I Expect You To Die per PlayStation VR Recensione

Vestire i panni di un agente segreto in missione non è mai stato così realistico, grazie a PlayStation VR e PlayStation Move.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione I Expect You To Die per PlayStation VR
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Per chi si interessa di Game Design Jesse Schell è praticamente una leggenda.
Benché non sia noto quanto altri grandi nomi quali Warren Spector, Richard Garriott e Hideo Kojima, la carriera di Schell è stata lunga e variegata, cominciata nei parchi a tema di Disney ed approdata infine ai videogiochi. Il picco è stato raggiunto grazie alla pubblicazione di The Art of Game Design, volume mai tradotto in italiano che molti considerano la base di partenza perfetta per assimilare gli strumenti necessari ad una carriera nel settore.
Stupisce quindi il fatto che Schell Games, azienda fondata ormai nel 2002, non abbia mai occupato le homepage dei maggiori siti di videogiochi, visto l'alto numero di titoli pubblicati. Il motivo risiede nel fatto che la società è concentrata nello sviluppo di prodotti molto particolari, al di fuori dagli schemi e non adatti a tutti. Con Orion Trail, piccola gemma in pixel art pubblicata nel 2015 e disponibile su Steam, ci fu però un avvicinamento al mercato mainstream, e anche I Expect You to Die sembra andare in quella direzione, rivolgendo lo sguardo al nascente settore della Realtà Virtuale.

Spy story in VR

Da Jesse Shell non ci si può aspettare un titolo convenzionale, e I Expect You to Die non delude: una volta indossato il visore PSVR e impugnati due controller PlayStation Move, i titoli di testa sono pronti a catapultarci in atmosfere a cavallo tra gli anni '50 e '60, con un taglio visivo che ricorda il mai dimenticato No One Lives Forever di Monolith e musiche dalle chiare sonorità "Bondiane". Durante questa sequenza introduttiva scopriamo il concept alla base del gioco: l'obiettivo è quello di intraprendere missioni da agente segreto che, inevitabilmente, portano a situazioni al limite, nelle quali il tasso di sopravvivenza è ridotto ai minimi termini ed è necessario utilizzare intuito, elasticità mentale e un pizzico di fortuna per uscirne vivi.

Subito dopo l'incipit ci ritroviamo seduti alla nostra scrivania, nel quartier generale dell'agenzia, in un confortevole salottino dotato di un'ampia vetrata che si affaccia sulle vie della città. La voce del narratore ci spiega che le missioni che ci attendono saranno ad alto rischio e ci esorta a prendere confidenza con il sistema di controllo. I Expect You to Die fa di tutto per risultare intuitivo, come affermato anche da Schell in uno dei commenti audio che si sbloccano una volta portato a termine il gioco: lo sviluppo è avvenuto in maniera non del tutto usuale, con decine di ore di playtest che hanno coinvolto centinaia di candidati, inizialmente impegnati con versioni molto grezze del gioco, con modelli 3D tutt'altro che definitivi e spogli da qualsiasi texture.
Una ricerca così attena ha sicuramente portato i suoi frutti, e l'effetto finale è ottimo: le nostre mani sono sostituite nel gioco con un paio di guanti di pelle che si spostano senza alcuna latenza davanti al nostro campo visivo, e premendo i trigger sul PlayStation Move possiamo afferrare i vari oggetti. La tecnologia di Sony non permette però la capacità di muoversi all'interno di uno spazio fisico, feature offerta attualmente solo dal visore Vive di HTC e in maniera sperimentale da Oculus Rift, quindi I Expect You to Die è a tutti gli effetti un titolo da giocare da seduti, guardandosi attorno e muovendo le proprie braccia.
Come fare quindi ad interagire con oggetti ed elementi dell'ambiente che sono lontani dal nostri corpo? L'espediente scelto è quello della telecinesi, grazie ad un congegno elettronico speciale che è stato installato nel cervello di ogni agente segreto dell'organizzazione. Muovendo una mano è possibile spostare un piccolo puntatore, che cambia colore quando passa sopra ad un elemento con il quale è possibile interagire; premendo il tasto di PlayStation Move presente sotto ai nostri pollici si attiva la telecinesi, quindi l'oggetto inizia a seguire i nostri movimenti, e abbiamo la possibilità di avvicinarlo o allontanarlo da noi.
Il tutorial funziona egregiamente e in pochi istanti possiamo aprire un cassetto, trovare un accendino e dar fuoco al foglio sul quale è stato scritto un breve messaggio di benvenuto, oppure raccogliere un bersaglio di plastica tipo quello per le freccette, farlo levitare sopra la pianta presente di fianco alla porta di ingresso e sparandogli con la pistola silenziata presente sul tavolo, con un grado di coerenza con i nostri movimenti molto alto e conseguente senso di presenza ai massimi livelli.
Una volta capito come interagire con l'ambiente possiamo interrompere il tutorial rimuovendo la relativa pellicola dal proiettore vicino a noi, per sostituirla poi con quella della prima missione.
Durante il breve caricamento che anticipa ogni incarico vengono introdotti gli antefatti della vicenda, e ci viene spiegato cosa dovremo fare uscire dalla situazione d'emergenza rimanendo vivi. La prima missione ci vede a bordo di un'auto d'epoca, caricata nella stiva posteriore di un aereo, che dovremo sottrarre aprendo il pannello del cargo e lanciandoci nel vuoto mentre siamo alla guida.

La parte iniziale di infiltrazione all'interno del velivolo è già avvenuta e viene raccontata dalla voce fuori campo, mentre un fade dal nero ci porta all'interno dell'abitacolo dell'auto. Ci guardiamo intorno e proviamo a capire come fuggire, interagendo con tutto ciò che ci sembra utile: lo sterzo gira ma l'auto non è in moto, quindi notando qualcosa sopra l'aletta parasole la abbassiamo e recuperiamo la chiave. Il motore parte rombando, ma un primo sistema di sicurezza si attiva, incenerendoci con un raggio laser dritto dritto in mezzo agli occhi, emesso da un sensore che nel frattempo ha controllato la nostra retina e ha verificato che non siamo i legittimi proprietari del mezzo. Primo tentativo, prima morte.
Ovviamente non ci lasciamo sopraffare e riproviamo, compiendo la stessa sequenza di eventi, ma schivando con ottimo tempismo lo stesso laser che prima ci ha preso alla sprovvista, inclinando il nostro corpo sul lato destro. Per fortuna il sistema, si spegne ma un congegno secondario apre una botola vicino ai nostri piedi e fa rotolare una bomba proprio in mezzo ai pedali dell'auto. Con uno slancio ci abbassiamo, afferriamo la bomba e notiamo con orrore che il conto alla rovescia è già partito; manteniamo la calma e ruotiamo l'ordigno verificando che tre fili colorati sporgono dai candelotti di esplosivo che lo formano. Come possiamo tagliarli e soprattutto, quale va interrotto? Mentre ancora pensiamo, e: boom, seconda morte.
Premiamo con foga il tasto per ricaricare la missione ma dopo qualche istante la nostra parte più riflessiva prende il sopravvento: meglio pensare prima di agire. Un'occhiata al vano porta oggetti mostra proprio ciò che stavamo cercando: lo schema di costruzione della bomba nasconde sicuramente il modo per disinnescarla. Facciamo quindi levitare il documento alla destra del nostro campo visivo, in modo da averlo sempre disponibile muovendo leggermente la testa.E per tagliare i fili? All'esterno dell'auto notiamo alcuni oggetti, appoggiati sopra un montante della paratia laterale dell'aereo.

Allunghiamo il collo per vedere meglio e uno sembra effettivamente un coltello a serramanico, anche se risulta leggermente lontano e una sorta di nebbia verde avvolge parte della stiva dell'aereo. Senza indugio allunghiamo la mano e premiamo il tasto che fa abbassare elettricamente il finestrino, ma mentre lo facciamo notiamo il classico simbolo con teschio e tibie su un involucro cilindrico appoggiato proprio in fondo alla paratia che ospita anche il coltello. Gas! Mentre ci ritroviamo ad esclamare la parola ad alta voce, il nostro personaggio inizia a tossire e il campo visivo si restringe progressivamente. Con un guizzo attiviamo la telecinesi, afferriamo a distanza il coltello, lo tiriamo a noi e una volta che l'abbiamo saldamente nella mano destra, con l'altra giriamo nuovamente l'interruttore che chiude il finestrino, salvandoci in extremis da un probabile, ennesimo decesso.
Ora abbiamo tutti i mezzi per disinnescare la bomba, ma le sorprese non sono finite.
Questo è solo un piccolo assaggio di una delle quattro missioni che compongono I Expect You to Die. Un titolo in cui si è obbligati ad agire rapidamente, facendo leva sui mezzi a disposizione sull'istinto di sopravvivenza.
Non sarà raro esultare per una missione conclusa con successo all'ultimo istante, rendendosi conto che il mix di pensiero fulmineo e azione rapida hanno funzionato in maniera eccezionale, al termine di una lunga sequenza di morti. C'è anche da sottolineare che, nonostante sia integralmente basato sul "trial & error", I Expect You to Die non è mai frustrante, in quanto il bilanciamento risulta praticamente perfetto: si ha sempre la sensazione di potercela fare, il tempo per avere un'intuizione brillante, l'attimo per reagire. Non è detto che si riesca a portare a compimento la strategia che ci è balenata per la mente, ma in quel caso l'errore diventa soltanto uno stimolo per riprovare, trovare nuove soluzioni, andare avanti, e magari interagire con l'ambiente in maniera più curiosa e creativa.

I Expect You To Die I Expect You to Die offre un senso di meraviglia molto forte, un sistema di controllo ben realizzato e missioni interessanti, che nascondono anche alcuni segreti molto divertenti da scoprire. Il suo unico limite è la durata: in un paio d’ore avrà svelato la gran parte dei suoi contenuti. C'è da dire che vedere un amico che si cimenta con una missione che abbiamo già completato è quasi spassoso quanto giocarla per la prima volta, anche solo per la necessità di dover sopprimere con la forza di volontà la voglia di dare un consiglio risolutivo. Schell Games sforna quindi un titolo per VR praticamente perfetto, che denota un livello di cura non comune e che dimostra che solo con un approccio inusuale è possibile sfruttare la Realtà Virtuale per quello che è: un media del tutto nuovo, nel quale le regole di interazione che conosciamo sono da riscrivere praticamente da zero.

8.5

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