Recensione Hohokum

Colori e suoni si fondono nel nuovo titolo Honeyslug e Santa Monica Studio

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Hohokum
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • PS4
Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

Se c'è un team di sviluppo che si è impegnato a diffondere il verbo più artistico del videogioco sulle console di casa Sony, questo è senza ombra di dubbio il Santa Monica Studio. Il figliol prodigo di mamma PlayStation ha infatti supervisionato, o direttamente collaborato, alla realizzazione di alcuni dei titoli più eleganti e raffinati dell'intera industria: oltre che alla brutale saga di God of War, infatti, il nome degli sviluppatori californiani è stato affiancato a giochi più sperimentali come flOw, Flower, The Unfinished Swan e Journey (tanto per citare i più famosi). A questa già corposa lista si aggiunge oggi Hohokum, sviluppato in collaborazione con i britannici Honeyslug e l'artista inglese Richard Hogg. Insieme, ci propongono una nuova declinazione del nostro media preferito, in grado di fondere in se molteplici aspetti dell'arte contemporanea.

LOGIC SNAKE

Se un'ottima opera d'arte non può prescindere dalla partecipazione dello spettatore, Hohokum parte sicuramente con il piede giusto: il titolo Honeyslug/Santa Monica racconta infatti del viaggio di un bizzarro essere che ricorda l'incrocio tra un serpente e un arcobaleno, impegnato a ritrovare i propri simili all'interno di un mondo tanto astratto quanto legato alla nostra realtà quotidiana. Ai comandi della stramba creatura il giocatore dovrà quindi spostarsi tra scenari surreali e carichi dell'impronta artistica di Hogg, che ben presto riveleranno la loro natura di enormi enigmi ispirati a sogni, vite ed obiettivi dei loro singolari abitanti. Per ricongiungervi con i vostri compagni vi capiterà quindi di dover aiutare un pescatore ad incontrare la sirenetta dei suoi sogni, liberandola dalle grinfie di un bizzarro polpo gigante, oppure di dover ispirare un astronomo nella scoperta di una nuova costellazione o, ancora, di dare nuova linfa vitale ad un macchinario per la gioia degli addetti all'imbottigliamento di chissà quale sostanza. Insieme ad un 'macro enigma' principale, ogni scenario conterrà una serie di elementi da ritrovare e riportare in vita grazie al nostro semplice passaggio ma, tanto dal punto di vista artistico quanto da quello ludico, è sicuramente la prima categoria di rompicapi quella a brillare maggiormente: oltre ad immergere il giocatore in metafore, più o meno riuscite, circa la vita reale di tutti i giorni, il miglior pregio di questi enigmi è infatti quello di essere perfettamente integrati con l'esplorazione e l'assoluta libertà lasciata al giocatore da Hohokum; il suo lato artistico permette infatti di vivere il titolo Honeyslug semplicemente come un insieme di percezioni visive e sonore, fatte di colori e forme che cambiano in armonia con gli imput elettronici di una colonna sonora cucita su misura per l'universo partorito da Hogg.

Non sarà quindi il giocatore a dover cercare un obiettivo o uno scopo ben preciso, perché sarà il gameplay stesso a trovare lui; i comandi messi a disposizione sono semplici ed essenziali: due dei tasti frontali vi permetteranno di muovervi più o meno velocemente, i dorsali aiuteranno il vostro avatar a compiere acrobazie circolari di grande effetto mentre il touchpad di DualShock 4 permetterà di tracciarne la traiettoria con il semplice utilizzo di un dito (feature misteriosamente non abilitata, invece, su PS Vita). A dispetto di un così basilare set di 'abilità', sarà il nostro semplice passaggio ad attivare l'interazione con gli elementi che comporranno l'universo intorno a noi, catturando stelle, attirando l'attenzione di un branco di pesci, pizzicando cavi tesi come quelli di uno strumento, e così via. Non appena attivate le prime interazioni di uno scenario, vi sarà presto chiara la sequenza da eseguire per risolvere l'enigma di turno, non sempre logico ma estremamente intuitivo.
Le ripercussioni sulla profondità e la varietà del gameplay di un tale sistema sono ovvie, ma il problema principale di Hohokum, d'altronde, non sta nella facilità di lettura dei suoi bizzarri ambienti, bensì proprio in quella libertà che, a conti fatti, si trasforma in un'arma a doppio taglio: partendo da un hub principale che darà accesso a tutti quegli scenari nei quali avremo già ritrovato i nostri simili, dovremo esplorare una serie di livelli intermedi, bivi, e ramificazioni all'interno di in un percorso che, salvo una memoria fotografica, si rivelerà ben presto fin troppo dispersivo e intricato. Troppo spesso, infatti, vi capiterà di girare e rigirare a vuoto per aree esplorate decine di volte, alla ricerca di un passaggio verso nuovi mondi sfuggito alla vista o semplicemente ignorato, con buona pace della carica espressiva ed emotiva che dovrebbe contraddistinguere l'esperienza di gioco; nemmeno la capacità di tornare in qualsiasi momento al punto di partenza aiuta a risolvere veramente il problema che, alle sue estreme conseguenze, si tradurrà in un repentino abbandono della partita in corso.

COLORI SONORI

Come è naturale che sia, Hohokum va contro a molte delle convenzioni videoludiche moderne, presentando un comparto tecnico ed artistico assolutamente di primo piano rispetto alle basilari meccaniche con le quali avremo a che fare. Il principale merito del design pulito, ma allo stesso tempo originale e coloratissimo, proposto da Hogg è quello di tradurre situazioni ed esperienze conosciute, o persino vissute, dal giocatore in un loro 'equivalente' totalmente nuovo e sconosciuto, all'interno di un universo astratto, alieno, ma familiare nei suoi dettagli. Le variazioni di colore che accompagnano ogni cambio di direzione del nostro serpente/avatar viaggiano all'unisono con le tonalità sempre nuove proiettate dal controller (ammesso che si tratti di un DualShock 4, ovviamente) in base al tipo di ambientazione in cui ci troveremo, dando vita ad una psichedelia assolutamente affascinante, che coinvolge anche la componente sonora del titolo Honeyslug.
Brani sotto licenza (tra i nomi coinvolti troviamo Matthew Dear, Tycho, Com Truise ed altri talenti dell'elettronica moderna) e tracce originali si mischiano in un'armonia elettronica sempre connessa all'ambientazione protagonista del nostro girovagare, nella quale le suddette melodie non saranno che carta bianca sulla quale sbizzarrirci con innumerevoli layer sonori, attivabili interagendo con i vari elementi all'interno degli scenari.

Hohokum Come molti esponenti della parte più 'artistica' dell'industria videoludica, Hohokum è un'esperienza tanto difficile da descrivere quanto da valutare; l'affascinante armonia che il titolo nato dalla collaborazione tra Honeyslug e Santa Monica Studio riesce a creare tra immagini e suoni è infatti di quelle da provare in prima persona, assaporandone, come per ogni opera d'arte che si rispetti, le diverse sensazioni che ogni spettatore riuscirà a ricavarne. La meccanica di gioco semplice e basilare che ruota intorno alla risoluzione di enigmi ambientali brevi ed intuitivi, manca infatti della profondità necessaria a permettergli di competere con i migliori esponenti del genere puzzle, risultando potenzialmente indigesta a molti giocatori. A conti fatti, non siamo nemmeno sicuri che ad Hohokum tutto ciò interessi veramente: il suo è infatti un viaggio per conoscere le meraviglie ed i turbamenti di un mondo bizzarro ma dalle sfumature familiari, vivendolo non solo grazie alla visione del suo creatore, ma ogni volta in modo nuovo assecondando la propria.

7

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