Recensione GTA 5

Il free-roaming Rockstar si lascia riscoprire in prima persona

Grand Theft Auto 5

Videorecensione
Grand Theft Auto 5
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Grand Theft Auto 5 è eccessivo. E del resto a Rockstar piace esagerare.
Lo si dovrebbe aver capito -se non altro- dai modi con cui, all'epoca dell'uscita originale, ci ha raccontato gli spropositi della società americana, facendo lo spaccio universale delle sue sregolatezze: e quindi trascinandoci in una bolgia gorgogliante fatta di mafiosi, derelitti, torturatori, squali in doppio petto, guru dei social network e tiratissimi maestri di tennis con un'erezione perenne, gangster e criminali in crisi di mezza età, agenti corrotti e ragazzine infoiate. Tutti al sole nell'estate eterna di Los Santos e dintorni, perché tanto non c'è proprio nulla da nascondere.
Grand Theft Auto 5 è eccessivo, e non potrebbe essere che così: la saga ha cominciato nel '98 facendoci schiacciare le fila ordinate degli Hare Krishna, e quindici anni dopo si è data al waterboarding, insensibile agli strali di quei benpensanti che mai hanno colto la penetrante profondità di una delle più riuscite e brillanti parodie culturali, di un titolo che porta alle estreme conseguenze il “liberismo etico” ormai dilagante.
Ecco: Grand Theft Auto 5 è eccessivo anche nella sua riedizione next-gen. Perché non si contenta di bussare, ordinato e pulito, sulla scocca delle ultime console, presentandosi col vestito a festa e i suoi 1080p (i frame al secondo sono solo 30, canaglia!). Lui arriva e fa il suo show, esibizionista come sempre: mette un attimo da parte tutto quello che ci aveva promesso, dai veicoli aggiuntivi alle nuove bestie che popolano Blaine County, dal traffico “rinvigorito” di Los Santos ai centocinquanta brani delle nuove stazioni radio, e sposta la telecamera.
Notizia bomba su Weazel News: in GTA 5 arriva la visuale prima persona.
Se siete di quelli che hanno urlato “tutto qui?”, in preda al comprensibile risentimento del giocatore che si vede recapitare un'altra volta un conto di settanta carte, fatevi un favore: poggiate i polpastrelli sul pad, guardatevi intorno, salite in macchina e sfrecciate sul lungomare di Vespucci Beach. Scoprirete che GTA 5 è davvero cambiato, anche se Rockford Hills resta lo stesso covo infame di spacciatori e puttanieri.
Cambiano le sensazioni di guida, cambia il modo in cui la città ci vomita addosso i suoi graffiti, i cartelloni pubblicitari, i poster, e cambia il peso dei proiettili infilati nel petto dei Ballas o dei narcotrafficanti mesoamericani.
Altro che “tutto qui?”: per trasformarsi in un titolo più next-gen di quanto -almeno nella concezione- già non lo fosse, GTA 5 ribalta la prospettiva, con quella che potremo definire la più coraggiosa operazione sulle meccaniche di gioco operata sin dai tempi del passaggio al 3D. Ve l'avevamo detto che a Rockstar piace esagerare.

Nuovo?

Chi ha giocato a GTA 5 ai tempi dell'uscita sa già che cosa aspettarsi dall'ultimo free-roaming targato Rockstar. La riedizione per Ps4 e Xbox One, che arriverà anche su PC all'inizio del prossimo anno, non propone missioni aggiuntive e lascia tutto com'era sul fronte narrativo.
Troviamo quindi una storia chiassosa, a tratti smodata, che ruota attorno a tre protagonisti ormai “di famiglia”: il racconto si concentra ora sulla follia autodistruttiva di Trevor, ora sulle questioni da ghetto di Franklin, anche se poi la pietra angolare della narrazione resta la crisi di Michael ed il brivido che prova nel tornare in azione, pianificando il “grande colpo” mentre la sua assurda famiglia va a rotoli. Il plot ha dei momenti di puro genio che si alternano a qualche missione meno riuscita, ma ciò che più conta è lo splendido affresco sociale che Rockstar è stata capace di assemblare.
Schizzando tra missioni principali e secondarie, inseguendo gli incarichi di folli e sconosciuti, ma anche solo attardandosi di fronte al maxischermo del salotto di Michael, finiamo per entrare in contatto con una soverchiante enormità di personaggi, di eventi, di situazioni assurde e paradossali.
Sceneggiatura e dialoghi sono brillanti, sempre sopra le righe, persino spassosi per chi sa cogliere i riferimenti culturali che la smisurata opera dei fratelli Houser mette in campo.
Nonostante la tripartizione di tutto l'impianto di gioco, che ci permette di selezionare liberamente l'uno o l'altro personaggio, il tono di questo Grand Theft Auto è sempre schizzato, mordace, ficcante. Non c'è più quel grigiore esistenziale che si mescolava allo smog della Liberty City di Niko Bellic, non c'è neppure la vacuità degli affanni di CJ, o l'epico superomismo lisergico di Vice City: c'è invece l'eccesso nella sua forma più pura, c'è l'enormità della nevrosi che si nasconde dietro i lifting della società dell'apparire, c'è lo specchio del disastro culturale. E' comprensibile che non tutti abbiano apprezzato fino in fondo questa meticolosa politica degli eccessi, preferendo qualcuno dei vecchi protagonisti alla “trinità” della catastrofe americana. Resta però innegabile che il mondo creato da Rockstar sia veramente fuori proporzione per estensione e quantità di dettagli. Dagli oscuri meandri del web all'elenco interminabile dei fast food, dai profili di Life Invader fino alle geografie plausibili di Blaine County, GTA 5 è una miniera inesauribile: in fondo, qui, separare il racconto dal contesto non è possibile, perché ogni scorcio nasconde un pezzo della malandata storia dell'America ai tempi della crisi culturale.

Ed è proprio per questo motivo che l'introduzione della prima persona cambia totalmente le carte in tavola. Cut-Scene a parte, GTA 5 si gioca con una visuale tutta nuova, che permette di soffermarsi come mai prima sulla ricchezza di dettagli del mondo di gioco. Entrare nella casa di Lester e guardare i suoi poster da nerd paranoide, oppure girellare nei modernissimi uffici di Life Invader sbirciando l'interminabile elenco di succhi esotici infilati nel distributore automatico, è un'operazione che cambia in un modo o nell'altro la percezione del mondo di gioco. E viene quasi da pensare che questa sovrabbondante ricchezza di dettagli fosse sprecata, inquadrata dalla vecchia prospettiva che in maniera meno efficace riesce a penetrare le cose.
C'è di più: giocare in prima persona modifica in maniera sensibile tutto il gameplay di GTA 5. Per guidare, adesso, bisogna essere finalmente più attenti, concentrati sulla strada invece che sulla minimappa, solitamente spietata “attention whore” del free-roaming di Rockstar.
Stavolta non funziona così: è meglio avere gli occhi incollati sulla carreggiata, cercare di districarsi nel traffico sfruttando magari l'abilità speciale di Franklin. Per un titolo in cui la progressione si divide spesso e volentieri fra sparatorie e fasi di guida, aver reso molto più intensa e ludicamente significativa una buona metà dell'esperienza di gioco non è cosa da poco.
Ma anche i ritmi delle sparatorie cambiano: entrare in copertura è quasi obbligatorio, mentre finalmente -faccia a faccia con gli avversari- si avverte in maniera diversa -più diretta- il peso dei colpi e delle fucilate. Alle volte si percepisce che il titolo non sia stato pensato proprio con in mente la visuale da FPS: sarà uno schema di controlli in certi casi un po' spinoso, sarà la sensibilità del puntamento che ha bisogno di qualche regolazione di fino, o il level design delle missioni al chiuso evidentemente pensato per un'inquadratura diversa. Eppure, anche al netto di qualche piccolo compromesso da accettare in certe situazioni, per la maggior parte dei casi la prospettiva inedita risulta ben più che intrigante: diremmo persino nuova. Rockstar ha capito che per incuriosire anche i milioni di giocatori che GTA 5 l'hanno già spolpato, bisognava puntare in alto. E così ha cambiato integralmente il paradigma del gioco, dandoci la possibilità di assaporare un'esperienza di gioco diversa nelle fondamenta, più immersiva e di carattere. Un free-roaming urbano in prima persona, del resto, non si era davvero mai visto.
Il lavoro che sta dietro a questo “ribaltamento”, per altro, è davvero encomiabile: migliaia le nuove animazioni che acuiscono il feeling da Mirror’s Edge, rapportando le azioni in maniera coerente con la nuova inquadratura. Saltare, schivare (rotolamento laterale da applausi), scalare o semplicemente rubare una vettura denunciano un lavoro di ottimizzazione e comprensione della dinamica superlativi. Per sedare il possibile spaesamento, Rockstar North ha lavorato di cesello alle voci “opzioni”: potremo dunque optare fra più configurazioni, mixando le varie possibilità per ottenere una linea di condotta in accordo con i nostri bisogni. Camminare in prima persona e guidare in terza, oppure sparare con la nuova visuale ma entrare in copertura come sempre: tutto si può fare. Da qui anche la presenza di 4 opzioni di targeting, attivabili in entrambe le visuali.
Ovviamente se preferite il GTA di stampo classico, basterà un click sul touchpad del DualShock 4 per rimettere la telecamera al posto di sempre.

Cos'altro c'è di nuovo nell'edizione Next-Gen di GTA 5? Il titolo non presenta nuove missioni, non ha DLC narrativi aggiuntivi, non gioca sulle quantità. Più che altro lavora sulla densità: nuovi veicoli, vetture, moto, 150 canzoni aggiuntive nelle stazioni radio inedite, nuove tipologie di animali ed armi, ma anche nuove side quest, declinate sui tre protagonisti anche se non sempre eccezionali dal punto di vista del design.
Complessivamente quello che si ritrova un anno dopo l'uscita è ancora un Free-Roaming titanico, che riesce a mescolare con successo una progressione ritmata e ben tenuta alle mille attività secondarie disseminate in giro per la sconfinata mappa di gioco. Che siate giocatori più votati all'azione, oppure acuti osservatori a cui piace godersi uno show televisivo o ascoltare i deliri che Michael racconta al suo psicologo, GTA 5 ha quello che fa per voi. Esaurirlo è quasi impossibile, soprattutto se si considera un reparto online rimpolpato da continui aggiornamenti e ancora oggi popolatissimo.
Resta vero che, a fronte degli opportuni interventi contenutistici e tecnici, chi si è già saziato al lauto banchetto approntato da Rockstar un anno fa potrebbe non avere gli stimoli giusti per tornare a scorrazzare sulle strade di Blaine County e farsi un giro negli strip club di San Andreas. Non saranno le novità appena elencate a far cambiare idea a chi è titubante, e tutto è deciso insomma da quanto trovate “sensuale” la nuova visuale in prima persona.

Tecnicamente parlando, GTA 5 si presenta sulle console Next-Gen con 30fps ed una risoluzione di 1080p. Un risultato buono ma non esaltate: sappiamo che le risoluzioni 4K sono appannaggio esclusivo dell'edizione PC, ma avremmo preferito una fluidità maggiore.
Eppure la draw distance è letteralmente da urlo, confermando il lavoro di ottimizzazione di un team che sa sempre il fatto suo. Pure gli effetti particellari e volumetrici sono rinvigoriti non poco, e la gestione delle fonti di luce compiace. Le Texture hanno una risoluzione maggiore, ma in troppi casi risultano un po' piatte: assieme alla mancanza di coraggio sul fronte della costruzione poligonale, e ad un filtro anti-aliasing che non sempre si fa sentire come dovrebbe, questo denuncia la genesi old-gen del progetto, che del resto sarebbe inutile nascondere. Non si può che ammirare la presenza di dettagli aggiuntivi, ad esempio nella flora che punteggia Blane County o nella simulazione della superficie del mare, così come l'arrivo di un bel numero di auto ed NPC extra, che rimpolpano non poco la downtown di San Andrea.
Migliorate anche le espressioni facciali, per un risultato complessivo che compiace, collocando il titolo ai piani alti della classifica tecnica di questa giovane Next-Gen.

Grand Theft Auto 5 La versione Next-Gen di GTA 5 non è un semplice remake. E' anzi una delle operazioni più coraggiose di Rockstar Games, che ha deciso di proporre -oltre all'esperienza classica del suo capolavoro aggiornata sul fronte tecnico- un punto di vista tutto nuovo per la serie. La visuale in prima persona cambia integralmente i ritmi di gioco ed il feeling complessivo del gameplay, trasformando Grand Theft Auto 5 in un prodotto non solo più avvolgente, ma dal sapore nuovo. Le sparatorie si fanno più intense ma forse anche più difficili da metabolizzare, mentre le fasi di guida ne escono strutturalmente rinvigorite, superando quella fiaccante vacuità ludica che aveva rappresentato, fino ad oggi, uno dei limiti maggiori della proposta Rockstar. Ma inedito è anche il modo di scoprire e riscoprire i dettagli di quell'immenso affresco sociale che è San Andreas, così che pure chi ci abbia passato intere giornate possa seguire con la solita chiassosa leggerezza la trama di gioco e poi dedicarsi alle innumerevoli attività secondarie. Ecco quindi il punto: mentre le aggiunte contenutistiche ed un comparto tecnico che non vuole nascondere la genesi old-gen del titolo non sarebbero da soli sufficienti a giustificare un secondo acquisto, la visuale in prima persona apre la strada ad un nuovo modo di vivere GTA. Se siete fra i pochi che hanno posticipato il contatto con l'opera più imponente di Rockstar solo in previsione dell'uscita next-gen, ovviamente, non fermatevi a pensare neppure un attimo, ma se pure finite nel novero di chi Grand Theft Auto 5 l'ha amato follemente, sappiate che pure questa versione ha qualcosa per voi. Raccontarlo non basta: bisogna soprattutto provarlo. Per capire che, una volta tanto, può davvero valere la pena di ricominciare tutto da capo.

9.5

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