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Immortal Planet Recensione

Immortal Planet è un Action RPG con elementi Soulslike ambientato in un pianeta ghiacciato dimenticato dall'uomo...

Versione analizzata: PC
recensione Immortal Planet
Articolo a cura di
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  • Pc

Sulla superficie ghiacciata di un pianeta dimenticato spiccano tombe logore dove dormono gli immortali. Mentre guerrieri insonni vagano per le sale con le loro menti erose dall'eternità, un paladino solitario emerge da un sonno criogeno. Non ha memoria del suo passato, ma potrà forgiare il suo futuro e trovare una via d'uscita da questo inferno ghiacciato. Frenate gli animi. Anche se l'incipit sembra averne lo stesso spirito, non stiamo parlando di un titolo From Software: purtroppo Miyazaki non ha partorito un Souls in salsa sci-fi (non ancora). Si tratta, invece, di un piccolo indie nato dalla passione di un uomo che, come noi, ha amato Dark Souls a tal punto da scrivere "una lettera d'amore": Immortal Planet. Un'epistola ludica con la quale Tomasz Waclawek cerca di dare una personale interpretazione del souls-like, sfornando un action RPG dallo stile minimale. La seconda opera di teedoubleuGAMES (già autori di Ronin) si affaccia, quindi, sul mercato indipendente con delle premesse molto ambiziose, mescolando combattimenti brutali a una visuale isometrica funzionale, ma a tratti nervosa. Il risultato è un titolo che mutua sì dai Souls descrizioni, background e flebili sussurri, uniti a un gameplay che fa della stamina l'elemento principale, ma che appare spesso mal calibrato.

A lone Awakewalker

Siamo un camminatore solitario condannato a un eterno ciclo di morte e vita, alla stregua dei non-morti portiamo il peso di una maledizione: un pianeta glaciale prosciuga la nostra energia, ci costringe a ricercare il sangue degli immortali per lenire le ferite e ristorare lo spirito. Ovviamente tocca a noi interrompere questo andirivieni infinito per fuggire da quella trappola ghiacciata che ha già messo in ginocchio parecchi nostri simili. Ad attenderci fuori dal cryopod (stazione criogenica) c'è un mondo dalle origini arcaiche, nel quale prigionieri e stregoni privi di senno presidiano congegni alieni e attaccano chiunque sia così sciocco da avvicinarsi. Com'è facile intuire dalle premesse Immortal Planet fa suoi tutta una serie di espedienti narrativi provenienti da opere come Bloodborne e Dark Souls: dialoghi dalla lettura criptica e una narrazione silenziosa che emerge dalle descrizioni di oggetti, armi e persino statistiche. Quel che ne viene fuori è una trama/lore a tratti fin troppo emulativa, una decisione comprensibile vista l'iniziale dichiarazioni d'intenti del creator (Tomasz Waclawek ha infatti definito Immortal Planet "una lettera d'amore a Dark Souls"), ma che sminuisce l'originalità sci-fi della produzione. A inizio campagna si potrà scegliere una tra le tre armi disponibili, ognuna con un effetto unico, che insieme a delle reliquie dai bonus particolari (simili ai doni di Dark Souls) permetteranno di personalizzare lo stile di gioco. Per affrontare gli scontri senza preoccuparci delle sferzate nemiche dovremo munirci di una lama che rigenera la stamina; mentre sarà meglio optare per uno scudo che si trasforma in ascia per incassare i colpi e poi attaccare pesantemente. Come avrete capito Immortal Planet non eredita dai Souls soltanto il background narrativo, ma anche il sistema di combattimento, leggermente diverso dal modello di riferimento a in virtù della natura isometrica: il comando d'attacco è stato relegato ad un singolo tasto, mentre i dorsali e i grilletti del pad attiveranno gli items (cure, magie e buff) che troveremo durante l'avventura.

Singolare è la gestione della stamina. Infatti, anche i nemici hanno una loro barra dell'energia che potremo sfruttare a nostro vantaggio: parare o evitare i colpi renderà vulnerabili gli avversari, che con un dash ben assestato rimarranno storditi, viceversa attaccare un nemico con piena stamina stordirà il giocatore. Anche le magie, alcune delle quali sono acquistabili dai vendor, sono pensate per usufruire di questo sistema: per esempio le magie di ghiaccio non danneggiano la salute bensì l'energia. Tutto sommato gli scontri restituiscono un notevole appagamento, anche se i comandi leggermente farraginosi prediligono la pazienza e la concentrazione rispetto ai riflessi.
Il mondo creato dagli sviluppatori si ramifica in quattro aree interconnesse, ciascuna con un singolo checkpoint dal quale partire per raccogliere punti esperienza . Come in ogni souls-like queste "anime", in caso di morte, potranno essere recuperate per migliorare il personaggio e avanzare nella stanza successiva.

Una progressione sulle prime battute dotata di un buon livello di sfida, ma che - una volta arrivati al boss - interrompe la componente del trial and error, con la quale il giocatore comprende il pattern nemico e adatta la propria strategia: infatti ci capiterà spesso di morire e dover ripercorrere buona parte delle stanze precedentemente attraversate. Il che non rappresenta necessariamente un problema, poiché - almeno all'inizio - le siringhe di sangue immortale a nostra disposizione scarseggiano e l'unico modo per ottenerle consiste proprio nell'esplorare la mappa da cima a fondo. Gli shortcut permettono di arrivare più agevolmente ai boss, ma non risolvono il suddetto problema della salute. Inoltre a circa metà viaggio la curva di difficoltà assume una forma discendente che spacca in due il gioco, annullando pressoché qualunque senso di sfida. Una volta livellato il personaggio e ottenuti più slot siringhe (grazie a delle challenge disseminate in giro per l'ambientazione) la seconda parte dell'avventura risulta veloce e in discesa, scontrandosi apertamente con un incipit che punisce aspramente gli errori del giocatore. Dal punto di vista artistico, infine, Immortal Planet propone sicuramente un'atmosfera e degli scenari interessanti, anche se troppo derivativi, con dei nemici ispirati, ma a tratti poco leggibili; peccato non brilli a causa di alcune infelici scelte di level design e di una veste grafica essenziale e dai colori slavati.

Immortal Planet Opera seconda di teedoubleuGAMES, Immortal Planet vuole essere un tributo al genere dei souls-like, un titolo che fa del sistema di combattimento il nucleo centrale, ma lascia scoperte molte crepe. L’obiettivo, quindi, può dirsi compiuto solo a metà: da una parte le armi trasformabili e le variopinte magie dimostrano, allo stesso modo del background narrativo, una profonda passione e cura per i dettagli; dall’altra sezioni ripetitive e snervanti, unite a un bilanciamento altalenante rivelano a chiare lettere la genesi indie del progetto. Muovendosi sul sottile filo che separa la sfida appagante dall’avvilimento, Immortal Planet finisce spesso per frustrare il giocatore che, nelle circa dieci ore necessarie per completare la prima campagna, morirà maggiormente per la fretta e la disattenzione scaturite dalla volontà di affrontare quel boss che lo ha fatto secco in un baleno. Ad aumentare la longevità troviamo la Nightmare mode, un new game plus atipico per il genere, nel quale ricominceremo l’avventura senza alcun oggetto e con un personaggio a livello “zero”. Una modalità, insomma, che evidenzia la generale asimmetria di un gioco che avrebbe dovuto essere bilanciato con più attenzione.

7

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