(Dis)Comfort Zone: Outlast 2 Oggi alle ore 21:00

Primo episodio della dis)Comfort Zone dedicata ad Outlast 2!

Recensione I Am Alive

Una perla inaspettata

I Am Alive

Videorecensione
I Am Alive
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

In una generazione sempre più ricca di shooter e frenetici action game sono sempre più spesso le piccole produzioni a stupire. Ubisoft ne sa sicuramente qualcosa a riguardo, dato che negli ultimi anni è stata responsabile della distribuzione in DLC di piccole gemme quali Outland e From Dust. Ed è proprio dal publisher francese che arriva l'ennesimo titolo da non perdere, quel I Am Alive maneggiato e rimaneggiato, giunto sull'orlo della cancellazione per vedersi poi decurtare pesantemente il budget. Gli sviluppatori del team di Shangai, tuttavia, non si sono arresi al lungo travaglio, ed hanno saputo produrre una piccola gemma in arrivo su Xbox 360 via Xbox Live Marketplace questo 7 Marzo. Il prezzo stabilito è di 1200 MS Points - 15 Euro che ci sembrano piuttosto onesti per l'offerta che stiamo per andare a sviscerare.

Zettai Zetsumei...

L'incipit narrativo di I Am Alive non è tra i più originali. Il protagonista è di ritorno a casa, nella non più ridente cittadina di Haventon, dopo un anno intero di cammino, che dalla costa Est lo ha riportato verso l'Ovest degli Stati Uniti. A spingerlo a tale impresa non certo la gloria di una menzione nel Guinnes dei Primati, ma l'Evento, un catastrofico terremoto occorso poco più di un anno prima dall'inizio del gioco sul suolo americano. I pochi sopravvissuti alla catastrofe tirano avanti alla bell'e meglio, trascinandosi stancamente alla ricerca di cibo ed acqua e rifugiandosi nei grandi centri commerciali per evitare le polveri tossiche esalate dalle falle nel terreno. Qualsiasi modello di società civile si è oramai completamente perduto, ed alla stregua del miglior Hokuto no Ken a farla da padrone nelle strade sono spietate gang di sciacalli o militari impazziti. Alla ricerca della sua famiglia (moglie e figlioletta) il nostro eroe dovrà quindi vedersela con minaccie in arrivo da tutti i fronti, cercando prima di tutto di sopravivvere.
Ispirandosi liberamente al Big One, atteso in un futuro prossimo aldilà dell'Oceano, il team di sviluppo ne ha insomma approfittato per devastare in maniera credibile e consona il setting dell'avventura, rendendo inospitale e mortale un luogo familiare - le caratteristiche perfette per un moderno survival game.
Lo svolgimento dell'intreccio narrativo, soprattutto a causa di una canonica mancanza di cut-scene, non soddisfa appieno; ben presto ritroveremo il protagonista dedito ad aiutare alcuni sopravvissuti alla ricerca di una disperata fuga via mare, dimenticando sin troppo spesso la famiglia per svolgere questa o quella mansione. Il risultato, considerata la disperata situazione iniziale, non è dei più felici: e anche la caratterizzazione psicologica del personaggio, il cui ben dipinto travaglio delle fasi iniziali si perde man mano. Nel finale -va sottolineato- le singhiozzanti caratteristiche emozionali riprendono il loro corso, delineando una conclusione riuscita e commovente; per una volta lontana dagli omologati standard odierni. Questo "ritorno di fiamma" purtroppo non basta per mantenere la narrazione al livello determinante che era lecito aspettarsi, lasciandola dunque in secondo piano rispetto al setting - quello sì riuscitissimo dalla A alla Z.

Silent Creed

Le dinamiche ludiche che sottendono al gameplay di I Am Alive caratterizzano la struttura del perfetto Survival Game moderno. L'inospitale ambientazione -completamente in rovina- costringerà il nostro eroe a sforzi molto maggiori del normale per eseguire qualsiasi azione diversa da un'elementare camminata. L'elemento clou dell'avventura -l'esplorazione- sarà quindi ritmato dalla continua necessità di prender fiato o di rifocillarsi in caso ci imbarcassimo in uno sforzo eccessivo. Le meccaniche prevedono un sistema d'arrampicamento tra le macerie molto simile a quello visto in Assassin's Creed, con tutti i limiti di un essere umano medio. Nella parte più alta dello schermo farà costantemente capolino una lunga barra suddivisa a metà. Nella prima metà (bianca) troverà spazio la Stamina, la quantità d'energia a disposizione dell'avatar per espletare qualsiasi sforzo fisico. Scesa a zero, o per meglio dire giunta a metà, inizierà a compromettere la porzione rossa (la salute), constringendoci a quello che in-game viene chiamato uno Sforzo Sovrumano. Tramite pressione contemporanea dei grilletti daremo fondo alle ultime energie, consumando la salute in un disperato sforzo verso la salvezza. Qualora non dovessimo farcela l'avatar cadrà stremato (o mollerà la presa definitivamente). In nostro soccorso, in prima istanza, diversi generi alimentari reperibili esplorando ogni anfratto: macedonia in scatola ed acqua ripristineranno l'energia, mentre carne secca ed avanzi di vario genere la salute. In secondo luogo i fondamentali chiodi da roccia, utili nelle arrampicate più lunghe ed impervie, per qualche istante di tranquillità ed una ricarica (automatica se non la faremo azzerare) della stamina. La centralità delle scalate nel fondamentale aspetto esplorativo si farà sempre più marcata con il passare delle ore, aggiungendo di tanto in tanto nuovi elementi in grado di ravvivare l'impianto ludico. Tra appoggi instabili e l'ottenimento di un comdo rampino questa fase si mostrerà davvero ben architettata ed in grado di mantenere un ritmo ora ragionato ora ansiolitico che ci calerà perfettamente nei panni del sopravvissuto.
Ma se pensate che le sfide offerte da I Am Alive s'esauriscano qui siete completamente fuori strada. Da un punto preciso dell'avventura in poi, infatti, l'aria al livello del suolo diventerà irrespirabile, costringendoci a cercare in contuniazione appigli, scale antincendio e quant'altro per raggiungere aree elevate. La fretta porterà spesso a sfruttare la corsa, velocizzando il consumo dell'energia già in costante caduta libera a causa dei fumi tossici. In questi frangenti, anche fermandoci, non recupereremo stamina (anzi, pur rallentando, continuerà inesorabilmente ad esaurirsi) e saremo costantemente combattuti tra il desiderio di fare in fretta per trovare riparo e quello di risparmiare quanta più energia possibile. Scelte di questo genere caratterizzano uno degli aspetti meglio riusciti della produzione, capaci di scatenare nel giocatore emozioni completamente differenti (ansia, paura..) anche senza l'ausilio di zombie, mostri o amenità simili. Basteranno il buio, la scarsa visibilità e l'aria completamente irrespirabile per obbligarci a sfruttare nei minimi dettagli ogni possibilità messa a disposizione dal dev team, elevando alle stelle il tasso di coinvolgimento.

"Ispirandosi liberamente al Big One il team di sviluppo ne ha approfittato per devastare in maniera credibile e consona il setting dell'avventura, rendendo inospitale e mortale un luogo familiare"

Scelte e gestione delle risorse sono in I Am Alive quanto mai pane quotidiano. Nel corso dell'esplorazione verremo a contatto con diverse persone, più o meno amichevoli. Nel primo caso (più amichevoli) saremo ogni volta di fronte ad un bivio: sacrificare viveri/oggetti per dare una mano ed ottenere in cambio una batteria (un continue) e -raramente- proiettili e/o vivande oppure lasciare le persone alla loro disperazione. Per quanto l'esito di tale decisione possa spesso sembrare scontato, nell'economia della produzione cinese non lo è affatto: cercare qualcosa per conto terzi significherà investire (o sprecare) risorse, rendendo probabilmente più incerto il futuro. I dubbi vi contorceranno lo stomaco per l'intera avventura: "se avessi sparato al lucchetto di quella saracinesca, cosa avrei trovato?" oppure "se non avessi sparato, sarei sopravvissuto ai tre carnefici incontrati poco dopo?".
Proprio così, perché in I Am Alive non dovremo vedercela soltanto con l'esigua quantità di viveri, il pericolosissimo affaticamento e le condizioni ambientali proibitive ma anche con i già citati sciacalli. Il dipinto di una società post-apocalittica allo sbando, pur senza troppi approfondimenti psico-sociali, è davvero convincente. Accanto ai personaggi in cerca d'aiuto troveremo infatti diverse altre categorie di disperati, più o meno pericolosi. Da una parte i solitari, che ci intimeranno l'allontanamento; dall'altra i gruppi organizzati, in cerca di prede da derubare o semplicemente scannare. Entrambe le categorie si riveleranno a modo loro pericolose: prendere sottogamba un'anziana donna armata di fucile, per quanto debole, potrebbe costarci la vita. Esattamente tanto quanto sfoggiare spavalderia di fronte ad un terzetto di esaltati armati di machete.
Grazie ad una discreta rosa di possibilità e sorprendenti routine comportamentali, le fasi di scontro si riveleranno molto migliori del previsto, anche con a nostra disposizione soltanto una pistola (spesso scarica) ed un machete. Rimanere immobili di fronte all'avanzata degli avversari sarà una delle prime regole da seguire; avvicinato il primo avremo la possibilità di recidergli la carotide con un colpo ben assestato. Gli altri presenti avranno a questo punto un sussulto, che ci permetterà di estrarre l'arma da fuoco e tenerli sotto tiro. Giocandosi il tutto per tutto quelli armati inizieranno immediatamente a sparare e dovranno dunque essere i nostri primi bersaglii. Poi potremo occuparci degli altri, stando ben attenti a non rinfoderare l'arma troppo presto, in quanto otterremo immediatamente l'effetto di venire accerchiati e ridotti in briciole. Tutto pare insomma organizzato per conferire pad alla mano un impatto realistico e viscerale. Pochi colpi e saremo morti, qualche ferita e le pulsazioni comprometteranno l'udito tingendo d'un rosso opaco la schermata. Nemmeno le più facili delle uccisioni saranno uno scherzo: chi non si arrenderà faccia a terra continuerà a lottare, parando il colpo e tentando di forzare una tremenda lotta machete contro machete (veicolata dalla veloce pressione sul grilletto destro). A donare un pizzico di varietà alla lotta l'aggiunta di un fucile ed un arco al nostro arsenale nel corso dell'avventura, nonché alcuni comportamenti esemplari della CPU. Puntare a lungo la pistola contro un avversario accrescerà nello stesso la convinzione di esser di fronte ad un'arma scarica, portandolo prima o poi a reagire violentemente. Una buona consapevolezza dell'ambiente circostante vedrà poi i nemici più lontani scansarsi immediatamente, cercando riparo e proponendosi per un immediato accerchiamento.
Ancorchè questi dettagli vadano ad affiancare una selezione nemica piuttosto nutrita (armati, disarmati, dotati di elmetto e di giubbotto anti-proiettile) e la produzione sia forte di tutte le meccaniche e le situazioni sin qui descritte, ci troveremo spesso a fare i conti con una certa ripetitività. Scalati i primi palazzi, aiutati i primi superstiti ed affrontati i primi gruppi di folli persecutori, ci ritroveremo in un circolo vizioso: "entra in quell'edificio a recupeare questo" - "fai fuori i nemici" - "torna alla base facendo attenzione ai fumi tossici". La mancanza di convincenti meccaniche stealth -tanto per fare un esempio- si fa in definitiva sentire, appiattendo leggermente un'avventura che, pur gradini sopra la media non riesce a spiccare il balzo definitivo verso la consacrazione.

LEAD Engine

Analizzando il comparto tecnico di I Am Alive emergono tutte le problematiche di una costante riduzione del budget. Prima di tutto, quando l'azione passa in prima persona (durante i combattimenti), il sistema arranca visibilmente, obbligandoci a sopportare una palese rigidità del sistema di controlli, qualche imprecisione nel reticolo di mira ed una generale mancanza di fluidità nei movimenti, che si traduce in fasi convulse e non sempre chiare. E' chiaro sin dal principio che le limitazioni in termini di budget sono andate ad influire, in prima istanza, proprio sulle -pur rare- sessioni di combattimento, sicuramente la parte meno riuscita della produzione.
Sensazioni discordanti si riscontrano anche analizzando a fondo il level design, apparentemente slegato dalla concezione free roaming che molti auspicavano. L'avventura, pur mantenendo un buon piglio esplorativo, è quasi sempre indirizzata su un binario ben definito, che non consente -ad esempio- salti ove non previsti ed arrampicate ad ogni appiglio visibile. E' ancora una volta palese come si sia dovuti forzatamente scendere a compromessi, pur mostrando un comparto tecnico generalmente timido. Le atmosfere, a dire il vero, appaiono immediatamente convincenti e (giustamente) disturbanti: ideali per un survival game ispirato a Silent Hill e al compianto Zettai Zetsumei Toshi. Nebbia e polvere avvolgono costantemente strade e scorci visivi, un'espediente atto ad accrescere il coinvolgimento ma anche a nascondere una visibile pochezza per quel che concerne polygon counting e definizione delle texture. Considerando la bontà della struttura ludica, in ogni caso, quelli puramente estetici sono difetti ai quali, con un minimo di pazienza, possiamo in parte passare sopra. Non possiamo invece fare a meno di sottolineare un'implementazione non troppo curata delle animazioni, che risultano spesso dinocolate ed innaturali rovinando, in alcuni frangenti, il pur curato gameplay del titolo.
Le atmosfere vengono infine garantite da un comparto sonoro costituito più che altro da rumori ambientali (ben campionati) e qualche effetto sonoro ritmato il giusto per sottolineare le fasi più concitate. Ottimo il doppiaggio, rigorosamente in inglese.

I Am Alive Nelle otto ore necessarie al completamento dell’avventura I Am Alive si dimostra molto più valido di tanti Survival Game molto più blasonati. Il costante mantenimento della tensione e le situazioni estremamente realistiche da affrontare continuamente rendono la produzione Ubisoft Shangai estremamente coinvolgente. Per 1200 MS Points questo sarebbe veramente potuto essere il Live Arcade del 2012, un capolavoro assoluto, non fosse che il comparto narrativo -già scontato in partenza- si piega in maniera esagerata alle esigenze ludiche, svilendo e dimenticando il charachter design del protagonista. Peccato anche per la leggera ripetitività di qualche soluzione, che non ci impedisce comunque di consigliare a tutti, indiscriminatamente, l’acquisto di I Am Alive. Se non siete troppo legati alle magnficenze grafiche di tanti titoli tripla A e volete sperimentare un vero Survival, questo è senza dubbio il gioco da avere!

8

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