Recensione Gradius V

Un grande classico degli sparatutto ritorna su PlayStation 3. Non è un remastered, la grafica è identica e non ci sono molte novità: eppure, per gli amanti del genere, questa è un’occasione da non perdere.

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Gradius V
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • Ps3
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Ciao, probabilmente non ci conosciamo. Mi chiamo Gradius V. Sì, lo so che sembra il nome di un cartone animato giapponese, me lo dicono tutti. Però io sono un gioco elettronico, o come dite voi giovani, un videogame. Faccio parte della categoria degli sparatutto, ma non quelli con fucili e soldati e boom boom bang bang. No, io sono uno “shoot ‘em up”, la forma più pura e antica degli sparatutto. Quelli con un’astronave e tanti alieni da massacrare a suon di missili, laser e bombe speciali. Sapete, mio bis-nonno è nato nel 1985. Allora c’era un certo Xevious della Namco che spopolava nelle sale giochi, posti fumosi e sudaticci dove i giochi elettronici erano rinchiusi dentro gusci di legno, plastica e vetro che per funzionare richiedevano l’inserimento di una moneta. A quei tempi si sparava agli alieni, così, perché erano gli anni ’80 e allora non bisognava fare i super spiegoni per giustificare una razza extraterrestre che voleva distruggerci. Erano i tempi di Starfighter, e se tu dicevi a un bambino che se eri bravo con i videogame potevi essere selezionato come pilota di un caccia interstellare unica speranza di salvare l’universo... ecco, quel bambino ti credeva davvero e non ti denunciava su Facebook. Io faccio parte di quella tradizione lì, solo che sono arrivato molti anni dopo. Era il 2005 e i miei genitori, mamma Treasure e papà Konami, decisero di farmi giocare su PlayStation 2. Io sono uno degli ultimi esponenti della grande epoca degli sparatutto, quella di Ikaruga e Radiant Silvergun. Astronavi, alieni, mille power up e, di solito, un livello di difficoltà tendente all’impropero spinto. E musiche tecno unz unz unz: non serviva altro. Sono l’ultimo Gradius uscito su una console tradizionale e oggi papà Konami ha deciso di potarmi anche su un’altra PlayStation, la 3. Non è fantastico? Finalmente potremo conoscerci!

Viva la mamma

Per capire esattamente chi sono, vi devo raccontare chi è mia madre. Si chiama Treasure, è tanto gentile ed è giapponese come me. Lei è specializzata in una ricetta. Non sa preparare il sushi e con gli okonomiyaki è un disastro, ma a fare sparatutto è ancora la migliore di tutti. È lei che ha creato piatti prelibati come Alien Soldier, Radiant Silvergun, Silpheed, Sin and Punishment e tantissimi altri. Mamma ha la tendenza a fare le cose difficili. Non vuole che io sia cattivo, sia chiaro, però vuole che vi impegniate al massimo se volete davvero giocare con me. Io però sono buono così vi permetto di scegliere quale tipo di Vic Viper utilizzare, l’astronave con la quale dovrete salvare l’universo dagli alieni. Ci sono quattro tipi che variano per la posizione e il funzionamento dei power up e delle mosse speciali.

Tra i tanti power up c’è il raggio laser, i missili a ricerca, quello che permette di sparare due colpi, uno davanti a voi e uno in diagonale verso l’alto, ottimo per colpire torrette e altri nemici. C’è anche un drone che vi vola intorno e vi protegge, ci sono gli scudi potentissimi che vi rendono invincibili per alcuni secondi. Potrete anche decidere come usarli, questi power up, ad esempio se farli ruotare intorno alla nave oppure farli sparare in una direzione specifica. Basta premere il tasto dorsale e il raggio laser, invece di colpire dritto, comincerà a girare intorno a voi, ad esempio. Ogni arma così può avere quattro differenti modalità di utilizzo in baso al tipo di astronave scelta. Questo aggiunge una certa strategia alla raccolta e alla gestione dei potenziamenti. Io risponderò sempre alla stessa maniera, non vi preoccupate. Vi manderò contro ondate su ondate di nemici, sempre negli stessi punti e sempre allo stesso modo. Così quando morirete, perché state sicuri che morirete spesso, potrete cercare di memorizzare le traiettorie degli alieni e provare ad anticiparle, così magari avrete più fortuna. Non pensate però che i mostri che vi lancerò contro saranno tutti uguali. Alcuni ad esempio cambiano direzione all’improvviso, altri modificano lo stile di attacco, altri ancora continueranno a sparare finché non li avrete uccisi. Poi ci sono i boss, ovvio. Noi sparatutto siamo stati tra i primi videogiochi ad avere boss, e io ne ho di davvero incredibili. Dovrete avere riflessi di ferro e quattro occhi per essere sicuri di sopravvivere. Non arrabbiatevi con me se perdete, è mia mamma che mi ha fatto così.

Per veri appassionati

Non pensate che io sia, come dite voi? Un “remastered”? Ecco, io sono tale e quale a come ero nel 2005. Ma proprio identico. Significa che potrete rivedere il filmato introduttivo che ai tempi era fighissimo ma che oggi, in effetti, fa un po’ ridere. E significa anche che potrete giocare con le stesse opzioni e modalità che avevo su PlayStation 2 (compresa la possibilità di scegliere tra 50 e 60Mhz per la grafica, con la seconda opzione più fluida e veloce). Ovvero, potrete decidere livello di difficoltà, numero di crediti, sistema di controllo. Potrete giocare da soli o insieme a un amico, e poi controllare i vostri punteggi e vedere se siete i più bravi del condominio. Quando premerete start inizia il divertimento vero e proprio. Allora vi accorgerete che sì, sono del 2005 e non sono un “remastered”, però sono invecchiato benissimo. I miei fondali 3D, le strutture metalliche delle basi aliene che lasciano spazio a orrori organici e altri mostri degni di H.R. Giger (e di R-Type), i tanti tipi di avversari che vi manderò contro, gli effetti speciali delle esplosioni e dei raggi laser: tutto è come era allora, ma ancora oggi fa una signora figura. Insomma, non ho il trucco rifatto, ma tutto sommato non ne sentirete granché la mancanza.

Certo, qualche modalità in più non avrebbe guastato, ma qui la colpa è più di papà Konami: non aveva tempo da perdere, mi ha detto, perché aveva dei problemi con un suo amico appassionato di metalli solidi che vuole andare via. Così ha deciso di fare una semplice conversione, senza cambiarmi i vestiti: sono così com’ero. Se non vi sta bene, mi spiace. Sappiate anche che sono uno sparatutto all’antica, che richiede molto impegno e pazienza. Morirete spesso e dovrete provare, provare, provare e provare per avere successo. Il mio è uno stile di gioco classico, antico se vogliamo, che oggi è molto difficile trovare se non in qualche titolo per smartphone e tablet. Ci sono alcune sezioni dove i livelli si fanno davvero stretti, dove bisogna passare dentro cunicoli pieni di nemici e proiettili: per sopravvivere ci vuole una grandissima precisione. Per fortuna la mia astronave, il mitico Vic Viper, è ricchissimo di power up che sarete voi a decidere quando usare. Magari se vi è piaciuto Resogun, che mia mamma dice che è un bellissimo sparatutto moderno, potreste divertirvi anche con me, a patto però di accettare i miei limiti. Insomma, dai, vi va di diventare amici?

Gradius V Gradius V è un grandissimo sparatutto e uno degli ultimi capolavori sviluppati dalla mitica Treasure. Pesa appena 640MB sul vostro hard disk e, di conseguenza, è il titolo con la più alta concentrazione di insulti e improperi per megabyte che conosca. Significa insomma che è un gioco molto difficile, punitivo: senza utilizzare i crediti infiniti è assai improbabile che riusciate a finire i sette livelli le prime volte, anche giocando a livello di difficoltà “very easy”. È un titolo all’antica, uno di quelli che richiede impegno, riflessi e memoria per essere portato a termine. Gradius V è figlio di un’epoca in cui i videogame venivano sviluppati per chi già giocava, e non per rispondere a esigenze di marketing e all’obiettivo di attirare nuovi giocatori. Insomma, se ne frega se siete scarsi. Significa che i meno pazienti si stancheranno presto e significa anche che, se non avete mai giocato un titolo del genere, questo è senza dubbio il posto sbagliato da cui iniziare. Detto questo, Gradius V rimane un piccolo capolavoro. La grafica è spettacolare ancora oggi, così come le musiche, e lo stile di gioco, per quanto “vintage”, è ancora impegnativo e ricchissimo di sorprese. La cosa migliore di Gradius V, un caratteristica comune a molti altri titoli Treasure, è che è uno sparatutto dinamico. Certi avversari cambieranno completamente forma e pattern di attacco nel bel mezzo di uno scontro, costringendovi a modificare strategia e obbligandovi a stare sempre attenti. C’è un livello davvero incredibile, ambientato in un campo di asteroide, con le rocce in 3D che si muovono, sbattono tra di loro, cambiano traiettoria: quello che prima era un posto sicuro in un attimo potrebbe non esserlo più, costringendovi a stare sempre in movimento. È un gioco che premia la bravura, ma che è capace anche a spingervi a migliorare, a diventare più precisi e letali. Rimane però un titolo per pochi, dedicato ai giocatori di vecchia data e ai più nostalgici. Se siete tra questi, e per qualche motivo ai tempi non lo avevate giocato, ora avete un’ottima occasione per rimediare. Solo, non aspettatevi novità, il gioco è tale e quale. Spiace che Konami non si sia minimamente impegnata per migliorare questo piccolo capolavoro. Se dovessi giudicare solo il lavoro svolto per la conversione, 10 euro sono decisamente troppi. Ma se guardiamo al titolo e alle qualità di Gradius V, allora ok il prezzo è giusto. Non è un remasterd, è come rovistare nel cestone degli usati del vostro negozio di fiducia. E a dieci euro, in quei cestoni, difficilmente ho trovato titoli belli come questo.

8

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