Recensione Hellbreed

Browser game alla riscossa

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Con l’espansione sempre più a macchia d’olio dei collegamenti ad internet il gaming si sta sviluppando in moltissime direzioni differenti. Se dapprima erano i MMO ad attirare l’attenzione di tutti, ora si è passati al social gaming (tramite i social network più famosi) ed al browser gaming. Quest’ultimo è, in particolare, un settore in netta crescita, in quanto permette di divertirsi senza alcuna installazione e senza dover perdere troppo tempo dietro alle proverbiali problematiche legate a drivers ed incompatibilità varie. Qualche semplice click, una registrazione gratuita, e siamo pronti per giocare. Questa formula ha avuto successo in particolar modo in titoli come Ogame, strategico free to play (completamente gratuito) dove il giocatore è chiamato a creare -letteralmente- un impero, gestendo ogni sua risorsa (ma soprattutto le componente bellica).
Ed è proprio dagli sviluppatori di Ogame, gli Inflammables, che arriva Hellbreed, nuovissimo browser game che tenta (nel suo piccolo) di imitare le fortune di blasonati hack & slash quali Diablo o Baldur’s Gate.

Prima di tutto bisogna dire che la trama è quella che è, ovvero praticamente inesistente. La Terra è stata spezzata in decine di frammenti ed il regno di Manjuri (palcoscenico delle vicende di gioco) è da mille anni sotto il gioco delle forze oscure. La speranza degli uomini è legata oramai solo ad un’antica profezia, che prevede l’arrivo di un misterioso eroe in grado di riunire i frammenti del Mondo e sconfiggere il male. Naturalmente l’eroe in questione sarà impersonato da ognuno dei giocatori iscritti.

Hack’n’Slash basilare

La prima fase post-iscrizione consiste nella creazione dell’avatar, veicolata da una serie di menù piuttosto scarni che ci porteranno ad una scelta non molto personalizzabile visti gli aspetti predefiniti degli alter-ego a disposizione. Avremo però la facoltà di deciderne la classe (tra tre ben distinte tra loro) e i talenti, spendendo i punti esperienza che ci verranno donati già dall’inizio. Il nostro beniamino potrà dunque diventare un impavido guerriero, forte fisicamente ed abituato allo scontro all’arma bianca; una cacciatrice, micidiale dagli attacchi a distanza e benedetta dall’aiuto del suo fedele animale da compagnia; o un ariete, il classico “tank” in grado di resistere ad una mole paurosa di danni e sfondare la retroguardia nemica (in questo caso) a suon di cannonate.
Esaurita la creazione del personaggio ci imbatteremo nel primissimo tutorial, tramite il quale impareremo -sotto la guida del saggio Wagur- le basi dell’attacco e della difesa. L’unico tasto da utilizzare è, in sostanza, quello sinistro del mouse, che servirà per mirare e colpire i nemici e per attivare talenti e magie presenti nel nostro inventario, disposto come una comoda barra delle azioni nella parte bassa dell’HUD (come si conviene ad ogni MMORPG che si rispetti). Il feeling, è bene dirlo immediatamente, non è per nulla similare a quello delle produzioni più blasonate: l’assenza della possibilità di zoomare, così come la scarsa qualità dei modelli non permettono di comprendere al meglio quanto succede sul campo di battaglia, soprattutto nelle situazioni più concitate. Ci troveremo dunque a bersagliare casualmente gruppi di nemici, premendo a più non posso il tasto del mouse e sperando che tutto si risolva al meglio. Tutta questa confusione, in realtà, è debilitante solamente dal punto di vista della fruibilità intrinseca del sistema: il livello di difficoltà è infatti tarato piuttosto verso il basso e, dopo un primo periodo d’ambientamento, non avremo più alcun problema (anche alla luce del caos) a risolvere le quest assegnateci. Una grossa mano la darà, naturalmente, anche la possibilità d’upgrade di talenti, skill (al passaggio di livello) ed equipaggiamento, reperibile tramite appositi negozi e addirittura potenziabile grazie ad un semplice sistema di crafting.
Come nel più semplice degli hack’n’slash, dunque, ci troveremo ancorati ad un gigantesco HUB (la città di Rocca del Salto) dal quale potremo recuperare materiali ed equipaggiamenti, interagire con i numerosi NPC presenti (i quest givers) ed allearci con gli altri giocatori “umani” presenti per affrontare in compagnia i vari dungeon. Di fare squadra, in realtà, non se ne sente troppo il bisogno (come si diceva il livello di sfida non richiede grossi sforzi) ma è un buon modo, se non altro, per alleviare il senso di smarrimento e confusione provato nel corso delle battaglie più concitate. In città troveremo infine i portali adibiti al viaggio dimensionale, tramite i quali raggiungere i luoghi dove sono custoditi i frammenti del Mondo dispersi dal malvagio Darken.
Per quel che riguarda il gameplay e la strutturazione dell’avventura, dunque, siamo di fronte ad un prodotto estremamente canonico e basilare.

Dal punto di vista tecnico non c’è molto da dire su Hellbreed. La sua natura di browser game lo lascia molto indietro rispetto alle produzioni di questa generazione, andando ad affiancarsi -almeno dal punto di vista visivo- a quello che è stato il primissimo Sacred. Non si tratta dunque di un motore da “ammirare” ma più che altro di una scelta funzionale alla comoda fruizione del gioco anche durante la navigazione. Una scelta, tutto sommato, accettabile.

Hellbreed Hellbreed non farà certo gridare al miracolo gli appassionati di MMORPG che ancora stanno aspettando Diablo 3 ed affini ma, se non altro, potrà togliere qualche soddisfazione (e qualche ora di tempo libero) a chi -letteralmente- vive di Massive Multiplayer Gaming. Non molte sono le qualità della produzione Inflammables: la migliore è sicuramente il suo essere gratuita. Da provare.

6

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