Recensione Hyperdrive Massacre

Il nuovo gioco dello studio 34BigThings segue la scia intrapresa da In Space We Brawl contro lo schiacciante predominio del multiplayer online: siete pronti per chiamare a raccolta gli amici nel vostro salotto?

Versione analizzata: PC
recensione Hyperdrive Massacre
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  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

In un'epoca in cui l'"always online" diviene sempre più imperante, in cui il termine "multigiocatore" è sinonimo di "connessione in rete", e nella quale addirittura lo split screen sembra ormai retaggio dell'anteguerra, ci sono ancora software house che cercano di opporsi a queste nuove tendenze videoludiche proponendo sessioni di gioco rigorosamente in locale. È tricolore il vessillo di chi ha tentato di suggerire un'alternativa allo strapotere della condivisione online: In Space We Brawl del team Forge Reply si è proposto come leader guida di una rinascenza tutta italiana nel panorama dei giochi multiplayer offline, miscelando con successo la formula di un twin stick shooter con la veemenza competitiva dei browler game. Era solo questione di tempo allora perché un simile concept generasse alcuni tentativi di emulazione: i ragazzi dello studio 34BigThings presentano così su Steam e XboxOne (e presto anche su Ps4) Hyperdrive Massacre, nuovo "couch multiplayer" made in Italy, il quale, pur seguendo la stessa filosofia di In Space We Brawl, favorisce con la giusta personalità la riscoperta dei piaceri, quasi dimenticati, della sana competitività contro giocatori in carne ed ossa seduti gli uni accanto agl'altri, inebriati della stessa aria di sfida, di vittoria, di sconfitta.

Separati alla nascita

È inevitabile, per Hyperdrive Massacre, subire il leggero contraccolpo del paragone con In Space We Brawl, considerata la somiglianza che sembra legarli di primo acchito. È come se entrambi i giochi fossero gemelli omozigoti partoriti dalla medesima intuizione, molto simili nei tratti somatici ma diversi nelle inclinazioni. Per il titolo 34BigThings, l'immediatezza viene, infatti, prima di qualsiasi tecnicismo: le 16 squadre selezionabili (alcune delle quali andranno sbloccate man mano) si differenziano unicamente dal punto di vista estetico, senza presentare caratteristiche peculiari. Non è concessa nemmeno la possibilità di scegliere le varie armi con cui iniziare lo scontro, una feature che nel titolo Forge Reply garantiva invece un centinaio di combinazioni alternative. In Hyperdrive Massacre l'ago della bilancia pende verso una giocabilità maggiormente intuitiva: tutti i partecipanti iniziano lo scontro ad armi pari, in modo tale che l'esperienza di un giocatore che ha trascorso più tempo in allenamento contro la CPU non influenzi significativamente l'andamento dei match, incrinandone l'equilibrio. Scarnificare la profondità del gameplay permette così anche ai fruitori occasionali, che magari prendono un pad in mano per la prima volta, di vender cara la pelle. Non s'avverte quindi quella sensazione di crescita e di miglioramento personale che si provava dopo aver imparato a maneggiare al meglio la combinazione di velivolo ed arma da fuoco più adatta al proprio stile di combattimento. Una volta scesi in campo tutti i concorrenti saranno pertanto armati in egual modo, dotati di una semplice pistola con proiettili automatici, di uno scudo da attivare per deflettere i colpi avversari e di mine di prossimità da sganciare al momento opportuno. L'uso di una sorta di paraurti frontale, in grado di respingere gli attacchi se utilizzato col giusto tempismo, crea anche alcuni piacevoli momenti da "autoscontro" in cui i bolidi cozzano l'uno contro l'altro nell'attesa che il più incauto tra i partecipanti mostri il fianco ad un colpo di precisione. Il controllo dei mezzi è reso più difficoltoso, del resto, dalla gravità zero in cui essi fluttuano nelle arene, fattore che li intrappola in un movimento inerziale, imponendo al guidatore di alternare costantemente accelerazione e retromarcia (regolabili coi dorsali del pad) per ottenere una corretta mobilità ed una migliore stabilità. Gli scontri avvengono però in arene bidimensionali che, a differenza di In Space We Brawl, non partecipano attivamente alla battaglia con elementi di disturbo, e si limitano a riempire lo scenario con svariati corpuscoli distruttibili che, dopo essere stati disintegrati, rendono disponibili all'uso nuove armi, tra cui raggi laser, missili con sensori di movimento e fucili a pompa galattici. L'inattività dei 9 sfondi selezionabili è un ulteriore segno di scrematura delle meccaniche di gioco, ai fini di una marcata semplificazione che non cede quasi mai il passo ad un caos rapsodico come avveniva nelle arene più sovraffollate di In Space We Brawl.

Non mancano comunque momenti di puro disordine fragoroso, soprattutto se i quattro players chiamati in battaglia riempiono il campo senza criterio con proiettili di eterogenea natura che iniziano a ballonzolare a destra e a manca, causando non pochi, e spassosissimi, suicidi involontari. Tirando le somme, dunque, se in confronto al fratello maggiore vi è un'involuzione sul piano del tatticismo e della varietà d'approccio, d'altro canto Hyperdrive Massacre concentra tutte le sue attenzioni sulla volontà di proporre un più ampio ventaglio di modalità di gioco. Oltre ai classici Death Match, Team Death Match e Last Man Standing, in cui affrontare fino ad un massimo di quattro giocatori (anche controllati dalla IA) con lo scopo di raggiungere un punteggio prefissato o sottrarre tutte le vite all'avversario, sono presenti le ben più originali Death Race, Space Soccer, e Spong (le ultime due giocabili solo ed esclusivamente in compagnia di altri players umani). Analizziamole nel dettaglio: Death Race consiste in una breve gara di corsa, dove per trionfare dovrete recuperare per primi delle sfere che compaiono casualmente nell'arena; Space Soccer è, come chiaramente suggerisce il nome, una piccola e caciarona partita di calcio spaziale in cui colpire il pallone con i proiettili per indirizzarlo con la giusta precisione nella porta nemica, da giocare rigorosamente nelle sere di goliardica ubriachezza in cui sarete stanchi di FIFA e PES, o anche del più arcade Rocket League; Spong è invece una piccola variante di Space Soccer, con l'unica differenza che non potrete superare la vostra metà campo, rendendo la sfida per certi versi simile al leggendario Pong, da cui ovviamente trae chiara ispirazione. Per concludere la disamina del gameplay, spiace constatare che permangono ancora alcuni dubbi legati alla natura intrinseca del prodotto, quella di un "couch multiplayer" esclusivamente locale che prevede l'uso obbligatorio di un pad compatibile: su piattaforma Windows, prepotentemente votata all'online competitivo in cui non tutti i giocatori posseggono periferiche esterne in sostituzione di mouse e tastiera, Hyperdrive Massacre non trova la sua schietta ragion d'essere come sulle ammiraglie Microsoft e Sony. L'avvertenza è quindi sempre la medesima: scegliere su quale sistema casalingo acquistarlo per poter godere al meglio di questo shooter multiplayer da salotto è fondamentale perché il gioco si esprima in tutta la sua briosa freschezza. Anche sul fronte tecnico, infine, Hyperdrive Massacre lavora per sottrazione: gli effetti ambientali e le scintille sono ridotti al minimo indispensabile per donare al colpo d'occhio un lieve accenno di spettacolarità, mentre i modelli poligonali delle automobili appaiono abbastanza elementari, e danno quasi l'impressione di controllare micro machines spaziali.

Curioso è invece il lavoro svolto sulla direzione artistica: 34BigThings recupera un'estetica da cabinato arcade ed un feeling anni ‘70/80, nel design delle macchine e nella ritmata soundtrack, che si affiancano ad eterogenee influenze futuristiche. L'insieme funziona, e possiede un tocco da B-movie sci-fi che regala un discreto impatto scenico, alla cui riuscita contribuiscono soprattutto gli sfondi ottimamente disegnati a mano, purtroppo sempre statici e, come già accennato, mai parte attiva degli scontri, aspetto che limita la piacevolezza visiva del quadro generale.

Hyperdrive Massacre Hyperdrive Massacre segue fieramente la scia di ribellione intrapresa da In Space We Brawl contro lo schiacciante predominio del multiplayer online, dei suoi server, del suo matchmaking, delle sue lobby. Sebbene il modello di riferimento non sia stato comunque eguagliato, ciò non significa che Hyperdrive Massacre non possegga specifiche qualità (tra tutte una maggiore varietà nelle modalità di gioco) che lo rendono una valida alternativa all’opera Forge Reply, e nel complesso un prodotto certamente consigliato ad un pubblico più “casual” che predilige una semplicistica immediatezza rispetto ad un attento tatticismo. È necessario, in ogni caso, dotarsi di un pad compatibile per iniziare il massacro, e questa imposizione, su Pc, ostacola in parte la naturale fruibilità della produzione, sia in solitaria contro l’IA, sia con altri giocatori riuniti per l’occasione. Da questo punto di vista, In Space We Brawl, grazie all’ultimo aggiornamento che aggiunge il supporto a mouse e tastiera, si priva della zavorra della suddetta fastidiosa limitazione ed ingrana la marcia. A Hyperdrive Massacre resta così da rimontare ancora qualche giro sul circuito Windows prima di tornare ad essere pienamente competitivo come sui tracciati Microsoft e Sony, nei quali si fa strada con maggiore grinta e disinvoltura.

7

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