Recensione Greed: Black Border

Un emulo di Diablo ambientato nello spazio profondo

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  • Pc

Buttarsi a capofitto nel genere degli hack’n’slash è lodevole, considerato che, specialmente su PC, aspettative ed orizzonti d'attesa del popolo videoludico sono influenzati da un certo Diablo. Eppure, gli sviluppatori di Headup Games e Clockstone non si sono lasciati intimidire e si presentano così, in esclusiva per la piattaforma digitale Steam, con Greed: Black Border, nuovo esponente per questa tipologia video ludica dotato di un'ambientazione finalmente lontana dai soliti canoni fantasy. Greed, difatti, si allontana dalle foreste popolate da elfi e altre strane creature, abbracciando l’immenso e terrificante spazio profondo. Operazione riuscita? Purtroppo no.

C'eravamo tanto amati

Le ambizioni degli sviluppatori si infrangono già se si analizza il setting storico ideato per l’occasione, che definire abusato parrebbe quasi un eufemismo. Greed: Black Border ci scaraventa infatti nel solito futuro iper-spaziale, dove cinque grandi corporazioni si ritrovano all’osso con le ultime risorse umane, almeno fino alla scoperta dell’Ikarium, un minerale incredibilmente prezioso dotato però di misteriosi effetti collaterali. Una squadra specializzata viene così chiamata ad indagare, e voi impersonerete uno dei componenti. Da qui, avrete la possibilità di scegliere tre tipi di personaggio differenti, ognuno specializzato in una determinata mansione; questo, però, non avrà ripercussione alcuna sulla trama di gioco. Quest’ultima infatti è solo un pretesto per imbracciare le armi e cominciare e tirar giù tutto quello che si muove, e viene peraltro narrata male e saltuariamente, lasciando quindi al giocatore l’unica focalizzazione sulla struttura ludica vera e propria.
 
E la cosa ci andrebbe anche bene, se il gameplay fosse stato sviluppato con un criteri più che decenti. Greed: Black Border funziona, teoricamente, come qualsiasi altro titolo del genere. All’interno di vari Dungeon, con una visuale isometrica, il giocatore viene chiamato infatti - armato unicamente di mouse - a risolvere piccoli enigmi, sparare, sbloccare una porta, sparare e tutto ricomincia daccapo, con un ciclo continuo, inarrestabile, che purtroppo porterà presto alla noia. Direte naturalmente che non è niente di nuovo, e che anche le migliori produzioni usano, pressoché il medesimo stile. Il problema di Greed: Black Border è come viene gestito il tutto. Mettendo da parte lo scarso level design, la deficitaria intelligenza artificiale dei nemici e una ripetitività di fondo pazzesca, ciò che ci ha indotto al maggior fastidio, durante la prova, è il pessimo sistema di puntamento che vi porterà, la maggior parte delle volte, a dover cliccare più volte lo stesso avversario, prima che questi vi faccia saltare il cervello. Per fortuna, nonostante quanto descritto sopra, Greed: Black Border vanta anche delle buone frecce al suo arco. Principalmente, sul fronte ludico, ci riferiamo ad esempio alla personalizzazione delle abilità del proprio personaggio durante le fasi in-game. Come accade nei titoli di questo tipo, ogni uccisione fornirà dei punti esperienza, i quali permettono poi di avanzare di livello ed acquisire così nuove abilità. Queste, divise in tre categorie - attive, offensive e difensive - possono essere usate contemporaneamente tra loro, naturalmente con l’onere di doverne utilizzare esclusivamente una per ogni specializzazione. Viene data inoltre la possibilità di incidere anche su caratteristiche, piuttosto ridotte in verità, del proprio alter-ego: energia per l’utilizzo delle abilità, vita e scudo. Quest’ultimo funzionerà come visto in produzioni similari a Halo, con una ricarica automatica se riuscite a mettervi al riparo in tempo una volta subito un certo numero di colpi. In caso contrario, la vostra barra vitale comincerà ad esaurirsi e dovrete necessariamente utilizzare i med-kit per ripristinarla, sebbene potrete contare sempre e comunque sullo scudo di protezione. Un’altra ispirazione arriva invece da Mass Effect. Infatti, come mostra il gioco di ruolo sci-fi di Bioware, anche in Greed vi è una funzione speciale che permette di convertire in minerale tutto quel materiale superfluo del proprio inventario che, alternativamente, gettereste a terra. Lo stesso minerale potrà essere scambiato con i mercanti sparsi per le mappe di gioco, con l’obiettivo di ottenere, a sua volta, dell’inventario migliore rispetto quello scartato in precedenza. Un circolo virtuoso che diviene comunque fine a se stesso, se pensate che la personalizzazione estetica si limita esclusivamente ad armatura ed elmo.

Una luce nello spazio profondo

Ci sono due modi per sopperire all’inevitabile noia della campagna singolo giocatore. Il primo, quello più drastico, è cancellare la propria copia virtuale dall’hard disk. Il secondo, si spera più divertente, consiste nell’affidarsi al multiplayer cooperativo per tre persone studiato dagli sviluppatori, che permette di affrontare i livelli in compagnia di altri due amici, provando ad elevare un po’ l'altrimenti scarno fattore divertimento. Qui, dobbiamo dirlo, non abbiamo trovato difetti grossolani, se non che il “fuoco amico” diventa un pericolo più reale del solito, visti i problemi del sistema di puntamento. Semmai - ma questo dipende dalla compagnia - potrebbe diventare una spina nel fianco la raccolta degli oggetti per terra, che non premierà chi è sul campo, ma solamente chi cliccherà più velocemente sul materiale desiderato.

Il migliore aspetto di Greed: Black Border è comunque il suo comparto grafico. Non parliamo certo di Crysis 2, ma siamo di fronte ad un lavoro certosino, senza gravi sbavature ed in grado di regalare un colpo d’occhio più che gradevole, grazie all’eccellente cura riposta, specialmente, in effetti di luci ed ombre. Il resto è piuttosto nella norma, ma non stona assolutamente con l’aspetto sottolineato nella precedente frase. Il motore non è poi troppo pesante, e gira fluidamente anche sugli hardware più datati, magari sacrificando gli effetti di post-processing. La buona interazione con l’ambiente: tradotta nella distruzione libera di alcuni oggetti secondari, contribuisce alla buona votazione per questo comparto che, purtroppo solo in parte purtroppo, lenisce un po’ gli evidenti difetti strutturali del gioco.

Greed: Black Border Qualche punto sopra la soglia psicologica del 5,5 è attribuito unicamente per il fatto che il prodotto è venduto a prezzo budget e che dispone di un comparto grafico più che discreto. Il resto di Greed: Black Border è assolutamente da rivedere. Nonostante non parliamo di difetti gravissimi, è il complesso delle problematiche a non dare la possibilità a questa produzione di porsi almeno al confronto dei capolavori del genere. Anzi, è blasfemo pure citarli. Consigliamo comunque una prova agli appassionati più stretti degli hack’n’slash, perlomeno per cercare qualcosa di differente dai soliti guerrieri armati di spadoni.

5.8

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