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Hitman Episodio 5: Colorado Recensione

Volato in Colorado, l'Agente 47 questa volta dovrà occuparsi di ben quattro bersagli in un ambiente ostile e fare i conti con scomode verità.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Hitman Episodio 5: Colorado
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Ci stiamo avvicinando a grandi passi al tanto atteso finale di stagione e, come ogni serie televisiva che si rispetti, anche Hitman inizia a preparare il terreno per i fuochi d'artificio a cui probabilmente assisteremo nell'ultima puntata. Ho per caso detto serie televisiva? Avete letto bene. Il "lapsus freudiano" era voluto, da quando abbiamo scoperto i piani criminosi del team di sviluppo. La peculiare esperienza ludica a cui Io-Interactive ci ha abituati nel corso di questi mesi, infatti, è stata rinnovata per almeno altre due stagioni. Ciò significa che l'ultima puntata di questa prima stagione, verosimilmente, non sarà altro che un grosso cliffhanger pronto a darci qualcosa su cui riflettere in attesa dell'arrivo della nuova serie. Ovviamente è ancora troppo presto per poter capire se un tale modello di business possa avere successo sul lungo periodo. Vi sono, infatti, molte variabili da tenere in debito conto, prima fra tutti la capacità del team di sviluppo di saper proporre non solo qualcosa di nuovo, ma anche contenuti all'altezza che riescano a creare la giusta aspettativa e curiosità negli utenti e, in un certo senso, si incentivi la "fidelizzazione". Dare maggior spazio alla sovrastruttura narrativa che sinora legava con un filo quasi invisibile i primi quattro episodi, ad esempio, potrebbe essere un buon metodo per incentivare anche il giocatore medio a tornare con regolarità. E Io-Interactive prova a dare uno scossone all'impalpabile canovaccio narrativo proprio da questo quinto episodio, diradando la fitta coltre di mistero che sinora ha celato le vere motivazioni dietro agli incarichi del silente assassino.

Where the Columbines Grow

L'assolata e sonnacchiosa Sapienza, il budello mediorientale di Marrakech e l'esotico tramonto thailandese sembrano ormai un lontano ricordo. Il Colorado, questa volta, ci catapulta in una realtà tutt'altro che amena. Nessun grande lago, verdeggiante montagna o riarso canyon ci delizieranno questa volta; solo nere nubi cariche di oscuri presagi. Davanti a noi si estende una piantagione di albicocche dimenticata da Dio, situata in un non meglio precisato luogo alle pendici delle Montagne Rocciose. Il complesso appare ben distante da quelli che abbiamo visitato i mesi scorsi. Eppure, questa fattoria rappresenta un punto di estremo interesse per il nostro pelato alter ego. La struttura abbandonata, infatti, è stata riconvertita a inespugnabile Quartier Generale da un gruppo paramilitare piuttosto organizzato. I guerriglieri sono guidati da un ecoterrorista esperto di esplosivi già noto per alcuni importanti attentati e per essere stato visto durante il rapimento del magnate Thomas Cross. Ricordate? Il padre della rockstar tragicamente perita per nostra mano a Bangkok. Dunque, stando alle informazioni in nostro possesso, il famoso "cliente ombra" - argomento toccato nel rapido scambio di battute tra 47 e Diana Burnwood alla fine della missione thailandese - dovrebbe nascondersi proprio in quella sperduta fattoria. Partendo dalle rivelazioni fatte alla fine dello scorso capitolo, il team di sviluppo imbastisce un episodio dalle interessanti premesse in cui le tessere di un puzzle sinora, apparentemente, senza senso iniziano a trovare una collocazione ben definita all'interno del quadro narrativo. Ovviamente non possiamo rovinarvi il piacere della scoperta e ci limiteremo ad analizzare questa nuova fatica di Io-Interactive solo dal punto di vista tecnico-stilistico. Nella tappa statunitense denominata "Paladini della libertà", contrariamente a quanto accaduto in precedenza, i bersagli oggetto delle nostre attenzioni sono addirittura quattro: Sean Rose, l'ecoterrorista dinamitardo già citato e tre altri importanti esponenti della milizia: Ezra Berg, ex Mossad esperto in tecniche di interrogatorio; Penelope Graves, ex analista dell'INTERPOL; Maya Parvati, figlia di un leader delle Tigri Tamil ed esperta in tattiche di guerriglia. L'incarico, insomma, appare bello ricco, succulento...e impegnativo. L'intero perimetro della fattoria deve essere considerarsi come territorio ostile. I paramilitari pattugliano ogni angolo della mappa e ciò riduce esponenzialmente la libertà d'azione esaltando, al contempo, l'approccio stealth.

Nella vecchia fattoria

In questa nuova mappa la struttura sandbox torna a essere un elemento di primo piano dopo esser stata leggermente tenuta in disparte nell'episodio precedente. La piantagione di albicocche/campo d'addestramento si lascia esplorare (con la dovuta cautela, visto che ogni nostro passo avviene sotto decine di occhi ostili) in tutta la sua estensione e riesce a regalare, nonostante di primo acchito il setting sembri poco evocativo, degli scorci che mettono in risalto il lavoro minuzioso dei designer in forza a Io-Interactive.

Tra gli albicocchi carichi di frutti succosi è stato ricavato un accampamento di fortuna per la milizia mentre, addentrandosi nella proprietà, è possibile ammirare il piglio professionale di questa organizzazione terroristica: poligoni di tiro improvvisati, una zona accanto al fienile dedicata ai test con esplosivi ad alto potenziale e il granaio in cui si esercita il braccio armato del gruppo. Fervono i preparativi per qualcosa di grosso e, passando accanto ai mercenari di guardia, si possono carpire brandelli di informazioni sul modus operandi e sulle attività passate del gruppo. La bianca casa colonica posta sulla collinetta all'estremità occidentale della mappa, invece, domina il paesaggio circostante e costituisce il cervello informatico dell'organizzazione. All'interno, infatti, tra chilometri di cavi e ingombranti server c'è qualche hacker indaffarato. La libertà d'approccio, insomma, torna a essere massima e il level design ci ha portato ad esplorare ogni angolo della fattoria con curiosità per studiare le routine comportamentali dei personaggi e sfruttare il momento più opportuno in cui colpire. Come ormai di consueto, l'ambiente circostante ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno. In questo le meccaniche di gioco non sono cambiate di una virgola: simulare un incidente oppure agire con metodi più subdoli come l'avvelenamento; colpire dalla distanza o isolare il bersaglio per poterlo strangolare con la fida garotta, la decisione spetta soltanto a voi e alla vostra pazienza nel portare a termine l'incarico. I quattro bersagli hanno routine comportamentali differenti e girano per quasi tutta l'area con un pattern ben preciso. Studiarne i punti deboli e capire il momento giusto in cui colpire vi porterà via un bel po' di tempo, ovviamente se non volete seguire le Opportunità che il gioco vi propone. Queste, nonostante siano estremamente piacevoli da portare a termine, sono soltanto sei e, considerando che i bersagli sono quattro, ce ne saremmo aspettati un po' di più.

A ogni modo, la varietà non manca grazie alle oltre settanta nuove sfide "maestria" che il titolo ci mette sul piatto, come colpire i bersagli travestiti da spaventapasseri oppure imballare i corpi dei poveri miliziani nel fieno con l'imballatrice. L'offerta di questo terzo capitolo si completa con la consueta pletora di sfide legate alle modalità d'assassinio ed esplorazione, una scalata Escalation, un nuovo bersaglio Elusivo e, se possedete il titolo per PlayStation 4, con la caccia al quinto membro dei famigerati Sarajevo Six.

Qualche aggiustamento non fa mai male

Sotto il profilo meramente tecnico, nonostante il corposo aggiornamento Paladini della libertà non apporta alcun fix di rilievo all'esperienza di gioco, già ampiamente rimaneggiata nel corso dei mesi scorsi. I tempi di caricamento, rispetto agli inizi, quasi non si sentono mentre la stabilità generale si attesta comunque su livelli qualitativi più che buoni. Permangono alcune criticità legate principalmente all'intelligenza artificiale che, ogni tanto, mette in atto comportamenti imprevedibili (e francamente poco plausibili) che rischiano di mandare a monte in pochi secondi un piano congegnato con tanta fatica. Questo quinto episodio porta con sé comunque qualche nuovo aggiustamento che va a toccare soprattutto l'interfaccia principale, la navigazione tra i menu di gioco e l'aggiunta di qualche nuova feature alla modalità Contratti come, ad esempio, le "Kill Condition". Queste permettono di approfondire ancora di più la fase di creazione, consentendo al giocatore di scegliere le tipologie e modalità di uccisione da inserire nel contratto finale.

Hitman Il quinto incarico dell'Agente 47 ci propone una location distante dalle precedenti ma, allo stesso tempo, piacevole e molto curata in termini di level design. Le meccaniche di gioco non cambiano ovviamente di una virgola rispetto agli episodi precedenti. Ciò nonostante, Paladini della libertà ha l'indubbio merito di catalizzare nuovamente l'attenzione dell'utente attorno alla classica struttura sandbox, accantonata durante la lineare parentesi thailandese. La piantagione di albicocche, trasformata in campo d'addestramento da un'organizzazione paramilitare, oltre a esser ben caratterizzata ha l'indubbio merito di proporci un livello di sfida all'altezza rispetto ai precedenti capitoli, grazie alla presenza di quattro bersagli e a un ambiente davvero ostile e privo di nascondigli sicuri in caso di fughe precipitose. Inoltre, sotto il profilo narrativo, il team di sviluppo imbastisce un episodio dalle interessanti premesse in cui le tessere di un puzzle sinora apparentemente senza senso iniziano a trovare una collocazione ben definita all'interno della macro narrazione. La curiosità, dopo quanto visto, è tanta e ci fa ben sperare per un "season finale" col botto. Con tutta probabilità, però, l'ultimo incarico (in terra nipponica) non sarà altro che un grosso cliffhanger pronto a dare una risposta ad alcune domande e lasciarne altre - ben più importanti - in sospeso, così che la seconda stagione abbia già qualcosa da dire.

7.8

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