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Proviamo il nuovo gioco degli autori di Castle Crashers!

Recensione I am Bread

Dopo aver simulato capre, sassi e fresca erba primaverile, ci mettiamo nei panni di una fetta di pane che vuole diventare Toast. La proposta di Coffee Stain Studios è bizzarramente divertente.

Versione analizzata: PC
recensione I am Bread
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Improvvisamente sono vivo. Mentre prendo coscienza del mio repentino esistere, muovo i primi passi nella cucina, riconosco e catalogo gli oggetti che mi circondano. Cosa sono questi contenitori trasparenti e croccanti? Ne ho rotti un paio mentre girovagavo sul il piano cottura, li chiamerò "bicchieri". Cos'è questa gelatina colorata? Ha un buon odore, mi ci strofino sopra e mi sento migliore. La chiamerò "marmellata".
Estasiato dal tripudio di colori e sensazioni, guardo in fondo alla stanza, ed improvvisamente tutto intorno sembra non avere più senso. Quella scatola metallica emana calore, adoro il calore. Devo averlo, devo raggiungerlo prima che il gigante impazzito torni a casa.
È la mia missione. Io sarò toast, e nessuno potrà fermarmi.


Negli ultimi tempi ne abbiamo vista di roba davvero strana, in parte grazie al fenomeno dei simulatori di cose che non andrebbero simulate, lanciato dal celeberrimo Goat Simulator, ma non ci siamo scomposti più di tanto. Sorprendere, spiazzare e strappare qualche sorriso dovrebbero essere prerogativa del medium videoludico, così com'era stato concepito in passato.
I Am Bread parte con premesse simili allo "scherzo" di Coffee Stain Studios, premesse che hanno già trasformato una fetta di potenziali sostenitori in folle scomposte di haters che gridano al plagio.
Con la nota professionalità che ci distingue, ci siamo lasciati alle spalle qualsiasi pregiudizio, per sviscerare le meraviglie contenutistiche che si possono celare in un gioco in cui si impersona una fetta di pane.

Loaf is in the air

Accolti da un ossessivo motivetto che ci ronza tutt'ora in testa, apriamo il menù affisso al frigo, a sostituire la della lista della spesa, e facciamo la prima sconvolgente scoperta: I Am Bread ha una trama. Sullo sfondo del freak show della fetta di pane animata, si consuma la parabola della salute mentale del padrone di casa, raccontata attraverso i referti medici di un preoccupato analista, mostrati all'inizio di ogni stage della modalità storia.
L'impostazione di gioco è molto semplice, ad ogni estremità della fetta di pane è assegnato un tasto, grazie al quale è possibile aggrapparsi agli oggetti o al mobilio, mentre al mouse (o alla levetta analogica del gamepad) rimane il compito di imprimere la spinta necessaria a far avanzare la fetta verso la meta tanto anelata. Peccato che, per quanto semplice e schematizzato, il sistema di controllo finisca per rappresentare un grosso ostacolo per chi si affaccia al titolo di Bossa, il secondo, per chi ha già storto il naso di fronte alle tematiche; molto spesso si farà fatica ad associare in modo immediato il giusto pulsante dorsale del gamepad, o il corrispettivo nel tastierino numerico, per interagire con la crosta di pane desiderata, e nell'innaturale contorcersi di fronte ad un sistema di controllo a tratti atroce, sarà frequente avvertire anche a livello fisico gli inusuali sforzi del pane in cassetta nelle sue surreali scalate domestiche. In tutto questo, è davvero strano osservare quanto l'indicatore della stamina sia dannatamente simile a quella di titoli decisamente più seriosi, come Shadow of the Colossus.

Ebbene, se il sistema di controllo non si mostra affatto comodo ed intuitivo, anche con l'aiuto di un buon controller, ci si può almeno liberare dalla piaga dei pedanti che puntualmente ci si piazzano alle spalle, ripetendo ossessive domande riguardo lo scopo del gioco (che poi son gli stessi che chiedono "si, ma quando finisce il gioco?" mentre siete immersi in un MMO).
Ogni stanza dispone di più fonti di calore potenzialmente utili alla nostra missione, alcune piuttosto appariscenti, come tostapane, forni e invitanti barbecue da giardino, altri, riconoscibili solo dai più attenti, non mancheranno di strappare qualche sorriso ad ingegnosi frequentatori di case coabitate, abituati a ricorrere all'utilizzo di soluzioni di fortuna per ovviare all'assenza o al guasto dei mezzi più convenzionali. La varietà del gameplay sta proprio nella ricerca della tostatura più fantasiosa, nell'esplorazione e nella distruzione di ambienti familiari ingigantiti, visti da una prospettiva inedita, nella celebrazione del faceto mediante la cottura non convenzionale.
Le insidie del microcosmo del degrado domestico sono molteplici, dalle infestazioni di insetti alla polvere accumulata sui pavimenti.

Ricetta del pane bianco in cassetta

Ingredienti:
-2 bustine di lievito secco da 7g
-900g di farina tipo 0
-3 cucchiai di zucchero
-1 cucchiaio di sale
-3 cucchiai di burro
-2 tazze e mezzo di acqua

Preparazione:
1. Riscaldate l'acqua senza portarla ad ebollizione e versatela in una ciotola. Sciogliete nell'acqua lo zucchero e il lievito, poi aggiungete il burro, il sale e un terzo della farina. Mescolate bene e poi continuate ad aggiungere la farina, mezza tazza alla volta. Impastate il composto per almeno 8 minuti.
2.Oliate una teglia e lasciate crescere l'impasto per un'ora, coprendolo con un panno umido
3.Dividete l'impasto in due parti uguali e lasciatele crescere in due teglie da plumcake per altri 40 minuti
4.Preriscaldate il forno a 220°
5.Infornate e lasciate cuocere a 190° per circa mezz'ora, finchè la superficie del pane non è ben dorata
6.Lasciate il pane incustodito e aspettate che prenda vita.

I Am Bread è il primo gioco in cui non si applica la celeberrima regola dei 5 secondi. In realtà è il primo gioco in assoluto in cui si ha a che fare col cibo caduto per terra: toccando accidentalmente gli spazi meno igienizzati della casa, la fetta di pane perderà gradualmente edibilità, riducendo il punteggio finale, o terminando la partita prematuramente.
L'esperienza di gioco, complice soprattutto un sistema di controllo non proprio dalla parte del giocatore, si è rivelata impegnativa e a tratti estenuante, ma decisamente divertente, merito in primis dell'escalation di assurdità sullo sfondo della story mode, e dal numero inusuale di oggetti totalmente inutili alla nobile causa del pane, coi quali è possibile interagire per sbloccare gli achievements o semplicemente per aggiungere grattacapi al povero padrone di casa.
Fortunatamente il sistema di gioco viene incontro alle esigenze di chi vuole semplicemente godersi la modalità storia, senza entrare nel vivo della competizione ed apparire nelle leaderboards con punteggi invidiabili. Dopo qualche tentativo fallito tragicamente, apparirà infatti un bonus grazie al quale si potrà tirare dritto verso la tanto agognata meta, senza preoccuparsi degli indicatori di edibilità e stamina.

Dare il pane ai cani pazzi, dare il pane ai pazzi cani

Una story mode decisamente riuscita colloca già I Am Bread un gradino più in alto rispetto ai vari Goat Simulator e Rock Simulator ai quali è spesso erroneamente paragonato; a dare l'impennata contenutistica che nessuno si aspettava, e la giusta dose di autonomia per distinguersi definitivamente dalla massa di cui sopra, ci pensano le modalità di gioco secondarie: si passa dalla divertentissima modalità "rampage", in cui impersoneremo una baguette impazzita, alle prese con la distruzione di tutto il distruggibile, alla suggestiva ma pressochè ingiocabile "zero gravity", passando per un improvvisato racing game ad ostacoli nei panni di una goffa ciambella e una caccia al formaggio nei panni di un cracker.
Certo, I Am Bread non è esente da difetti, come quel bug che a volte fa volare la fetta di pane contro ogni legge della fisica quando ci si aggrappa ad un piatto (bug che ha effettivamente ispirato la modalità a gravità zero), l'imprecisione di alcune collisioni, o il già citato sistema di controllo. Tuttavia il titolo di Bossa Studios vanta un comparto tecnico di un certo livello, assieme ad un level design che non smette di sorprendere, soprattutto sulle battute finali della storia, che, fra l'altro, riesce addirittura a collegarsi, in un modo piuttosto contorto, all'altro celebre lavoro degli sviluppatori britannici, l'altrettanto strambo Surgeon Simulator.

I am Bread I Am Bread di sicuro non farà felice la grossa fetta di audience viziata dall’iperrealismo e affascinata da una generazione sempre più pomposa, fatta di semplici videogame che hanno iniziato a mostrare i titoli di testa e a credersi film hollywoodiani. Tuttavia non mancherà di deliziare il resto dei videogiocatori, i meno esigenti in termini di seriosità, quelli che guardano il medium videoludico come un fumante calderone di idee sempre nuove, a volte un po’ bizzarre, il cui unico scopo è divertire, sfidare, intrattenere. Il nuovo titolo di Bossa Studios è un gioco vero, non uno scherzo di qualche sviluppatore annoiato, nè un fenomeno lanciato dal carnaio di youtube, nè l’infimo tentativo di cavalcare l’onda dei “comedy simulator”. Consigliato agli amanti delle idee bizzarre, purchè consci di dover scendere a patti con un sistema di controllo piuttosto macchinoso.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: 2.4 GHz
  • RAM: 2 GB
  • GPU: Nvidia Geforce GTS 450 or superiore
7

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