Recensione Il Testamento di Sherlock Holmes

Nella Londra vittoriana, l'ultima avventura del duo di Baker Street

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Il Testamento di Sherlock Holmes
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Dopo un periodo molto travagliato in cui hanno fatica ad emergere progetti di spessore, le avvenutre grafiche stanno vivendo una seconda giovinezza. Probabilmente il contributo maggiore a questa “rinascita”, se così vogliamo chiamarla, viene da una parte dal lavoro di TellTale Games, che partendo da Sam e Max ha dato l'avvio ad una vera e propria “legacy”, che nonostante qualche passo falso (Jurassic Park) è approdata felicemente all'ottimo The Walking Dead. Dall'altra le spinte propositive giungono invece dalla scena indie, che ci propone veri e propri capolavori, come Resonance, Home, Gemini Rue e To The Moon. E non ci resta che vedere cosa tirerà fuori dal cilindro Tim Schafer, grazie ai finanziamenti raccolti su Kickstarter.
Nella zona grigia che ha separato i “tempi d'oro” da questo “revamp”, ci sono tuttavia alcuni titoli che hanno resistito al logoramento generale, riscuotendo persino un certo seguito. Ne è la prova l’acclamata saga della Focus Home Interactive ispirata al popolare detective inglese creato di Sir Arthur Conan Doyle e giunta ormai al sesto capitolo. Dopo aver affrontato Arsenio Lupin< e Jack lo Squartatore, è il momento per Holmes e Watson di una nuova avventura chiamata “Il Testamento di Sherlock Holmes”.

Intrighi criminosi e diabolici enigmi

Un misterioso manoscritto ritrovato dopo tempo immemore da tre ragazzini che giocano in una soffitta sancisce l’inizio della nuova avventura grafica sviluppata dal team Frogwares, responsabile anche dei precedenti episodi. Le pagine del diario rinvenuto non sono altro che gli incredibili eventi dei due inquilini del 22b di Baker Street, visti con gli attenti occhi del dottor Watson. Come accade anche per i romanzi, sarà l’aiutante di Holmes a narrare le vicende del videogioco, accompagnando il protagonista attraverso scenari via via più intricati e misteriosi. Tutto inizia nella vivace Londra del 1898, con l’incredibile ritrovamento da parte di Holmes di una preziosa collana samoana apparentemente rubata. La gloria del’indagatore del crimine tuttavia durerà poco, perché verrà accusato di aver scambiato il cimelio originale con uno spudorato falso per tornaconto personale. Il quotidiano Globe Explorer non mancherà di accusare pubblicamente Holmes, minandone la brillante reputazione e mettendo a rischio la sua libertà, dato il pronto intervento della polizia. Polizia che fortunatamente non prende immediati provvedimenti, troppo impegnata a barcamenarsi tra rapine in banca e delitti passionali. L’ispezione della camera dove il gioiello è stato sottratto funge anche da minuzioso tutorial per il giocatore, il quale potrà facilmente assimilare tutti i comandi di gioco relativi al movimento del protagonista e all’osservazione dei possibili indizi sparsi nell’ambiente virtuale. La struttura di gioco non è poi così complessa: avvicinando Sherlock Holmes ad un particolare oggetto, una piccola lente d’ingrandimento comparirà, permettendovi di ascoltare il parere dell’illustre detective; determinati oggetti potranno anche essere raccolti per essere successivamente analizzati nel proprio laboratorio privato. Il cosiddetto “Senso di Holmes” (che si può attivare alla pressione di un tasto) farà apparire tutti i possibili indizi tralasciati dalla vostra analisi, ma necessari per il prosieguo della storia.

Da qui in poi l’avvincente trama di quello che sembra essere un vero e proprio spin-off dei romanzi scritti da Doyle, si infittirà attraverso il ritrovamento di un cadavere orribilmente mutilato, e conducendo le ricerche del duo londinese su più fronti. Alle classiche indagini che il protagonista può compiere sulle scene del crimine -muovendo in tempo reale con gli stick analogici sia Sherlock Holmes che (in casi più rari) John Watson - si aggiungono le deduzioni che gli indagatori annotano dopo un dialogo o una scoperta particolarmente importante. Entrando nel menù di gioco si potrà accedere al diario dove sono trascritti gli appunti, e formulare le proprie ipotesi scegliendo tra tre opzioni quella più probabile, per arrivare infine alla verità. La formulazione di una conclusione corretta porterà Holmes avanti col caso che, altrimenti, resterà impantanato obbligando il giocatore a ripartire da capo. Nonostante l’idea di utilizzare alcuni indizi per formulare in prima persona ipotesi da comprovare si amalgami perfettamente alla struttura di gioco de Il Testamento di Sherlock Holmes, spesso e volentieri ci si ritrova a dover ripetere più e più volte gli stessi schemi, a causa della scarsità di informazioni ricevute o dell’eccessiva difficoltà di alcuni passaggi. Certe situazioni sono davvero criptiche, anche una volta raccolti tutti gli indizi, e questo impone ai giocatori meno pazienti di provare e riprovare a caso, selezionando tutte le varie ipotesi finché non si trova l’incastro giusto, finendo così per snaturare il cuore stesso del titolo.

Non così elementare, Watson!

All’elevata difficoltà generale del gioco si aggiungono gli enigmi, che da sempre accompagnano la produzione. Anche in questo capitolo saranno parte centrale dell’avventura e se per alcuni l’inserimento nel contesto di gioco sembra un po’ forzato, per altri invece la formula funziona alla grande. Purtroppo però, anche qui si evidenzia una difficoltà non alla portata di tutti e non potendo selezionare la complessità all'inizio avventura, può capitare di restare bloccati in più di un punto. Per fortuna, il “senso di Sherlock Holmes” può venire incontro alle esigenze dei giocatori meno attenti e suggerire di volta in volta la prossima mossa da compiere (in alcuni casi, dopo ripetuti fallimenti, sarà addirittura possibile saltare un intero indovinello), anche se non sempre sarà la scelta più oculata poiché il sistema funziona a tratti, portando occasionalmente il protagonista verso elementi già esaminati o verso camere impossibili da aprire. Sarà comunque grande la soddisfazione scaturita dalla risoluzione di particolari puzzle o dopo la formulazione delle corrette supposizioni. Sherlock Holmes potrà poi contare su una parlantina piuttosto sciolta, che oltre a mettere in soggezione qualsiasi interlocutore, potrà servire per ottenere determinate informazioni nel corso dei dialoghi con gli NPC.

Come già visto in altre produzioni, anche ne Il Testamento di Sherlock Holmes potrete decidere la risposta più adatta durante un dialogo, e a seconda di ciò che volete sapere, ricorrere alla persuasione o alla più diretta minaccia. Anche in questo caso occorrerà stare molto attenti, cercando di capire le possibili reazioni di chi avete di fronte, poiché non tutte le risposte determineranno lo stesso risultato. Una volta preso in esame tutto il possibile potrete tornare alla vostra abitazione per analizzare con minuzia i campioni prelevati sulla scena incriminata. Holmes disporrà di un laboratorio chimico eccezionale, in grado di verificare la natura di qualsiasi sostanza ritrovata, ma toccherà sempre al giocatore intraprendere dette analisi e completarle senza intoppi.
Globalmente il gameplay sviluppato da Frogwares rappresenta alla perfezione l'operato del detective, alternando astuti interrogatori con ricerca di prove ed esame di campioni. Nota dolente di tutta la produzione è senza dubbio il comparto tecnico, con risultati altalenanti e poco apprezzabili. Nonostante una sufficiente modellazione dei personaggi principali, le movenze e le espressioni risultano poco realistiche e prive di personalità, cosa piuttosto grave in un gioco che si basa quasi totalmente su indagini probatorie e primi piani di possibili bugiardi: in alcuni casi sarà addirittura possibile notare l’immobilità del viso di chi parla, minando ancor di più la veridicità del tutto. Gli ambienti sono stati realizzati con scarsa cura ed è abbondante la quantità di aliasing. Impossibile infine non notare l’assurda mancanza della funzione di auto salvataggio che, seppur segnalata a inizio gioco, costringe il giocatore a ricordarsi ripetutamente di salvare manualmente i progressi fatti. Fortunatamente i dialoghi in inglese si attestano su ottimi livelli, così come le musiche d’accompagnamento che riescono ad contrappuntare piacevolmente l’avventura del giocatore, senza risultare fastidiose o ripetitive.

Il Testamento di Sherlock Holmes Il Testamento di Sherlock Holmes farà contenti tutti gli affezionati delle avventure grafiche; non è il classico punta-e-clicca, ed oltre a presentare un piacevole dinamismo nelle fasi di esplorazione, propone un gameplay comunque ricco di possibilità: raccolta degli indizi, dialoghi e indagini, formulazione delle ipotesi. Le atmosfere vittoriane fanno poi da cornice ad un trama raffinata, che vi terrà incollati allo schermo fino alla fine. Purtroppo però ci sono molti dettagli fuori posto: ci ritroviamo ad fronte ad un comparto tecnico non al passo dei tempi, che pesa come un macigno su un gioco che poteva di certo ambire a risultati migliori. L’eccessiva difficoltà generale e la machiavellica struttura di tanti enigmi (la cui soluzione resta criptica e oscura) rischia di scoraggiare non solo chi si vuole affacciare al genere per la prima volta: la dispersiva raccolta di dati e informazioni in alcuni momenti può compromettere anche la pazienza del giocatore più navigato. Il titolo resta comunque un’occasione per provare una buona avventura grafica ad un prezzo di listino leggermente ridotto rispetto al normale.

6.5

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