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Recensione Hyperdimension Neptunia

Uno dei peggiori GDR di questa generazione

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Hyperdimension Neptunia
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3

Quella che state per leggere è la recensione di un gioco così brutto che anche solo scorrere lo suardo su questo rigo è un’assurda perdita di tempo. Un gioco così scadente che anche la review si adeguerà al suo livello, trattandone ogni sfumatura con disinteresse e superficialità.
Ascoltate un consiglio e chiudete questa finestra, leggete altro, andate a giocare a qualcosa di degno.

Usare lo Sforzo

Quando diverse software house si uniscono in un unico sforzo creativo, di solito c’è sempre da divertirsi. Pensate a Capcom e Namco o SNK, Konami e Arc System, Sega e Nintendo. Così, per citare qualche esempio recente.
Ma, come già in molti avranno imparato da titoli come Trinity Universe, Cross Edge o Chaos Wars, quando ad entrare in combutta sono case come Idea Factory e Compile Heart, c’è ben poco di che essere allegri.
Non ce ne vogliano gli amanti di rpg e strategici misconosciuti ed insignificanti, ma i mezzi fallimenti conseguiti dalle precedenti collaborazioni delle due parti non sono certo un buon biglietto da visita.
Nemmeno la presenza di Nis, Sega e Gust, proprio come in passato, riesce a salvare l’ultimo titolo sviluppato da Idea Factory: Hyperdimension Neptunia è un affresco di brutture in grado di attrarre a se tutte le peggiori idee partorite dai giochi di ruolo di questo ventennio.

Console War

Di console war si è paralto tanto, e non è certo la prima volta che un videogioco trae ispirazione dall’andamento del mercato per proporre un’avventura a base di commedia e citazionismo.
Sega sembra essere perfettamente a suo agio in questo milieu, e infatti è forse la vera protagonsita di questa sottospecie di pasticciato gioco di ruolo. Contrariamente al grandioso SEGAGAGA, Neptunia fa ben poco per rendere omaggio al glorioso passato della decadente meteora giapponese, ed oltre che dedicarle il nome della protagonista del gioco e far comparire qua e là qualche evocazione a base di personaggi e asset del passato, si perde in un oceano di scontatezza e dialoghi terribili.
Un perfetto esempio di cosa ci aspetta è l’inizio del gioco, in cui volgarità e ragazzine seminude ci intrattengono per svariati minuti con dialoghi insensati, conditi da qualche sforzatissima citazione e tanto, tanto cattivo gusto.
Il titolo sembra poter essere appetibile solo agli occhi dei più disperati fanatici del "moe", che farebbero meglio ad acquistare un buon artbook o guardarsi un episodio dell’ottimo Lucky Star, piuttosto che sorbirsi la terribile trama del gioco.
In ogni caso, ecco i tratti principali della trama. L’eroina Neptunia, una delle quattro “dee” da cui dipende l’equilibrio di Gamindustri, viene bandita sul mondo terreno dalle tre altre tre console antropomorfe tutte curve. Unendosi a personaggi ispirati a Gust, Nis, Compile Heart e tanto altro, dovrà dunque riuscire a trovare il modo per liberare la misteriosa Historia e porre fine alle sofferenze degli umani, magari riappacificando il pantheon di console in guerra.
Alcune trovate simpatiche, come la caratterizzazione dei personaggi, tutti ispirati a software house o console, vengono affogate da ritrattini animati che un bambino alle prese con flash da qualche minuto avrebbe potuto realizzare e muovere in modo ben più convincente.

L'opposto della giocabilità

Il gioco è diviso in tre sezioni fondamentali. 
La prima è quella di avanzamento della trama, scandita da lunghissimi dialoghi a base di figure statiche, come già anticipato davvero imbarazzanti. 
La seconda è l’esplorazione del mondo di gioco, che avviene esclusivamente tramite menu da cui scegliere con chi parlare o su quale elemento investigare, cosa acquistare dai negozi ed infine a quale dungeon accedere.
Nella terza fase, che potremmo definire il vero cuore del gioco, esploreremo dei dungeon mal realizzati e saremo costantemente interrotti da tediosi incontri casuali. La navigazione dei labirinti è discretamente lineare e scontata, e presenta come unici diversivi la raccolta dei soliti oggetti racchiusi nei forzieri e la possibilità di usare delle skill caratterizzanti dei personaggi, per interagire in modo imbarazzante con l’ambiente, ad esempio rompendo muri o scovando scrigni nascosti. Come se il gioco non fosse già abbastanza limitato, ogni dungeon può avere uno di soli tre obiettivi: ad esempio, abbattere un determinato mostro o completare un percorso entro un dato limite di tempo. Come se importasse a qualcuno, i nostri record nelle varie missioni finiranno sulla leaderboard online del gioco. 
Alla stregua di ogni rpg che si rispetti (o quasi), anche Neptunia si avvale di un battle system a turni per la risoluzione delle schermaglie casuali. Premendo i quattro face button del controller è possibile lanciare combo prive di senso; aumentando il proprio livello si guadagneranno skill passive e si aggiungeranno nuove mosse al nostro arsenale. Strategicamente parlando, il titolo è talmente insipido da rendere un crimine utilizzare un vocabolo legato al concetto di strategia all’interno di questa recensione. Tutto ciò che serve è armarsi di pazienza e darsi a folli sessioni di grinding per accrescere il proprio livello ed acquistare oggetti più potenti, così da avanzare facilmente verso la sfida successiva. Ci piacerebbe parlare del sistema di alchimia per la creazione di oggetti o quello di trasformazioni delle protagoniste tramite processori, ma sono talmente ridicoli e prevedibili che siamo sicuri descriverli sia tanto superfluo quanto la loro utilità nel gioco.
Di fondamentale da sapere su Neptunia c’è solo che non solo il titolo è bilanciato in modo ridicolo, ma ha un ritmo davvero risibile e, fondamentalmente, si riduce ad esplorare un livello dopo l’altro senza che alcuno di essi proponga mai qualcosa di nuovo o interessante.

Sorpresa!

Se pensavate che il gioco fosse già discretamante orribile leggendo la sommaria disamina di gameplay e storia, aspettate di vedere cosa vi aspetta nel paragrafo su grafica e tecnica!
Il motore grafico di Neptunia sembra preso di peso da uno dei peggiori titoli PS2, anche se in HD.
I personaggi non sono malaccio, anche se composti da un numero risibile di poligoni e animati alla bell'e meglio. Sono i fondali a rasentare il ridicolo, persino per un titolo in cui di ambientazioni da visitare ce n’è giusto una manciata. Una draw line vicinissima e texture davvero approssimative sono la prima cosa a colpire la sensibilità dei giocatori più delicati, che non potranno tollerare affatto il framerate bassissimo e la lentezza con cui si muove in genere il gioco.
Il doppiaggio, giapponese o inglese, è ugualmente irritante, grazie alla stupidità dei dialoghi e alla volontà dei personaggi di essere carini a tutti i costi. La colonna sonora non solo è semplicemente pessima (con qualche minuta riserva) ma anche fuori luogo. Ripropone gli stessi, imbarazzantissimi temi, senza curarsi minimamente dei sentimenti di chi gioca, e per di più ad un volume ingiustificatamente elevato quando i personaggi, finalmente, stanno zitti durante le sequenze di dialogo. Solitamente quando si parla di RPG è il comparto sonoro a salvarsi, ma in questo caso il conglomerato guidato da Idea Factory ha svolto un lavoro semplicemente geniale e perverso. E no: la frase precedente non è assolutamente da intendersi come un complimento.

Hyperdimension Neptunia Sono due gli unici motivi in grado di spingere all’acquisto di Hyperdimension Neptunia. Il primo è un profondo odio per se stessi: Idea Factory e le sue amichette software house hanno partorito forse uno degli strumenti di tortura più potenti mai rilasciati sul mercato. Roba da Arancia Meccanica. La seconda è una profonda mancanza di fiducia nel medium videoludico. Neptunia è così scialbo che tutti gli altri giochi che proverete nei prossimi mesi vi sembreranno dei capolavori. Non ci credete? Aspettate la prossima recensione del sottoscritto.

3

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