Recensione Gravity Ghost

Una favola dipinta con tinte pastello, apologia del volo e della caduta.

Versione analizzata: PC
recensione Gravity Ghost
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Cadere. Il momento della caduta è particolarmente interessante, videoludicamente parlando (e non solo). È un momento in cui il controllo sul personaggio viene meno, o è comunque fortemente limitato. Senza voler stilare un resoconto approfondito di tutti i momenti di “vuoto” che è possibile sperimentare nei videogiochi, è innegabile che la sensazione di precipitare faccia parte del medium sin dagli albori, forse a partire dai platform (di sicuro non è un'impressione esclusiva del genere). Nel 1981 Donkey Kong cadeva a testa in giù per far sì che che Mario e Pauline potessero riabbracciarsi. Sempre Mario (però Super), imparava nuovamente a cadere e a morire nel 1985, un anno dopo le peripezie del buon Pac-Man in Pac-Land. E poi, saltando in qua e là nel tempo, si arriva al 3D, e guardare in basso diviene causa di vertigini. Buttarsi dall'alto procura brividi in tutto il corpo, perché la terra è distante e l'impatto violento. In Twilight Princess, cadere era il momento che seguiva l'arrampicata sugli edifici più alti di Kakariko Village, osservando Link schiantarsi al suolo, con conseguente perdita di cuori. Lanciarsi dall'alto era una strana e dolorosa necessità già in Ocarina of Time e in Majora's Mask (come dimenticare la caduta iniziale del gioco, quella che porta nel mondo di Majora?), ben prima dei vari assassini e dei salti della fede. Si torna poi al 2D, con titoli come lo straordinario Don't Look Back di Terry Cavanagh, e si cade attraverso schermate fisse, proprio come gli “astronauti” di Méliès in Viaggio nella Luna. C'è Braid, che trasforma la caduta (e, di conseguenza, la morte) in un atto provvisorio, da cui è sempre possibile fare ritorno (e viene in mente Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, in cui i tentativi erano però “limitati”). E, prima di passare al qui presente Gravity Ghost, conviene citare anche VVVVVV, fantastico e difficilissimo platform che ricorda al giocatore come salire non sia altro che un cadere al contrario...

CADERE IN BASSO NON MI FECE MALE

Di tutte queste suggestioni, Gravity Ghost, opera prima del team Ivy Games, recupera l'idea del vuoto e del ritrovarsi a testa in giù, combinando il tutto con la forza di gravità. Caratteristica principale del gioco è proprio la forza di attrazione delle centinaia di pianeti che costituiscono i vari livello di gioco. Il titolo è, volendo semplificare, un platform 2D incentrato sulle leggi fisiche, un'avventura in cui la caduta è potenzialmente infinita, in quanto si vestono i panni di una ragazza con il potere di volare tra i corpi celesti. La protagonista è però sempre soggetta alle forze esercitate dai vari pianeti, che hanno masse e quindi “capacità” di attrazione differenti. Il giocatore è così chiamato a contrastare le forze che lo attraggono a terra, per passare da un “mondo” all'altro e raggiungere i vari obiettivi di ogni livello. Questo sistema di attrazioni/respingimenti ricorda quello di capolavori come Aether (sviluppato da McMillen e Refenes, gli autori di Super Meat Boy), Orbital (gioco GBA sviluppato da Skip per la serie bit Generations. In Occidente è arrivato solamente il remake per Wii, Orbient), Solar e Solar 2 (tutto incentrato sulle masse dei pianeti), ma anche quello di Super Mario Galaxy, che fa del volo interplanetario una ragione di vita (a proposito di “attrazioni cosmiche”, si vedano le gare contro Boo per la “coppa Stella Blu”). Un altro recente esperimento sulla questione delle forze di gravità è Outer Wilds, interessante progetto di Alex Beachum (già autore di Tales from the Minus Lab) attualmente in alpha.

Il primo elemento che colpisce di Gravity Ghost è la semplicità del sistema di controllo: la protagonista è controllabile con i tasti direzionali o la “classica” configurazione WASD, mentre alla barra spaziatrice è affidato il salto. Ai tasti Q, E ed I spettano alcune trasformazioni di cui avremo modo di parlare tra poco. Da questa facile gestione del personaggio scaturisce un mondo semplice ed estremamente piacevole da esplorare. Una gioia per mani, occhi e orecchie.
Le premesse del gioco sono altrettanto immediate: Gravity Ghost è una meravigliosa favola dipinta con tinte pastello, una favola che narra di una ragazza in cerca di un prezioso amico perduto tra le stelle...

UNA PIATTAFORMA UN PO' SFERICA

In apertura si accennava alla conformazione delle varie piattaforme all'interno del gioco: trattandosi di pianeti, siamo davanti a strutture (mai perfettamente) “sferiche”, che possono essere esplorate anche a testa in giù, ovviamente. Quando ci trova capovolti i controlli sono giustamente invertiti, o meglio: trattandosi di pianeti, più che di scorrimento orizzontale a sinistra e a destra è meglio parlare di rotazione in senso orario e antiorario (non a caso l'orologio è un tema ricorrente all'interno del gioco) attorno alla circonferenza delle varie piattaforme. Lo stesso principio è valido anche quando si è in volo, e quindi per dirigersi verso la sinistra dello schermo a testa in giù conviene ruotare in senso orario, cioè andare a “destra”.
Anche il momento del salto vero e proprio è soggetto alle leggi fisiche: la forza “centrifuga” dovuta alla rincorsa influenza la direzione del balzo.

Le interazioni possibili con l'ambiente, però, non si esauriscono qui: mano a mano la giovane protagonista dell'opera acquisisce poteri che le consentono, giusto per fare un esempio, di trasformare l'elemento base dei pianeti su cui atterra (acqua, fuoco, ghiaccio, terra, minerali e aria, ognuno con caratteristiche proprie), a patto però che i suoi capelli siano abbastanza lunghi da circondare l'intera zona da “convertire”. I capelli della ragazza fungono anche da scia che indica il tragitto percorso, tra l'altro, e possono essere “estesi” raccogliendo gli appositi “fiori”. A tutto ciò si aggiungono gli enigmi di cui sopra: si tratta di labirinti dai quali estrarre particolari pietre magnetiche, che permettono di ottenere utili power-up, come l'immaterialità o l'abilità di planare. Questi potenziamenti consentono di (ri)affrontare facilmente i livelli più “problematici”, rendendo al contempo più divertente l'esplorazione del mondo di gioco.
Completano il quadro un comparto tecnico solidissimo, una presentazione grafica fuori parametro (osservando il gioco vengono in mente i libri di fiabe illustrate) e una colonna sonora vicina a certi pezzi del grande Tatsuhiko Asano (compositore della OST di Doshin the Giant) con influenze chiptune e momenti che ricordano i Gorillaz di Demon Days. Insomma, Gravity Ghost si è rivelata una sorpresa dolce e commovente...

Gravity Ghost Gravity Ghost è un platform bidimensionale incentrato sulla gravità e sulle leggi fisiche che governano i moti celesti. Il gioco si dimostra fin da subito semplice, immediato, dolcissimo e addirittura commovente (il primo volo/salto nel vuoto è indimenticabile). Si tratta di una meravigliosa favola condita con enigmi alla portata di tutti e con un level design “sferico” semplicemente straordinario. Un'avventura breve e intensa, “facile” e rilassante. Gravity Ghost è proprio questo: saltare, volare, cadere (all'infinito), vivere a testa in giù. Una gioia per lo spirito.

8.5

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