Hey! Pikmin: Recensione dello spin-off per Nintendo 3DS

L'astronauta Olimar e i suoi piccoli amici sbarcano per la prima volta sull'handheld Nintendo con Hey! Pikmin.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Hey! Pikmin: Recensione dello spin-off per Nintendo 3DS
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  • 3DS
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Sono passati ormai quindici anni da quando l'eclettico astronauta Olimar e i suoi piccoli amici hanno fatto capolino sulla cubica, indimenticata, console Nintendo. Pikmin fu una proprietà intellettuale nuova, immaginifica, fresca e finalmente inedita, che andava ad arricchire la già lunga lista di brand appartenenti alla casa di Kyoto. Insomma, i piccoli esserini colorati al seguito del tondo astronauta entrarono ben presto nel cuore dei fan trovando il loro posto accanto ai ben più famosi Mario, Link, Fox e alla bella Samus.
Dopo un sequel, giunto a solamente due anni di distanza sulla nuova rivoluzionaria console casalinga, il franchise pareva esser destinato a grandi cose e a deliziarci con una pletora di nuovi episodi. Invece, così come venne se ne andò, in punta di piedi, scomparendo dai nostri radar sino al 2013, quando fu l'ennesima - sfortunata - macchina della grande N ad accogliere il terzo episodio delle creaturine partorite dalla fervida immaginazione di Shingeru Miyamoto. Pikmin, ora, per la prima volta nella sua storia si fa portatile, perdendo per strada diverse sue caratteristiche portanti come la terza dimensione, ad esempio, e il suo piglio strategico in favore di una formula platform talmente classica che potremmo definire "reazionaria".
Contrariamente agli episodi principali, la realizzazione di Hey! Pikmin è stata affidata ad Arzest, team nipponico estremamente giovane, già responsabile di Yoshi's New Island e Mario & Sonic ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Nonostante il timore sul modus operandi di questo developer, la filosofia del brand sembra fortunatamente non esser stata snaturata.

Hey, tu! Ho bisogno d'aiuto!

Hey! Pikmin si apre, con i dovuti distinguo, come il capitolo che ha dato origine al franchise in quel lontano 2002. Il capitano Olimar, dopo un viaggio di consegne intergalattico, è finalmente sulla via del ritorno; non vede l'ora di atterrare sul suo pianeta natale: Hocotate. Dopo aver attivato il viaggio spazio-temporale qualcosa, però, va storto. La navetta va in avaria e il poveretto è costretto a un atterraggio di fortuna su un corpo celeste sconosciuto, adatto ad ospitare la vita e, pare, ricco di risorse naturali con cui riparare il mezzo danneggiato e ripartire alla volta di casa. C'è un piccolo problema: per far sì che la navetta si stacchi dal suolo ha bisogno di una considerevole quantità di energia (30.000 unità) chiamata Luminum. Quest'ultima, secondo la nostra robotica guida che ci accompagna nel viaggio, può essere estratta da determinati materiali presenti sulla superficie. Un tesoro naturale nascosto, insomma, che dovremo cercare e raccogliere, magari con il decisivo aiuto di alcune creaturine indigene che si nascondono impaurite tra il fogliame. Il capitano Olimar le conosce bene. Le chiama Pikmin, in quanto ricordano un incrocio tra un essere "umano" e le carote Pikpik; e sembra che adottino il medesimo comportamento visto altrove. Non riescono proprio resistere al suono prodotto dal fischietto del capitano: non appena egli fischia, infatti, i Pikmin interrompono tutto ciò che stanno facendo per mettersi al completo servizio dell'astronauta alieno. Quest'ultimo, li può utilizzare a suo piacimento per superare, come vedremo tra breve, gli enormi ostacoli che quel mondo all'apparenza bucolico nasconde. Le premesse, dunque, sono come di consueto estremamente leggere e fungono da semplice collante per la progressione del titolo il quale si va pian piano a stratificare su una discreta quantità di livelli, rispettando perfettamente il "classicismo" che lo avvolge.

Un fischietto per dominarli tutti

Hey! Pikmin quindi abbandona la terza dimensione dei capitoli principali per tornare ad un essenziale che, comunque, ben si adatta al mutato contesto di riferimento.

Come abbiamo detto poc'anzi, il nuovo capitolo dedicato ai colorati Pikmin riprende una filosofia platform alquanto tradizionalista, ma vi innesta alcune meccaniche nuove, così da sfruttare le peculiarità della due schermi Nintendo. La combinazione tra controlli fisici e touch screen, in questo senso, risulta ben integrata. Possiamo muovere il nostro alter ego, infatti, con la croce direzionale della console (oppure, per i mancini come il sottoscritto, con i tasti A, B, X, Y), combinandola con le azioni previste dalle funzionalità touch del display inferiore. Queste servono, anzitutto, a lanciare i Pikmin al nostro servizio verso luoghi altrimenti inaccessibili per l'astronauta, per recuperare i chicchi dorati di Luminum, oppure contro i mostriciattoli che infestano i livelli o, ancora, per distruggere i molti ostacoli che ci bloccano il cammino. A ogni Pikmin il suo, potremmo dire: i teneri esserini appartengono a diverse "specie", tutte dotate di resistenze e abilità peculiari. I Pikmin rossi, ad esempio, sono resistenti al fuoco; ai blu piace l'acqua; i gialli vanno pazzi per l'elettricità; i rosa invece possono volare; mentre i neri possono essere scaraventati contro la dura roccia per mandarla in frantumi. Il capitano Olimar, a pensarci bene, non fa un granché a parte richiamare i minion col fischietto e utilizzare il proprio Jet Pack in alcune occasioni, ma tanto basta, perché sono proprio i suoi piccoli, colorati amici il vero fulcro dell'avventura. Alla fine di ogni stage, i Pikmin recuperati ci seguono al campo base e sfruttati (ancora una volta, poverini) per recuperare ulteriori risorse dalle zone limitrofe. Al raggiungimento di determinate soglie si sbloccano in automatico potenziamenti per il Jet Pack e per la corazza della tuta spaziale di Olimar. Col passaggio al platform bidimensionale puro, comunque, abbiamo dovuto fare i conti con un generale abbassamento della difficoltà: i 30.000 pezzi si raccolgono velocemente anche a causa del ciclico ripetersi di situazioni di gioco.

La varietà, infatti, viene assicurata unicamente dal differente background che caratterizza gli stage e dal loro lento, ma progressivo, ampliamento con aree segrete, oggetti collezionabili nascosti (che, tra l'altro, garantiscono una grande quantità di Luminum) e una leggera spruzzata di backtracking. Inoltre, i Boss che dobbiamo affrontare alla fine di ogni settore, sebbene siamo ben caratterizzati, non ci hanno mai dato alcuna noia e siamo riusciti ad abbatterli senza grandi difficoltà, a causa di pattern d'attacco troppo semplicistici e poco impegnativi. Il medesimo discorso deve essere affrontato anche riguardo ai puzzle ambientali, sempre semplici e immediati sino alla fine. Hey! Pikmin, insomma, punta sull'accessibilità e sul divertimento senza pensieri.

Un mare di Pikmin fioriti

Il titolo firmato da Arzest ci accoglie con un tripudio di colori vivaci e caldi. Il tratto distintivo del franchise, fortunatamente, rimane costante e inalterato anche in questo episodio portatile.

I piccoli minion saltano, corrono in giro, gioiscono, interagiscono con gli elementi a schermo grazie a semplici puzzle ambientali donando al titolo una inaspettata "dinamicità". Il design di ogni stage, inoltre, risulta ben studiato e caratterizzato a dovere, con decise differenze anche all'interno di ambienti all'apparenza simili. Il mondo dei Pikmin - immaginiamo un'ipotetica Terra abbandonata in un futuro remoto - viene suddivisa in nove settori molto diversi tra loro, tutti caratterizzati da una grande cura per i dettagli. Da ambienti bucolici e ricolmi di fiori, si passa a un settore in subbuglio e in perenne movimento a causa del fuoco e della lava bollente, sino a uno splendido - nella sua decadenza - settore post-apocalittico in cui possiamo esplorare i resti, appartenenti a un'antica civiltà dedita al consumismo, che emergono arrugginiti dal terreno. Il titolo non fa uso del 3D, ma riesce comunque a donare "profondità" sfruttando in maniera sapiente la "verticalità" degli stage, ampliando la visuale anche allo schermo superiore. Hey! Pikmin, infine, giunge accompagnato da due nuovissimi amiibo, che ci permettono non solo di accedere a nuove aree segrete presenti sulla mappa, ma anche di evocare nuovi piccoli adepti nel corso dei livelli. Cosa, quest'ultima, che si rivela molto utile nel caso in cui si rimanga improvvisamente senza servitori. Se, invece, siete già in possesso degli amiibo di Mario, Animal Crossing e Splatoon, potete utilizzarli per sbloccare oggetti bonus ulteriori che vi daranno una discreta quantità di Luminum.

Hey! Pikmin Hey! Pikmin è, indubbiamente, un episodio dello storico franchise diverso rispetto a quelli visti sino ad ora. Abbandona la terza dimensione dei capitoli principali per tornare ad un essenziale che, comunque, si adatta in modo perfetto al contesto portatile. Il nuovo titolo dedicato ai colorati Pikmin riprende una filosofia platform alquanto tradizionalista la cui base viene arricchita da alcune meccaniche di gioco riuscite, che sfruttano alla perfezione il touch screen della console Nintendo e ci permettono di sfruttare a tutto tondo i teneri esserini fioriti. Hey! Pikmin, insomma, si presenta come un titolo divertente, spensierato e accessibile. Forse sin troppo. Ecco, quest'ultimo tratto ha anche un rovescio della medaglia. L'avventura dell'astronauta Olimar può essere portata a termine in una manciata di ore senza incappare in grandi difficoltà od ostacoli insormontabili. Ciò, soprattutto, a causa di un tasso di sfida che si mantiene costantemente in trend negativo, a causa del ciclico riproporsi di situazioni che richiedono di adottare sempre le medesime soluzioni. I giocatori più navigati potrebbero trovarlo sin troppo semplice e breve, per i loro gusti; mentre i neofiti del genere potranno godere di un platform accessibile, mai frustrante - o punitivo - e divertente. Insomma, un buon passatempo con cui passare qualche ora, magari sotto l'ombrellone.

7.8

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