Recensione Heroes of Ruin

Un clone di Diablo su Nintendo 3DS

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Heroes of Ruin
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  • 3DS

In principio fu Diablo, e come lui non ci fu più nessuno. Difficile infatti identificare un tipo di gioco un Hack'n'Slash ruolistico con un titolo che non sia il capolavoro Blizzard. Lo testimonia anche il fatto che negli anni ben pochi progetti provano a seguirne le orme, con scarso successo, salvo poche eccezioni. L’apertura del mercato a titoli free to play e indie ha però provocato un certo risveglio nell’interesse verso tale formula di gioco, ed allora i giocatori rimasti orfani dello storico titolo Blizzard hanno trovato consolazione altrove, fino ovviamente all’uscita del terzo episodio della saga, che ha riportato tutti nella loro familiare casa. Ma questa è un’altra storia. Qui invece vogliamo parlare di un titolo che s’inserisce in questa sorta di revival dell’action RPG "anni 2000", sua una piattaforma di un’azienda che poco ha avuto a che fare con titoli simili, il Nintendo 3DS. E lo fa per mano di uno sviluppatore tutt’altro che familiare col genere, n-Space, prodotto dalla casa autrice dei giochi di ruolo giapponesi per eccellenza, Square Enix. Un mix certamente particolare, dal quale è nato il titolo oggetto della nostra recensione, ovvero Heroes of Ruin.

Azione portatile

Il mondo del Velo è nel caos, ferito da lotte intestine e spazzato dai venti della magia, originato da misteriose e potenti forze primordiali. Si regge solo grazie all’equilibrio tra i tre potenti esseri che se lo sono spartiti, i Signori della Rovina; uno di loro però, Ataraxis, signore di Nexus, una città che è l'unico baluardo di speranza e vita in un mondo buio e crudele, è stato maledetto da chissà quale potere, e giace addormentato, forse morente, nella sua dimora. Strane forze sono all’opera, l’equilibrio è rotto e grossi eserciti paiono ammassarsi a nord, lì dove dimorano gli altri Signori. Prima che la situazione precipiti, quindi, è necessario che un gruppo di eroi trovi il modo per debellare la maledizione e salvare le terre del Vello dalla catastrofe che incombe, sempre più scura e pressante. Com’è ovvio che sia, saremo noi a rispondere all’appello, con il nostro bel mercenario appena sfornato dall’editor del gioco.
Sono quattro le classi tra le quali poter effettuare la propria scelta: alchitect, vendicatore, selvaggio e pistolero. L’Alchitect è praticamente il classico mago, con un tocco di elfico fascino al femminile. Le sue prerogative sono gli attacchi magici a distanza, creati evocando gli elementi, mentre come prevedibile attacco e difesa non sono delle migliori. Il Vendicatore è il paladino del gruppo, con buone statistiche di combattimento e la capacità di guarire sé ed i propri alleati; il suo aspetto è quello di un fiero combattente leonino, anche se le possibilità di personalizzazione permettono di creare anche eroi simili ad altri felini. Passiamo al Selvaggio, il classico powerhouse, eccellente nel combattimento a corto raggio grazie alla sua forza devastante ed alla difesa di ferro; un animalesco ed imponente abitante delle terre del nord, dai metodi spicci e dall’incomparabile forza bruta. Chiudiamo con il Pistolero, il rinnegato del gruppo, un umano, nell’aspetto a metà tra un cacciatore di vampiri ed il classico ranger; è specializzato nel combattimento a lungo raggio, nel quale utilizza le sue due sputafuoco, ed è capace di estrarre dalle proprie maniche letali assi, specializzato com’è negli esplosivi. Un cast soddisfacente nel numero e buono per varietà, dato che i personaggi sono profondamente diversi per concezione e stile di gioco (almeno sulla carta, ma qui ci torneremo dopo). L’editor che ci permette di personalizzarli non è il massimo invece, e bisognerà accontentarcisi delle poche opzioni messe a disposizioni dagli sviluppatori.

Una volta creato il nostro eroe verremo catapultati nel mondo di gioco, in una prima missione che, prevedibilmente, funge da tutorial. L’impianto di gioco, come detto, è quello dell’action RPG, contaminato da una forte impronta hack ‘n’ slash: la sostanza sta tutta nello sbaragliare le fiumane di nemici che incontreremo e nel raccogliere l’equipaggiamento che puntualmente si lasceranno dietro i mostri più forti o che scoveremo in reconditi anfratti. Una formula semplice, che poggia su di un sistema di controllo quindi ugualmente basilare: il movimento dell’eroe è deputato allo slide pad, si attacca con il tasto B, si utilizzano le abilità scelte con gli altri frontali, s’interagisce col dorsale L e si para e schiva con R, mentre le direzioni della croce direzionale consentono di utilizzare le pozioni e vendere al volo gli oggetti trovati nei dungeon. Salute ed anima sono gli indicatori rappresentati su schermo da due apposite barre, ripristinabili tramite i due tipi di pozione, ed una ovviamente indica l’energia residua del proprio combattente, l’altra il potere utilizzabile per prodursi nei roboanti attacchi ed efficaci potenziamenti che compongono l’albero delle abilità.
Non c’è niente di particolare o originale in una simile impostazione, e di certo non è la novità l’elemento che colpisce del titolo n-Space. La progressione si articola in missioni che hanno come punto di partenza un hub centrale, la città di Nexus, nella quale fare acquisti e vendere il proprio bottino, e si svolgono attraverso varie zone, marine, boscose, montane, desertiche, secondo un canovaccio prevedibile: scova il boss e massacralo, e se c’è qualche missione secondaria significa solitamente buon per il tuo bottino da eroe. Funziona? Si. E’ un’esperienza fresca? No, ma tutto sommato ci si diverte. Quel "tutto sommato" non deriva solo dalla incacellabile sensazione di già visto, ma da uno svolgimento a tratti banale, piatto per la maggior parte del gioco. Non è questo il genere che può offrire particolari soluzioni di gameplay, ma una maggiore attenzione ad aspetti secondari avrebbe contribuito a creare qualcosa di decisamente più intrigante. Enigmi ambientali, cambiamenti d’obiettivo, persino sequenze scriptate, avrebbero potuto costituire un adeguato diversivo alla monotonia della macelleria videoludica; e invece se ne fa un uso molto limitato, e l’esperienza di gioco ne risente profondamente. Ci rendiamo perfettamente conto che nel genere poco conta oltre che l’uccisione indiscriminata e l’ottenimento di un equipaggiamento sempre più potente, ma quando ciò si trasforma in una progressione piatta e con pochi sussulti, il tutto rischia di non bastare.
Tanto più quando ci s’accorge, dopo poco, che il livello di sfida è tendente al basso, e non è possibile intervenire sulla difficoltà. I primi dungeon scorrono senza problemi: raramente verrete danneggiati seriamente, e qualora ciò dovesse succedere basterà una delle innumerevoli pozioni trovate (presenti in quantità veramente imbarazzanti) a ripristinare la propria salute. Non solo: questa si rigenera secondo le caratteristiche del proprio eroe, quindi arrivare alla morte sarà davvero improbabile. Le cose cambiano, solo lievemente, negli scontri con i boss, decisamente più impegnativi ma affrontati sempre con una cospicua dose di preziose ampolline a disposizione, ed ecco che viene meno tutto il senso di sfida che dovrebbe caratterizzare titoli simili. Andando avanti si arriva persino a soccombere contro alcuni giganteschi mostri, ma per tutto il percorso che a loro porta i problemi rimangono sempre minimi, contribuendo alla monotonia generale.
Siamese a questo difetto ne troviamo un altro facilmente intuibile: se il gioco è così facile, a cosa serve personalizzare in maniera attenta il proprio alter ego, che ad ogni level up può essere migliorato in un o dei suoi tre parametri? Insomma la scelta di una o dell’altra classe ha ripercussioni effettive sullo stile di gioco? Ben poco, a livello pratico, visto che anche solo utilizzando l’attacco standard è possibile sbaragliare senza sforzo orde di nemici. E questo è un vero peccato, perché lo skill tree a disposizione di ogni classe è vario e pieno di possibilità. Evitando di arrivare alla paradossale situazione nella quale si ha una quantità invereconda di abilità a disposizione e se ne utilizzano le pochissime utili, gli sviluppatori sono stati bravi ad implementarne poche ma quasi tutte utili, ben congegnate e correlate tra loro. Un esempio: un’abilità consente al pistolero di avere un miglioramento alla velocità dopo aver ucciso un gruppo di nemici, un’altra di avere tale miglioria dopo l’utilizzo di una bomba fumogena atta a nascondersi; unitele, ed avrete un boost ulteriormente maggiorato. Una maniera di certo intelligente con cui sfruttare le singole potenzialità di ogni personaggio, ma il fatto che di tali abilità si senta poco la necessità danneggia la profondità dei combattimenti, risolvibili in ben meno coreografiche e soddisfacenti maniere.

Se quindi il sistema di gioco è comunque discreto, su cosa potrebbe puntare il giocatore reso scettico dai difetti sopra elencati? Risposta: sull’implementazione ottima della componente multiplayer, disponibile sia in locale che online. Quando si riprende la propria partita è sempre possibile scegliere se farlo da soli o online, attendendo magari l’ingresso di altri giocatori; oppure, ci si può aggregare con il proprio eroe a partite già in corso, indipendentemente dalla propria progressione all’interno della modalità single player. Scegliendo questa opzione, non verranno salvati i progressi nella storia, ma esperienza e bottino si, consentendo quindi di migliorare nettamente le caratteristiche del proprio eroe. Ciliegina sulla torta: tramite il microfono del Nintendo 3DS è possibile utilizzare la chat vocale, che funziona ottimamente, per comunicare al meglio con i compagni che l’hanno abilitata. Ne consegue che ciò che Heroes of Ruin non riesce a raggiungere nell’esperienza single player, ovvero del puro divertimento a lungo termine, lo consegue in multiplayer: pur sussistendo tutte le problematiche elencate, il divertimento dato dal poter giocare con i propri amici o anche con gruppi di sconosciuti migliora di molto l’esperienza di gioco. A completare il quadro totalmente positivo riguardo l’implementazione dell’online, la presenza di sfide quotidiane, settimanali e mensili che gli eroi possono affrontare; completarle farà ottenere non soldi, ma punti valore, spendili in un apposito negozio, sul cui bancone troveremo le migliori armi ed equipaggiamenti molto rari.

Nel mondo del Velo

Consueto capitolo tecnico: Heros of Ruin si difende benissimo da questo punto di vista, sfoggiando una grafica che magari non spinge al limite le possibilità della console ma fa la sua impressione, anche grazie ad un effetto 3D ottimo, ed una colonna sonora non memorabile ma con alcuni brani molto piacevoli da ascoltare. Nello specifico: graficamente il titolo si presenta bene, per merito di un impatto pulito e di una buona ricerca del dettaglio; qualcosa è criticabile, come alcune texture un po’ piatte ed una modellazione poligonale che forse avrebbe potuto essere più generosa (ma che così forse sarebbe stata sprecata, vista la relativa ma necessaria lontanza della telecamera). Quello che convince meno è la direzione artistica, altalenante per qualità e che mai spicca per originalità. Gli eroi ci piacciono tutti, ognuno è ben caratterizzato, anche se forse il pistolero appare fuori contesto, ma è comunque preferibile rispetto al solito personaggio armato di arco; meno, abbiamo gradito le scelte stilistiche, decisamente troppo vicine alla tradizione inaugurata da Warcraft 3, ma lontane dalla maestria dei ragazzi di Blizzard. Scialbi poi, decisamente, i menu di gioco, ai quali si accede spesso per modificare l’equipaggiamento e le informazioni sulle missioni in corso.
Riguardo il comparto audio, buone le melodie, come detto, meno gli effetti campionati, non molto nitidi. I personaggi non sono doppiati se non in alcune esclamazioni, che un po’ si perdono sotto le musiche a causa di un mixaggio non proprio riuscito: consigliamo quindi di abbassare il volume di queste ultime per riuscire a sentir meglio le poche linee di dialogo.

Heroes of Ruin Heroes of Ruin è un titolo riuscito, meritevole nel replicare su console portatile una formula di gioco nata altrove. Pesano sulla valutazione complessiva alcuni difetti più o meno evidenti del gameplay, su tutti la piattezza della progressione e la facilità intrinseca che mortifica la buona varietà di abilità introdotte dagli sviluppatori. La modalità multiplayer, che di tal genere costituisce la miglior declinazione, è però ottima, e forse può bastare anche solo questo a giustificarne l’acquisto per gli amanti degli action RPG e per chi fosse alla ricerca di un’esperienza di gioco comunque poco elaborata e priva di fronzoli.

7

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