Recensione Infinity Blade

Un nuovo metro di paragone tecnico su iPhone. Recensito lo strano "picchiaduro" di Epic Games

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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sviluppato da Chair Entertainment per conto di Epic, Infinity Blade è uno di quei software che inaugura quella che chiameremo la “seconda generazione” ludica su iPhone. Ad aprire le danze è stato l'ottimo RAGE HD, che ha rimescolato struttura ed elementi degli On-Rail shooter proponendo al contempo una grafica assolutamente spettacolare. Ma attorno a questo Infinity Blade si sono concentrate di fatto le aspettative maggiori. Merito certo dell'esaltante Epic Citadel, la Tech demo che lasciò a bocca aperta tutti gli utenti Apple, valicando con una violenza inaspettata i limiti tecnici fino ad allora apparsi insuperabili.
Nello stesso contesto fantasy di Epic Citadel, si ambienta il titolo sbarcato sull'App Store questo 9 Dicembre, al prezzo, non certo modico, di 4,99€. Il team di sviluppo aveva promesso un titolo dalla convinta anima ruolistica, ma in realtà quello che ci consegna è una sorta di picchiaduro tutto concentrato sul tempismo delle schivate e degli attacchi, ed interamente controllabile via Touch Screen.

"Padre, avrò la mia vendetta"

Veniamo accolti da un breve filmato realizzato con la grafica In-Game, che rinnova la meraviglia estatica provata nei vicoli della “Cittadella”. Il colpo d'occhio di Infinity Blade è di quelli da mozzare il fiato, e sembra impensabile stringere fra le mani una scena così ricca di dettagli e sfumature, di poligoni e mappe superficiali. Inutile nascondere che l'estrema malleabilità dell'Unreal Engine, unita alla potenza di calcolo del gioiellino di casa Apple, ha prodotto un videogioco che eguaglia in complessità alcune delle produzioni di questa generazione di console. Il pavimento lucido che riflette gli elementi architettonici degli androni, le texture definite e quasi perfette, una mole poligonale invidiabile, lasciano stupefatti e meravigliati. Merito anche di una caratterizzazione artistica che mescola l'esuberanza di un Gears of War con il fantasy classico, portando sulla scena guerrieri coperti da armature esagerate, e spadoni gargantueschi, ed un ambiente fatto di cromatismi accesi e architetture gotiche.
Al di là dell'impatto scenografico, quella che si consuma davanti ai nostri occhi è una battaglia intensa, ma senza speranze. Un eroe senza nome è arrivato fino alla sala del trono di un sovrano maligno e tirannico, che soggioga il mondo con i suoi poteri divini. Lo sforzo per liberare la sua terra si scontra con l'evidente inferiorità del paladino, che viene trafitto dalla poderosa “Infinity Blade”, brandita dall'arcinemico. Venti anni dopo, sarà il figlio dell'eroe a percorrere nuovamente le sale del castello per chiedere vendetta.

Smash!

Il gioco ci mette immediatamente di fronte al primo avversario, spiegando brevemente tutto quello che dobbiamo sapere per sopravvivere. Il controllo è affidato interamente al touch screen. Nella parte inferiore dello schermo trovano posto tre pulsanti: quello centrale permette di sollevare lo scudo e parare i colpi, mentre i due laterali garantiscono la possibilità di schivare a destra e sinistra. In questo strano picchiaduro, che fa proprio lo stile del celebre Super Punch-Out (o, se vogliamo restare in ambito mobile, del divertente Super K.O. Boxing 2), dovremo quindi prestare attenzione agli attacchi dell'avversario, cercando di evitarli per poi contrattaccare al momento giusto. Non si tratta di una passeggiata di salute: un buon colpo d'occhio è necessario per intuire, guardando le movenze del combattente, la direzione del prossimo fendente, e schivare di conseguenza. Nel dubbio, è sempre possibile alzare lo scudo per impattare il colpo, ma in questa maniera la sua resistenza diminuisce dopo ogni botta. Un atteggiamento troppo passivo, dunque, porta inevitabilmente alla sua rottura, lasciandoci poi in balia dei colpi avversari.
I più virtuosi possono addirittura impattare i fendenti tracciando una linea nella direzione opposta, per un risultato di sicuro effetto: l'avversario perde la guardia, oscilla, e possiamo così attaccarlo per rodere ampie porzioni della sua barra della vita.
Ci sono altre possibilità per avere la meglio sui minacciosi guerrieri a guardia del castello. E' possibile ad esempio caricare un colpo speciale, che stordisce il nemico, oppure attivare una magia (ad ogni arma è associato un diverso incantesimo elementale) disegnando la runa corrispondente sul Touch Screen. Ad onor del vero la varietà non è il punto forte di Infinity Blade. Una volta memorizzate le routine degli avversari, il combattimento diventa abbastanza standardizzato, mentre si schiva con precisione e poi si portano i nostri assalti ripetuti cercando di inanellare una “Mega combo”, semplicemente alternando la direzione dei fendenti. Tuttavia l'incedere è abbastanza gradevole: richiede sempre una buona attenzione, e riesce ogni volta a mostrarsi spettacolare ed appagante. A trattenere il giocatore c'è anche un sistema ruolistico che fa da sottofondo all'avventura. Di combattimento in combattimento si accumulano infatti punti esperienza, grazie ai quali è possibile salire di livello e incrementare le quattro caratteristiche principali (salute, forza degli attacchi, resistenza dello scudo, magia). Mettendo da parte un buon gruzzolo, inoltre, è possibile comprare equipaggiamento alternativo: anelli magici, spade più potenti, elmi che garantiscono un bonus di Px. Inoltre, ogni pezzo dell'equipaggiamento accumula indipendentemente punti esperienza, ed una volta “padroneggiato”, regala all'eroe un ulteriore bonus da assegnare ai valori appena citati.
Le risorse a disposizione del giocatore si possono raccogliere anche aguzzando la vista mentre ci si sposta da una stanza all'altra. Ogni “transizione automatica” avviene infatti col motore del gioco, e nelle sale del castello sono sparse pozioni della vita e sacche di denaro. Prima e dopo ogni scontro, inoltre, è possibile guardarsi intorno, non solo per ammirare le bellezze strutturali di un castello ormai corrotto e cadente, ma anche per cercare scrigni segreti e strade alternative. Per arrivare alla sala del trono è possibile scegliere un paio di percorsi alternativi, disseminati di insidie e combattenti. In ogni caso, lo scontro con il malvagio tiranno non tarda ad arrivare: bastano una ventina di minuti per raggiungere l'ultimo boss del gioco. Che, tuttavia, ci massacrerà in maniera impietosa, spedendoci al creatore come fece con nostro padre. E' allora che si capisce il perchè della titolazione: il titolo Chair Entertainment ci intrappola in un circolo vizioso davvero “infinito”, membri di una stirpe in cui il destino dei figli maschi è già segnato. Si ricomincia così nuovamente, con le armi e l'esperienza dei nostri avi, affrontando avversari sempre più determinati e crudeli. Inutile dire che dopo qualche Playthrough il senso di meraviglia svanisce, e si comincia a sentire non solo la ripetitività della formula, ma anche la lentezza del ritmo di gioco, fatto di fasi assolutamente passive in cui ci si sposta da una stanza all'altra (perchè non inserire dei Quick Time Event a ravvivare il tutto?).
Ma è proprio quando comincia a stancare che Infinity Blade riafferma prepotentemente la sua natura. Non bisogna dimenticare infatti che si tratta di un titolo iPhone, e che dunque deve fare della portabilità e del “pick up and play” due imperativi. Infinity Blade, alla fine, si offre dunque come un perfetto scacciapensieri, un titolo adeguato per sessioni di gioco rapide e immediate, che propone una progressione praticamente infinita.
Certo, un po' di rammarico resta. Mentre si sforza per superare tecnicamente i propri concorrenti, questa nuova ondata di software per iPhone non vuole ancora staccarsi dalle specificità del portable gaming spicciolo, ed evita di mettere in piedi strutture narrative complesse, progressioni inquadrate. La filosofia della portabilità, in tutti i suoi eccessi, riduce di fatto l'impatto di titoli del genere, adeguati a riempire qualche pomeriggio, o gli spazi vuoti di un viaggio, ma non ancora a riscrivere la storia. Ma del resto, finchè il divario fra Smartphone e Console Portatili resterà marcato, oltre ad esserci sempre lo spazio per una vociferata Psp 2, sarà forse inevitabile che le aziende producano prodotti un po' meno coloriti, quasi avessero il timore di sconfinare in un ambiente che l'App Store non ha ancora completamente colonizzato.

Infinity Blade Infinity Blade è un titolo imperdibile per i tecnomani. L'impatto grafico è esagerato, e supera senza problemi tutto quello che si è visto finora su AppStore: anche per la sua particolarissima caratura artistica, il titolo Epic è senza alcun dubbio uno dei migliori risultati tecnici ottenuti sui device portatili (tenendo in considerazione pure le produzioni Psp). Qualche dubbio riguarda solo la complessità dell'impianto sonoro, fatto di campionature pulite ma poco varie, e musiche poco incisive. Senza timor di smentita, in ogni caso, si può affermare che sul telefonino di casa Apple si è compiuto un piccolo miracolo, che lascia indietro persino alcuni videogiochi prodotti per qualche sistema casalingo. Eppure, è inutile nascondere che avremmo gradito un gameplay diverso, più approfondito. La libertà di movimento vista in Epic Citadel scompare, a favore di una progressione inquadrata che, scontro dopo scontro, ci costringe in un “loop infinito” di schivate, parate e colpi a segno. Il sistema di controllo funziona, risponde bene agli stimoli e porta sulla scena uno strano picchiaduro, che come Super Punch Out, assomiglia più ad un Rhythm Game che ad altro. Colpo d'occhio e tempismo sono la chiave del successo, e fortunatamente un impianto ruolistico “in sottofondo” riesce a mantenere alto l'interesse del videoplayer. Ma resta il fatto che Infinity Blade non abbandona una filosofia che tende alla riduzione della complessità a favore dell'immediatezza e del Quick Play. Quando non ci saranno più questi “freni”, allora l'Unreal Engine e le capacità del team di sviluppo potranno finalmente creare un vero capolavoro.

8

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