Recensione Inazuma Eleven Go Chrono Stones: Wildfire/Thunderflash

Si torna sui campi di calcio di Level-5, senza aspettarsi troppe novità.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Inazuma Eleven Go Chrono Stones: Wildfire/Thunderflash
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  • 3DS
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Non capita spesso di poter fare una bella indigestione videoludica e questa volta il merito va all'improvvisa abbuffata propinataci dai ragazzi di Level-5. Dopo un periodo d'attesa che sembrava eterno, in poco più di tre anni abbiamo assistito alla tanto agognata localizzazione di quasi tutti gli episodi della peculiare serie spokon ruolistico-calcistica firmata dai creatori del Professor Layton. Serie che si trovava già nelle mani sudaticce degli otaku nipponici nel lontano 2008, mentre noi eravamo costretti ad accontentarci di altri media fortunatamente giunti sul suolo italico. In questo caso non possiamo che appropriarci di un vecchio detto e constatare, al solito, che è "meglio tardi che mai"; anche se una finestra temporale così ristretta (soprattutto in riferimento all’indimenticato tour de force di inizio 2014) non ha probabilmente permesso agli utenti di godersi sino in fondo e con tranquillità ogni singolo capitolo della serie prendendo il dovuto periodo di cool down.
Ad ogni modo, mettendo da parte le magagne riguardanti la strana gestione della localizzazione occidentale, tutti concordiamo nel ritenere Inazuma Eleven (e relative declinazioni) una IP di indubbio successo, che però nelle sue ultime installazioni sembra aver sofferto di una leggera flessione generale. Adagiata infatti su una formula riuscitissima e ben collaudata, la serie nel corso del tempo ha accolto ben poche novità di rilievo, limitandosi a mantenere in qualche modo lo status quo raggiunto. Tendenza, quest'ultima, che abbiamo potuto constatare anche in Chrono Stones, secondo episodio della seconda trilogia - perdonate la confusione - tutta dedicata alla figura di Arion Sherwind.

DOC, MA CHE DIAVOLO È UN GIGOWATT?

Lo splendido sport del calcio, venerato come una religione e praticato da ogni singolo abitante del Giappone, non esiste più. A pochissimi mesi dalla conclusione del torneo del Cammino Imperiale, Arion rientra alla Raimon ansioso di rivedere i suoi inseparabili amici del club di calcio e riprendere gli allenamenti. Stranamente però, al posto del campo d'allenamento ora stanno giocando a baseball e sembra che nessuno abbia mai avuto interesse per il pallone. Gli stessi compagni di squadra fanno tutt'altro: chi suona il piano, come Di Rigo, chi invece gioca a basket o si diletta con il club di calligrafia. Il povero Arion sta per dar di matto, quando all'improvviso compare un losco e minaccioso individuo deciso a cancellare per sempre dai pensieri del giovane lo sport tanto amato. Salvato in extremis dalla new entry Fey Rune, un simpatico ragazzotto dai capelli verde acqua che sembra sapere il fatto suo, veniamo informati che una potente organizzazione del futuro chiamata El Dorado sta inviando indietro nel tempo i suoi agenti per eliminare alla radice il gioco del calcio; pericoloso e destabilizzante strumento di rivolta per l'ordine sociale futuro. Arion, ovvio, non ci pensa nemmeno lontanamente a rinunciare alla sua passione e farà di tutto per riportare il corso della storia sui giusti binari. Con l'aiuto di Fey, dell'orsacchiotto Wonderbot e di una pletora di vecchi e nuovi compagni, inizia un divertente carosello di intrecci temporali in barba a qualsiasi paradosso.

La tematica dei viaggi nel tempo torna a far capolino nella serie (un assaggio lo avevamo avuto con Ogre all'Attacco ed il bisnipote di Mark Evans) mantenendone inalterato lo spirito "sopra le righe" che da sempre la caratterizza. Anzi, potremmo dire che in questo episodio i Level-5 si sono superati, portando tutto al parossismo, con assurdi siparietti e pretesti narrativi esilaranti. Tra una Pulzella d'Orléans insicura e pasticciona e un Nobunaga fiero e giusto, come di consueto, se ne vedono di tutti i colori. Nonostante tutto, il titolo riesce - al contrario del suo predecessore - a toccare le corde giuste, attestandosi su un discreto livello. Ciò può esser dovuto non solo al diverso spessore che caratterizza i personaggi, ma anche all'apporto, tra gli altri, di alcuni volti noti di grande caratura. Insomma, ci troviamo per le mani un Inazuma che riesce, sotto il profilo narrativo, a giocarsela quasi alla pari con i migliori episodi sin qui usciti. Quindi cosa manca?

WIND OF CHANGE...?

Manca semplicemente un reale senso di novità per la saga. Il tanto agognato vento del cambiamento, insomma, non è riuscito a lambire nemmeno questa nuova avventura. Per la verità aspettavamo già nel precedente episodio, ma tant'è: il team di sviluppo preferisce giocare sul sicuro, puntando sul mantenimento di una struttura di gioco che si è dimostrata abbastanza solida. La serie però non è più giovanissima e di evoluzione - o rivoluzione - sarebbe bello iniziare a sentir parlare, soprattutto dopo il primo episodio della nuova trilogia non proprio brillante.
E invece niente: i veterani non avranno un gran bisogno di ripassare le regole prima di buttarsi sulle due versioni di Chrono Stone. Il gameplay infatti non cambia di una virgola rispetto a quanto siamo abituati, sia per ciò che concerne la fase gestionale, sia riguardo agli scontri veri e propri. Questi ultimi come da tradizione si presentano "ibridi", con elementi in real time in cui possiamo determinare i movimenti dei giocatori sul campo e altri aspetti turn based, in cui il tempo si ferma per permetterci decidere un contrasto, la tecnica da utilizzare davanti alla porta avversaria, oppure per evocare lo Spirito Guerriero. Ebbene, anche in questo episodio ritorna la possibilità, privilegio di pochi eletti, di evocare gli spiriti guerrieri che forniscono un potenziamento deciso alle statistiche dei calciatori che li evocano, i quali avranno anche la possibilità - se la forza è sufficiente - di materializzare un'armatura di energia, in stile Saint Seiya.
L'unica novità degna di nota di questo capitolo porta il nome di MixiMax; un'abilità resa disponibile grazie alle pistole dell'orsacchiotto Clark Wonderbot, le quali consentono di trasferire temporaneamente il potere di un personaggio ad un calciatore ricevente, che anche in questo caso, per un determinato periodo di tempo, incrementa in modo esponenziale le proprie statistiche ed abilità speciali. Questa feature peraltro è legata a doppio filo con esigenze di sceneggiatura, per motivi che lasceremo scoprire a chi non ha ancora visto la serie animata.

Le fasi gestionali e di reclutamento sono rimaste invece pressoché invariate dalla precedente incursione del brand. Si potrà "grindare" esperienza attraverso i duelli (5 vs 5) sparsi per il mondo di gioco o attraverso le amichevoli extra (11 vs 11) contro squadre famose, e reclutare centinaia di giocatori, per creare la propria squadra personalizzata. Come al solito però gli evocatori avranno la tendenza a restare titolari senza grande fatica durante tutto il corso dell'avventura; sia per comodità che per i loro indubbi vantaggi tattici. Dunque, reclutare altri calciatori rimane più un esercizio di stile e collezionismo, che passa attraverso l'acquisto di “carte amico”, ognuna delle quali presenterà un determinato numero di sub quest da portare a termine per poter ingaggiare il giocatore riportato sulla carta. La longevità, da questo punto di vista, sembra davvero assicurata per chi avesse la voglia e la pazienza di arruolare tutti i calciatori che incontra. Altre novità di rilievo non ve ne sono, ma tanto basta. Il gameplay appare solido, immediato - nonostante i ritmi sempre singhiozzanti dell'azione - e, come al solito, divertente.

PARADOSSI IN 3D

Grandi novità non si segnalano nemmeno sotto il profilo stilistico. Il salto di qualità è effettivamente avvenuto con il primo episodio della nuova trilogia; ovvero il primo effettivamente sviluppato per la stereoscopia made in Nintendo. Quindi avrebbe avuto poco senso ripartire da zero. Parlando comunque della mera resa grafica, si può dire che tutto è rimasto invariato rispetto ai due Luce e Ombra, anche se è possibile notare qualche lieve miglioramento relativo alle nuove mosse speciali ed alla feature MixiMax. La qualità poligonale e delle texture appare solida e l'aspetto cartoonesco del titolo viene sottolineato ancora di più da un cel shading e da una tavolozza cromatica calda, allegra e tutt'altro che monotona, grazie anche ad un effetto tridimensionale tutt'altro che pesante. Purtroppo non abbiamo ancora avuto modo di provarlo con la nuova versione dell'handheld della casa di Kyoto, ma sicuramente la migliorata tecnologia stereoscopica permetterà di godere ancor più delle tre dimensioni, esorcizzando il rischio di fastidi dovuti al disallineamento tra la console e la linea visiva. Infine, come al solito brevi spezzoni anime costituiscono un costante intercalare, ed il pregevole doppiaggio in lingua italiana condisce la più che buona presentazione generale del titolo targato Level-5.


Inazuma Eleven Go Chrono Stones A poco meno di un anno di distanza dall’ultima interazione del brand, ancora una volta ci troviamo per le mani un episodio (anzi due) della fortunata serie ruolistico-calcistica. Il titolo si limita a seguire il sicuro e poco rischioso percorso intrapreso in questi anni da Level-5, aggiungendo come di consueto solo un piccolo tassello rispetto all'episodio precedente. Senza fretta, la serie continua insomma per la sua strada. Dal punto di vista qualitativo, in questo caso, non ci possiamo lamentare: il discreto livello narrativo (sicuramente strambo, però più valido rispetto al pallido primo capitolo della nuova trilogia) e la solita, inossidabile, struttura di gioco permettono ancora un bel po’ di ore di divertimento in compagnia di Arion e soci. Purtroppo però il brand sta lentamente "invecchiando" e perdendo lo slancio dei primi anni. Ciò che manca realmente è il guizzo, l'attesa novità, una ventata d'aria fresca che abbia il coraggio di mutare sensibilmente una formula di gioco che, per quanto solida e ben fatta, è rimasta sin troppo simile a se stessa per tutti questi anni.

7.5

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