La recensione di Henry per Oculus Rift

Arriva su Oculus Rift il primo film per la realtà virtuale, che ha come protagonista un simpatico e tenero porcospino... Ecco le nostre impressioni.

Versione analizzata: PC
recensione Henry
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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Una volta ricevuto il kit Oculus ed installato il software, si ha accesso allo store della piattaforma acquisita da Facebook. Esplorandolo sia in maniera tradizionale che direttamente attraverso il visore (grazie ad un'interfaccia 3D molto chiara e ben organizzata), si può iniziare a farsi un'idea dei contenuti disponibili, tra i quali molto probabilmente spiccherà Henry. I motivi per cui la produzione risalta sono due: si tratta di un contenuto gratuito e, a differenza dei vari giochi disponibili per il download, si tratta di un cartone animato. Abbiamo già parlato di Henry sulle pagine di Everyeye.it, dopo la fugace visione durante l'Oculus Connect 2 dello scorso anno, ma la possibilità di rivederlo con calma, più volte, nel confort della propria abitazione e non ad una fiera ci hanno spinto a volerne sottolineare alcuni aspetti.

L'ABC della VR

Henry è a tutti gli effetti un prodotto sostanzialmente passivo: si avvia tramite il controller di Xbox One o il telecomando di Oculus inclusi nella confezione, ma poi le periferiche si abbandonano per lasciarsi trasportare dalla narrazione. Essendo un cartone animato, renderizzato però in tempo reale grazie alla potenza dell'Unreal Engine 4 e dell'hardware a disposizione nel proprio PC, è possibile muovere lo sguardo e la testa in tutte le direzioni, senza però interferire con la scena e alterare in alcun modo il fluire degli eventi. Non potremo quindi essere noi a dare una mano a Henry per preparare la sua festa di compleanno, e non potremo nemmeno aiutarlo quando non tutto andrà per il verso giusto. Ovviamente verrebbe voglia di farlo, sia chiaro: più di una volta l'istinto porta ad allungare una mano, magari per provare a toccare il porcospino protagonista e interagire con il suo microscopico mondo. E invece niente, ci è concesso solo guardare: il team di Oculus Studio ha scritto, sceneggiato e realizzato Henry in modo da ottenere un prodotto che può essere considerato un'introduzione alla VR. Un software adatto anche a chi non ha mai giocato nulla in vita sua, non è avvezzo alla tecnologia e forse non sa nemmeno cos'è un visore. Proprio per questo genere di persone lo stupore sarà massimo: Henry accompagna l'utente, lo prende per mano e gli insegna come osservare quel mondo. Ecco quindi che la scena si apre con dei quadretti appesi ad una parete immaginaria, con un faretto che ne illumina uno alla volta, in modo che lo sguardo li segua progressivamente, di pari passo con le parole del narratore che introducono alla vicenda. La dissolvenza al nero successiva trasporta lentamente, in maniera tutt'altro che traumatica, all'interno della casa del protagonista, facendo percepire per la prima volta l'effetto 3D. Gli spazi, sebbene ridotti, trasmettono la solidita degli oggetti e l'ariosità dell'ambiente. Qualche istante per abituarsi e una coccinella spunterà da dietro una pianta, attirando l'attenzione e volando via, spingendo l'utente a seguirla con lo sguardo, muovendo la testa e notando quindi che la stanza in cui si svolge la scena non è l'unica: sul lato sinistro c'è la cucina, sul destro è posizionata la camera da letto; in alto c'è invece un soppalco dedicato al tempo libero. Henry entra quindi in scena non prima di aver fatto notare la sua presenza canticchiando, per dare il via ad un susseguirsi di eventi trascinante, che in pochi istanti fa dimenticare di indossare un visore ed emoziona fino al simpatico finale. Tridimensionalità dell'ambiente a parte, l'audio dà un apporto fondamentale e viene percepito in maniera ottimale con la versione finale di Oculus Rift, grazie alle cuffie integrate.

Oculus Studio ha infatti affidato questo aspetto allo storico Skywalker Sound, il cui lavoro nell'ambito del mix è esemplare e permette di percepire, con una spazialità molto ricca, ogni minimo rumore (compresi i simpatici versi di Henry e dei suoi amici) aggiungendo un ulteriore strato narrativo alla vicenda. Ciò che però stupisce, di Henry, è la voglia di rivederlo, ben più di un paio di volte: malgrado sia un'esperienza limitata in termini di interazione, gli occhi verranno sempre attirati da un nuovo dettaglio, sfuggito alla visione precedente e che impreziosisce la visione. È la stessa sensazione che si ha a distanza di qualche giorno dopo la visione un buon film, nel quale si ha la percezione di aver visto ma non guardato: elemento che spinge a immergersi nuovamente nella storia con gli occhi più vispi e preparati rispetto alla prima volta. Ecco perché Henry ci è piaciuto così tanto: dura solo una manciata di minuti ma ne vale molti di più, e rappresenta una primo passo in una direzione nuova: una sorta di proposta evolutiva dei cartoni animati e dei film d'animazione: media molto classici ma che probabilmente verranno rivoluzionati in futuro dalle possibilità offerte dalla Realtà Virtuale.

Henry Se avete un parente o un amico che non ha mai provato un contento in Realtà Virtuale e volete farlo avvicinare a questa tecnologia, avete trovato il modo giusto. Henry è adatto a tutti e accompagna chiunque prendendolo per mano, svelando alcune delle nuove regole della VR in maniera molto semplice, senza spiegarle in maniera diretta ma sottolineandole grazie alla sceneggiatura, all’esperienza e all’ambiente. Henry è insomma un primo passo verso qualcosa di diverso, a metà tra i media passivi e quelli interattivi. E' un prodotto praticamente universale, che non può che stampare un sorriso sulla faccia di chiunque si toglierà il visore a fine visione, anche il più scettico. Provare per credere.

9

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