente riscontrato in un rpg. Per sottolineare quanto sia importante questo aspetto da “adventure game”, pensate solo che durante queste sezioni persino gli innumerevoli incontri casuali sono limitati, così da lasciare il giocatore concentrato sugli enigmi ambientali, senza la frustrazione di un scontro ogni manciata di secondi. Avevamo scritto di ricordarvi la parola dungeon, proprio perché l’importanza dei “labirinti” in Dark Dawn è quasi pari a quella che assumono nelle avventure di Link.
Sebbene gli scontri siano effettivamente molto classici, con le solite opzioni di attacco, difesa, oggetti e magie, la presenza dei Djinn, una sorta di “combat pet” in grado di influire sugli scontri, riesce a donare profondità anche sotto questo aspetto: in pratica durante le vostre scorrazzate per i tanti luoghi del gioco, incapperete in queste buffe creature che dovrete riuscire a catturare (e qui si svela una sotterranea similitudine con un’altra serie principale di Nintendo). Una volta domate le fiere creaturine, potrete assegnarne un massimo di nove ad ogni personaggio. Ogni creatura è suddivisa per elemento (acqua, fuoco, terra e aria), e dona specifiche abilità, in quello che rappresenta in pratica una sorta di job system (Dragon Quest IX) che garantisce dozzine di combinazioni diverse. L’aspetto originale consiste nel fatto che, se si decide di utilizzare uno dei Djinn durante uno scontro, si ottengono due risultati: da una parte la perdita dei bonus legati all’esserino, dall’altra la possibilità di “evocare” creature simili alle “guardian force” di turno, dalla forza semplicemente devastante. Spetta perciò a noi giocatori decidere se mantenere gli status ottenuti mediante queste creature, o sacrificare Hp e statistiche varie in vista di un attacco micidiale. Un’opzione che conferisce inedite sfumature tattiche agli scontri.

Realizzazione

Puntando i fari verso la realizzazione, il titolo Camelot si presenta come un ottimo gioco, sfoderando un 3D che per complessità poligonale e ricchezza delle texture si può paragonare a Spirit Tracks, e che in certi momenti riesce persino a superare i risultati dell’ultimo Zelda (specialmente durante i combattimenti il profilo tecnico è esemplare).
Una scelta che rappresenta davvero un valore aggiunto notevole, è la diversa rappresentazione dei personaggi durante le fasi esplorative e durante gli scontri: se nei momenti più rilassati i programmatori hanno scelto uno stile super deformed, con proporzioni volutamente esagerate, nei duelli sia il nostro party che i nemici vengono renderizzati con modelli più realistici, in uno stile che fa eco alla gravità della situazione. Ed è qui che il motore mostra i muscoli, presentandoci effetti, fra luci e distorsioni, difficilmente visti su Ds. Il risultato di questo approccio “bifronte” è molto simile a quello di Final Fantasy 7, o nei vecchi titoli per Snes, dove il motore grafico veniva messo alla prova proprio nel corso degli scontri.
Il comparto sonoro, ad opera di Motoi Sakuraba, che aveva firmato anche i due predecessori, ma con all’attivo altre saghe famose come i Tales of di Namco-Bandai o i vari Star Ocean di Square-Enix, si presente di buon livello, senza arrivare all’eccellenza di altri lavori, in quanto alcuni temi tendono ad assomigliarsi, ed altri non riescono ad essere così incisivi come la scena richiederebbe.
Possiamo concludere questa sezione scrivendo che Dark Dawn è confezionato in maniera ottimale, grazie ad un solido motore grafico ed una più che discreta colonna sonora. Ormai i difetti delle produzioni per Ds, almeno quelle di alto livello, sono dovuti più che altro ai limiti hardware del portatile, spremuto ormai oltre ogni più rosea aspettativa.

Ma quanto parlano?

Prima delle battute finali, è bene soffermarsi su quegli aspetti che in qualche modo limitano l’impatto che Dark Down avrebbe potuto avere. I difetti sono essenzialmente due: mancanza di stile e lunghezza dei dialoghi. Il team di Camelot è stato artefice di giochi storicamente eccelsi, come i tre episodi di Shining Force quando era parte della SEGA, ma anche di tanti prodotti famosi come Everybody’s Golf per PsX, o i tanti titoli della serie Tennis di Mario, accomunati da un design simile ma sicuramente sopra le righe. Un team capace di creare storie, personaggi ed eventi assolutamente “forti”, in grado di rimanere impressi nella mente dei videogiocatori (Shining Force 3 ne è la prova). Golden Sun non possiede nessuno di questi tratti.
Sicuramente la storia è ben raccontata, ma manca di momenti realmente significativi, di quella sottile tensione emotiva che caratterizza i capolavori della narrazione. Anche i personaggi non possiedono quello spessore psicologico, quella duttilità di cui si fanno forti i protagonisti di alcuni classici immortali. Insomma, tutta la sceneggiatura di Dark Dawn cede il passo di fronte a quella di perle senza tempo (pensiamo a Final Fantasy 7, Xenogears), ma anche ai risultati di prodotti più recentii. E considerando l’enorme concorrenza che esiste sul Dual Screen Nintendo, non si può non notare questo aspetto.
Anche titoli non dediti alla trama, come il più volte citato Zelda, si fanno forti di sequenze importanti. Addirittura il preistorico Link’s Awakening, con il suo finale “onirico”, possedeva quel momento topico che resta scolpito per sempre nella mente del giocatore. L’assenza di tratti distintivi da questo punto di vista, toglie il filo alle lame di Dark Dawn.
L’altro aspetto che può realmente infastidire è la mole di dialoghi presenti, proprio in vista di una trama che non abbisogna certo di tutto questo testo: i personaggi intavolano discorsi per svariati minuti, il più delle volte ridicendo in maniera diversa concetti già espressi, e la mole di informazioni data al giocatore, specialmente se neofito della saga, è a tratti spiazzante.
Per fortuna la ricchezza del gameplay, come già visto, riesce a reggere da sola l’intera esperienza, ma certamente dispiace vedere quello che, con ogni probabilità, è l’ultimo grande Rpg in esclusiva per questo portatile (il 3Ds è vicino) minato da ombre che ne oscurano il valore.

Golden Sun: L'Alba Oscura Il terzo episodio di Golden Sun, a lungo atteso, non delude le aspettative dei fan, ripresentando i (tanti) pregi degli episodi per Advance. A partire dal gustosissimo mix di enigmi “Zeldiani”, che donano una profondità ed una sfida sconosciuta a molti suoi colleghi, per arrivare ad un combat sistem vario e strategicamente piuttosto profondo. Purtroppo una trama a tratti sottotono e la presenza di dialoghi a volte snervanti impediscono al gioco di Camelot di spodestare sua maestà Dragon Quest IX e sua signoria Chrono Trigger, ma il piatto offerto a noi giocatori rimane altamente consigliato per chiunque abbia voglia godersi di un prodotto di qualità.

8

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