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Recensione Impire

Il nuovo gioco di Paradox si rifà agli stilemi di un RTS sapientemente miscelato al gioco di ruolo.

Versione analizzata: PC
recensione Impire
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  • Pc

L'estate del 1997 fu indubbiamente uno dei momenti più intensi per i videogiocatori PC grazie all'uscita del celeberrimo Dungeon Keeper (alzi la mano chi non ne ha mai sentito parlare), titolo strategico con qualche accenno al “god game” e soprattutto ultima fatica del grande game designer Peter Molyneux alla guida della Bullfrog, la software house dietro a Syndicate (l'originale) e Populus per intenderci. Da allora numerosi titoli si sono ispirati alle alchimie ed alle atmosfere dell'opera pubblicata da Electronic Arts - come ad esempio i recenti Overlord - anche se nessuno è riuscito ad instillare nei cuori dei giocatori le medesime ed incredibili sensazioni. Il recente annuncio di Impire ad opera dei Cyanide Studios (sezione Montreal) ha comunque fatto drizzare le antenne dei vecchi fan di Dungeon Keeper, poiché inquadrato come degno “erede spirituale” della mitica creatura plasmata Molyneux e dal compositore/designer Russell Shaw. Il titolo, pubblicato da Paradox Interactive, è uscito da una manciata di giorni sulla piattaforma Steam al prezzo vantaggioso di 19,99 Euro e noi lo abbiamo messo alla frusta per saggiarne le potenzialità.

L'IMPERO DEGLI IMP

Come accadeva in Dungeon Keeper, in Impire lo scopo fondamentale del gioco consiste nella realizzazione di un dungeon sotterraneo, nel suo sviluppo e nella sua protezione, ovviamente grazie all'ausilio ed al supporto di piccole e cattivissime creature (i cosiddetti “minions”) suddivise per compiti e categorie, anch'esse sottostanti a criteri di crescita tipici degli strategici. A suffragio del titolo dei Cyanide Studios, una trama dall'incipit piuttosto curioso ed invero stimolante più del gioco stesso, come scopriremo tra non molto. Tutto inizia grazie all'opera del maldestro stregone Oscar van Fairweather del Regno di Ardania, il quale, durante uno dei suoi inefficaci esperimenti di evocazione, dopo anni ed anni di tentativi riesce a richiamare niente meno che l'oscuro Signore di “Bottomless Pit”, il malvagio Báal-Abaddon. Naturalmente nel rito qualcosa va storto ed il cattivissimo di turno viene evocato sotto forma di imbarazzante ed innocuo (ma non troppo) Imp, una piccola creatura rossa con tanto di ali atrofizzate, cappuccio e corna in bella vista. Dopo l'impacciato e simpatico scambio di convenevoli i due raggiungono un accordo, ovvero soddisfare la propria sete di malvagità mettendo a soqquadro il regno di Ardania ed eliminarne tutti gli abitanti, stendendo un tappeto rosso per le forze del male. Il tutto, in un'atmosfera Dark Fantasy, viene letto in chiave ironica e non mancano battute sarcastiche e citazioni di ogni genere.

"Il gioco si svolge attraverso la commistione tra il genere dello strategico in tempo reale e quello dell'RPG, con elementi di microgestione delle risorse."

E' un vero peccato che il gioco - per il momento - abbia i sottotitoli soltanto in inglese o tedesco; i meno ferrati con la lingua di Shakespeare potrebbero perdersi alcune sfumature nei dialoghi davvero ben riuscite. Ma torniamo al gioco vero e proprio. Tutti gli elementi ruotano attorno alla crescita della figura di Báal-Abaddon, che da Imp in erba punta a riconquistare la sua forma originaria e poco rassicurante di Bottomless Pit con tutti i malvagi poteri annessi. Per fare ciò il giocatore, di livello in livello, deve costruire i propri dungeon ed ammassare truppe di serventi che in parte serviranno a difesa degli stessi - in particolare dai cosiddetti “Eroi” - e in parte per accumulare risorse, oltre che naturalmente per attaccare i vari bersagli designati da Oscar van Fairweather. Il gioco si svolge attraverso la commistione tra il genere dello strategico in tempo reale (RTS) e quello dell'RPG, con elementi di microgestione delle risorse e l'uso dei cosiddetti “DEC points” e delle rune, utili per sbloccare nuove tipologie di stanze da inserire nel dungeon ed unità da mandare in battaglia. Sebbene il tutorial dei primissimi atti sia sufficiente per entrare nelle meccaniche fondamentali del gioco, alcune di esse non vengono minimamente citate, lasciando al giocatore la sperimentazione di pulsanti e combinazioni con relativo incedere incerto e confusionario. Ciononostante, dopo aver appreso personalmente le varie possibilità ludiche, il titolo risulta decisamente ripetitivo e concettualmente monotono, facendo scemare l'entusiasmo delle prime schermaglie. La realizzazione dei dungeon, che dovrebbe rappresentare il fulcro di un prodotto che strizza l'occhiolino a Dungeon Keeper, in verità presenta pochissimi aspetti di personalizzazione e possibilità di modifica, spingendo il giocatore ad utilizzare i medesimi passaggi e schemi di livello in livello.

Il tutto, infatti, si riduce al collocamento delle stanze prefabbricate attraverso una visuale aerea con la sola possibilità di rotazione. Una volta piazzate vanno popolate con un cosiddetto “worker” e difese da trappole (praticamente inutili) e dalle unità da combattimento, gestibili anche attraverso un comodo sistema di teletrasporto. Particolarmente importante la stanza del tesoro, che va difesa strenuamente dagli assalti degli Eroi che troppo spesso fanno incursione nel nostro territorio, costringendoci a spostare continuamente truppe inviate per la missione principale o per saccheggiare Ardania. L'aspetto peculiare della sezione RTS consiste nella formazione di squadre composte da 4 serventi (come berserker, scout, maghi e via discorrendo) al fine di trovare la giusta combinazione di affiatamento; tuttavia, la necessità di alimentare continuamente le truppe (inviandole in cucina) per mantenere alta l'aggressività, rende il tutto macchinoso e frustrante, con continui spostamenti resi ulteriormente caotici dalle incursioni nemiche. Come se non bastasse, la difficoltà nell'abbattere alcuni guardiani e la necessità di inviare Báal-Abaddon in persona per attivare determinati interruttori, spinge il giocatore a ripetere ossessivamente gli stessi passaggi. Questi aspetti minano in parte un'idea non troppo originale ma comunque interessante per gli appassionati del genere, supportata da una trama nel complesso piacevole e che spinge a seguire con interesse l'evoluzione di Báal-Abaddon e del suo rapporto col maldestro Oscar van Fairweather. La campagna principale è giocabile in coop ed è presente anche una modalità skirmish (King of The Hill e Capture The Dragon/Flag), tuttavia la carenza di giocatori ed i ripetuti crash del gioco - in parte risolti con una patch - rendono in multiplayer di Impire acerbo, considerando che nel gioco stesso è indicato come in fase di beta.

MINIONS AT WORK

Dal punto di vista squisitamente tecnico l'ultima fatica dei Cyanide Studios di Montreal non fa gridare al miracolo ma si presenta gradevole e curata sotto quasi tutti i punti di vista. Da sottolineare il buonissimo numero di parametri grafici da impostare per ottimizzare al meglio Impire sulla propria configurazione; è infatti possibile modificare la qualità delle ombre, delle texture, delle luci e via discorrendo, oltre che implementare filtri come il SSAO o l'FXAA. I dungeon - ed anche alcune sezioni esterne - risultano discretamente dettagliati ed il sapiente uso delle fonti di illuminazione, soprattutto nelle aree scure, regalano un'atmosfera piacevole e credibile. Buono il lavoro svolto sui “minions”, ottimamente animati anche se dotati di un design non troppo originale e, purtroppo, molto simile fra le varie classi a disposizione (perdersi qualche “worker” tra i berserker, se non si usano le icone della visuale manager, è sin troppo semplice). Abbiamo testato il gioco con due configurazioni di prova (i5 3570k con Gainward 680 GTX Phantom e 8 Giga di Ram e portatile Acer Aspire 5750G con i5, Nvidia GT540M e 4 Giga di Ram) ottenendo i 60 fps stabili in 1080p con la prima configurazione ed una buona fluidità con la seconda, livellando i settings sulle impostazioni medie ed eliminando alcuni filtri con risoluzione 1360x768. Poco incisivo il comparto audio, soprattutto per quanto concerne l'effettistica che risulta sì funzionale ma anche “poco presente”, con inspiegabili silenzi al di fuori delle sezioni di combattimento. Discreti la colonna sonora ed il doppiaggio in lingua inglese. Segnaliamo infine che passando tra una piattaforma di prova e l'altra abbiamo riscontrato alcuni problemi col salvataggio cloud di Steam, con l'impossibilità di caricare la campagna o l'acuirsi di crash indesiderati. Poiché il multiplayer si trova ancora in fase beta è plausibile (ed auspicabile) che i problemi verranno risolti con future patch.

Impire L'inevitabile accostamento col capolavoro Dungeon Keeper di Molyneux ha tracciato un percorso per Impire sin dal suo annuncio, alimentando aspettative che purtroppo non sono state rispettate nel prodotto finito (o quasi, visto il “work in progress” segnalato nel menù). Una trama interessante e ricca di ironia non riesce a sostenere la poca profondità del gameplay che risulta, dopo l'entusiasmo iniziale, piuttosto monotono e ripetitivo, le cui pecche maggiori risiedono nelle forzature per la realizzazione dei dungeon e nella non troppo riuscita commistione tra elementi GDR ed RTS. Ciononostante, chiudendo un occhio sulle lacune, il titolo dei Cyanide Studios può risultare piacevole e divertente soprattutto se assaporato a piccole dosi e magari in compagnia, in attesa che vengano sistemati i problemi legati al multiplayer. L'acquisto è consigliato agli amanti della tipologia di gioco previo un approfondito test su strada.

6.3

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