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Recensione Hearts of Iron 4

Paradox Interactive ritorna alla Seconda Guerra Mondiale, offrendo al giocatore una scacchiera virtuale compresa tra 1936 e 1945, così da poter essere oggi Churchill e domani Mussolini.

Versione analizzata: PC
recensione Hearts of Iron 4
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  • Pc
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Sarà anche un ambientazione inflazionata nei videogiochi, eppure la Seconda Guerra Mondiale continua ad essere inscenata e le sue sorti poste nelle mani dei videogiocatori. Ora si è nei panni di una recluta, ora in quelli di un carrarmato, un nave, un aeroplano, mentre nel caso di Hearts of Iron 4 si vestono i panni di un primo ministro di uno Stato. Nel videogioco strategico firmato Paradox Studios si deve gestire ogni aspetto della nazione prescelta, dalle scelte in politica estera (con chi mi alleo? quale dottrina scelgo? quali stati mi interessa assoggettare?) a quelle economiche (quali settori decido di far progredire? quali materie prime mi servono a ciò?), passando naturalmente per la gestione del riarmo che coinvolge uomini, industria, contraeree e linee difensive, navi, aerei e mezzi motorizzati. Chi conosce i titoli della compagnia svedese, Europa Universalis su tutti, sa già cosa aspettarsi: un groviglio di menù e cartine geografiche viste a volo d'uccello, sopra le quali disporre truppe e gestire fronti di combattimento come se ci trovassimo sul tabellone del Risiko. Solo che qui la fedeltà storica è rigorosissima (per ogni esercito ci sono nomi di generali realmente esistiti e modelli di veicoli effettivamente risalenti a quel periodo storico) e si va a manovrare il singolo battaglione impegnato nella conquista della più sperduta cittadina sovietica. E' un titolo che sulle prime magari risulta indecifrabile, anche per il veterano che deve farci la mano e impratichirsi nuovamente, ma che alla decina, centesima partita riesce a restituire un senso di onnipotenza e sopratutto la reale capacità di plasmare con i propri uomini ed il proprio acume strategico i destini della Storia.

Il decennio che cambiò il mondo per sempre!

Un dato storico. Gli aerei che decollavano dalle piste di mezza Europa nel 1939 erano talvolta semplice variazioni dei biplani che durante la Prima Guerra Mondiale si sfidavano nei cieli come solitari cavalieri medievali, mentre sei anni più tardi nel 1945 già comparivano nelle flotte di alcune potenze i primi jet a reazione nucleare. In nessun altro periodo della storia umana l'industria bellica ha compiuto tanti balzi in avanti, ovviamente nel segno della distruttività: il nemico non era più colui che possedeva alcuni territori irredenti, ma un vicino da eliminare, annientare, schiavizzare. Hearts of Iron 4 riflette in tutto e per tutto lo spirito del tempo, in particolare la velocità dei capovolgimenti tra vincitori e vinti. Se in Europa Universalis 4 ci volevano anni e decenni per annettersi un feudo (erano necessari matrimoni e casus belli ben fabbricati), in Hearts of Iron 4 puoi lasciare un Badoglio in gran forma sul fronte etiope e ritrovarlo qualche giorno più tardi (in game) in convinta difficoltà (ed io che pensavo di mandare qualche truppa su per il Nilo a dare man forte per conquistare Alessandria e Il Cairo).Lo strategico ambientato negli anni della WW II consente al giocatore di scegliere se cominciare la partita nel 1936, fotografando uno scenario abbastanza statico con alcune preoccupanti concentrazioni in Spagna, a nord dell'Austria e sulle sponde somale: da quel momento, sopratutto se giocate nei panni di Francia, Gran Bretagna o Cina è un escalation, perché l'Asse comincerà a rosicchiare ed inglobare staterelli, costringendovi ad investimenti sopratutto nel riarmo (fate incetta di materie prime da colonie ed alleati, concentratevi sulla Ricerca e scegliete i National Focus sulla sinistra dell'albero. Per chi sceglie di avviare la partita nell'Agosto del 1939 (o ci arriva prima o poi partendo dal 1936), beh sono c**zi amari. Qui l'indicatore dalla Tensione mondiale cresce esponenzialmente fino ad arrivare a 100: significa che ogni Stato può dichiarare guerra ad un altro senza attendere più di tanto nel giustificare un War Goal (la variante contemporanea del Casus Belli). La cartina europea è un coacervo di truppe che si spostano, città che da un giorno all'altro cambiano bandiera e sopratutto la necessità per il giocatore di saltare da un fronte all'altro, gestendo in velocità progresso industriale e reperimento di materie prime. Comparato ad Europa Universalis IV siamo di fronte ad un ritmo decisamente più sostenuto, che diventa indiavolato e non lascia respiro nei momenti più concitati. Il team di sviluppo è riuscito comunque ad accelerare, senza però ingolfare il gameplay complessivo tant'è che il giocatore riesce quasi sempre a leggere quanto sta accadendo sullo schermo attraverso la parte visuale e solo in certi casi è tenuto a soffermarsi veramente su quanto scritto nelle righe di testo. La novità più valida è rappresentata da baloon che si frappongono tra due eserciti uno contrapposto all'altro: esso indica in percentuale la probabilità che i nostri uomini vincano o perdano, è di colore verde se la sorte ci arride, mentre diventa rosso se invece siamo destinati prima o poi alla ritirata. Colore e numero ci restituiscono velocemente se noi siamo destinati alla vittoria e tra quanti giorni in game avverrà (più il numero è vicino al 100 più la vittoria è prossima); il colore è di per sé sufficiente per stabilire se il fronte che stiamo scrutando merita un intervento prioritario oppure lo si può lasciare un attimo in disparte perchè la vittoria è altamente probabile. Un espediente di gameplay migliorato rispetto ai passati strategici Paradox, capace di risparmiare tempo assecondando la ricercata frenesia ludica. Non di soli fanti e carrarmati vivono le potenze di metà Novecento, ma la supremazia si conquista anche sul mare e nei cieli.

Navi e sommergibili sono un vero punto di forza di Hearts of Iron 4. A questo giro ci viene risparmiata la macchinosità di gestire il numero di uomini in relazione alle navi che possono trasportare, preferendo piuttosto un sistema che consenta di trasferire qualsiasi quantità di truppe su un convoglio a patto che si metta in marcia gli uomini verso un porto e li si faccia arrivare ad un porto proprio o alleato. Il giocatore può creare e addestrare truppe in Sicilia e prepararle allo sbarco in Libia appena il fronte nordafricano si riscalda. Anche l'invasione via mare è stata semplificata, tant'è che è sufficiente selezionare le truppe per poi assegnare loro il comando di attacco via mare verso un porto nemico. Si può addirittura impostare la rotta desiderata, anche prima che i due Stati siano in guerra: nel momento del casus belli, la flotta salperà e in automatico cercherà di impossessarsi delle coste nemiche. La conquista di un porto è un atto decisamente importante, perchè blocca possibili rinforzi di uomini da parte della madrepatria e quindi obbliga le truppe nemiche presenti nella colonia a contare solamente sulle proprie forze; una simile dinamica di gameplay è particolarmente accorta dal punto di vista storico, perchè rende palpabili le ragioni che hanno permesso al Giappone di impossessarsi della vasta Cina in poco tempo, oltre che lasciare intravedere la potenza che l'Italia sarebbe diventata qualora fosse riuscita a portare a termine l'operazione Mare Nostrum, occupando i porti più strategici del Mediterraneo, da Gibilterra ad Alessandria. Se da un lato la presenza delle navi è saggiamente gestita, quella degli aerei è di gran lunga più impalpabile e a tratti inutile. Certo l'indicatore di Supremazia Aerea è importante ed elargisce un plus verso la vittoria finale, ma non è possibile ordinare ad uno stormo di bombardare una città specifica o un esercito in movimento così da indebolirne la resistenza in vista dell'arrivo della fanteria o di sbaragliare un drappello di uomini, come è realistico attendersi. In soldoni, investire su una flotta aerea nutrita e all'avanguardia in Hearts of Iron IV non paga dal momento che l'unico modo per sconfiggere il nemico è occupargli la capitale, con le truppe di terra (al limite trasportate via nave) e non con quelle aeree. Un vero peccato specie perchè la Seconda Guerra Mondiale ha affidato un ruolo di primo piano all'aviazione, grazie alla quale si poteva fiaccare la popolazione al suolo senza che questa avesse la possibilità di controbattere, come insegnano i casi emblematici di Pearl Harbor e (quello negativo) della Battaglia d'Inghilterra. Paradox avrebbe potuto tenere in maggior considerazione questo aspetto e tradurlo in maniera migliore a livello di gameplay.

Un videogioco per niente autarchico

Come Europa Universalis IV, Hearts of Iron 4 è mosso dalla più recente versione del Clausewitz Engine. Se a prima vista la mappa dell'Europa e del globo attorno sembra la solita mappa bidimensionale vista in tutti gli strategici Paradox, zoomando fino al micro-dettaglio si nota anzitutto una estrema fluidità e zero rallentamenti, mentre in un secondo momento si possono notare molti più dettagli ai monti, ai fiumi e sopratutto alle città. Purtroppo le animazioni delle truppe (cavalleria e veicoli motorizzati inclusi) risultano ancora legnosette e poco fluide: sono necessari troppi frame di animazione per rappresentare la ricarica di un fucile o l'avanzata verso il successivo territorio. Avendo noi giocato a dettaglio Alto, ci sembra lecito richiedere agli sviluppatori maggior impegno e l'utilizzo di maggiori risorse, visto che ci troviamo in un epoca dove i computer di fascia altissima sono predisposti alla Realtà Virtuale. Hearts of Iron 4 condivide con altri strategici, incluso il recente Offworld Trading Company, il brutto vizio di essere localizzato in tutte le principali lingue tranne l'italiano.

Come vi abbiamo già raccontato, il gioco aiuta con una componente visuale di facile leggibilità, a vantaggio, però, principalmente del veterano; il neofita, invece, deve comprendere il senso ed il significato di un'icona, quindi deve leggersi la descrizione (in inglese) e magari anche la Wiki ufficiale (sempre in inglese). La mancata localizzazione nel nostro idioma può costituire uno scoglio sopratutto al giocatore che si avvicina alla scuola Paradox con questo titolo: all'oggettiva complessità del sistema di gioco si aggiunge anche lo sforzo nel decifrare testi brevi, ma comunque non tradotti nella propria lingua madre. In conclusione, parliamo brevemente della colonna sonora. Unico commento da fare: è anche in questo caso splendida! L'affezionato Andreas Waldetoft ci delizia con marcette ora epiche, ora ottimiste, ora timorose; coglie con sapienza lo spirito del conflitto, la paura iniziale dell'essere soverchiati da un Asse Roma-Berlino-Tokyo apparentemente invincibile, quindi la sicurezza che uniti ce la si può fare, liberando una città alla volta. Già solo il Main Theme è sublime e non sfigurerebbe nei titoli di testa di un war movie hollywoodiano, come ad esempio il recente Il ponte delle spie...

Hearts of Iron 4 Paradox Interactive Studio ha chiesto ai propri fan di pazientare. 3 anni di sviluppo, un anno di incubazione in Closed Beta (a Giugno del 2015 noi ci eravamo divertiti ad un LAN party con giornalisti da tutto il mondo, senza riscontrare bug giganteschi) ed ulteriori mesi per fixare il tutto. Quello che ci troviamo tra le mani è una simulazione storicamente accurata della Seconda Guerra Mondiale, che mette il giocatore nei panni del Primo Ministro o Duce di una nazione, chiedendogli di gestire le dinamiche politiche, economiche e sopratutto belliche negli anni precedenti al conflitto (1936-1939) e poi in quelli cruciali (1939-1945). Si può decidere di essere il Terzo Reich ed avere tutti contro oppure gli Stati Uniti impegnati sia nell'avanzata fino a Tokyo, di atollo in atollo, sia in quella tutta continentale verso Berlino; si può essere la sfortunata Italia, ricca di ambizione, ma povera di armamenti, così essere una nazione piccola ed egoistica come il Belgio o il Portogallo, preoccupata più che altro di conservare il proprio impero coloniale oltre-mare. Gli sviluppatori hanno lasciata piena libertà al giocatore, anche se quest'ultimo deve comunque tenere in considerazione l'ineluttabile flusso degli eventi che l'IA ben conosce e tutti noi dovremmo aver studiato sui libri di scuola. Lo stesso gameplay è pesantemente influenzato dagli eventi storici: il ritmo di gioco è energico e indiavolato, ben lontano dai tempi dilatati del secolare progresso richiesto in Europa Universalis, le navi sono sia mezzi di trasporto che di supremazia marittina, così come gli aerei anche se il loro impatto sulle dinamiche di gioco è di gran lunga inferiore alle controparti acquatiche. Tuttavia la mancanza dell'Italiano tra le lingue e forse di una modalità single player più strutturata (che fine hanno fatto gli obiettivi specifici dei precedenti titoli Paradox?) sono ostacoli che possono tenere lontani molti giocatori, specie se neofiti del genere Grand Strategy. Ma se siete veterani degli strategici made in Svezia acquistate da Steam questo videogioco e ne trarrete svariati pomeriggi di divertimento nel tentativo di rovesciare le sorti della Storia!

8

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