Recensione Hard West

Uno strategico a turni ambientato in un Selvaggio West intriso di violenza e superstizione, che brilla grazie ad una narrazione interessante ed un gameplay che si rifà con chiarezza ad X-COM.

Versione analizzata: PC
recensione Hard West
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Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Di tutti i generi che nel corso degli anni sono approdati sulle rive creative del medium videoludico, quello dei Western, nonostante un ricchissimo bagaglio di fascinazioni maturato in decenni di cinematografia e fumetti, è uno dei pochi a non aver raggiunto una consacrazione definitiva. In effetti, se non fosse stato per Red Dead Redemption (e il suo predecessore spirituale Red Dead Revolver), per la serie dei Call of Juarez, per i capitoli di Desperados e per altri pochi progetti finiti ormai nel dimenticatoio, oggigiorno sarebbe sostanzialmente impossibile stilare una lista di titoli che sono riusciti a reinterpretare con successo le magnetiche atmosfere a base di piombo, cowboy e taglie del Selvaggio West. Tuttavia, grazie soprattutto all'inesauribile spinta creativa del mercato indipendente (e grazie alle sempre più celebri campagne crowdfunding di Kickstarter), negli ultimi anni abbiamo avuto modo di posare lo sguardo su alcuni interessanti progetti, come Westerado e SteamWorld Dig, giusto per citarne alcuni, che con parziale successo sono riusciti a risollevare un genere quasi del tutto relegato ad una nicchia. A questo stesso filone appartiene sicuramente Hard West, che con la sua reinterpretazione in chiave soprannaturale delle tematiche Western, si è rivelato uno strategico a turni con qualche trovata stuzzicante e una narrazione da non sottovalutare.

Il selvaggio, "duro" e spietato West

La selvaggia frontiera che fa da sfondo ad Hard West è di quelli spietati e irriverenti. La popolazione vive ghettizzata in piccole cittadine separate da chilometriche lande polverose, governate da fuorilegge e mercenari pronti a tutto pur di accaparrarsi le poche ricchezze in circolazione. È proprio la perdita di ogni speranza ad aver fatto sì che la superstizione, quella intrisa di improbabili dicerie su diabolici spiriti ultraterreni e potenti maledizioni, dilagasse senza tregua attraverso il logoro tessuto di una società ormai quasi completamente annegata nell'ignoranza, nella povertà e, talvolta, anche nella cieca follia. Vivremo questa tragica situazione direttamente attraverso gli occhi dei vari protagonisti, in un racconto di otto capitoli che ne incornicerà perfettamente le esistenze, alcune delle quali vissute all'insegna del bene, altre del male. Ad esempio, vestiremo i panni di un giovane uomo che, dopo aver perso la madre per colpa di un folle che l'ha smembrata e sacrificata al diavolo, si è ritrovato costretto a maturare un'identità violenta e criminale per sopravvivere, arrivando persino ad affrontare una morte tragica ed una resurrezione intrisa di vendetta e follia sanguinaria; oppure dovremo agire nel ruolo di protettore del West, nel tentativo di curare, scientificamente ma anche a suon di pallottole, la pazzia dilagante lungo l'Oregon Trail. Il viaggio dei protagonisti, quindi, inteso sia in senso figurato che letterale, determinerà i ritmi dell'intera progressione, intervallato dai numerosi momenti in cui saremo chiamati a prendere delle decisioni delicate, che nella maggior parte dei casi ci trascineranno direttamente sul campo di battaglia a dispensare morte, sfociando in un gameplay strategico molto simile a quello saggiato in X-COM.
Tutti e otto i capitoli della storia si svolgeranno in una mappa del mondo raffigurante l'Oregon Trail (che nell'800 permetteva ai migranti di spostarsi dall'est all'ovest degli Stati Uniti) dove avremo modo di viaggiare tra numerosi accampamenti, villaggi e città, ognuno rappresentato da un piccolo segnalino tridimensionale (con una resa estetica che ricorda vagamente quella della world map di Wasteland 2). Ogni volta che visiteremo una location si aprirà un menu contestuale che ci metterà di fronte a diverse possibilità d'interazione: potremo ottenere nuove informazioni parlando con gli abitanti del luogo, commerciare pozioni, comprare e modificare le armi, oppure accaparrarci qualche oggetto speciale introvabile altrove. Completando i dialoghi legati alla trama principale, avremo immediatamente accesso ad altri luoghi da visitare, scoprendo via via nuovi frammenti di una narrazione che, come detto, si svilupperà parallelamente all'esplorazione della mappa di gioco. Naturalmente, lungo il cammino avremo modo di incrociare una ricca pletora di personaggi secondari con una storia ben delineata alle spalle, ognuno dei quali potrà essere accolto nel party ed equipaggiato per fornirci assistenza in battaglia, salvo poi abbandonarci nei momenti in cui la trama esigerà che il personaggio principale rimanga da solo. Inoltre, a corredo di ogni luogo, saranno presenti alcuni brevissimi racconti (spesso narrati da una voce fuori campo) intrisi di tragicità e superstizione, che in maniera concisa, ma comunque interessante, ci forniranno tutte le connotazioni storiografiche della triste epoca rappresentata in Hard West.


Un po' di X-COM

Come accennato in precedenza, indipendentemente dal capitolo che affronteremo, dovremo svolgere numerose missioni direttamente sul campo di battaglia, immersi in ambientazioni inquadrate dalla tipica visuale isometrica utilizzata nella stragrande maggioranza dei titoli strategici. Questi scenari, esattamente come se ci trovassimo in una scena cult di un film Western, ci catapulteranno immediatamente in una situazione ad alta tensione, dove avremo precisi obiettivi da conseguire per evitare il game over. Che si tratti di liberare un personaggio tenuto prigioniero o di effettuare un raid presso il covo di alcuni temibili banditi, il nostro approccio tattico potrà essere in stealth, procedendo furtivamente per evitare i coni visivi dei vari nemici appostati nell'ambientazione, oppure ad armi spianate, ingaggiando immediatamente il combattimento con il primo nemico a tiro.

Tuttavia, non essendoci delle skill pure dedicate allo stealth (tranne la possibilità di soggiogare il nemico per pochi turni, come avviene, ad esempio, in Invisible, Inc.), l'opzione furtiva sarà semplicemente un espediente utile a ritardare lo scontro frontale che arriverà inevitabile, e al quale dovremo obbligatoriamente sopravvivere tenendo in vita tutti i personaggi del party, pena il game over immediato e la necessità di riaffrontare la missione dall'inizio. Una volta ingaggiato il nemico (oppure dopo essere stati scoperti), la missione volgerà immediatamente in un classico combattimento a turni, dove potremo muoverci entro un certo limite di caselle, sparare, ricaricare l'arma e sfruttare muri, ostacoli ed oggetti interattivi come coperture (parziali o integrali), il tutto consumando i punti azione a disposizione di ogni personaggio. Trattandosi di un titolo western, potremo naturalmente equipaggiare i nostri cowboy con svariate bocche da fuoco, tra cui annoveriamo numerosi modelli di revolver, canne mozze, fucili da cecchino e mitragliatori artigianali, ognuno con un grado di efficacia differente a seconda della distanza di tiro. Al di là del classicissimo sistema di danni e chance di colpire, una delle dinamiche più curiose ed incisive di Hard West è la fortuna. All'inizio di ogni combattimento tutti i personaggi (compresi quelli nemici) ne avranno una determinata quantità a disposizione (rappresentata da una barra simile a quella dei punti ferita). Tutte le volte che cercheremo di sparare ad un nemico, il sistema calcolerà la differenza tra la nostra probabilità di colpire e la quantità di punti fortuna posseduti dall'avversario, che, se dovesse risultare positiva, ci permetterà di mandare a segno il colpo, rimpinguando nuovamente la sua barra. Altrimenti, se la differenza dovesse risultare negativa, sottrarremo al nemico una porzione di fortuna, rendendolo più vulnerabile al prossimo colpo. È una trovata sicuramente interessante, capace di introdurre un pizzico di dinamismo in più alle più che rodate meccaniche offerte dagli strategici a turno. Tuttavia, data anche l'assenza di una statistica dedicata alla difesa (salvo ovviamente la mitigazione dei danni offerta dall'uso delle coperture), l'influenza della fortuna sarà così preponderante da sbilanciare l'esito di alcuni combattimenti, avvantaggiando i numerosi colpi del nemico (quasi sempre in superiorità numerica) e vanificando il posizionamento strategico degli alleati. E in effetti capiterà di essere colpiti da distanze siderali, pur trovandosi al riparo di una copertura integrale, semplicemente perché rimasti privi di fortuna, che è sensato da un punto di vista semantico (dopotutto è difficile riuscire a sopravvivere quando la fortuna non è dalla propria parte), ma non si sposa sempre nel migliore dei modi con le fondamentali meccaniche della distanza di fuoco, della "chance-to-hit" e delle coperture tattiche che sostengono il titolo.

Per rendere più efficiente e vario il compito degli alleati, tuttavia, gli sviluppatori hanno inserito la possibilità di far fuoco anche senza disporre di una linea di tiro pulita sull'avversario, sfruttando le ombre dei nemici proiettate a terra per colpirli attraverso gli ostacoli più sottili, come il tessuto delle tende o gli arbusti. Sul fronte abilità, invece, al posto di un classico skill-tree, potremo contare su delle carte speciali da poker che si potranno ottenere come ricompensa al termine di alcune quest della campagna principale. Grazie a queste ultime i nostri personaggi potranno essere dotati di alcune abilità attive e passive davvero molto interessanti, come il cannibalismo (con cui si potranno recuperare dei punti ferita nutrendosi dei cadaveri degli avversari) o la possibilità di colpire di sponda i nemici, facendo rimbalzare i proiettili sugli oggetti metallici disseminati negli scenari. Inoltre, sfruttando le combinazioni di semi e numeri presenti sulle carte, e ottenendo un punteggio sempre più alto (coppia, tris e via discorrendo), si potranno ottenere dei bonus aggiuntivi per i propri personaggi (come una maggior quantità di fortuna o una minor penalità alla mira dalla lunga distanza), fondamentali per migliorare le possibilità tattiche del gruppo duranti i combattimenti.
Venendo all'aspetto tecnico Hard West non è certo un titolo che punta a sorprendere. Le ambientazioni, seppur abbastanza ampie e ricche di elementi tipici del selvaggio West, sono caratterizzate da un cel shading che slava leggermente le texture e ne sopisce la saturazione cromatica, conferendo alla scena un impatto visivo non sempre convincente. Discrete, invece, sono le animazioni dei personaggi, specialmente quelle legate alle uccisioni, con il corpo dei nemici che si contorcerà in maniera quasi filmica, per poi crollare in un bagno di sangue. Anche la colonna sonora è piacevole, capace di ritmare efficacemente con sonorità Country-Western le fasi di viaggio e i combattimenti più serrati.

Hard West Hard West è un titolo Western affascinante, con una narrazione stuzzicante, forse a tratti un po'troppo criptica, ma comunque capace di sondare un ricca costellazione di tematiche intrise di sofferenza, violenza e superstizione. Certo, l'assenza di un budget sostanzioso trasuda chiaramente attraverso un gameplay che sa di già visto, e un comparto tecnico che non cerca certo di sorprendere il giocatore. Tuttavia, guardando anche alla desolazione disarmante del genere Western in campo videoludico (dopotutto di titoli del calibro di Red Dead Redemption ne vengono prodotti uno ogni dieci anni), Hard West potrebbe rappresentare un'interessante proposta per tutti gli appassionati del Selvaggio West, e anche per coloro che apprezzano i titoli strategici a turno alla X-COM.

7.5

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