Recensione Hotline Miami 2: Wrong Number

Violenza brutale nell'assolata Miami

Versione analizzata: PC
recensione Hotline Miami 2: Wrong Number
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sulle prime sembra quasi di trovarsi di fronte a uno di quei vecchi mission pack che furoreggiavano negli anni novanta, aggiungendo missioni, armi e scenari ai giochi di successo. Il nucleo portante di Hotline Miami 2: Wrong Number, del resto, è rimasto immutato: la visuale dall'altro, i pixel bene in vista, un colpo d'occhio essenziale ed acido nei colori, ed il gameplay frenetico, semplice ma sufficientemente strategico. Di più: schizzato, iperattivo, martellante, eppure tattico e preciso; tutto concentrato sul tempismo, sullo spirito d'osservazione, sulla capacità d'adattamento e sull'inventiva. E' una violenza calcolata, quella di Hotline Miami 2, un massacro che dev'essere lucido e reattivo, distillato nella serie perfetta di colpi da sferrare per uccidere le orde di nemici che corrono verso di noi. Poco a poco, però, si capisce che i ragazzi di Dennaton Games hanno classificato Wrong Number come un seguito vero e proprio per un motivo preciso. Grazie ad un racconto più articolato, ad una serie di situazioni al limite, ma soprattutto alla scandita apparizione di nuove meccaniche e varianti, Hotline Miami 2 ha un sapore in parte nuovo, e rappresenta per certi versi il superamento delle aspirazioni tutto sommato contenute del (meravigliosamente folle) capostipite. Non preoccupatevi, però: il retrogusto è sempre lo stesso. Quello del sangue e della pazzia.

Oltre la maschera

La trama di Hotline Miami 2 non è meno criptica di quella del suo predecessore. Smussa però -almeno fino alla fine- gli accenti lisergici, per farsi esagerata storia di violenza, racconto corale e sanguigno, enciclopedia interattiva delle pulsioni più contorte di chi tende alla (auto)distruzione. Non c'è più un solo protagonista, ma una serie di personaggi che si alternano sulla scena. Un regista che si è dato allo splatter, uno scrittore che indaga sulla turpe storia del primo episodio, un poliziotto marcio dal grilletto troppo facile, un soldato in missione ed un folle malavitoso con una passione morbosa per le katane. Assieme ad un gruppo di spostati che vuole emulare le gesta del massacratore delle maschere, il cast di Hotline Miami 2 è insomma discretamente eterogeneo, così come lo sono le storie che si alternano nei sei atti di cui è composta la campagna. Ogni tanto sembra quasi mostrarsi un filo conduttore, un intreccio regolato dagli incontri (e scontri) fra i vari protagonisti: ma la verità è che il racconto resta sempre ermetico, allucinato, fatto di truci epifanie e presagi animaleschi. C'è anche, in Hotline Miami 2 così come c'era nel primo episodio, una mitologia nascosta ed un simbolismo allegorico legato alle maschere ed alle tremende apparizioni che profetizzano la morte e la caduta. Ma il punto fondamentale è che Dennaton Games sembra quasi aver costruito un'enciclopedia della violenza: lungo i 25 capitoli di gioco assistiamo quindi allo spaccio universale degli spostati e dei sociopatici, all'apologia del militarismo d'azione, alla più pura glorificazione del pulp. Se affrontando gli stage senza tener conto della cornice narrativa si potrebbe quasi pensare che la violenza di Hotline Miami 2 sia in buona sostanza gratuita, è proprio il contesto che riesce a dare una dimensione diversa alle stragi efferatissime che si compiono, fra teste che saltano e viscere in bella vista. A tratti surreale e fuori di testa, altre volte invece metodico nel calcolare i tempi dei flashback, il racconto corre ansimando verso un finale smisurato. Un'allucinazione di forme suoni colori proiettili animali sangue budella che sembra l'equivalente (ma sotto acido) della conclusione di Odissea nello Spazio: un viaggio verso il paradiso della violenza in attesa della purga nucleare che ripulirà la società dei corrotti e dei deviati.

A livello di gameplay, si diceva, Hotline Miami 2 non cambia praticamente nulla rispetto al predecessore. Il blocco WASD per muoversi, il mouse per mirare, e l'urgenza di cliccare al momento giusto per sferrare il colpo o sparare. Punto. Non serve altro ai protagonisti per dare sfogo alle sue voglie più oscure. Il primo titolo teneva attanagliati i giocatori grazie a un mix unico tra shooting velocissimo e pause di riflessione, in cui era necessario trattenere gli impulsi omicidi per non morire. Lo stesso vale qui: basta un solo colpo e siamo carne morta, esattamente come gli scagnozzi che maciulliamo senza sosta. Torna quindi quell'imperfetta sequenzialità tra scontri serratissimi, spinti al limite, nervosi, che si alternano -quasi come se ci fosse un limite all'adrenalina che può sopportare il nostro cervello- all'improvviso bisogno di tirare il fiato e riflettere su quale sia il momento più adeguato per irrompere in una stanza e sull'arma giusta da brandire per affrontare la situazione.
Hotline Miami 2 spinge però sul fronte della varietà e della difficoltà. Troviamo infatti aree più aperte, mappe più ampie, in cui è difficile tener d'occhio tutte le zone e studiare a priori il posizionamento dei nemici. Basta una linea di tiro lasciata scoperta, un folle sanguinario appostato in un angolo che non avevamo visto, un rumore di troppo, e tutto finisce in una pozza di sangue e cervella. Vi troverete a premere come forsennati il tasto R, e ripartire ancora e ancora dopo una fine ingloriosa. Rispetto al primo capitolo, insomma, bisogna sudare parecchio, anche se in certi casi avremmo gradito qualche stage magari un po' più “lineare”, capace di alzare un po' il ritmo delle incursioni e rendere più martellante e schizzata la scia di morte che ci lasciamo dietro. Un altro aspetto che ci sarebbe piaciuto vedere migliorato è il sistema di punteggio, ancora abbastanza casuale e aleatorio quando si lega ad aspetti non facilmente quantificabili come la “flessibilità”. Magari in futuro Dennaton Games potrebbe lavorare con più attenzione sull'anima arcade della sua serie, che ad oggi resta comunque secondaria. Gli sforzi produttivi e creativi del team si sono concentrati invece sulla diversità di situazioni. L'alternanza dei personaggi introduce una serie di variazioni sicuramente più incisive rispetto a quelle delle maschere del primo episodio. Ad un certo punto dell'avventura ci troveremo a controllare non uno ma due personaggi, che si muovo in coppia armati di pistola e motosega. Ci sono stage in cui il titolo ci costringe ad usare un'arma specifica scelta all'inizio della missione, recuperando le munizioni sul campo: la possibilità di scegliere un letale fucile da cecchino sposta l'attenzione sui colpi dalla distanza, mutando non di poco il sapore dell'esperienza. E poi ci sono livelli in cui uno dei protagonisti si rifiuta di uccidere gli avversari, svuotando i caricatori delle armi da fuoco nel caso in cui si decida di raccoglierne una, e costringendo il giocatore ad usare solo mazze e spranghe. C'è anche un personaggio che usa solo i pugni, ma così forti da sfondare porte e fracassare un cranio.
A tratti, s'intenda, il sapore dell'esperienza di gioco risulta molto simile a quello del primo capitolo, ed è normale che qualcuno abbia classificato Hotline Miami 2 come un becero “more of the same” (ma di quelli gustosi). Eppure, osservando con attenzione, si capisce che il secondo capitolo è molto più vario, spietato, e costringe l'utente ad una pianificazione più attenta, meticolosa, imponendogli di adattarsi a situazioni ancora più complesse, e folli, e spietate.

Questa politica degli eccessi non è solo strutturale e visiva: è anche e soprattutto musicale. L'accompagnamento sonoro di Hotline Miami 2 è una collezione di tracce acide, sonorità sintetiche che rimbombano nel cervello, sinfonie di oscillatori e synth. Fin quando un brano dei Magic Sword (The Way Home) non vi si infila nella testa sembra quasi che nella selezione manchi quel capolavoro memorabile che per il primo capitolo fu Hydrogen. E invece proprio nella seconda parte del gioco la soundtrack esplode, fra brani trip-hop e tracce trance, celebrando il meglio dell'elettronica in una colonna sonora compulsiva e trainante.

Do It Yourself

Hotline Miami 2 avrà un editor di livelli dettagliatissimo, tramite il quale ogni giocatore potrà assemblare da zero arene di morte, sfruttando tutti gli oltre mille asset del gioco (cambiandone semmai la colorazione). Il tutto si svolge su una una griglia in cui aprire stanze al semplice passaggio del mouse: l'immediatezza è di casa. Persino la musica può essere scelta e il progetto è quello di permettere a tutti di inserire i propri asset (soundtrack inclusa), per creare vere e proprie avventure da zero, con la complicità di Steam Workshop e del nuovo motore di gioco.

Hotline Miami 2: Wrong Number Ripartendo dalla base ludica del suo predecessore, Hotline Miami 2: Wrong Number lo supera in tutto, tranne che sul fronte dell'originalità. Catalogare il titolo Dennaton Games come un semplice aggiornamento contenutistico, però, sarebbe profondamente ingiusto. Il nucleo portante è sempre quello: Wrong Number è un action bidimensionale schizzato e frenetico, capace però di valorizzare il calcolo strategico e l'improvvisazione. Travolgente e ritmato, persino assuefacente, il gameplay di base viene collocato qui in una struttura meno omogenea, ed anzi attentissima ad introdurre variabili sempre nuove e cambiare il gusto delle scene. Sostenuta da una più marcata diversità stilistica (fra stage ambientati una giungla haitiana e incursioni stroboscopiche in un night club), la parabola di Hotline Miami 2 raggiunge il suo apice soprattutto in fatto di accompagnamento sonoro e narrazione. I tre vinili in cui è incisa la colonna sonora sono zeppi di tracce memorabili, avvolgenti, mentre il racconto corale che alterna scene di desolante quotidianità al brivido fottuto e maledetto del sangue e della morte non può lasciare indifferenti. E' forse la narrazione malata l'aspetto più riuscito del titolo, al contempo giustificazione e denuncia della violenza, sguardo spietato e lucido sull'indole animalesca degli uomini, ed uno dei migliori esempi di epica della dannazione.

8.5

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