Recensione Homefront

L'FPS Bellico di THQ lascia l'amaro in bocca

Homefront

Videorecensione
Homefront
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sviluppato da Kaos Studio per conto di THQ, Homefront assalta il mercato dei First Person Shooter con una discreta “violenza mediatica”, intenzionato a ritagliarsi un posto d'onore nella nicchia dorata del militarismo convinto. I suoi punti di forza, sulla carta e non solo, sono un'ambientazione affascinante ed originale, ed un multiplayer con qualche trovata piuttosto interessante. Ma al di là di questi elementi sinceramente riusciti, un'esasperante povertà di contenuti ed un'ottimizzazione tutt'altro che felice inchiodano il titolo sulla linea di partenza. Che Homefront abbia il sapore delle occasioni mancate è evidente per tutta la durata della brevissima campagna Single Player, o negli intermezzi di ogni match giocato sui server online. E per glorificare queste sue “potenzialità inespresse” ci vuole davvero tanto, troppo coraggio.

Grande Repubblica della Korea

Homefront spinge sul pedale della fantapolitica come pochi altri prodotti avevano fatto finora. Ambientato nel 2027, ci mostra un'America messa in ginocchio dall'invasione coreana, funestata prima da una crisi economica senza precedenti, poi dallo sgretolamento sistematico ed impietoso del sistema energetico fondato sullo sfruttamento delle risorse petrolifere. La relativa stabilità del nuovo regime Koreano, arrivato abilmente a riunire il Nord ed il Sud del paese, ha permesso invece un rapido sviluppo tecnologico, che di fatto ha portato all'invasione delle coste americane. Sconvolta e incapace di reagire, l'America è dunque caduta. La breve cronistoria che ha portato alla situazione appena descritta viene raccontata da uno sbrigativo filmato iniziale che mescola immagini di repertorio a grafici stilizzati, senza far troppo -in verità- per caratterizzare lo scenario globale. Fortunatamente, bastano i primi momenti in-game per inquadrare magistralmente il disturbante futuro di Homefront. Mentre veniamo deportati con poca gentilezza, il nostro sguardo si posa sulle strade sventrate di una cittadina del Colorado. Un regime dispotico e dissennato distribuisce ad ogni angolo soldati spietati. Pubbliche esecuzioni, fucilazioni, corpi ammassai ai bordi delle carreggiate. Ogni libertà è cancellata, le possibilità di riscatto tranciate di netto da un controllo malevolo e violento. I bracci meccanici delle sentinelle, le loro mitragliette da 20 millimetri, estendono un'ombra scura sul futuro delle persone.
Homefront comincia così a mostrare uno dei suoi aspetti migliori: l'ambientazione cupa e straniante, intrisa di una drammaticità non comune. Sfortunatamente, la trama si muove lungo binari ben meno originali. Liberati dal fronte della resistenza, impersoneremo l'ennesimo protagonista “muto”, muovendoci con un manipolo di soldati alla disperata ricerca di autobotti cariche di carburante (un elemento assai prezioso per l'esercito di Liberazione degli Stati Uniti). Se è vero che svolgimento è conclusione risultano prevedibili come non mai, bisogna dire che Homefront, nella sua condensata durata, regala qualche momento davvero eccezionale. Ci sono un paio di sequenze molto crude, che giocoforza impressioneranno il videoplayer. Le conseguenze inaspettate di un lavoro malriuscito con le granate al fosforo bianco, le lunghe distese di fosse comuni allestite dai coreani, rimbombano nella memoria con la loro eco contorta e malevola. Peccato che oltre a queste scene seriamente disturbanti (toccanti, per certi versi), il canovaccio di Homefront non sappia garantire quella vivace mobilità e quell'interesse che si confanno alle produzioni più raffinate. Gli scorci di un'America devastata, i panorami di insediamenti urbani precari e cadenti, il profilo delle muraglie contenitive costruite dal regime, sono le uniche immagini che restano nella mente, alla fine della Campagna, senza che i personaggi, le azioni, le sparatorie, assumano una densità degna di nota.

Conclusio Precox

Dal punto di vista ludico, Homefront è un First Person Shooter come tanti. Le dinamiche di gioco, adagiate su di un Control Scheme classico e funzionale, si contentano di sposare una linearità quasi opprimente, nel tentativo di veicolare -alla maniera del più blasonato Call of Duty- una discreta spettacolarità, costruita con l'uso massiccio di script e soluzioni narrative “precalcolate”.
I risultati, purtroppo, non sono sempre quelli sperati. La prima parte della campagna risulta abbastanza noiosa e monotona. Ambientata quasi interamente nelle piccole città del Colorado e nei loro dintorni, la campagna risulta in certi momenti davvero troppo “pilotata”. Compito del giocatore è quello di arroccarsi in una postazione protetta, far fuori un numero spesso eccessivo di nemici, ed attendere che i propri compagni aprano una porta in precedenza invalicabile. Nonostante lo scarso munizionamento costringa a cambiare arma molto spesso, raccogliendo da terra le bocche da fuoco dei soldati caduti, questo “potenziale dinamismo” è variamente affossato dalla scarsa intelligenza artificiale degli avversari. I soldati nemici tendono ad assieparsi dietro lo stesso riparo, procedono in linea retta noncuranti delle traiettorie dei colpi, non muovono un passo per allontanarsi dall'esplosione delle micidiali granate. Più che un avanzamento tattico e ragionato, Homefront propone un'indiscriminata operazione “blastatoria”. Le cose non migliorano quando il giocatore prende il controllo del Goliath, un micidiale mezzo corazzato che può essere indirizzato grazie ad un binocolo in grado di designare i bersagli da colpire. Inizialmente il senso di onnipotenza ed il numero spropositato di esplosioni possono in qualche modo divertire. Tuttavia, riproposto per quattro o cinque volte e nel corso di ogni livello, questo espediente diventa non solo meccanico e ripetitivo, ma anche poco adeguato, in un contesto in cui la resistenza dovrebbe essere teoricamente in difficoltà. Il Goliath, invece, funziona da “Deus Ex Machina” per risolvere le situazioni apparentemente senza speranza, mentre il giocatore si limita ad inquadrare per qualche secondo i mezzi corazzati nemici, prima di ordinare il fuoco.
La prima parte della campagna dunque, nonostante le sue sequenze-shock, non è delle più coinvolgenti. Prima della conclusione si incontra anche un livello in cui darsi al cecchinaggio estremo. In questo caso la progressione vorrebbe in qualche modo scimmiottare l'immortale sequenza del primo Modern Warfare o i suoi diretti epigoni. Sfortunatamente, Kaos Studio fallisce senza appello, incapace di trasmettere lo stesso senso di tensione delle “Sniper Mission” più famose, ed anzi limitandosi a designare una serie di bersagli da abbattere dalla distanza. Più avanti, una lunga sequenza a bordo di un elicottero, liberamente pilotabile, ravviva un poco le cose, prima di aprire la strada alla sequenza più riuscita di tutta la campagna. Il livello finale di Homefront è un chiara dimostrazione di quello che il titolo avrebbe potuto essere: vario, dinamico, serrato e coinvolgente, alterna sequenze on-rail a combattimenti su vasta scala, risultando di gran lunga la mezz'ora più divertente dell'esperienza di gioco. Ma questa conclusione esplosiva, piuttosto che rallegrare il videoplayer, lo lascia affranto e sconsolato di fronte ai titoli di coda. Ed il motivo è presto detto: un giocatore esperto, al livello di difficoltà medio, terminerà la campagna in meno di quattro ore di gioco, nonostante abbia magari lottato con una disposizione dei checkpoint davvero imbarazzante (che costringere a ripetere lunghe sequenze in caso di morte prematura). Homefront, così come si presenta, appare un titolo monco, troncato sul più bello, palesemente tagliato e dalla durata inferiore a quella di qualsiasi altro esponente della categoria. Nel corso delle molte presentazioni ufficiali, il team di sviluppo aveva promesso una campagna che ci avrebbe fatto attraversare l'America, dal Colorado a San Francisco: nel prodotto finale troviamo solo l'inizio e la fine di questo cammino inesistente. Stando così le cose, salvare il prodotto THQ sulla base di stime ottimistiche e improbabili replay value, ci pare fuori discussione. Dal momento che ai livelli di difficoltà più alti l'IA non migliora affatto, non basta certo la presenza di qualche “collectible” ad incentivare un secondo playthrough. Ci pensano anzi le prime ore claudicanti a scoraggiare chiunque.

Online

Si potrebbe pensare che Homefront punti tutto su un multiplayer bilanciato e corposo, per giustificare in parte l'esigua durata della sua campagna. In effetti il comparto Online di questo FPS è curato e gradevole, ma anche su questo fronte si deve registrare una disarmante povertà di contenuti.
A livello di dinamiche di gioco, l'online di Homefront sembra avvicinarsi molto di più a quello ragionato e strategico di Bad Company 2, anche per via della presenza di mezzi e per la discreta estensione delle mappe. La principale novità riguarda però la presenza di “Battle Points”, una valuta che si accumula gradualmente per le azioni più significative, e che può essere spesa per acquistare “al volo” potenziamenti e bonus. Sfruttando i Battle Points il giocatore esperto può inanellare serie di uccisioni davvero ragguardevoli, attivando bombardamenti a tappeto o controllando direttamente il supporto aereo. L'esperienza globale, tuttavia, non risulta sempre bilanciata. Se all'inizio delle partite l'utilizzo dei Battle Points risulta in qualche maniera tattico e strategico, sul finire di Match la potenza degli utenti in vantaggio sarà davvero difficile da arginare. Per porre parziale rimedio ad un bilanciamento delle partite non sempre gratificante, il cosiddetto “Battle Commander” indicherà di volta in volta la posizione dei soldati con le migliori performance, incentivando tutta la squadra avversaria a contrastarli. Una soluzione che in certi casi aggiunge dinamismo agli scontri, ma che non basta per pennellare un Online Mode studiato e calcolato come quello dei concorrenti.
Dopo qualche ora di gioco, superata la soglia del quinto livello (oltre, si deve sbloccare Homefront con l'Online Pass, quindi attenti agli usati), continuiamo a preferire l'esperienza concentrata e al tempo stesso massiva di Bad Company 2, piuttosto che quella, certe volte confusionaria, del prodotto Kaos Studio.
Si conti poi che, come anticipato, a livello contenutistico il pacchetto base di Homefront è tutt'altro che corposo. Sono solo due le modalità disponibili: “Team Deathmatch” e “Groud Control” (Zone). Assieme alle sei mappe che è attualmente possibile selezionare, non sono di certo sufficienti ad allontanare l'idea che il prodotto THQ sia incredibilmente povero, se confrontato con il prezzo di vendita.

Sgraziato

Resta da giudicare, infine, il comparto tecnico. I risultati ottenuti da Kaos Studio sul fronte della grafica di gioco non sono certo disdicevoli, ma in gran parte Homefront è un titolo privo di grazia, e le problematiche si intensificano se si esamina il pessimo adattamento della versione Console.
La modellazione poligonale dei personaggi e degli ambienti non appare troppo articolata, e se nel caso dei co-protagonisti gli esiti appaiono comunque buoni, lo stesso non si può dire dei molti nemici, fra l'altro funestati da un set di animazioni non eccelso. Il colpo d'occhio generale, fortunatamente, quando lo sguardo si posa sulle immagini statiche delle ambientazioni, regala qualche soddisfazione. Nonostante le architetture di molti edifici ed elementi dello scenario siano piuttosto elementari, un orizzonte visivo abbastanza ampio ed una ingente quantità di oggetti e strutture riesce a creare quadri davvero evocativi. Complice, certo, una buona direzione artistica ed una gestione dell'illuminazione che, pur sacrificando virtuosismi quali soft shadow e radiocity, appare vivace e credibile. Quando però si “scende in campo” e si osserva più da vicino l'ambientazione, non si può far altro che scorgere texture in molti casi poco definite, prive di mappe superficiali. L'assenza quasi totale di interazione ambientale, pur non risultando particolarmente fastidiosa quando si considerano le dinamiche di gioco, si fa pesante per un titolo che esce all'alba del 2011. Gli scampoli del motore fisico che si intravedono nelle situazioni In-Game, inoltre, non sono certo elegantissimi, fra granate dalle traiettorie e dai rimbalzi improbabili, e nemici che schizzano in aria come pupazzi di legno massello. Gli effetti speciali, fortunatamente, si salvano, ed in fin dei conti la globalità della scena supera -non troppo abbondantemente- la sufficienza. Eppure è impossibile tessere le lodi del lavoro di Kaos Studio, dal momento che Homefront appare un titolo alle volte davvero poco rifinito (fra poligoni trasparenti su cui si infrangono i proiettili e mezzi che “esplodono” semplicemente sostituendo il loro modello con quello di una carcassa metallica).
Su console, poi, l'adattamento non è fra i più riusciti. Il framerate è tutto sommato stabile, ma questo si paga con una quantità di Tearing davvero impressionante. Inoltre i filtri anti-aliasing fanno il loro dovere applicandosi solo modestamente.
La versione italiana, stranamente, propone un doppiaggio di buon livello, adeguato ed espressivo, ed anche la colonna sonora sottolinea con rara efficacia i momenti drammatici e vivacizza le sparatorie più incalzanti.

Homefront Homefront è un titolo appena discreto, che non soddisfa pienamente e lascia un retrogusto amaro nelle fauci del videoplayer affamato di First Person Shooter. Il titolo THQ ha degli innegabili punti di forza, su tutti un'ambientazione intrigante ed una direzione artistica affascinante. Si può citare anche una storyline che, pur non spiccando per originalità, sottolinea in maniera efficace la drammatica brutalità di un interessante scenario fantapolitico. Al di là di questo, però, ci si scontra con qualche problema di ottimizzazione tecnica, con un comparto grafico non certo al top di questa generazione, e soprattutto con una durata ridicola dell'avventura in single player. In meno di quattro ore si consuma una campagna esile, poco incisiva, che scivola via lasciandosi dietro una traccia appena percepibile. Si potrebbe pensare che il multiplayer sia in grado di risollevare le sorti di Homefront, ma anche qui lo scarso numero di mappe e modalità, ed un bilanciamento non sempre felice, diffondono molti dubbi sulla validità del prodotto. Venduto ad un prezzo esoso, se confrontato con i contenuti del pacchetto, Homefront avrebbe potuto aspirare a ben altri risultati. Allo stato attuale dei fatti, resta un esordio mutilato, che rischia di compromettere in partenza l'eventuale futuro di questa IP. Un'esperienza interessante solo a prezzo ridotto.

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