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Recensione Hotline Miami

La violenza estrema di Hotline Miami si fa portatile

Versione analizzata: Playstation Vita
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Una volta che sollevi il telefono ci sei dentro fino al collo. Una spirale psichedelica di violenza e dolore. Di teste spaccate contro il muro da un calcio preciso, di bpm che salgono, di colori acidi e suoni acidissimi e fucilate al petto, di gente che rantola. Gole tagliate, pixel, maschere, audiocassette. Pizza a portar via e puttane.
Tutto condensato nella misuratissima esperienza di Hotline Miami. Un indie game che è già culto: per questo suo insistere sull'estetica top-down tipica degli anni del primo Grand Theft Auto, per la progressione narrativa surreale e allucinata, per il ritmo martellante e cadenzato delle uccisioni, per l'esaltazione che stanza dopo stanza si impossessa del giocatore.
In attesa di un secondo capitolo che si preannuncia ancora più brutale, il titolo di Dennaton Games arriva su PSN, pronto a conquistare anche gli utenti Ps3 e Playstation Vita: grazie ad un control scheme adattato alle specificità della console portatile, Hotline Miami si appresta a bissare anche su piattaforma Sony il successo ottenuto su PC. Preparatevi dunque ad un trip lisergico di prepotenze videoludiche: vi basta solo tirare su la cornetta.

TROPPO!

Prendete il GTA del '96 e chiudetelo in una stanza. Imbottitelo di droghe e tenetelo sveglio per giorni col suono iperpompato di musica trance. Raccontategli che può essere persino più cattivo: sfondare i crani, sbudellare i sicari, perforare gole e polmoni.
Avrete più o meno Hotline Miami. Il titolo di Dennaton Games è questo: un action bidimensionale che porta alle estreme conseguenze gli esiti di quel filone "Politically Incorrect" che nel videogioco spopolò un paio di decenni fa. Chi pensava che fosse proprio Grand Theft Auto il simbolo degli eccessi videoludici deve ricredersi di fronte ad un titolo truce, esagerato, insistente, che mescola i vizi cromatici degli "eighties" con il pulp tarantiniano e la violenza gratuita di Drive.
Fin da subito si capisce che c'è qualcosa di contorto, in Hotline Miami: quando il protagonista viene accolto da un tizio con la faccia da cavallo. Le maschere animalesche sono il confine fra una vita "normale", fatta di VHS a noleggio e cocktail al bancone di un pub squallido, e l'esistenza stravolta di un killer su commissione. Un confine che superiamo ogni volta che rispondiamo al telefono del nostro appartamento. "Un problema con gli scarafaggi, serve la disinfestazione".

"Hotline Miami è cattivo fino all'estremo. E come tutti i prodotti che si prendono la libertà di varcare qualche limite, risulterà per molti troppo esagerato, senza freni né modo. Troppo violento. Troppo rapido. Troppo"

La breve parabola narrativa di Hotline Miami si consuma attraverso un racconto schizoide, una sorta di flashback psicotropo, che sembra fatto di episodi puntiformi e non dà quasi nessun riferimento al giocatore, gettandolo fin da subito nel mezzo dell'azione. "I bambini non si sono comportati bene, serve un babysitter". Ma alla fine quest'alternanza ostinata fra vita e morte comincia ad avere una sua logica deviata, mentre si fanno strada paranoie, ossessioni, incubi. Quella di Hotline Miami resta una narrazione impalpabile, quasi inesistente: uno scostante elenco di brutalità; ma poco a poco si svela la traccia leggerissima di una storia di autodistruzione.
Certo: nell'economia del prodotto è prioritaria soprattutto l'azione. Velocissima, estrema, assillante. Ogni stage si presenta come la piantina di un edificio visto dall'altro: brulicante di bastardi che dobbiamo far fuori. Basta un colpo perchè vadano giù: la rosa compatta di un fucile a canne mozze, un piede di porco che sfonda le tempie, una raffica di Uzi. Lo stesso vale per il protagonista: una disattenzione e finisce affogato nella pozza del suo stesso sangue. Per ripulire gli edifici serve quindi rapidità e attenzione: un fare quasi clinico, con cui si pianificano le strategie per mettere al tappeto tutti gli scagnozzi. Si entra sbattendo la porta in faccia a qualcuno, si afferra un'arma di fortuna con cui ammazzare il suo compare, e poi si raccatta una pistola e ci si apposta nell'angolo della stanza ad aspettare che tutti gli altri facciano capolino.
Il primo consiglio che ci da il gioco, nella schermata di caricamento iniziale, è "non aver timore di morire". Ed in Hotline Miami si muore spesso e volentieri, decine di volte in ogni stage. Si avanza per tentativi, mai a casaccio ma sempre sperimentando nuovi sistemi, scontrandosi con le reazioni a volte imprevedibili dei nemici e con una mira sensibilissima. Ma il ritmo è talmente veloce (si preme un tasto e si riparte subito), l'accompagnamento musicale talmente ostinato nel glorificare il cadenzato accumularsi di corpi e chiazze di sangue, che si procede quasi ipnotizzati, stage dopo stage, fino alla fine. Poco a poco, a seconda delle nostre prestazioni, si sbloccano nuova maschere che ci garantiscono qualche bonus e armi extra che si trovano nelle mappe, ma quello che conta è un nucleo ludico semplice e densissimo, concentrato, spremuto ed efficace.

Per fortuna l'adattamento PsVita non ha modificato ritmi e fruibilità del prodotto. Anzi, il control scheme è semplicemente perfetto: si usano solo le leve analogiche per spostarsi e mirare, e i due dorsali per raccogliere le armi (o lanciarle in faccia alla gente) e sparare. Il fatto che la sensibilità dello stick possa creare qualche problema in fase di mira replica quel nervosismo "da mouse" che si avvertiva giocando su PC, mentre il "drag" sul touchpad per spiare quello che c'è oltre i confini dell'inquadratura è comodo e funzionale.
Bastano pochi istanti per tornare galvanizzati da un "mix unico tra shooting velocissimo e pause di riflessione, in cui trattenere i nostri impulsi omicidi per non morire". Hotline Miami, insomma, regala anche su PsVita enormi soddisfazioni, non solo grazie alla misura sproporzionata del suo ego, non solo per l'estetica retrò che esalta i pixel in un colpo d'occhio dettagliato ed espressivo, ma soprattutto per la capacità di spingere al limite il canone classico degli action top-down, accelerandone i ritmi e la tensione.

Hotline Miami Hotline Miami è cattivo fino all'estremo. E come tutti i prodotti che si prendono la libertà di varcare qualche limite, risulterà per molti troppo esagerato, senza freni né modo. Troppo violento. Troppo rapido. Troppo. C'è in verità, sotto al gameplay schizzato ed alla trama folle, un disegno lucidissimo e tanto lavoro concettuale. Il titolo di Dennaton Games è un action avvolgente e magnetico, che cattura ed esalta chiunque voglia esplorare le perversioni drastiche e rabbiose del suo protagonista. Per fortuna l'adattamento per la console portatile Sony non scardina gli elementi di base, ma anzi conserva immediatezza e ritmo: è proprio sulla base di questi elementi che il team ha costruito un gameplay nervoso e convulso, impietoso ma ricco di soddisfazioni. Hotline Miami recupera l'epicità di certe scene rimaste impresse nella memoria di tutti gli amanti dei Gangster Movie (da Carlito's Way a Scarface), e la ricontestualizza in un cornice ludica iperaccelerata. Provatelo.

7.8

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