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Recensione Homefront - La voce della Libertà

Recensito il romanzo che ha accompagnato l'uscita dello sparatutto THQ

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il progressivo aumento di popolarità del mondo dei videogiochi ha favorito la nascita di numerosi prodotti a supporto del lancio dei titoli di maggior richiamo.
Tra questi possiamo citare l'uscita di svariati romanzi, ambientati negli universi creati per le principali saghe videoludiche, da Mass Effect fino ad arrivare a God of War.
Halo a parte non sono molti i libri basati sui first person shooter, genere che continua a produrre titoli con una buona qualità media, ottenendo grande favore da parte del pubblico ed evolvendo progressivamente, andando ad incorporare forti elementi narrativi.
Spesso, quindi, i romanzi hanno beneficiato dal traino delle vendite dei giochi cui sono dedicati, guadagnando progressivamente popolarità; la redazione di Everyeye, perciò, ha deciso di espandere la propria offerta editoriale iniziando a proporre alcune recensioni di libri ispirati ai videogiochi.

Homefront, dalla carta al pad

Quest'anno THQ ha lanciato Homefront, nuova IP a cui è stato dedicato un ingente budget, in modo da farla emergere nel grande mare degli FPS.
Tra i prodotti di supporto è stato pubblicato anche il romanzo Homefront - la Voce della Libertà, adattato e proposto in lingua italiana da Multiplayer Edizioni.
La trama si colloca temporalmente prima del gioco e approfondisce la figura di Ben Walker, la Voce della Libertà appunto, ex giornalista che ha progressivamente abbandonato i reportage d’inchiesta per lavorare con piccoli editori dediti al gossip e ai facili scandali.
Tale scelta è stata in gran parte obbligata, a causa del crollo dell'economia americana, disgregatasi progressivamente a partire dal 2013, in seguito ad una crisi mondiale che ne ha rapidamente annullato l'egemonia.
La narrazione inizia quindi da lontano, dagli anni che ci accingiamo a vivere, dipingendo un mondo non troppo dissimile dalla realtà, che avanza in una direzione che potrebbe risultare possibile, anche se improbabile: le attuali potenze economiche saranno le prime a perdere terreno, senza alcuna possibilità di tornare a quelle che erano un tempo, con grandi sconvolgimenti a livello politico, economico e sociale: negli Stati Uniti il governo diventerà un semplice organo istituzionale e la figura del presidente perderà completamente il carisma e la forza mediatica di un tempo, risultando ormai inascoltato. La disoccupazione aumenterà a livelli mai visti prima a causa di una crisi irreversibile, provocata anche dalla scarsità di petrolio. Di conseguenza la popolazione americana dovrà necessariamente cambiare modo di vivere, abbandonando gli eccessi di un tempo e tornando verso l’agricoltura, limitando gli sprechi e perdendo l’aura di mito che da sempre ha contraddistinto il paese.
Saranno gli attuali paesi emergenti ad essere avvantaggiati dal nuovo assetto mondiale, in particolare la Corea che, sotto il comando del nuovo leader Kim Jong-un, verrà riunificata andando a formare la Grande Repubblica Coreana.
Negli anni successivi la GKR espanderà la propria influenza, politica e militare, annettendo altri territori quali Vietnam, Indonesia, Malesia e Thailandia, giungendo infine a dominare il Giappone. Nessun esercito al mondo, nemmeno quello americano, ormai allo sbando per la mancanza di fondi e le crescenti problematiche interne, riuscirà a limitarne l’avanzata e, nel 2025, inizierà l’invasione del territorio statunitense.

Un piano diabolico

L’avanzata coreana è ben architettata e prevede un piano in tre fasi: prima dodici attentati, da svolgere in contemporanea, sui mezzi di trasporto delle dodici principali città americane, quindi la violazione dei sistemi informatici dei maggiori organi governativi americani: CIA, FBI e NSA, in modo da monitorare e tenere sotto controllo le blande reazioni dell’intelligence statunitense.
Infine un impulso IEM, sparato grazie ad un ordigno nucleare in orbita geostazionaria sopra gli Stati Uniti, talmente potente da distruggere qualsiasi apparecchiatura elettronica.
L’America, quindi, attaccata su più fronti, imbrigliata e rallentata dalla profonda crisi interna non può che subire l’invasione militare, iniziata dalla costa Ovest e portata avanti progressivamente verso Est, grazie alle tecnologie belliche requisite dalle basi statunitensi invase in passato, soprattutto quelle nipponiche, ormai abbandonate a loro stesse.
La figura di Walker si inserisce nella storyline quando ormai il paese è in mano nemica, le città sono nel panico, i generi di prima necessità scarseggiano e la popolazione è ormai soggiogata dall’esercito coreano, tra lavori forzati per l’estrazione delle risorse naturali e campi di prigionia per i dissidenti.
Ben fuggirà da Los Angeles, città in cui viveva, e attraverserà svariati stati con mezzi di fortuna, rendendosi conto che il paese che conosceva è ormai in gran parte disabitato, sotto il gioco della legge marziale.
La sua abilità come reporter, però, lo porterà a diventare prima un DJ radiofonico, per cercare di tenere alta la speranza nella popolazione, per poi passare a spronare le cellule della resistenza che nasceranno in tutto il territorio, cercando di diffondere le notizie in un paese paralizzato, a causa dei danni provocati dall’IEM.

Un lavoro a quattro mani

Il romanzo è stato scritto da due autori: Raymond Benson e John Milius.
Milius è sicuramente il più noto dei due ma non per i libri che ha pubblicato ma per il suo impegno in campo cinematografico: ha lavorato ad Apocalypse Now e Alba Rossa, due delle pellicole fondamentali per quanto riguarda i film di guerra.
A lui si deve sicuramente il taglio realistico del libro, con riferimenti ad equipaggiamenti e armi realmente esistenti, benché declinati in chiave più moderna e futuristica.
Benson è invece un autore che ha già lavorato nel mondo dell’editoria legata ai videogiochi, dando alle stampe due romanzi legati a Metal Gear Solid e lavorando in precedenza sul franchise di 007 e su alcuni libri legati alle saghe di Tom Clancy.
Lo stile di scrittura del romanzo è sicuramente adatto a tutti, permettendo la lettura anche a chi non è particolarmente avvezzo ma magari ha già giocato ad Homefront e vorrebbe approfondire maggiormente le vicende narrate dal gioco, scoprendo esattamente come gli Stati Uniti sono stati invasi e si è arrivati alla resistenza.
Il difetto maggiore, però, è nella costruzione di un background credibile: mancano i punti di contatto con la realtà di oggi, che avrebbero coinvolto maggiormente il lettore, garantendo una certa continuità con i fatti che stiamo vivendo in questi anni.
Sembrerebbe una mancanza di coraggio, nel non voler far nomi o collegamenti con persone ed eventi reali: la letteratura di fantascienza l'ha sempre fatto, quella legata ai videogiochi non ne ha ancora la forza.
Inoltre è stato fatto un gran lavoro di caratterizzazione da parte americana ma manca la convinzione nel creare un nemico vero, dipinto invece rapidamente, senza andare nel dettaglio, fallendo quindi nel riuscire a raggiungere altrettanta qualità nella rappresentazione dell’altra fazione, errore in cui ricade anche il gioco.
E’ il segno che la narrativa legata al mondo dei videogiochi ha ancora molta strada da fare e, di riflesso, i videogiochi stessi devono ancora diventare più sicuri dei loro mezzi, osando maggiormente per proporre opere complete.
Nell’ambito dei fumetti, soprattutto di guerra, ci sono opere che hanno fatto di più e meglio, come DMZ, edito da Vertigo e disegnato dall’italianissimo Riccardo Burchielli, in grado di realizzare l’affresco di un’America in lotta sicuramente più convinto e vero, anche se altrettanto di fantasia.

Homefront - La voce della Libertà "È come un Vietnam o un Afghanistan al contrario. Non siamo riusciti a vincere quei conflitti perché il nemico usava tattiche di guerriglia. È quel che dovremo fare noi". "Questa è la nostra giungla e la conosciamo molto meglio dei coreani. La guerra sarà vinta nei nostri campi di granturco, nelle strade delle nostre città, nelle periferie... O ciò che ne rimane". Homefront - La Voce della Libertà riesce nell’intento di appassionare il lettore ma non convince fino in fondo: risulta una lettura piacevole solo per chi ha apprezzato l’ambientazione del gioco ma fallisce nel tentativo di diventare un romanzo in grado di reggersi sulle proprie gambe, aprendosi anche verso i non appassionati.

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